
Dai dati di febbraio sulla cassa integrazione e quelli di gennaio sui consumi emergono nuovi preoccupanti segnali sullo stato dell’economia italiana. Il mese scorso, secondo i dati Inps, dopo i deboli segnali di frenata a gennaio, la Cig ordinaria nell’industria mostra un ’boom’ del 553,17%. In particolare, tra gestione industria (ordinaria e straordinaria) ed edilizia nel febbraio 2009 le ore autorizzate sono state 42,5 milioni, cioè il 169,7% in più rispetto al febbraio 2008. “Faremo tutto il possibile per preservare il più alto numero di aziende e salvaguardare il capitale umano con la sua elevata professionalità. C’è la necessità di fare di più e di fare in fretta” è il monito del leader degli industriali Emma Marcegaglia, che chiede di “intervenire sugli ammortizzatori sociali, soprattutto quelli in deroga, con risorse disponibili subito e destinati a chi ha veramente bisogno”.
L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc), intanto, segnala a gennaio 2009 una riduzione tendenziale del 4,6% in quantità, il terzo peggior risultato da un anno a questa parte nonchè la dodicesima variazione negativa da gennaio 2008.
Il dato, spiega Confcommercio, è “decisamente più negativo rispetto a quanto registrato in dicembre e conferma come i consumi non traggano nemmeno benefici dal rallentamento dell’inflazione. Il dato dell’ultimo mese risulta peraltro significativamente peggiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2008 (-1,1%)”.
Il dato di gennaio, prosegue Confcommercio, nasce da una flessione particolarmente accentuata della domanda relativa ai beni (-6,4%), a cui si è associata, per il terzo mese consecutivo, una riduzione della domanda per i servizi (-0,3%).
Per entrambe le componenti la contrazione è risultata decisamente più elevata rispetto a quanto registrato nel 2008. I prezzi al consumo, si legge ancora, “hanno evidenziato una tendenza al rientro”, a causa riduzione dei prezzi delle materie prime energetiche e dall’attenuarsi delle pressioni sul comparto alimentare.
Rispetto a dicembre, il rallentamento più sensibile, in termini di variazioni tendenziali, ha interessato il settore degli alimentari, bevande e tabacchi la cui crescita é passata dal 4,6% al 3,6%.
Da Bankitalia infine arrivano nuove previsioni negative per il 2009: la flessione del Pil potrebbe arrivare fino al 2,6%. Ne ha parlato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenuto oggi alla cerimonia di consegna dei Master di II livello in Economia Pubblica all’Università La Sapienza di Roma.
Visco ha ricordato come nel Bollettino Economico di gennaio Bankitalia “indicava una flessione per il 2009 pari al 2% e una ripresa della crescita allo 0,5%”. “In realta’ - ha aggiunto il banchiere centrale - i dati pubblicati dall’Istat sono risultati per questo trimestre ancor piu’ negativi, riflesso di una sottostima nel modello dell’evoluzione della domanda mondiale.
Tenendone ‘meccanicamente’ conto e mantenendo il profilo di graduale ma continua uscita dalla crisi implicito nell’esercizio previsivo di gennaio, si vede come da una caduta del Pil del 2% si passi per quest’anno a una caduta del 2,6%”.
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Piccoli negozi, minimarket, macellai, ma anche panetterie e sartorie. Aprire un piccolo esercizio nei centri storici delle maggiori città italiane è diventato ormai un lusso: per affittare un negozio negli ultimi cinque anni i canoni di locazione hanno vissuto un vero e proprio boom, con punte di oltre il 60%. È quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre che segnala, inoltre, come il valore delle loro vendite sia diminuito del 6,5%, mentre l’inflazione sia cresciuta del 12%.
E, a sorpresa, la città dove si spende di più per affittare un negozio è Bari: nel capoluogo pugliese un piccolo esercizio di 60 metri quadri ha visto aumentare il costo dell’affitto di 708 euro (+62,9%) attestandosi, l’anno scorso, su un valore medio mensile pari a 1.833 euro. A seguire un altro porto del Sud, Palermo dove l’incremento è stato di 463 euro (+44,5%) e dove per affittare un piccolo punto vendita sempre di 60 metri quadri si possono spendere in media 1.503 euro mensili. E al terzo posto, di nuovo una città portuale, ma del Nord Ovest: Genova, dove tra il 2003 e il 2008 l’aumento è stato di 545 euro (+44,4%) e il valore medio dell’affitto di una bottega di 60 metri quadri costa 1.773 euro al mese. In coda troviamo Firenze e Venezia. Nel capoluogo toscano l’aumento medio del canone di locazione in questi ultimi 5 anni è stato di appena il 3,8%, mentre nel centro storico della città lagunare si è registrata l’unica contrazione tra le 13 città prese in esame (-3,2%), anche se l’affitto di un negozietto di 60 metri supera i 6.200 euro al mese, vale a dire oltre il doppio del centro di Milano e più del triplo di quanto spenderebbe un collega fiorentino. “Negli ultimi anni gran parte dell’opinione pubblica ha dato la colpa del caro prezzi a chi ha speculato nella fase di passaggio dalla lira all’euro”, spiega Giuseppe Bortolussi, direttore dell’Ufficio studi della Cgia. “Purtroppo, però, nessuno ricorda gli aumenti esponenziali registrati dagli affitti, dalle tasse locali, dalle tariffe dell’asporto rifiuti e dalle bollette della luce o del gas che hanno fatto esplodere i costi fissi delle attività commerciali”.

Crescita sì, ma al piccolo trotto, non al galoppo. Nel coro di interpretazioni intorno alla favorevole congiuntura la voce dell’Isae, Istituto di studi e analisi economiche, non appartiene agli acuti, piuttosto ai toni bassi. Secondo il centro diretto da Alberto Majocchi, dopo un 2006 chiuso in accelerazione il 2007 farà registrare ritmi sostenuti ma meno vivaci. Inoltre, i conti pubblici miglioreranno, però non con quell’impeto che il governo di centrosinistra aveva accreditato.
Anzi, secondo l’Isae il miglioramento del deficit sarà appena percettibile, dello 0,1 per cento: dal 2,8 dell’anno passato rispetto al pil (prodotto interno lordo) al 2,7. Le previsioni sono contenute in una nota riservata preparata per il ministero dell’Economia di Tommaso Padoa-Schioppa. Un documento di cui Panorama è entrato in possesso e che rappresenta l’ossatura del rapporto per il 2007 e il 2008 che verrà ufficialmente presentato alla fine di marzo.
Lasciando da parte le variabili di natura politica (crisi di governo e turbolenze varie), per gli economisti dell’Isae il 2007 sarà caratterizzato da due fasi abbastanza diverse. Nei primi sei mesi l’attività economica dovrebbe risultare «relativamente contenuta», quasi al rallentatore, potendo contare soprattutto sull’effetto trascinamento della fine del 2006.
Nella seconda parte dell’anno, invece, dovrebbe verificarsi un nuovo scatto, anche se a ritmi trimestrali meno vivaci rispetto a quelli dell’anno passato. La crescita sarebbe trainata soprattutto dalla domanda interna, cioè gli italiani tornerebbero a spendere e a consumare dopo una quaresima durata più di cinque anni. Mentre il contributo delle esportazioni dovrebbe addirittura risultare negativo.
E questa è una valutazione che differenzia molto le previsioni Isae rispetto a quelle elaborate da altri centri di ricerca e da singoli economisti. Ragionando sul boom del 2006, questi ultimi hanno avanzato l’idea che la crescita italiana potesse risultare effimera, poco più di un fuoco di paglia, perché eterodiretta, cioè legata soprattutto alle esportazioni, trainate in particolare dalla ripresa tedesca, che a sua volta sarebbe legata a fattori contingenti.
Valutate tutte le circostanze, gli esperti Isae ritengono, invece, che la frenata che dovrebbe caratterizzare i primi mesi del 2007 non implichi l’esaurimento della spinta propulsiva dell’economia italiana, «sia perché la congiuntura internazionale, sebbene meno dinamica, si mantiene positiva, sia perché gli stessi indicatori, seppure in ridimensionamento, risultano ancora su livelli favorevoli». Messi in conto anche gli effetti della manovra di correzione e di sostegno alla crescita decisa dal governo, secondo l’istituto di analisi economica l’aumento del pil nel 2007 dovrebbe aggirarsi tra l’1,4 e l’1,5 per cento, a parità di giornate di lavoro con il 2006, senza considerare, cioè, che nel 2007 ci saranno tre giorni di lavoro in più. Calcolando anche questi, il pil potrebbe salire fin dell’1,6 per cento: circa mezzo punto in meno rispetto alle previsioni più ottimistiche circolate in queste ultime settimane.
E circa mezzo punto in meno rispetto pure al tasso di crescita previsto dai più importanti centri di analisi per l’area euro. Anche per quanto riguarda la finanza pubblica la nota Isae è improntata alla prudenza. Per tre motivi, soprattutto. Primo: la dinamica delle spese rimane sostenuta e rischia di essere più forte di quanto il governo abbia finora stimato soprattutto nel settore della sanità.
Secondo: gli effetti della lotta all’evasione, all’elusione e i provvedimenti tesi a recuperare base imponibile potrebbero risultare meno marcati di quanto ipotizzato dal viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco. L’ultimo motivo è collegato all’andamento e alla natura delle entrate.
Così come gli esperti della Banca d’Italia anche quelli dell’Isae ritengono che non sia chiaro se gli incrementi di gettito registrati siano di natura transitoria o permanente. Gli economisti del centro di ricerca elencano le cause che avrebbero determinato il boom delle tasse nel 2006 (più 37 miliardi e più 10 per cento).
Eccole: il buon andamento dell’economia, la dinamica favorevole dei corsi azionari, il rialzo dei tassi di interesse, il pagamento degli arretrati contrattuali nel pubblico impiego, l’aumento del prezzo del petrolio, la concentrazione di rimborsi di buoni postali nel 2005, la modifica del trattamento fiscale degli utili della Banca d’Italia, il gettito straordinario delle una tantum stabilite con la Finanzaria 2006. E infine gli interventi di incremento disposti con la manovra 2007.
Tra gli elementi di incertezza gli esperti Isae inseriscono anche il gettito previsto dai giochi. Per un motivo apparentemente paradossale: l’esperienza insegna che la propensione alle puntate è più forte nei momenti di crisi e cala quando le cose vanno meglio. E ora, appunto, almeno da un punto di vista economico, le cose stanno andando meglio di qualche tempo fa.