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La home page del blog di James Altucher
di Guido Castellano
Si chiama James Altucher, ha 43 anni ed è un uomo che ha costruito (e perso) immense fortune nel mondo dell’hi tech. Sua, per esempio, l’intuizione di investire nella Buddy Media, società che ha inventato BuddyPress, il software che permette a chiunque di costruirsi un social network o un forum, società che oggi vale 500 milioni di dollari. Continua
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E adesso gli editori stanno scoprendo che le news on line non funzionano. O meglio, non danno ricavi. Almeno non tanti e tali da poter sostenere le spese dei siti. Adesso gli editori si stanno chiedendo - anche a fronte di una crisi che sta facendo sprofondare nel “rosso” molti gruppi - come riuscire a sostiruire il calante business dell’edicola con un modello multimediale vincente.
Risposte? Poche, per ora, in Italia.
Nel mondo, fa da modello l’ipotesi messa in campo dal presidente di News Corporation Rupert Murdoch il quale prevede un futuro a pagamento per i giornali online, sulla scia di quanto fa già oggi per il Wall Street Journal. Il tycoon australiano lo ha annunciato a un gruppo di analisti: il quadro dell’industria dei media è piuttosto ottimistico, visto che la pubblicità riprende a crescere. Ma la volontà di offrire news on line a pagamento è un’ipotesi clamorosa: sarebbe il primo passo verso una “rivoluzione culturale”, che potrebbe avere conseguenze incalcolabili sul futuro dell’informazione, scritta e digitale. I giorni dell’informazione web, aperta e gratiuita, potrebbero essere contati?
Gli esperti hanno finora ritenuto che questa formula possa avere successo, raccogliendo un gran numero di abbonamenti, soltanto in un quotidiano finanziario come il Wall Street Journal, che si rivolge a un pubbico specialistico, selezionato e particolarmente interessato a ottenere subito, in qualsiasi parte del mondo si trovi, notizie che possono servire a fare investimenti, acquisti o vendite. Ma una squadra di dirigenti della News Corporation, la società che controlla tutti i media di Murdoch, sembra giunta, secondo le indiscrezioni, alla conclusione che questo modello, ossia il giornale online a pagamento, sia destinato a diventare la formula accettata e dominante anche per i giornali di informazione generalizzata, come il Times o il Sun.
La questione del “far pagare” quello che molti lettori si sono abituati a ricevere gratis è ampiamente dibattuta nel mondo dei giornali. Ognuno risponde a suo modo, e talvolta in modo contraddittorio, come il New York Times, che dapprima ha fatto pagare l’abbonamento al giornale online, poi lo ha dato gratis e ora sembra intenzionato di nuovo a farlo pagare.
Torniamo alla domanda: e in Italia?
Gli editori nicchiano (studiano, ristrutturano, sperimentano). L’idea di far diventare tutto a pagamento “rischia di diventare una formula magica esattamente come ieri lo era il ‘tutto gratis’”. L’ipotesi di far pagare i giornali on line “sotto molti aspetti è giusta, ma diventa sbagliata quando viene ripetuta come un mantra, ossessivamente”, butta Carlo De Benedetti, in una lettera al Sole 24 ore. E spiega che si potrà arrivare a un reale successo sul piano economico “solo ripercorrendo l’esperienza che ha visto altri contenuti digitali passare dalla gratuità al pagamento”. Per i giornali, sottolinea De Benedetti, “esiste certamente uno spazio per conquistare utenti web disposti a pagare i contenuti giornalistici”. Su internet è tuttavia “difficile immaginare che un utente possa pagare in modo significativo contenuti generalisti reperibili in altro modo gratuitamente. Bisogna riuscire, secondo l’editore, a “trasferire alla parte premium dell’enorme quantità di contenuti in rete le stesse modalità di vendita-acquisto che ci sono ormai familiari se usiamo l’appstore dell’iphone: per acquistare un brano musicale o un’applicazione basta cliccare su acquista. La somma dei micropagamenti effettuati nel corso del mese viene evidenziata come cifra unica sul resoconto della Visa o della Master card”.
A De Benedetti replica Massimo D’Alema: “Dato che i giornalisti andranno sempre pagati forse bisognerà pagare i giornali on line”. “I giornali on line” sottolinea “sicuramente sono il futuro, soprattutto se dobbiamo pensare che il cartaceo tenderà a scomparire”.
Anche per Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato ed ex ministro delle Comunicazioni, in futuro i contenuti Internet saranno a pagamento, ma sarà comunque il mercato a stabilire il come e il quanto, “visto che poi ci sarà una concorrenza per quanto riguarda i prodotti e le offerte. L’era del tutto gratis in parte si è già chiusa, ma in ogni caso ritengo che una grande offerta free ci sarà sempre”.
“Fino a ora l’utente del web è stato abituato ad informarsi gratis: non si può cambiare di punto in bianco senza offrire qualcosa di diverso, di nuovo e di speciale”, fa notare Pietro Scott Jovane, ad di Microsoft Italia. “Quando, invece, gli editori porteranno nel web contenuti specializzati ed una sempre maggiore integrazione con servizi di utilità, solo allora sarà possibile ipotizzare la fruizione a pagamento dei media online”.
La via d’uscita è secondo il direttore di Quotidiano.net, l’edizione online dei giornali del gruppo Poligrafici (Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno), Xavier Jacobelli l’integrazione multimediale: noi ad esempio proponiamo dei servizi a pagamento su internet come la possibilità “di leggere sul web tutto il quotidiano”. Ma per il resto “la nostra informazione è gratuita e sono convinto” ha proseguito Jacobelli “che dietro la crescita esponenziale di utenti e pagine viste del nostro sito c’è anche la gratuità dell’accesso”.
Il dibattito e le sperimentazioni continuano…
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Le cifre scorrono veloci sul contatore. Tante cifre, seguite dalla parola euro. Come il debito pubblico italiano: 1,7 miliardi di euro. Oppure i soldi sottratti alle maglie dell’Agenzia delle Entrate: quest’anno ammontano a 113.733 milioni di euro. Sono dati tratti dal sito Italiaora.org: un Belpaese raccontato in diretta con i numeri che, talvolta, dicono più di tanti discorsi. Soprattutto se guardiamo l’area “costi della politica”, sensibilissima in un periodo di crisi economica. La Camera dei Deputati? Da gennaio pesa sulle spalle dei cittadini 400 milioni di euro. Per non parlare degli aerei usati dai politici: la spesa complessiva per i biglietti è di 32 milioni di euro.
Ma Italiaora.org non è destinato a necessariamente a intossicare il fegato del contribuente che lotta con le bollette a fine mese. Alcuni dati fanno riflettere: confermando i luoghi comuni più triti, gli italiani oggi hanno mangiato mille tonnellate di pasta e in un giorno inviano 32 milioni di messaggini, incollati ai cellulari. Su Facebook sono ormai 11 milioni, una popolazione che cresce rapidamente. E in una qualsiasi giornata Ibrahimovic, l’attaccante dell’Inter che ha appena vinto lo scudetto, porta a casa 14mila euro.
Qual è la formula “matemagica” per calcolare i dati? Il sito utilizza un sofisticato algoritmo per le previsioni dei dati in tempo reale. Se da un lato non è detto che le stime abbiano un riscontro nella realtà, dall’altro Italiaora.org mostra, comunque, una sorta di specchio del Paese. Il sito italiano fa parte di un progetto globale legato a Worldometers, un termometro del globo che misura la crescita della popolazione, la salute dell’ambiente, i consumi energetici, gli scambi di informazione su internet. Le cifre scorrono implacabili: oggi sono state fumate 6,7 miliardi di sigarette e inviate 86 miliardi di email in pianeta abitato da 6,7 miliardi di persone.
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I primi segnali di allarme sono partiti su Twitter, il microblog frequentato da appassionati di tecnologia: “Che cos’è successo a Gmail?” chiede maitressep.
Proteste, stupore e lamentele arrivano una dietro l’altra: il servizio email gestito da Google non è raggiungibile dalle 11-11,30 di martedì mattina. E sul blog della società californiana non sono ancora state pubblicate spiegazioni. Buio totale per circa tre ore ore. Chi si affida a Gmail non può più ricevere e inviare corrispondenza elettronica: sembra che siano scampati gli utenti che hanno configurato l’accesso alla posta attraverso Outlook o con imap.
Non è la prima volta che accade: il 31 gennaio scorso alcuni utenti avevano lamentato un tilt di 40 minuti nell’accesso al motore di ricerca.
Alle 13.30 circa il servizio è di nuovo attivo, ma non funziona ancora correttamente: alcune cartelle della casella di posta elettronica non sono utilizzabili. Quanto è costato il blackout? Secondo il quotidiano inglese Guardian ogni ora di lavoro persa vale 50 dollari a persona: il danno sarebbe di circa 400 milioni di dollari l’ora.
Il VIDEO servizio:

A gennaio pensioni ridotte all’improvviso in molte città italiane: l’allarme si è diffuso rapidamente su internet. Tra i primi a pubblicare la notizia è stato il gruppo di scrittori Kai Zen. Il passaparola in rete ha alimentato preoccupazioni subito rimbalzate tra blog e siti d’informazione. Che cosa è successo? È una lunga storia burocratica degna di un romanzo di Leonardo Sciascia. Un articolo della finanziaria per il 2008 (varata dal precedente governo nel 2007) prevede che i pensionati dichiarino ogni anno le detrazioni d’imposta per i familiari a carico. In questo modo è possibile aggiornare le banche dati dell’Inpdap, l’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti pubblici, con le variazioni nel nucleo familiare. Per esempio, un figlio a carico al 50 per cento può permettere una detrazione di 600 euro l’anno: un vantaggio che non spetta più se, invece, il genitore vive ormai da solo. L’Inpdap ha inviato una comunicazione lo scorso febbraio con la richiesta di aggiornare la propria posizione. Un’altra è stata spedita a novembre. E su 700mila persone interessate hanno risposto 440mila. Questo mese, alla fine, è scattato il conguaglio. E per molti è stato una sorpresa. Perché?
A chi non ha inviato nessuna comunicazione sono state eliminate automaticamente le detrazioni. Inoltre, altri che avevano regolarizzato la propria posizione fiscale hanno comunque subìto una riduzione della pensione per errori nella gestione delle banche dati informatiche. Non si tratta di cifre irrisorie: la somma complessiva da restituire per una persona con moglie e due figli può arrivare a 1800 euro. Recuperati a rate, ma senza superare la soglia del minimo Inps.
In una parola, è dilagato il caos agli sportelli dell’Inpdap dove si sono riversati centinaia di pensionati infuriati. “Alcuni dirigenti hanno chiamato le forze dell’ordine per riportare la calma: la campagna di attacco contro i fannulloni ha determinato reazioni violente” dice Massimo Briguori dell’RdB-Cub Inpdap (rappresentanza sindacale del pubblico impiego Inpdap). E aggiunge: “Pensare che proprio a quei lavoratori che hanno preso sputi e botte è stata tolta una fetta rilevante del trattamento accessorio”.
E ora che succederà? “Noi siamo obbligati al conguaglio fiscale, altrimenti non possiamo emettere il Cud (certificazione unica dei redditi, ndr)” sottolinea Costanzo Gala, dirigente centrale della previdenza Inpdap. E chiarisce: “Forse si è trattato di cattiva comunicazione tra gli organi istituzionali”. Ma nel frattempo sono state prese misure per facilitare l’adeguamento. A marzo saranno sospese ulteriori trattenute: i pensionati potranno regolarizzare la loro posizione per il 2008 entro il 13 del prossimo mese. Oppure, eventualmente, nel successivo 730. “La norma” osserva Gala “è ancora vigente: ogni anno i pensionati dovranno inviare una dichiarazione”.

NTV, Nuovo Trasporto Viaggiatori, il primo operatore privato italiano nel trasporto ferroviario di persone sulla rete ad Alta Velocità, apre da oggi sul suo sito internet un Blog dove si potranno postare commenti, suggerimenti e idee.
L’obiettivo è quello di lanciare un canale di comunicazione diretto e informale con i propri futuri viaggiatori su vari temi, che continuerà e si intensificherà nei prossimi mesi. Prima tappa di questo percorso è il lancio di un sondaggio per scegliere il nome del treno di NTV.
Da oggi fino al 2 novembre basterà infatti collegarsi al sito per indicare tre nomi, liberamente scelti in base a creatività e gusto personale. Tutti i nomi indicati saranno valutati da NTV e una selezione dei quattro più rappresentativi parteciperà alla seconda fase del sondaggio, che si svolgerà dal 10 al 16 novembre. In questa fase, i viaggiatori potranno votare il proprio nome preferito tra i quattro entrati nella ‘Top Four’.
Quello con il maggior numero di consensi diventerà ufficialmente il nome del treno che è già stato definito la Ferrari dei binari.
La Compagnia aerea italiana guidata da Roberto Colaninno ha ritirato l’offerta per la compagnia di bandiera. Ma le reazioni nei forum sono contrastanti, dopo mesi di trattative, speranze, delusioni. Che sono state raccontante sulle piazze del web come Alitalia forumcommunity in uno scambio di commenti tra dipendenti del vettore aereo nazionale e il pubblico della rete. Qui, una chat dedicata alla compagnia di bandiera permette di commentare in tempo reale: “A me, cittadina italiana, operaia in un’azienda privata, non va più bene pagare le tasse per mantenere un’azienda in costante perdita e delle categorie di lavoratori privilegiati!” scrive Ale.
Qualcuno, come l’utente con il nickname igcrew, sostiene le scelte di alcuni piloti: “Massima solidarietà e ammirazione per non esservi svenduti, vi auguro di finire in mani migliori. E che siate d’esempio!”. Ma non mancano rabbia e incertezza per i disagi ai clienti in queste settimane, con decine di voli cancellati negli ultimi giorni: “Pensate a tutti quei bei passeggeri ed agenzie di viaggio e t/o che hanno pagato e acquistato i biglietti ed ora non sanno se voleranno o se li lasciate a terra!”.
Eppure alcune voci escono fuori dal coro: “Mi chiedo chissà perché quando una azienda va male danno sempre la colpa ai dipendenti..ma tutto quello che hanno magnato politici e manager?”. E sullo stesso tono l’utente dtexano che ricorda come, tra tutti i dipendenti, siano pochi quelli davvero privilegiati: “La maggior parte del personale Alitalia non guadagna 1000 euro ma ne guadagna 800, non ha permessi ha 22 giorni di ferie e per colpa di chi guadagna 10mila euro al mese e si preoccupa se lo portano a 9mila e vengono tolti ferie e permessi. Se andrà in fallimento bisogna ringraziarli”. Anzi, un’altra utente del forum chiede spiegazioni ai diretti interessati per riuscire a “esprimere un giudizio” sull’intera vicenda. Nessuno, finora, le ha risposto.
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