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Barack Obama in conferenza stampa
(Credits: Ansa)
Se continua così, lo obbligheranno a parlare tutti i giorni. Come nel giorno dopo l’elezione, come quando ha presentato il suo team economico: le borse accolgono con entusiasmo i programmi del prossimo presidente americano. L’annuncio di un ingente piano di investimenti pubblici in infrastrutture, energia e informatica di sabato da parte di Barack Obama ha fatto sentire i suoi effetti positivi sui mercati asiatici, europei e americani. Rialzi un po’ ovunque in apertura: la borsa di Tokyo ha chiuso con l’indice Nikkei dei 225 titoli principali salito a quota 8.329,05 dopo aver guadagnato ben 411,54 punti pari al 5,19%.A Hong Kong l’Hang Sang Index ha guadagnato il 7,80% a 1.080,64 punti. La borsa di Shanghai invece ha registrato un rialzo dell’3,57% a quota 2.090,77 punti. In Europa si accodano ai maxi-rialzi messi a segno dalle piazze asiatiche. L’indice paneuropeo Dj Stoxx avanza del 5,1% mentre Parigi sale del 6,6%, Francoforte del 6,3% e Londra del 4,7%. A Milano a metà pomeriggio il Mibtel registra un più 4,77%, a 14.796 punti, con crescite per aziende bastonate nell’ultimo mese come Fiat, Unicredit e Banca Intesa-Sanpaolo. Questo dopo una delle settimane peggiori di sempre per le borse europee che avevano lasciato sul terreno circa l’8%. La prospettiva del “più importante piano per le infrastrutture negli Usa dagli anni 50″ ha contribuito al rimbalzo dei prezzi delle delle materie prime, spingendo i titoli del comparto minerario (+8% l’indice Dj Stoxx di settore). Bene anche i petroliferi (+7,2%) che beneficiano della ripresa delle quotazioni del petrolio, tornato sopra ai 44 dollari al barile. Un rialzo che spinge l’ Eni, star dei listini con un aumento del 10%, dovuto soprattutto all’interessamento della compagnia di stato libica all’acquisto di una quota consistente della società controllata dal Tesoro. Vola anche General Motors (+20%), sembra avvicinarsi un voto favorevole del Congresso Usa per le grandi corporations del settore automobilistico, che hanno bisogno immediato di soldi per la sopravvivenza. Anche se questo potrebbe costare caro a Rick Wagoner, amministratore del gigante di Detroit, di cui il leader democratico al Senato Christopher Dodd ha auspicato le dimissioni. Intanto anche Wall Street apre con il segno più le quotazioni: a New York il Dow Jones guadagna il 2,39% e il Nasdaq il 2,21%.
Milano ha visto ritornare gli indici di borsa indietro di 11 anni: al termine di una seduta nera sono stati bruciati 17,9 miliardi di capitalizzazione. Il Mibtel ha subito un calo del 4,74% a 14.123 punti si è riportato ai livelli del settembre 1997: lo S&P/Mib ha lasciato sul terreno il 4,99% a 17.968 punti (minimi da dicembre dello stesso anno). E, complessivamente, i titoli delle piazze finanziarie europee hanno perso 180 miliardi. Già negativa in avvio, la borsa di Milano ha accelerato sulla via del ribasso, fino a sprofondare dopo i dati Usa sulla disoccupazione (salita a novembre al 6,7% a causa della perdita di 533 mila posti di lavoro, il dato peggiore degli ultimi 34 anni) e l’andamento negativo di Wall Street che però recupera a fine seduta: il Dow Jones segna +0,09%, lo Standard & Poor’s guadagna lo 0,48% e il Nasdaq l’1,62%. A schiacciare gli indici, è stata in particolare la Caporetto dei titoli petroliferi e i pesanti ribassi che hanno colpito alcuni finanziari e industriali. Il greggio al Nimex scende a quarata dollari al barile.
Colano a picco le borse europee: hanno bruciato 180 miliardi di euro di capitalizzazione e gli indici sono scesi in prossimità dei minimi degli ultimi cinque anni. Scontato senza effetti il taglio di 75 punti base dei tassi d’interesse deciso ieri dalla Banca centrale europea, l’indice Dj Stoxx 600 ha chiuso in calo del 3,8%, portando il saldo settimanale a un -8%. La mattinata era iniziata in un clima di nervosismo, con la chiusura contrastata delle Borse asiatiche e l’avvio negativo di quelle europee. Gli occhi degli investitori erano puntati Oltreoceano, dove erano attesi nel pomeriggio i dati Usa sull’occupazione, importante termometro dello stato dell’economia americana. Così, quando si è saputo che a novembre il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti era salito al 6,7% e che erano andati in fumo 533 mila posti di lavoro (le attese degli analisti erano per 335 mila), in quella che si è rivelata la più consistente emorragia degli ultimi 34 anni, i listini hanno accentuato le flessioni. Già in mattinata i mercati avevano dovuto incassare le previsioni sconfortanti della Bundesbank secondo cui il 2009 sarà per l’economia tedesca l’anno peggiore degli ultimi 16. Mentre l’Europa si inabissava (Parigi arriva a cedere oltre il 6% e Francoforte il 5%) Wall Street iniziava le contrattazioni in forte ribasso, appesantita dal comparto petrolifero e dai cali di Goldman Sachs e General Motors salvo più tardi entrare in una fase di accentuata volatilità. Ma a fine seduta il Dowjones segna +0,09%.
Orizzonte minaccioso per il settore dell’automobile negli Stati Uniti: “Sono preoccupato dalla sopravvivenza delle case automobilistiche”, spiega George W. Bush, il presidente uscente degli Stati Uniti. La crisi in corso “prima di migliorare peggiorerà”, afferma dal canto suo Barack Obama, il suo successore alla Casa Bianca. Con una mossa apparentemente concordata, il presidente uscente degli Stati Uniti ed il presidente eletto che entrerà in carica il 20 gennaio, hanno avvertito gli americani che la crisi sarà lunga e difficile. E lo hanno fatto proprio mentre i responsabili delle tre grandi case automobilistiche in crisi (Gm, Ford e Chrysler) stanno mendicando aiuti miliardari ad un decisamente scettico Congresso degli Stati Uniti per evitare la bancarotta.
A Piazza Affari la performance peggiore nella settimana è quella di Banco Popolare, in ribasso del 31,71%, dopo che la tedesca Dz Bank si è sfilata dall’accordo con Italease, in cui il Banco detiene un’importante quota azionaria. Male anche i big del credito, con Intesa -8,91% e Unicredit -14,98%, nonostante abbia trovato soluzione senza danni la complessa vicenda del debito della Tassara; rialzo invece per Monte Paschi (+8,21%). In campo energetico, giù i petroliferi, con Eni -13,21%, Saipem -17,23% e gli affini come Tenaris (-10,31%), ma soffrono anche Enel (-17,24%) e Terna (-6,35%) per via del calo dei consumi elettrici e della discesa delle tariffe, anche se il governo ha smentito futuri blocchi. Telecom ha presentato l’atteso piano, che prevede nuovi tagli occupazionali, e in Borsa il titolo accusa un -4,26%. La situazione economica danneggia Fiat (-12,42%) nonostante si sia tornati a ventilare un mantenimento degli incentivi per la rottamazione delle auto. Tra le altre blue chips, positiva Lottomatica (+1,25%), bene tra i media L’Espresso (+5,25%) e Mondadori (+10,43%).
La Bce ha tagliato i tassi d’interesse di 75 punti base, portandoli al 2,50%: una riduzione più ampia rispetto alle aspettative degli stessi analisti. Il maxi intervento è stato ben accolto dalle borse europee che hanno ridotto le perdite mentre Milano mostra sempre il segno meno. Dopo aver aberto deboli, a fine mattinata l’indice Ftse 100 a Londra ha segnato +0,39%, il Cac 40 di Parigi +0,69% e il Dax 30 di Francoforte ha registrato un progresso dell’1,74%. A Piazza Affari in calo il Mibtel, con il -1,07%.
Nel frattempo, le aspettative per l’economia non sono rosee. L’Eurostat ha certificato che siamo in recessione. Nel terzo trimestre dell’anno, il Pil dell’area euro è sceso infatti dello 0,2% come anche quello dell’insieme dell’Unione Europea. Si confermano insomma i segnali di crisi: su base mensile, c’è stato un peggioramento nell’Ue rispetto al secondo trimestre quando il pil era rimasto stabile, mentre su base annua, c’era ancora una crescita dell’1,4 e dell’1,7%. L’Italia si colloca al di sotto della media con un calo dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dello 0,9% su base annua. Nel secondo trimestre gli stessi valori erano rispettivamente a - 0,4 ed e - 0,2%. La situazione in Europa è in ogni caso peggiore di quella registrata negli Stati Uniti e nel Giappone, con un calo dello 0,1% in entrambi, dopo un + 0,7% negli USA ed un -0,9% in Giappone per il secondo trimestre. Su base annua, il Pil è aumentato negli USA dello 0,7%, dopo un +2,1% nel secondo ed in Giappone è rimasto fermo dopo un aumento dello 0,7% nel secondo trimestre. Anche la Francia, inoltre, corre ai ripari contro la crisi. Il governo di Parigi ha presentato oggi un piano da 26 miliardi di euro, pari all’1,3% del prodotto interno lordo nazionale, che include investimenti nel settore ferroviario, energetico, postale, della difesa e della ricerca. Nel dettaglio, alle infrastrutture, alla ricerca e a sostegno delle autorità locali dovrebbero essere destinati 10,5 miliardi. Sono previste anche misure a sostegno dell’industria dell’auto, con un incentivo alla rottamazione da mille euro, e 4 miliardi di investimenti nelle ferrovie, nel settore energetico e nelle compagnie postali. Il governo si aspetta che il pacchetto aumenti la crescita francese dello 0,6% il prossimo anno spingendo il deficit dal 3,1 al 3,9% con un aggravio di 20 miliardi di euro sul debito pubblico.

Il Pil della zona dell’euro nel terzo trimestre dell’anno è diminuito dello 0,2%, così come nel secondo. La conferma della recessione tecnica, dopo la stima flash resa nota il 14 novembre scorso, arriva oggi dalle nuove stime di Eurostat, l’ufficio europeo di statistica, che conferma un calo dello 0,2% anche nell’Ue-27 dopo la crescita zero del secondo trimestre.
Su base annua invece, quindi rispetto al terzo trimestre 2007, il Pil corretto secondo le variazioni stagionali nel terzo trimestre ha registrato una crescita dello 0,6% nella zona dell’euro e dello 0,8% nell’Ue-27, rispettivamente contro un +1,4% ed un +1,7% del secondo trimestre. Rispetto al trimestre precedente, nel terzo trimestre 2008 segnano un meno 0,5% Italia, Germania e Gran Bretagna.
Per l’Italia Eurostat indica un meno 0,9% anche nel rapporto con il terzo trimestre dell’anno precedente. Nel terzo trimestre dell’anno, le spese per i consumi delle famiglie sono rimaste stabili nella zona dell’euro mentre sono aumentate dello 0,1% nell’Ue (rispettivamente dopo un -0,2% e un -0,1% del trimestre precedente). Gli investimenti sono calati dello 0,6% nella zona dell’euro e dello 0,8% nell’Ue (dopo un -0,9% e un -1,0%). Le esportazioni sono cresciute dello 0,4% nella zona dell’euro e dello 0,3% nell’Ue-27 (dopo -0,1% nelle due zone). Le importazioni hanno visto invece un aumento dell’1,7% nella zona euro e dell’1,3% nell’Ue-27 (dopo -0,4% in entrambe le zone).
Negli Usa il Pil, sottolinea ancora Eurostat, è diminuito dello 0,1% nel terzo trimestre 2008, dopo +0,7% del secondo trimestre. In Giappone c’é stato invece un aumento dello 0,1% dopo un -0,9% del trimestre precedente.
Le Borse europee intanto invertono la rotta e passano in territorio positivo in attesa della decisione del consiglio direttivo della Bce. I mercati puntano su un taglio di almeno mezzo punto dei tassi di interesse ma non è esclusa una sforbiciata di 75 punti base. L’indice Ftse 100 a Londra avanza dell’1,87% a 4.248,12 punti, il Cac 40 di Parigi sale del 2,47% a quota 3.244,86 e il Dax 30 di Francoforte registra un progresso del 2,69% a 4.690,26 punti. Il Mibtel a Piazza Affari guadagna l’1,5% a quota 15.169.

Wall Street non crollava in modo così forte da dodici settimane (Dow Jones -7,62% e Nasdaq -8,83%) e le Borse asiatiche sono a loro volta capitolate sui timori che la crisi sia peggiore del previsto, con Tokyo che è caduta del 6,35%, Hong Kong ha perso il 4,61% e Sidney il 4,16 per cento, mentre in Europa si preannuncia un’altra giornata in rosso (futures negativi).
Così è andata la seduta borsistica nell’area Asia-Pacifico (indice Msci -4,5%), nonostante il board straordinario della Bank of Japan (BoJ) sia corso ai ripari adottando nuove misure contro il “credit crunch” e la banca centrale australiana abbia tagliato i tassi d’interesse di un punto percentuale (al 4,25 per cento).
Tra i titoli nel mirino degli investitori ancora una volta quelli delle materie prime in scia all’ennesima frenata del petrolio che a New York ha perso la soglia psicologica dei 50 dollari al barile (ieri a 49,28 dlr). A picco quindi le azoni di Bhp Billiton (-9,6%), Rio Tinto (-8,7%) e di China Petroleum (-6,2%). Sulla Piazza di Tokyo a perdere quota nel giorno della riunione straordinaria della BoJ sono state soprattutto le compagnie legate all’export: Honda è arretrata del 6,86%, Toyota del 3,56%, mentre Canon e Panasonic hanno lasciato sul terreno, rispettivamente, il 5,24% e il 3,3 per cento.
Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali borse di Asia e Pacifico. - Tokyo -6,35% - Shanghai -0,26% - Taiwan -3,57% - Seul -3,35% - Sidney -4,16% - Singapore -2,21% - Kuala Lumpur -0,45% - Bangkok +0,09%.
Avvio di seduta in calo per Piazza Affari con il Mibtel che arretra dell’1% a 14.547 punti e lo S&P/Mib dell’1,12% a 18.526 punti. Deboli anche l’All Stars (-0,4% a 8.512 punti) e il Midex (-1% a 17.109 punti).
Quanto alle altre borse europee, aperture in ribasso a Londra -1,61%; Francoforte -1,04%; Parigi - 1,27%.
Jean-Claude Trichet alla guida della Banca centrale europea
Mercati da incubo per le borse europee. Spinte, anzi trascinate al ribasso ovunque dalle dichiarazioni pessimistiche del presidente della Bce Trichet e del presidente dell’ Fmi Dominique Strauss Kahn. Anche Wall Street sembrava avviata a un’altra giornata di profondo rosso, ma in serata l’annuncio dato dalla televisione Nbc della quasi certa nomina di Timothy Geithner a ministro dell’Economia del prossimo governo Obama fa segnare una ripresa notevole degli indici. Dopo il crollo di ieri che aveva riportato il listino delle blue-chips ai livelli del 2003 sotto quota 8.000 punti, il Dow Jones ha guadgnato il 6,55 per cento per chiudere a 8,046.66. Il Nasdaq ha guadagnato invece il 5,18 per cento per finire le contrattazioni a 1.384,35 punti. Geithner è l’attuale capo della Fed di New York e ha avuto un ruolo determinante nel corso della risposta alla crisi economica da settembre in poi. Fu tra i “salvatori” di Bear Stearns e tra gli “affossatori” di Lehman Brothers.
In Europa la crisi dell’economia è stato il tema prevalente: le Borse europee affondano ancora e mandano in fumo circa 110 miliardi di euro con perdite attorno ai tre punti percentuali (-3,07% l’indice paneuropeo Dj Euro Stoxx 50), sui timori che la recessione mondiale sarà più ampia di quanto stimato sino ad ora. Poco incoraggianti in questo senso le parole del presidente della Bce Jean Claude Trichet: “La situazione è cambiata drammaticamente” ha detto, non escludendo prossimi tagli del tasso di interesse, già ridotto di oltre un punto negli ultimi mesi: ”abbiamo già detto che potremmo tagliare i tassi ulteriormente, non è una novità”. Proprio oggi l’indice dei direttori degli acquisti (Pmi) di Eurolandia di novembre, un indicatore affidabile delle prospettive economiche future, è crollato ai minimi storici sia per i servizi che per l’industria. Scende intanto l’euro, quotato a 1,24 sul dollaro, e il petrolio, ai minimi dal 2005, sotto i 50 dollari al barile.

Reagiscono male le principali Borse di Asia e Pacifico al crollo di ieri dei mercati occidentali (- 5,09% per il Dow Jones, con Goldman Sachs ai minimi dal 1999) e ai timori sull’aggravarsi dello stato dell’economia americana, confermato dalle proiezioni della Fed, dalla crisi delle grandi banche come Citigroup e delle aziende automobilistiche di Detroit.
Tokyo cala del 6,89% (sotto quota 8mila punti), Hong Kong, a seduta ancora aperta, è in calo del 5,56%, e Sidney del 4,19%. Sui mercati orientali, ai minimi dall’agosto 2003, pesano il crollo, favorito dal rafforzamento dello yen, delle esportazioni giapponesi (-7,7%, il peggior calo dal 2001) e il dato sul calo dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, che insieme costituiscono una miscela esplosiva che si traduce in pessime previsioni per i risultati di fine anno dei principali gruppi industriali: da Sharp (-8,22%) a Sanyo (-7,74%), da Panasonic (-7,66%) a Sony (-6,36%), Nintendo (-6%), e Casio (-3,64%).
Sotto pressione Mazda (-10,44%), dopo la decisione della Ford di scendere dal 33,4 al 13%. Il gruppo giapponese ha formalizzato al colosso Usa l’interesse a rilevare direttamente una quota pari a circa il 7% del capitale, mettendo sul piatto 184 milioni di dollari. In calo anche Honda (-6,8%), Nissan (-5,49%) e Toyota (-3,44%), penalizzate dalle previsioni sui risultati di fine esercizio. Ondata di vendite poi sugli assicurativi Sompo (-14,73%) e T&d Holdings, cha hanno annunciato un taglio alle stime sui profitti di fine anno a seguito del tracollo dei mercati finanziari, che ha ridotto all’osso il valore dei rispettivi portafogli. In forte calo a Sidney le materie prime con Rio Tinto (-13,13%) e Bhp Billiton (-9,05%) con le quotazioni dei metalli ai minimi, frenati anch’essi dalla recessione. Scivolone anche per i petroliferi Woodside (-9,67%) e Roc Oil (-9,23%), che scontano il greggio fermo a quota 52 euro. Pesanti a Hong Kong China Resources (-15,08%), Aluminium Corporation (-10,2%) e Cathay Pacific (-9,68%).
Intanto l’indice Mibtel a Milano apre con un pesante - 2,21%. Apertura negativa anche per la Borsa di Londra, dove l’indice Ftse100 segna una flessione del 2,25% a 3.915,73 punti, per Francoforte, dove l’indice Dax lascia sul terreno l’1,82% a 4.274,98 punti, e per Parigi, con l’indice Cac40 in flessione del 2,70% a 3.004,53 punti.
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