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di Micaela Osella
L’Italia sembra non fare più paura. Nessun brivido ha riservato l’appuntamento con le aste dei titoli di Stato italiani della giornata. Il Tesoro ha collocato senza fatica questa mattina quanto aveva in mente. E lo spread, il differenziale di rendimento tra i Btp a dieci anni e i corrispettivi Bund tedeschi, ha ringraziato: si è ristretto fino a 396,2 per poi risalire a quota 400. Continua

La sede del Ministero dell'Economia a Roma (Credits: ANSA/CLAUDIO ONORATI)
Rendimenti in calo di oltre 3 punti rispetto a novembre e un sospiro di sollievo tra gli operatori. Si sono concluse così le aste di Bot e Ctz piazzati oggi sul mercato dal Tesoro italiano, per un quantitativo di circa 9 miliardi di euro. Continua

La sede del Ministero dell'Economia a Roma (Credits: Mauro Scrobogna / LaPresse)
Stavolta è filato tutto liscio. Nel giorno del Bot-day, il secondo dopo il Btp-day del 28 novembre scorso, il Tesoro è riuscito a collocare non solo tutti i sette miliardi di Bot a 12 mesi messi all’asta, ma anche con rendimenti in calo al 5,952% dal record del 6,087% dell’ultima asta del mese scorso, quando ne furono venduti per 5 miliardi. Continua

(Credits: ANSA)
di Gabriella Piroli
Il nome, ai più, potrebbe dire poco: Gian Luca Brambilla, fondatore della società di consulenza “eAgisco”. Ma di questo uomo dal cognome-emblema del piccolo imprenditore italiano, hanno scritto il quotidiano spagnolo El Pais e le edizioni inglese e tedesca del blasonato Financial Times. Continua

La sede del Ministero dell'Economia a Roma (Credits: ANSA)
È panico sul mercato. Che non crede più nel nostro Paese. E non sono le parole a dirlo, ma i fatti. Quali? Questa mattina l’asta per la vendita dei titoli di stato (Bot) è andata male. L’Italia voleva incassare 11,7 miliardi ma la richiesta è stata solo per 8, il rendimento medio è salito al 6,5%, ovvero il doppio di un mese fa. Cosa significa? Che gli investitori si fidano meno e quindi comprano meno titoli. E il Governo italiano è costretto a pagare molto di più come interessi per convincere gli acquirenti. Continua

La sede del Ministero dell'Economia a Roma (Credits: Mauro Scrobogna / LaPresse)
Un risultato migliore delle attese, nonostante i rendimenti siano saliti alle stelle. È stato tutto sommato positivo l’esito dell’asta odierna dei Buoni ordinari del Tesoro (Bot) con scadenza a 1 anno, che si è conclusa questa mattina. Gli interessi sui titoli sono schizzati al 6,087% contro il 3,57% di un mese fa, ma la domanda da parte del mercato è risultata molto consistente, raggiungendo i 10 miliardi di euro circa, contro i 5 miliardi offerti dal governo. Segno evidente che gli investitori credono ancora nelle capacità dell’Italia di onorare i propri debiti e non temono un crack del nostro-paese come quello della Grecia. Continua

La prossima bolla finanziaria? Occhio al mercato obbligazionario. I maggiori pericoli, secondo molti esperti, si corrono con le obbligazioni societarie (corporate bond). Ma anche i titoli di stato non sono immuni da rischi. Perché? Con i tassi ai minimi storici, i prezzi di quelli già emessi sono saliti alle stelle: per esempio i Btp con cedola al 9 per cento e scadenza 2023 quotano circa 140 punti, mentre saranno rimborsati a 100. Questi titoli, in caso di rialzo atteso dell’1 per cento dei rendimenti, perderebbero oltre 10 punti di valore.
Al di là dei rischi che si corrono con i titoli a lungo termine, c’è un’incognita più in generale investendo sul debito pubblico? In Italia non emergono, per adesso, particolari problemi. Il ministero del Tesoro è da sempre un grosso emittente, dato che il debito pubblico italiano è molto alto e rinnovato a getto continuo, con in media oltre 12 nuove aste ogni mese. Finora la domanda è sempre stata superiore all’offerta, tanto che i titoli più redditizi, i Btp, danno poco più del 4 per cento lordo sulla durata decennale e circa il 5 per cento lordo sulla scadenza di 30 anni.
A inizio anno in Germania c’è stata qualche difficoltà di assorbimento per un’emissione con tassi troppo bassi, ora i titoli tedeschi a breve offrono meno dell’1 per cento lordo mentre i Bund a 10 anni danno intorno al 3,5 per cento lordo. Qualche preoccupazione sul mercato c’è per l’imponente debito pubblico del Regno Unito, che però mantiene per ora la tripla A: il voto dato ai debitori più affidabili dalle agenzie di rating. Mentre l’Irlanda ha avuto due tagli di rating nell’ultimo mese ed è stata più colpita di Grecia, Spagna e Portogallo, che hanno perso un solo gradino di affidabilità.
In fin dei conti, dal punto di vista dei risparmiatori, aumenta il rischio perché i governi sono sempre più indebitati, dato che per uscire dalla recessione devono sostenere i salvataggi delle aziende con soldi pubblici. Tanto è vero che nei prossimi mesi ci saranno emissioni a valanga di titoli di stato. Per gli esperti il problema si potrà presentare soprattutto negli Usa per le difficoltà che sta incontrando Barack Obama a uscire dalla crisi. “Oggi chi compra i bond governativi cerca sicurezza e si ritrova a guadagnare meno dell’inflazione” osserva Raimondo Marcialis, direttore generale della Mc gestioni. “Se la crisi dovesse essere scaricata sui titoli di stato, sarebbe un dramma, anche se i rischi sono soprattutto sui corporate bond”.
Dunque cosa conviene fare? “Se il petrolio continuasse ad apprezzarsi, nei prossimi mesi l’inflazione potrebbe tornare a crescere e i tassi dovrebbero aumentare di conseguenza” avverte Angelo Drusiani, esperto obbligazionario della Banca Albertini Syz. “Quindi in questo momento meglio evitare i titoli a lungo termine, conviene aspettare l’autunno per comprarli”.