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(Credits:ANSA/ARCHIVIO/FOLCO LANCIA/DBA)
Se delle misure lacrime e sangue di Monti per il momento si fa ancora soltanto un gran parlare, ci sono altri salassi che si sono già abbattuti con tutta la loro forza sulle tasche dei cittadini e degli imprenditori italiani. Primo fra tutti quello che riguarda la bolletta energetica, per intenderci i prezzi di benzina e gasolio oppure di elettricità e gas. Negli ultimi mesi, come spiega bene un recente studio di Confartigianato, siamo arrivati a toccare quota 61,9 miliardi di euro con un vertiginoso aumento del 26,5% in soli 12 mesi. Continua

Un rubinetto di gasdotto / Ap-Lapresse
Molte regioni d’Italia hanno già vissuto il loro anticipo d’inverno. E in quasi tutte i termosifoni vanno già a pieno regime. Occhio però, perché il riscaldamento costa caro agli Italiani. Continua

Dal prossimo primo aprile nuova riduzione per le bollette di luce e gas. Dopo i cali di inizio anno, l’Autorità dell’Energia ha stabilito un taglio del 2% per l’energia elettrica e del 7,5% per il gas, con una diminuzione totale media ponderata di circa il 6%. La spesa su base annua della famiglia tipo, si legge in una nota, diminuirà così di circa 9,4 euro per l’energia elettrica e di 83 euro per il gas naturale, con un risparmio complessivo di 92 euro su base annua.
Continua inoltre il sensibile calo del Gpl (gas di petrolio liquefatto) distribuito in rete: -5 %, con una minore spesa di 35 euro su base annua, sempre per una famiglia tipo. “Possiamo oggi annunciare ulteriori riduzioni delle bollette, a vantaggio dei consumatori, grazie al calo del petrolio dal settembre 2008″ ha commentato il presidente dell’Autorità, Alessandro Ortis. “Per l’elettricità, questi positivi effetti si erano già tradotti in ribassi nel precedente aggiornamento, con un -5,1% da gennaio”. “Particolarmente significativa” ha sottolineato Ortis “è l’attuale diminuzione dei prezzi del gas, il cui aggiornamento segue a distanza l’andamento dei prezzi elettrici, essendo i prezzi del gas collegati all’andamento delle quotazioni dei prodotti petroliferi nei 9 mesi precedenti. Per questo, a gennaio la riduzione sul gas, -1%, era stata meno evidente di quella attuale e piu’ significativa, -7,5%”.
Il ministro dello Sviluppo Economico Scajola ha invece messo in evidenza i potenziali effetti benefici sull’economia derivanti dal calo delle tariffe considerato che l’attuale diminuzione si somma a quella già registrata a gennaio (-5,1% per la luce e -1% per il gas). “In Italia ci sono quasi 18 milioni di lavoratori dipendenti a reddito fisso: la grandissima maggioranza di essi non teme per il proprio posto di lavoro, ha un reddito certo e un potere d’acquisto in aumento rispetto a sei mesi o un anno fa”, ha rilevato il titolare dello Sviluppo economico.
“Nei giorni scorsi il Centro Studi Confindustria, confermando una previsione che avevo fatto nell’ottobre scorso, ha calcolato che quest’anno una famiglia media che ha un mutuo immobiliare spenderà circa 4mila euro in meno per il calo dei prezzi energetici e dei tassi d’interesse”, ha aggiunto. Ora si tratta di guardare con ottimismo alla destinazione del maggior reddito disponibile.
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Le bollette della luce e del gas dal primo gennaio scenderanno rispettivamente del 5,1% e dell’1%: “Dopo le sofferenze per gli aumenti del 2008 inizia il percorso che portera’ nel 2009 a bollette piu’ leggere”.
A dirlo è l’Autorithy per l’energia, che fa anche i conti su quanto le famiglie risparmieranno: circa 36 euro l’anno. Da gennaio ci sarà un “forte calo anche del gpl in rete (-14,2%)”, con una minore spesa di 115 euro su base annua. “Dopo queste prime riduzioni per il primo trimestre, spiega il presidente dell’Autorithy Ortis, ‘possono prevedersi ulteriori riduzioni”.
“Dopo queste prime riduzioni per il primo trimestre dell’anno prossimo” spiega Ortis “possono
prevedersi ulteriori riduzioni, particolarmente importanti per il gas, anche con il prossimo aggiornamento trimestrale”, previsto per fine marzo 2009. “Va inoltre ricordato che le famiglie meno abbienti potranno beneficiare, nel 2009, anche del bonus per l’energia elettrica e per il gas con riduzioni aggiuntive del 15% circa”.
Rallegrati della discesa dei prezzi scendano, ma convinti che le tariffe si abbassino troppo lentamente. Così Adusbef e Federconsumatori: “pur apprezzando i ribassi che si riverberano sulle bollette dei cittadini, senza alcuna polemica con l’Autorità, fanno notare che come al solito, i rincari derivanti dagli aumenti delle materie prime sono fulminanti e marciano come lepri,mentre le diminuzioni camminano con il passo lento delle tartarughe”.
Le due associazioni ricordano che “il costo di un barile di petrolio è sceso in pochi mesi dal picco di 140 dollari a barile a 38 dollari delle ultime quotazioni, che il cambio dell’euro si è ulteriormente rafforzato sul dollaro (oggi ci vogliono 1,40 dollari per 1 euro), mentre sia le benzine che le bollette di gas ed energia, continuano a restare indifferenti a tali ribassi”.
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Il Parlamento correggerà la norma contenuta nel dl anticrisi sulle detrazioni fiscali al 55% per gli interventi di risparmio energetico, eliminando la “retroattività”. Lo assicura il ministro dell’Economia Giulio Tremonti nel corso dell’audizione delle commissioni riunite Bilancio e Politiche comunitarie alla Camera. Che però precisa: “I crediti d’imposta non possono essere utilizzati come un bancomat. Troppe volte sono stati utilizzati come un bancomat”.
Secondo Tremonti, le detrazioni contenute nel decreto per molte famiglie ammontano a “più di 400 euro”. E rivolgendosi all’opposizione, che ha definito “elemosina” le risorse che andranno alle famiglie, il ministro risponde: “Credo che in situazioni di difficoltà 3-4 euro al giorno non sono un’elemosina. Nei salotti la definiscono elemosina, non credo sia giusto”. Poi il titolare di via XX settembre aggiunge: “Le bollette di luce e gas scenderanno in modo significativo”. La norma contenuta nel dl, precisa il ministro, “blocca i diritti delle tariffe che vengono addebitate dalla Pa come contropartita dei servizi pubblici erogati”. Ma anche se il decreto legge non interviene direttamente sul costo delle tariffe, spiega, “le bollette devono scendere e abbiamo attivato un meccanismo dentro le Authority” per raggiungere questo obiettivo.
“Se avessimo bloccato le tariffe avremmo prodotto un effetto negativo”, sottolinea il ministro. Invece “noi” aggiunge Tremonti “vogliamo che scendano anche in virtù di una diversa azione delle Authority” che in alcuni casi sono state “poco efficienti e poco corrette nei confronti dei consumatori”.
A stimare un ribasso dei costi della bolletta energetica - fatto tenendo conto dei consumi medi e dei ribassi del prezzo del petrolio - è il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, nel corso di un’audizione alla Commissione agricoltura alla Camera: “La diminuzione del costo del gasolio, della benzina e la conseguente diminuzione del gas e dell’elettricità porterà ad un risparmio sui costi energetici nel 2009 di 2.800-3.000 euro a famiglia” ha detto Scajola.
“Il prossimo anno” ha aggiunto “questo trend di diminuzione proseguirà e prevediamo che sia ad aprile sia a giugno ci sarà un ulteriore calo delle tariffe di luce e gas che” ha ricordato “da gennaio dovrebbero diminuire rispettivamente del 4 e dell’1 per cento”.
Per gli italiani sarà un ritorno dalle vacanze salato, ma non per il mare. Non è bastata l’inflazione che a luglio ha visto i prezzi, secondo quanto confermato dall’Istat la scorsa settimana, registrare un +4,1%, ai massimi dal ‘96 con la spesa di tutti i giorni salita del 6,1%. Una volta rientrate a casa dopo le ferie estive le famiglie dovranno scontrarsi con un aggravio sul loro portafoglio di oltre 600 euro. Secondo Adusbef e Federconsumatori sarà “una vera e propria stangata”.
“A registrare i maggiori rincari”, spiegano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori ed Adusbef, “dovrebbe essere il riscaldamento per il quale è atteso dai consumatori un aumento della spesa annua, a partire dalla riaccensione degli impianti, intorno ai 175-180 euro. E non meno ’salata’ si profila la stangata che continuerà a colpire il carrello della spesa: per gli alimentari i consumatori prevedono infatti un nuovo aggravio di 120 euro l’anno”.
Ci saranno poi gli attesi ulteriori aumenti delle bollette della luce e del gas: dal primo ottobre le tariffe subiranno un nuovo aggiornamento che Federconsumatori e Adusbef stimano in 90 euro in più a famiglia l’anno. In particolare si tratterà di un aumento di 70 euro solo per il gas e 20 euro per l’elettricità, come ulteriore conseguenza dell’effetto caro-barile.
Una previsione in linea con le recenti stime dell’Istituto di Ricerche industriali ed energetiche (Rie) di Alberto Clò che ha previsto un aumento del 6% per il metano e del 4% per la luce nell’ultimo trimestre dell’anno.
In aumento anche le spese per i libri ed i corredi scolastici, per i quali i consumatori prevedono un rincaro quantificabile in 62 euro a famiglia. “Da mettere in conto ci saranno”, spiegano le associazioni di consumatori, “anche aumenti per la nettezza urbana (+35 euro), per le Rcauto (+55 euro), per l’acqua (+30 euro) e per i servizi bancari e finanziari (+45).
“Bisogna dare alle famiglie con un reddito sotto i 25 mila euro un bonus fiscale di almeno 1.500 euro”, spiega Lannutti,”Non basta l’abolizione dell’ici, ci vogliono manovre economiche che rilancino e mettano in moto l’economia”.
Il VIDEO servizio:
Turbina. Alternatore. Trasformatore. Bolletta. Messa così, la strada della produzione di energia elettrica appare diritta e senza ostacoli, ma come diceva Ennio Flaiano: «In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco» e dunque il sentiero è tortuoso e costoso.
La bolletta energetica italiana infatti non è uguale per tutti: 1 megawatt di elettricità prodotto nel Settentrione il 10 luglio scorso costava 106,66 euro, al Centro e nel Meridione 123,29 euro, in Sardegna 113,06 euro e in Sicilia toccava la stratosferica cifra di 171,09 euro. Incredibili asimmetrie di prezzo che si spiegano così: alcune zone dell’Italia non sono collegate alla rete nazionale e questo crea una serie di disfunzioni nella distribuzione di energia.
Problema: l’elettricità prodotta in eccesso nel Nord non può essere trasferita al Sud. Risultato finale: il prezzo medio dell’energia elettrica in Italia, a causa delle inefficienze del Sud e delle Isole, balza a 115,20 euro, mentre potrebbe essere molto più contenuto.
Il meccanismo di formazione del prezzo è teoricamente semplice e trasparente: ogni giorno il gestore del mercato elettrico tiene aste per stabilire il prezzo dell’energia, che poi viene acquistata dai grossisti. I prezzi raccolti nelle varie zone d’Italia servono a fissare il prezzo unico nazionale, che purtroppo alla fine riflette la distorsione delle “rendite da congestione” prodotte in quelle zone del Paese dove la Terna (proprietaria della rete di trasporto dell’energia) per le resistenze e i veti degli enti locali non riesce a posare i cavi necessari per distribuire l’elettricità.
Così 36 milioni di utenze domestiche e commerciali sopportano il costo della politica del no di alcune regioni. Il conto dei “niet” localistici per il contribuente e le famiglie italiane è salato: considerando la tendenza al rialzo dei prezzi sul mercato energetico, si calcola che nel 2008 sfiorerà il miliardo di euro.
Se il cittadino si sente inerme, le associazioni e le lobby cominciano a battere i pugni sul tavolo. La Confindustria s’è posta la domanda di Lenin: che fare? Antonio Costato, vicepresidente della Confindustria per l’energia e il mercato, sta studiando da qualche settimana il problema e ha deciso di rompere gli indugi e fare una proposta provocatoria: l’elettricità verrà trasferita con prezzi diversi per ciascuna zona. Una sorta di secessione energetica che nelle intenzioni della Confindustria deve avere l’effetto di un elettroshock.
Le note riservate di viale dell’Astronomia parlano chiaro. Primo: al Nord si applicherà il prezzo più basso. Secondo: al Sud e nelle Isole l’energia costerà molto di più. Terzo: a quel punto l’esplosione dei prezzi al Sud non passerà inosservata e chi vende energia nelle zone congestionate difficilmente potrà praticare prezzi il 60-70 per cento più alti che nel resto d’Italia senza la protezione di quello che la Confindustria chiama “lo schermo mimetico” garantito dal prezzo unico nazionale. Estrema conseguenza: “Gli utenti, toccati nel portafoglio dal costo dei no, faranno pressione sulle regioni perché si dia corso alla posa dei cavi che la Terna ha pronti da anni”.
Presidente degli industriali di Rovigo, uomo del Nord-Est chiamato da Emma Marcegaglia a rappresentare il territorio più dinamico del Paese, Costato non ha il timore che la sua proposta venga scambiata per un’incursione leghista. Secessione energetica? “No, in realtà con questa proposta esaltiamo le conseguenze di un comportamento non virtuoso, di una cattiva interpretazione del federalismo” spiega a Panorama. Industriale del settore molitorio (”Settore molto energivoro”), Costato macina i progetti dei governatori fai-da-te: “Gli amministratori regionali, grazie alla riforma del titolo V della Costituzione, hanno una capacità di interdizione alla costruzione di qualsiasi tipo di infrastruttura, perfino sulla posa di un pezzo di rame tra Scilla e Cariddi. Io sono un federalista, ma un conto è il perimetro politico e fiscale, un altro è il perimetro economico dove l’ambito è addirittura sovranazionale”.
Costato pensa che la politica energetica debba essere esclusiva dello Stato: “Sento parlare di cose aberranti come i piani energetici provinciali e regionali. E questo lo predicano anche gli amministratori del Nord. Sono robe che fanno venire la pelle d’oca”. In Confindustria ci sono imprese del settore energetico che possono essere meno favorevoli alla proposta, ma la scelta di viale dell’Astronomia è netta: “La linea guida della presidente Marcegaglia è inseguire il maggior beneficio per il Paese e qui sono le famiglie e i piccoli esercizi commerciali a essere i più colpiti”.
La palla passa a questo punto al governo. L’Autorità per l’energia da tempo ha acceso il faro sul problema, Palazzo Chigi sa che il tema è popolare e non rinviabile e la Confindustria preme: “È una questione di volontà politica e in autunno va trovata una soluzione”, chiosa Costato. In ballo c’è 1 miliardo di euro e il gioco sembra valere la candela, o meglio la lampadina.
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