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La casta, la pasta e Facebook: ecco il termometro dell’Italia, ora per ora

Le cifre scorrono veloci sul contatore. Tante cifre, seguite dalla parola euro. Come il debito pubblico italiano: 1,7 miliardi di euro. Oppure i soldi sottratti alle maglie dell’Agenzia delle Entrate: quest’anno ammontano a 113.733 milioni di euro. Sono dati tratti dal sito Italiaora.org: un Belpaese raccontato in diretta con i numeri che, talvolta, dicono più di tanti discorsi. Soprattutto se guardiamo l’area “costi della politica”, sensibilissima in un periodo di crisi economica. La Camera dei Deputati? Da gennaio pesa sulle spalle dei cittadini 400 milioni di euro. Per non parlare degli aerei usati dai politici: la spesa complessiva per i biglietti è di 32 milioni di euro.
Ma Italiaora.org non è destinato a necessariamente a intossicare il fegato del contribuente che lotta con le bollette a fine mese. Alcuni dati fanno riflettere: confermando i luoghi comuni più triti, gli italiani oggi hanno mangiato mille tonnellate di pasta e in un giorno inviano 32 milioni di messaggini, incollati ai cellulari. Su Facebook sono ormai 11 milioni, una popolazione che cresce rapidamente. E in una qualsiasi giornata Ibrahimovic, l’attaccante dell’Inter che ha appena vinto lo scudetto, porta a casa 14mila euro.

Qual è la formula “matemagica” per calcolare i dati? Il sito utilizza un sofisticato algoritmo per le previsioni dei dati in tempo reale. Se da un lato non è detto che le stime abbiano un riscontro nella realtà, dall’altro Italiaora.org mostra, comunque, una sorta di specchio del Paese. Il sito italiano fa parte di un progetto globale legato a Worldometers, un termometro del globo che misura la crescita della popolazione, la salute dell’ambiente, i consumi energetici, gli scambi di informazione su internet. Le cifre scorrono implacabili: oggi sono state fumate 6,7 miliardi di sigarette e inviate 86 miliardi di email in pianeta abitato da 6,7 miliardi di persone.

Codacons: nel 2009 ogni famiglia spenderà 650 euro in più

Consumi

Il 2009 è appena cominciaro ma il Codacons già parla di stangata: le famiglie italiane spenderanno in media 605 euro in più rispetto al 2008. Queste le stime diffuse dal Codacons secondo cui le voci che incideranno di piu’ nei conti degli italiani saranno alimentari, comunicazione e banche.
“A pesare sul 2009″ secondo il Codacons “saranno, però, non i rialzi futuri, ma la crescita di prezzi che c’è stata nel corso di tutto il 2008, che finirà per determinare un aumento del costo della vita di 299 euro a famiglia, nonostante ora si preveda un periodo di stabilità dei prezzi, sia per il calo del costo del grano che per quello dell’elettricita’.

Interessante la voce comunicazioni, che arebbe stata in calo di 16 euro se non ci fosse stato
l’aumento del canone Telecom da 12,14 a 13,40, 1,26 euro al mese che, con Iva, determinano un incremento di 18,14 euro su base annua.
All’interno della voce Altri beni e servizi spiccano le banche che, evidentemente per rifarsi della
crisi, aumenteranno di 28 euro il costo dei servizi finanziari (i mutui sono esclusi dalla voce, essendo un’estrapolazione dei dati Istat)”.
Secondo il Codacons la “batosta” è sicuramente “inferiore a quella degli scorsi anni, ma che,
aggiunta a quelle che si sono succedute ininterrottamente dal 2002 ad oggi, finisce per essere la classica goccia che fa traboccare il vaso e che rischia di mandare definitivamente sul lastrico le famiglie italiane”.
Inoltre, sottolinea ancora il Codacons, il calo di molte voci è determinato da un fatto negativo, la recessione in atto. In particolare a risentire del calo degli acquisti saranno le voci Abbigliamento e calzature (+ 19 euro), Mobili e articoli per la casa (+ 34 euro), Ricreazione, istruzione e ristorazione (+ 23 euro).

Notizie realmente positive, invece, per i trasporti, che risentono della caduta del pezzo del petrolio e del conseguente abbassamento della spesa per carburanti che finisce quasi per compensare tutti gli aumenti delle altre voci inserite nei trasporti (pneumatici, ricambi, parcheggi, taxi, treni, autostrade), determinando alla fine un rialzo di appena 12 euro.

Tariffe, tutti i risparmi del 2009: tra benzina, luce e gas

Tralicci dell'alta tensione
Pochi rincari, tanti ribassi ci aspettano in questo 2009 appena cominciato. Se da una parte scatterà l’aumento del canone Rai, a prevalere saranno i tagli tariffari. Potremo subito approfittare delle prime riduzioni delle tariffe di luce e gas, i pedaggi autostradali resteranno bloccati grazie al decreto del governo, e dai biglietti aerei non dovrebbero arrivare brutte sorprese sul fronte prezzi, visto il calo del petrolio.
Insomma, per una volta l’anno non si apre nel segno dei rincari, ma dei ribassi. Cominceranno subito le prime riduzioni per le tariffe di luce e gas, mentre non subiranno variazioni i pedaggi autostradali, bloccati con un decreto del governo. E se per i treni sono già in vigore da metà dicembre le nuove tariffe, che non saranno dunque ritoccate, per i biglietti aerei è presumibile che, con il petrolio in calo, non siano in arrivo nuovi aumenti.
Ecco di seguito come cambieranno le tariffe nel 2009:
Bollette. Le tariffe di luce e gas, dopo una lunga corsa durata oltre un anno, caleranno rispettivamente del 5,1% e dell’1% nel primo trimestre 2009. Il risparmio per le famiglie dovrebbe essere di circa 36 euro su base annua (25 euro per l’elettricità e 11 euro per il gas). Da gennaio ci sarà anche un forte calo (-14,2%) del gpl distribuito in rete, con una minore spesa di 115 euro su base annua per ogni famiglia. Dopo queste prime riduzioni, ha fatto sapere l’Autorità per l’energia, potrebbero esserne previste altre.
Autostrade. Stop agli aumenti tariffari dal primo gennaio, come stabilito dal decreto legge 185 del 29 novembre 2008. Nessuna modifica tariffaria in aumento potrà quindi essere applicata ai pedaggi autostradali dell’intera rete nazionale e il blocco si estende anche alle nuove percorrenze convenzionali del passante di Mestre e della viabilità del Nuovo Polo Fieristico di Milano.
Canone Rai. - Il canone salirà a 107,50 euro, 1,5 euro in più rispetto allo scorso anno, con un aumento pari al tasso di inflazione programmato.
Treni. Gli aumenti ci sono già stati. Non ci saranno altre brutte sorprese per i passeggeri. Dal 14 dicembre sono già in vigore i nuovi prezzi per l’Alta velocità: un viaggio Milano-Napoli in prima classe costa 119 euro (contro i precedenti 103,60 euro); in seconda 84 euro (da 73,20); Milano-Roma in prima 109 euro (da 80,80), in seconda 79 euro (da 56,10). Ma fino al 13 gennaio c’è uno sconto del 10%, a cui si può aggiungere un ulteriore ribasso del 5% se si compra via Internet; per sei mesi, inoltre, -35% per andata-ritorno in giornata per le tratte lunghe.

Bollette alle stelle: più 80 euro all’anno per luce e gas

Tralicci dell'alta tensione
Autunno caldo sul fronte delle bollette della luce e del gas: le recenti fiammate del petrolio dell’estate scorsa rischiano di scaricarsi in pieno, a partire dal primo ottobre, sulle bollette degli italiani. Con aumenti fino a 80 euro l’anno per le famiglie e ricadute sull’intera economia, a cominciare dall’agricoltura che parla di “rincari alle stelle”.
Secondo le prime stime degli analisti di Nomisma Energia da mercoledì l’elettricità dovrebbe aumentare del 2,2% ed il gas del 5,8% mentre per il Rie-Ricerche energetiche industriali, l’impatto del caro-greggio porterà ad un aumento del 6% per il metano e fino al 3,7% per la luce.

Numeri che farebbero prevedere, per le famiglie, un rincaro compreso tra i 74 e gli 80 euro su base annua. I consumatori parlano così di nuova “batosta” stimando che, con i possibili nuovi aumenti, il rincaro della spesa per la luce ed il gas, solo nell’ultimo anno lieviterà di 250 euro.
I dati puntuali dell’aggiornamento delle tariffe per il prossimo trimestre ottobre-dicembre “arriveranno domani”, tiene, intanto, a precisare l’Authority per l’Energia chiamata ogni tre mesi ad “aggiustare” il tiro in base all’andamento delle quotazioni delle materie prime. Al di là delle stime e delle previsioni, all’Autorità spetta infatti l’ultima parola sul prossimo aggiornamento per l’ultimo trimestre 2008. Di certo c’è il fatto che le fiammate del prezzo del greggio degli ultimi mesi - che hanno visto l’oro nero sfiorare il massimo di tutti i tempi a 150 dollari al barile - si scaricheranno in pieno sul prossimo aggiornamento tariffario.
Il meccanismo di adeguamento prevede infatti si faccia riferimento alle medie delle quotazioni delle materia prime nei precedenti 6 mesi per la luce e 9 mesi per il gas.

Il recente ripiegamento delle quotazioni del greggio non dovrebbero influire quindi sul prossimo aggiornamento. Anche se è possibile che l’Autorità - a fronte del calo del costo del barile nell’ultimo mese (anche se nell’ultima settimana è tornato a salire) - possa aver maggior margine di intervento nel trasferimento dei rincari del greggio, riuscendo magari a mitigarli, sulle bollette.
“L’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia spinge alle stelle i costi di produzione in agricoltura che fanno segnare un aumento medio dell’11% con incrementi record per l’attività di allevamento e la coltivazione dei cereali come frumento, mais e riso”, avverte intanto la Coldiretti. I consumatori di Adusbef e Federconsumatori ribadendo la “drammaticità della situazione” chiedono invece un intervento urgente del Governo sul fronte fiscale - attraverso una riduzione dell’Iva sul gas. E, ancora, sollecitano l’entrata in vigore delle già previste tariffe sociali per agevolare le famiglie disagiate o in difficoltà.

Robin Tax, l’Autorità per l’energia contro i rincari in bolletta

Barili di petrolio
L’Autorità per l’energia scende in campo per evitare che l’aumento della tassazione previsto dalla Robin Hood Tax venga traslato sulle bollette dei consumatori finali.
L’autorità guidata da Alessandro Ortis ha infatti adottato con una delibera le “Disposizioni urgenti in materia di vigilanza sul rispetto del divieto di traslazione della maggiorazione d’imposta”, in base alle disposizioni contenute nel decreto legge dello scorso giugno, con il quale il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha assegnato al regolatore il compito di vigilare sulla corretta applicazione della cosidetta Robin Tax, “evitando che le imprese possano adottare condotte idonee ad eludere il divieto e a comprometterne la finalità di tutela dei consumatori”.
In particolare, le imprese in questione sono tenute a trasmettere entro il 31 luglio 2008 all’Autorità l’ultimo bilancio di esercizio disponibile, nonchè le relazioni trimestrali e semestrali del primo semestre 2008 ed i documenti di budget relativi al 2008.
Dovrà essere trasmessa anche una dichiarazione contenente i valori dei margini operativi lordi unitari relativi a ciascun prodotto dei settori sotto osservazione riferiti sia all’anno 2007 che al primo semestre 2008.

Il VIDEO servizio:

Luglio ad alta tensione: sulle bollette aumento dell’8%

Tralicci dell'alta tensione

Luglio ad alta tensione per le bollette elettriche: in agguato c’è una nuova stangata che potrebbe fare registrare alle tariffe un rincaro fino all’8% al lordo della tasse. Vale a dire un altro aumento, che si va ad aggiungere a quelli messi a segno negli scorsi trimestri, che peserebbe con un impatto di 35 euro per la sola voce ‘lucè sul bilancio annuale delle famiglie italiane.
Le nuove stime, a pochi giorni dall’atteso aggiornamento dell’Authority per l’energia cui spetta l’ultima parola, arriva dal Ref (Ricerche e Consulenze per l’economia e la finanza) che spiega come l’organismo di vigilanza, questa volta, abbia pochi margini di manovra. L’Autorità difficilmente potrà cioè compensare l’impatto del caro-greggio, causa principale dei rincari, modulando le altre voci tariffarie come ha fatto nell’ultimo trimestre che si concluderà questa settimana.
“È corretto immaginare che aumentino, perchè il prezzo del petrolio non tende a diminuire, anzi tende ad aumentare”, aveva spiegato anche l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ricordando che “dipendiamo fortemente dal costo delle materie prime, che continuano a salire. Siamo gas-dipendenti ed il gas è legato al petrolio: se sale il petrolio sale anche il gas e, purtroppo, salgono anche le bollette”. Le tariffe, ha comunque tenuto a precisare Conti, “salgono molto meno di quello che dovrebbero: nell’ultimo anno il costo della materia prima è salito del 70% mentre le bollette soltanto del 10%”.
E mentre i consumatori del Codacons tornano a chiedere di “eliminare i cosiddetti extra-costi che pesano sugli importi delle bollette per oltre il 6%”, il Ref precisa che con i consistenti aumenti del greggio “un rialzo dei costi di produzione dell’energia elettrica è inevitabile”. E, le previsioni da qui a fine anno, “non lasciano ampi spazi di manovra per evitare un forte aumento per famiglie e Pmi”.
Entro il week end prossimo l’Autorità dovrà rendere noto l’aggiornamento per il trimestre luglio-ottobre ma il Ref stima che in base “alle previsioni pubblicate dall’Acquirente Unico, il soggetto chiamato ad acquistare l’energia elettrica per famiglie e piccole imprese, la componente a copertura della spesa per l’approvvigionamento di energia (PED) andrà aumentata del 10,5%, ipotizzando prezzi del barile e tasso di cambio euro/dollaro in media per il 2008 sui 120 dollari al barile e 1,53 dollari per la moneta americana”.
“L’Autorità non ha molti margini di manovra”, spiega ancora il Ref ricordando che “in occasione dell’aggiornamento per il trimestre aprile-giugno ha potuto contenere l’aumento atteso grazie ad un intervento di riduzione delle componenti a copertura degli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate e dei costi già sostenuti dalle imprese elettriche e non recuperabili in seguito alla liberalizzazione del mercato”.

Enel e consumatori, c’è l’accordo: via alle conciliazioni

Traliccio di alta tensione

Può nascere tutto da una bolletta inverosimile, o gonfiata per errore. Da un contatore malfunzionante. O da un pagamento ritardato da parte dell’utente. Le controversie tra società elettriche e singoli utenti sono qualcosa di lungo e logorante, e finiscono davanti al giudice ordinario. Ma oggi per i clienti Enel c’è una possibilità in più. La società guidata da Fulvio Conti ha raggiunto un accordo con le associazioni dei consumatori riunite nel Cncu (Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti). Parte da oggi su tutto il territorio nazionale la procedura di conciliazione paritetica su base volontaria delle controversie. Per tutti i 20 milioni di clienti dell’ex monopolio di Stato sarà possibile accelerare i tempi e azzerare i costi per risolvere eventuali controversie grazie a una pratica extragiudiziale semplice ed eseguibile on line: la conciliazione. Per controversie relative a fatturati con importi anomali ed elevati rispetto alla media, alla ricostruzione dei consumi per il malfunzionamento del contatore e a sospensione della fornitura o riduzione di potenza per morosità, da oggi l’utente potrà contattare una delle associazioni. Quindi verrà nominato un conciliatore da Enel e uno dall’associazione per affrontare il caso e individuare una soluzione che l’utente, se soddisfatto, potrà accettare firmando un verbale di accordo.
Tutta la procedura potrà avvenire on-line. Il presidente dell’Autorità per l’Energia Alessandro Ortis, rimarcando l’importanza dell’intesa, ha spiegato come “nel 2007 ci sono stati 114 mila rimborsi automatici pari a 7,2 milioni di euro. Di questi 3 milioni sono andati a indennizzi nel settore gas mentre 4,2 milioni per l’elettrico. Il direttore della divisione mercato di Enel, Francesco Starace ha aggiunto che “Enel è il primo operatore europeo a mettere in atto un’operazione di questo tipo su così vasta scala”. Mentre per le associazioni dei consumatori ha commentato il segretario generale dell’ Adiconsum Paolo Landi: ”Meglio un accordo sottoscritto direttamente con le aziende, piuttosto che con associazioni di aziende, visto come sono stati deludenti i risultati degli accordi raggiunti con l’Ania nel campo assicurativo”.

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Governo in campo per il caro benzina. Luce e gas: la stangata di luglio

“Nel provvedimento metterò qualcosa per aiutare la riduzione del costo del carburante”, ha detto il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, riferendosi al pacchetto energia che sarà all’esame del Consiglio dei ministri mercoledì prossimo. Scajola ha poi sottolineato che “la nostra azione è fatta comunque in un contesto internazionale. Il caro petrolio è la fonte principale dell’aumento dei prezzi. È preoccupante la visione che abbiamo”.
Preoccupante per i cittadini, meno per le casse dello Stato. Che quest’anno potrebbe incassare circa 1,8 miliardi in più di gettito Iva dai carburanti: dai 9,5 miliardi del 2007 a circa 11,3 miliardi nel 2008, di cui circa 600 milioni di euro solo nei primi 5 mesi. A tanto ammonta infatti - secondo le prime stime di settore proiettando i prezzi attuali per il resto dell’anno - l’impatto del caro-pieno di benzina e diesel sulle entrate statali in base all’attuale meccanismo sull’Iva.
Il prezzo del petrolio si avvicina intanto a quota 140 dollari al barile, toccando un altro record, e sembra non essere influenzato dalle dichiarazioni sull’aumento della produzione da parte dell’Arabia Saudita. A New York i futures sul greggio con scadenza a luglio si attestano a quota 139,89 dollari al barile, in rialzo di 4 dollari rispetto all’ultima rilevazione.
Il caro-petrolio continua a spingere anche le bollette della luce e del gas: dal primo luglio le tariffe sono infatti a rischio di una nuova impennata, con aumenti del 4,6% per il gas e del 2,2% per la luce. Se la stima, messa a punto da Nomisma Energia per il prossimo trimestre luglio-settembre, trovasse conferma nell’aggiornamento atteso entro fine giugno dall’Authority per l’energia, per le famiglie sarebbe in arrivo una nuova stangata da quasi 57 euro su base annua: le bollette della luce salirebbero infatti di 10,2 euro l’anno mentre quelle del gas subirebbero un rincaro di 46,5 euro. Secondo un’indagine del Centro Studi Promotor, nei primi cinque mesi del 2008, rispetto allo stesso periodo del 2007, nonostante un calo dei consumi dell’1,3 per cento la spesa per gli acquisti di benzina e gasolio è aumentata di 3,5 miliardi di euro. Questo incremento è dovuto per 3 miliardi di euro alla crescita del prezzo industriale e per 0,5 miliardi alla crescita del prelievo fiscale.

Così beffano lo Stato e la scampano

Le cause sono diverse. Anzitutto c’è il mancato dialogo fra le banche dati delle varie amministrazioni a rendere lenti e faticosi gli accertamenti e a lasciare sfuocata l’identità dei responsabili. La scarsa riscossione, inoltre, sviluppa interessi, clientele, rapporti grigi tra politici, amministrazioni e territorio. Anche perché spesso a non pagare sono proprio gli enti pubblici. Per oltre il 50 per cento i debitori dell’Acquedotto pugliese sono comuni e consorzi.
I grandi numeri arrivano dalle cartelle esattoriali della Equitalia. Che in 2 anni ha portato il riscosso da 2,5 miliardi del 2006 a 5,4 miliardi dello scorso anno. Ancora poco: si era partiti dal 7 per cento dell’evasione e oggi siamo al 10 per cento. Resta ancora il 90 per cento da incassare.
Come la Guardia di finanza, anche la Equitalia ha strutture che danno la caccia soprattutto ai grandi debitori. Da questi sono arrivati 850 milioni nel 2007 e in 108 hanno versato 136 milioni nei primi mesi del 2008.
Un caso a parte sono i crediti di giustizia, per i quali l’amministrazione fa sforzi enormi per ribaltare la situazione. «Fino a un anno fa» spiega Claudio Castelli, capo dipartimento del ministero, «nemmeno sapevamo quante erano le somme recuperabili, mentre dal 2006 è partita un’azione ricognitiva per recuperare queste somme per l’autofinanziamento della giustizia».
Si è scoperto che del mezzo miliardo di euro da recuperare nel 2007 lo Stato aveva incassato appena 12,6 milioni ovvero un misero 2,5 per cento. «I dati consolidati arrivano al 7 per cento» puntualizza Castelli «ma siamo ancora lontani dall’obiettivo. I rimedi? Una società di recupero che si occupi di questo come previsto nell’ultima Finanziaria e incentivi a personale e uffici che li spingano a un concreto interesse per il recupero». Anche perché in tribunali sotto organico del 13 per cento la percezione del valore del credito di giustizia sfugge: il 73 per cento dei giudici di pace e il 46 per cento degli uffici di sorveglianza non hanno ancora trasmesso al ministero i dati del primo semestre 2007.
Il tesoretto non incassato lievita di circa mezzo miliardo ogni anno. Con un residuo, comprensivo di multe amministrative, schizzato oltre i 4,4 miliardi. Questa somma rischia di rimanere virtuale: «Diversi crediti diventano poi inesigibili perché o cadono in prescrizione o sono imputati a persone irreperibili, a immigrati clandestini o senza domicilio certo».
Infine il canone Rai: lo Stato non lo dice ma su questo fronte ha di fatto rinunciato alla battaglia. È di oltre 6,5 milioni lo scarto tra le famiglie censite dall’Istat e quelle abbonate (16,394 milioni al 31 dicembre scorso) e così i controlli sono simbolici: nel periodo gennaio-maggio 2008 sono stati 1.076 i soggetti individuati dalla Finanza per un totale di 181.371 euro contestati (sono stati 300 mila in tutto il 2007).
Qualche sforzo in più viene compiuto nelle indagini penali per truffa, falso ideologico e falso nell’ autocertificazione, una prassi necessaria per ottenere agevolazioni come l’esonero dal pagamento del ticket sanitario, per ottenere l’assegno per famiglie numerose, per avere l’assegno di maternità, sino all’ottenimento dell’alloggio popolare. Ma i controlli vengono spesso vanificati dai tempi della giustizia e dalle prescrizioni.

Tremonti dalla parte dei consumatori: frenare bollette e benzina

Giulio Tremonti

Nei prossimi giorni il governo avvierà dei tavoli di confronto con i consumatori e i settori produttivi per affrontare i problemi del caro bollette e dell’aumento dei prezzi dei carburanti. “Nei prossimi giorni” ha detto Tremonti durante la conferenza stampa sull’accordo di rinegoziazione dei mutui con l’Abi “d’accordo con il ministro Scajola, apriremo la discussione con consumatori e produttori su temi di pari rilevanza a quello dei mutui, come le bollette e il pieno-benzina. Sono voci che incidono sulla vita delle famiglie italiane”.
Tremonti ha annunciato che sarà istituito un osservatorio bancari cui parteciperanno il ministero dell’Economia, l’Abi e i consumatori.
L’osservatorio sui mutui, in particolare, vigilerà sulla trasparenza delle operazioni per chi vorrà mantenere il mutuo senza modifiche e per chi vorrà rinegoziarlo, avendo la possibilità di farlo con la banca.
Entrando nel dettaglio, il ministro ha spiegato che c’è “l’impegno del governo ad azzerare i costi notarili”. L’obiettivo è “estendere anche ai beni immobiliari una norma storica consente al funzionario di banca di certificare la girata, come già avviene sui valori mobiliari”. Se, invece, “deve rimanere la funzione dei notai, prevedremo che questi contribuiscano al benessere nazionale lavorando a costo zero”. Il ministro ha comunque sottolineato di preferire la prima ipotesi. In merito alla deducibilità fiscale della rata del “vecchio mutuo”, il ministro ha spiegato che “possiamo pensare a una deduzione invariata. È un impulso venuto dai consumatori, ci ragioneremo costruttivamente”.
“Non è un fatto di economia, di domanda o di consumi. Per me è una questione di civiltà ed è fatto per la serenità delle famiglie”. Non si sta giocando “una partita economica, ma qualcosa di più. È una partita civile, perché incrocia beni costituzionalmente fondamentali, come il risparmio e la casa”. Tremonti ha ripetuto che l’operazione non è “un miracolo, ma un sollievo” per molte famiglie: “non c’è un trasferimento di ricchezza” ma servirà “a ridurre l’angoscia” di molti che hanno difficoltà a pagare le rate del mutuo, “sempre nella logica che se pagherai di più dopo è perchè paghi di meno ora”. Perché l’accordo “aggiunge un pò più di sicurezza e un pò più di soldi adesso”.

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