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Banche, l’Italia non è in regola con le norme Ue sui bonus. Pronta la multa da 97 mila euro al giorno

Michel Barnier, il Commissario Ue al mercato interno e servizi (Credits: Imagoeconomica)

Michel Barnier, il Commissario Ue al mercato interno e servizi (Credits: Imagoeconomica)

Una multa di quasi 97 mila euro al giorno, fino a che non ci metteremo in riga. È quanto l’Italia rischia di pagare per non aver dato ancora completa attuazione a una direttiva Ue (la n.76 del novembre 2010) sugli stipendi e i bonus dei manager bancari. Le normative comunitarie, recepite da tutti i  paesi europei, tranne che dal nostro, stabiliscono sostanzialmente un principio: la possibilità per gli organi di vigilanza, cioè per Bankitalia, di fissare un tetto massimo alle retribuzioni dei manager degli istituti di credito, quando i loro compensi risultino sproporzionati rispetto al patrimonio della  società che dirigono.

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Crisi, per il “Cigno nero” ora è colpa dei bonus

Nassim Nicholas Taleb, autore del libro The Black Swan (Credits: La Presse)

Nassim Nicholas Taleb, autore del libro The Black Swan (Credits: La Presse)

Si chiama Nassim Nicholas Taleb ma nel mondo lo conoscono come l’autore del bestseller “Il Cigno nero” (The Black swan) quello che Il Sunday Times ha definito uno fra i dodici libri più influenti dopo la seconda guerra mondiale. Oggi dopo aver teorizzato che il collasso finanziario del 2008 fosse un evento caratterizzato da tre variabili (imprevedibilità, elevata magnitudo e identificazione come causa scatenante a posteriori) torna a ribadire le proprie teorie dalle colonne di The New York Times: a più di tre anni dall’inizio della crisi finanziaria globale, dice, i grandi player non sembrano avere imparato la lezione e sono pronti a far pagare un nuovo conto ai contribuenti. E la colpa, questa volta, è dei bonus dei manager. Continua

Wall Street, perché Obama ora passa a riscuotere

Obama VFWL’ora della riscossione. Barack Obama presenta il conto ai “colpevoli” della grande crisi, ma il pagamento è tutt’altro che assicurato. Il presidente Usa si è lanciato in un’altra battaglia dall’esito incerto. Ma ha dalla sua, anche grazie ai toni populistici usati, gran parte degli americani. Continua

Usa: i manager Aig restituiscono 50 milioni di dollari

Aig

Lo avevano promesso e lo faranno: restituiranno bonus per 50 milioni di dollari: 24 dei manager che hanno ricevuto assegni da Aig optano per svuotare le tasche e restituire quanto ricevuto. In particolare a fare marcia indietro sono 15 dei 20 executive della divisione prodotti finanziari che hanno incassato i premi più sostanziosi e nove dei dieci manager di Aig con i bonus più pesanti.
Il procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, non nasconde la propria soddisfazione nell’annunciare la decisione di alcuni top manager della divisione prodotti finanziari del colosso assicurativo, a poche ore dall’audizione al riguardo del segretario al Tesoro Timothy Geithner e del presidente della Fed Ben Bernanke.
“Plaudo alla decisione di tutti i dipendenti di Aig che hanno restituito i bonus: state facendo la cosa giusta” afferma Cuomo, mostrando la propria comprensione per tale “difficile scelta”, soprattutto se operata da persone non coinvolte nel creare le operazioni che hanno spinto il colosso assicurativo sull’orlo del collasso. Molti non americani hanno deciso di restituire i bonus, “pur non rientrando sotto la mia giurisdizione” spiega Cuomo precisando di non ritenere di pubblico interesse la divulgazione dei nomi di coloro che hanno optato per fare marcia indietro e restituire i contestati premi.
Dei 165 milioni di dollari di bonus distribuiti da Aig, che ha ricevuto dal governo americano aiuti per oltre 170 miliardi di dollari, il 47% (cioé circa 80 milioni) è stato distribuito a dipendenti americani. Aig aveva fissato alle ore 23.00 italiane la scadenza per i propri dipendenti per comunicare la propria posizione rispetto ai bonus. “Siamo profondamente grati che la maggioranza dei senior manager della divisione prodotti finanziari abbia espresso la volontà di restituire i bonus - sottolinea il colosso assicurativo in una nota -. Continuiamo a esaminare le risposte che ci sono giunte dagli altri dipendenti e apprezziamo il supporto di Cuomo”.

L’annuncio - dopo lo “scandalo” espresso dal presidente Obama - giunge a poche ore dall’apparizione di Geithner e Bernanke di fronte alla Commissione Servizi Finanziari della camera che, probabilmente, li metterà sotto torchio per cercare di capire se e quanto l’amministrazione e la banca centrale fossero al corrente dei bonus. I premi hanno sollevato molte proteste e indignato l’opinione pubblica, anche perché giunti poco dopo gli ulteriori aiuti per 30 miliardi accordati dal governo ad Aig. A finire nel mirino delle critiche è stato soprattutto Geithner: da più parti è stato invitato a lasciare il posto di segretario al Tesoro.
Geithner però ha respinto le accuse, spiegando di essere venuto a conoscenza dei bonus solo il 10 marzo e aver informato la Casa Bianca il 12 marzo, dopo aver cercato di fermarli insieme al suo staff ma non aver trovato mezzi legali per farlo. Nelle scorse settimane, prima dello scandalo bonus, Bernanke sia davanti alla Camera sia davanti al Senato aveva messo in evidenza la propria “arrabbiatura” per il salvataggio di Aig, definendolo l’intervento che più gli è costato da quando è scoppiata la crisi.

Aig fa marcia indietro sui bonus: “Restituiremo allo Stato la metà”

AIG
Aig fa marcia indietro sui superbonus. Almeno per metà: Ed Liddy, il Ceo del colosso assicurativo americano, ha chiesto ai manager che hanno ricevuto bonus 2008 per 165 milioni di dollari di restituirne la metà allo Stato. Non si sa se abbia pesato di più la campagna mediatica (scatenati i comici degli show serali), l’”arrabbiatura” pubblica del presidente Obama o le minacce di morte che i dirigenti Aig hanno ricevuto in questi giorni. Di certo, la notizia che l’azienda avrebbe concesso i bonus per il 2008 ai manager dopo aver inghiottito come un buco nero 170 miliardi di dollari concessi dal Tesoro americano aveva scaldato gli animi e suscitato indignazione. Il tutto in un periodo in cui i contribuenti americani si chiedono perché nessun supermanager stia pagando per gli errori di gestione e si cercano “mostri” da incolpare per la loro avarizia, come nel caso di Bernard Madoff.
Aig nei giorni scorsi era stata costretta a mettere guardie armate a vigilare sugli edifici della compagnia. “Non faremo i nomi dei manager che hanno percepito i bonus” ha detto Liddy in audizione alla Commissione finanza della Camera Usa, “ma quelli che hanno avuto più di 100mila dollari (298 sui 418 totali) si impegneranno a restituire la metà di quanto percepito allo Stato”. Liddy spera così di evitare la ritorsione della politica: esponenti democratici del Congresso avevano già allo studio una tassazione del 90% “ad aziendam” sui bonus dell’Aig, ma la misura sarebbe stata difficile da realizzare e a rischio incostituzionalità: i bonus erano già stati stanziati dall’azienda a inizio 2008, prima che la crisi travolgesse una delle principali compagnie assicurative del mondo. Trovatasi sull’orlo della bancarotta, Aig ha beneficiato degli aiuti governativi per tre volte,per un totale di più di 170 miliardi di dollari. Quando si è saputo che i suoi manager avevano ricevuto i bonus accordati a inizio anno come niente fosse, lo stesso Obama ha fatto sapere di essere “molto arrabbiato” e ha colto il pretesto di Aig per lanciare un monito a tutto il mondo della finanza: “Se a Wall Street pensano che quando sarà passata la crisi si tornerà al business-as-usual” ha detto, “si sbagliano”. Mentre montava la rabbia della gente, alcuni senatori e deputati si sono espressi pubblicamente per “requisire” i bonus o trovare una maniera legale perché venissero restituiti. “Dopotutto” ha detto il deputato Barney Frank, “noi (ovvero i contribuenti, ndr) siamo i veri proprietari di Aig”. Adesso dopo essersi cosparso il capo di cenere e aver fatto parziale marcia indietro, il management di Aig spera di tenersi fuori dalla politica e dalla furia dell’uomo comune, almeno fino al prossimo salvataggio.

Unicredit: 4 mld di utili nel 2008 e zero bonus ai manager

La sede genovese di UniCredit

Unicredit passa indenne la tempesta dei mercati finanziari e chiude il 2008 con utile netto di 4 miliardi di euro, come previsto dal gruppo di Piazza Cordusio e sopra le attese.
Ciò nonostante, in linea con la governance, la banca ha deciso di non destinare alcun bonus relativo alla performance 2008 per l’ad Alessandro Profumo e i suoi top manager. Il Cda, d’altra parte, ha proposto di sottoporre alla prossima assemblea l’assegnazione degli utili ai soci con l’attribuzione di azioni Unicredit di nuova emissione.

Tornando ai risultati del 2008, il coefficiente di patrimonializzazione Core Tier 1 pro-forma (il valore che indica lo stato di salute patrimoniale in base alla liquidita’ disponibile) è al 6,5% per i 3 miliardi di aumento di capitale, ma il risultato di gestione è sceso da 13,34 miliardi a 10,17 miliardi. Il margine di intermediazione è sceso da 29,5 a 26,86 miliardi, come conseguenza della crisi che ha colpito, in particolare, la divisione Markets & Investment banking, che chiude con un risultato di gestione negativo per 1,287 milioni, con un rosso di 919 milioni solo nel quarto trimestre. Unicredit, specifica in un comunicato, chiederà ai governi di Italia e Austria l’emissione di obbligazioni di Stato fino a un massimo 4 miliardi di euro “al fine di potenziare ulteriormente la politica già in atto di forte sostegno all’economia e di allineare il gruppo al contesto competitivo europeo”.

Per l’Italia lo strumento sono i Tremonti bond, mentre in Austria si attingerebbe al pacchetto di sostegno al sistema creditizio messo a punto dal governo di Vienna. In mattinata, il titolo Unicredit sale quasi di dieci punti percentuali in Borsa dopo la diffusione dei dati positivi del 2008.

Il grido di Obama contro lo “scandalo” dei bonus ai dirigenti Aig

AIG

Dirigono il dipartimento Prodotti finanziari di Aig, il colosso assicurativo americano che, per evitare il fallimento, ha ricevuto dal piano salvataggio del Governo Usa circa 173 miliardi di dollari. Un settore difficile e delicato, quello in mano ai top manager dell’Aig finiti al centro di una polemica sui media americani: sarebbero stati loro ad aver dato il via libera, secondo le accuse del Governo Usa, alla maggior parte delle operazioni che nel 2008 hanno portato la società al collasso.
Eppure, rispettando il contratto stipulato coi propri top manager, il colosso assicurativo ha deciso lo stesso di destinare loro un bonus di 165 milioni di dollari. Il presidente Obama e il suo staff grida allo scandalo. “I bonus distribuiti ai trader di derivati da Aig sono un oltraggio, un’offesa”, attacca il presidente Obama. “Aig è una società che si trova in difficoltà a causa della sua imprudenza e avidità. Come possono giustificare un oltraggio ai contribuenti che tengono la società in vita? Negli ultimi sei mesi Aig ha ricevuto consistenti somme dal Tesoro e ho chiesto al segretario Geithner di seguire tutte le strade per bloccare questi bonus”. Il Governo, per ora, non mette in discussione i contratti dei dirigenti. “Piaccia o no, non siamo in un paese dove i contratti possono essere cancellati. Ciò deve servire da lezione: il nostro sistema di regole è insufficiente”, aggiunge Larry Summers, direttore del Consiglio Economico di Obama. Non è detto, comunque, che il “tesoretto” dei top manager dell’Aig sia del tutto garantito: Barney Frank, presidente della Commissione Servizi Finanziari della Camera Usa, ha chiesto al Governo di trovare un modo per costringere i manager a restituire i bonus.
Aig ha ricevuto dal governo 173 miliardi di dollari. Oltre la metà sono finiti nelle casse delle banche. Il colosso assicurativo Usa, infatti, è stato costretto a cedere alle pressioni della Casa Bianca e a rendere pubblico l’elenco dei beneficiari dei pagamenti effettuati dal 16 settembre scorso, ovvero da quando lo stato è entrato in suo soccorso, al 31 dicembre: in tale periodo ha versato 93 miliardi di dollari, come copertura di emissioni azionarie e garanzie su derivati, a una lista di istituti finanziari tra cui Goldman Sachs (12,9 miliardi in tre operazioni distinte), Société Générale (11,9 miliardi di dollari), Deutsche Bank (11,8 miliardi) e Barclays (8,5 miliardi).
Aig due settimane fa ha annunciato una perdita trimestrale di 61,7 miliardi di dollari e si è giustificata affermando di essere obbligata contrattualmente a versare gli incentivi, ma di essere pronta a stabilire nuove regole per il futuro.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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