
Borsa Italiana (Credits: LaPresse)
“Sono onorato che mi sia stata affidata la guida di Borsa Italiana e sono entusiasta di poter lavorare per accrescere il successo che abbiamo raggiunto fino ad oggi”. Sono state queste le primissime parole di Raffaele Jerusalmi dopo che ieri pomeriggio è stata confermata la sua nomina ad Amministratore Delegato, a seguito della decisione di Massimo Capuano di lasciare la carica, che ricopriva dal 1997.
Ma chi è l’uomo che è destinato a decidere delle sorti del mercato azionario italiano? Continua

E gli arabi rimangono a guardare. Vista da Dubai, la situazione si potrebbe riassumere così dopo la conclusione dell’accordo tra il London Stock Exchange (Lse) e Borsa Italiana, conclusasi il primo ottobre. Un accordo che ha fatto seguito ad un precedente matrimonio, quello di agosto tra il Nyse e Euronext, e che potrebbe precedere un’altra unione tra il Nasdaq e le borse scandinave.
Il deal che coinvolge Borsa Italiana prevede la fusione per 2,3 miliardi di dollari. Inoltre, in base alle parole dette da un portavoce di Lse a arabianbusiness.com, il potere di Borse Dubai e di Qatar Investment Authority (Qia) in Lse è diminuito. “La quota del 28% detenuta da Borse Dubai è stata portata a circa il 20%, mentre la parte della Qia è passata dal 20% al 14%”, dice lo stesso portavoce. In base al deal, Borsa Italiana detiene il 28% del business.
“La ristrutturazione di Borse Dubai e il deal che ha coinvolto il Nasdaq, la svedese Omx e Lse è molto importante. Ciò che molti non hanno compreso è che la più grande concorrente per Difx (Dubai International Financial Exchange) è stata la borsa di Londra”, dice Albert Momdjian ad di Dubai International Financial Centre (Difc) una società di Calyon, gruppo Crédit Agricole. “Negli ultimi due anni - continua Momdjian - il Difx non è cresciuto e ha perso competitività nei confronti di Lse”. Così hanno detto: “Sai cosa, perché non ce la compriamo?”.
La Tessitura Ponte Lambro, società tessile di Como che fattura poco più di 8 milioni di euro, sarà la prima Pmi ad approdare al Mac , il mercato alternativo dei capitali gestito da Borsa Italiana che debutterà ufficialmente il prossimo 17 settembre. Il nuovo centro di scambi di Piazza Affari è stato pensato per le imprese che non hanno i requisiti per sbarcare sui mercati regolamentati. Anche le Pmi più piccole, alle quali basterà essere società per azioni con un bilancio certificato da una società di revisione iscritta nell’albo della Consob, potranno attrarre i capitali degli investitori istituzionali. Le imprese interessate saranno accompagnate dalle banche che dovranno garantire la potenzialità di sviluppo dell’azienda. La società comasca specializzata nella produzione di tessuti in lino e cotone per il settore dell’abbigliamento di fascia alta, nella quotazione sarà accompagnata da Centrobanca.