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Le due vittorie di Tremonti: ok alla Finanziaria e una pioggia di miliardi dallo scudo

Giulio Tremonti

È un giorno felice quello di mercoledì 16 dicembre per il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Due notizie a testimoniarlo: il governo che ha incassato la fiducia sulla finanziaria alla Camera e il rientro dei capitali all’estero che sarebbe superiore alle attese: pari almeno a 5 punti del Pil. Continua

Evasione, fenomeno massa: il sommerso è di 250 miliardi

Unico

L’evasione fiscale è “un fenomeno di massa” e l’amministrazione deve mettere in campo strategie “rapportate alla dimensione del problema che è enorme”. A parlare in questi termini è il direttore generale delle Finanze, il dipartimento del ministero dell’Economia che si occupa appunto delle questioni fiscali. L’ordine di grandezza del fenomeno del sommerso, ha fatto presente Fabrizia Lapecorella nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare sull’Anagrafe tributaria, sfiora i 250 miliardi di euro.
Una risposta può arrivare dall’ integrazione delle banche dati.
Ecco una delle strategie già messe in campo dall’amministrazione finanziaria. Ma in prospettiva potrebbe mettersi mano anche allo strumento del “redditometro” consentendo accertamenti automatici, qualora le tasse dichiarate si discostino in maniera evidente dal tenore di vita. “è uno strumento che risale al ‘92 - dice il presidente della Commissione Maurizio Leo (Pdl) - e andrebbe aggiornato con indicatori che maggiormente oggi danno informazioni sul reddito, dai viaggi all’estero ai Club in cui vengono iscritti i figli”.
Anche per Lapecorella “l’aggiornamento del redditometro, sfruttando le potenzialità dell’Anagrafe tributaria, è uno strada da intraprendere con la consapevolezza che per un utilizzo così delicato occorre essere certi della qualità dei dati”.
Tornando ai dati sul sommerso, “in base all’ultima pubblicazione Istat, la quota dell’economia sommersa sul Pil, pari a circa il 16,1% nel 2006, risulta in diminuzione - ha detto Lapecorella - nel periodo tra il 2001 e il 2006″. Secondo le stime di evasione del Dipartimento delle Finanze “l’ammontare del valore aggiunto lordo evaso stimato per il 2004 è di circa 200 miliardi di euro. I settori in cui si evade di più in termini relativi - ha riferito ancora il direttore generale - sono quelli dei servizi personali, del commercio e della ristorazione, delle costruzioni”.
Per affinare le strategie di lotta all’evasione, anche tenendo conto dei “vincoli di risorse economiche di cui può disporre l’amministrazione, occorre puntare sulla qualità dei dati. Occuparsi di questo significa rendere il dato unico e fruibile anche se gestito da competenze diverse e di facilitare la lotta all’evasione fiscale”.
Un esempio di divergenza dei dati è registrabile per gli immobili. Mentre dalle rendite catastali risulta un ammontare pari a 30,5 miliardi di euro, dalle dichiarazioni fiscali emerge un valore di 24 miliardi. Non è detto che la differenza sia tutta imputabile ad evasione, ha precisato il direttore delle Finanze, ma la divergenza dei dati è un “sintomo” che deve spingere a delle verifiche.

Tremonti sulla Finanziaria: “Crisi prevista, aiuteremo i consumi”

Giulio Tremonti

”La legge finanziaria per il triennio è basata sul presupposto di una crisi in arrivo e in intensificazione”. La crisi è esplosa con violenza a ottobre, sarebbe stupido non tenerne conto, ma per Giulio Tremonti era già stata prevista quando il Consiglio dei ministri votò la Finanziaria in nove minuti e mezzo. Il ministro dell’Economia difende la “sua” Finanziaria alla Camera, dove è in corso l’esame della legge di bilancio di cui si stanno per votare gli emendamenti. ”Mentre molti Paesi europei si trovano in un’area di deficit eccessivo, l’Italia, secondo le stime definite in sede Ecofin, manterrà nei prossimi tre anni un rapporto tra deficit e Pil al di sotto del 3 per cento”.
”Per le famiglie puntiamo a ridurre lo stress e l’angoscia provocate dalle crisi economica” ha detto Tremonti “Ma non lo sfaremo sfondando i criteri di deficit. Perchè sarebbe illusorio e perverso e il conto sarebbe di nuovo girato alla popolazione”. Insomma, interventi mirati e soprattutto volti a una ripresa dei consumi e della domanda: un ruolo attivo della Cassa depositi e prestiti per realizzare il Piano casa del governo, investimenti per 16 miliardi sbloccati dal Cipe ma anche un cambio delle tariffe autostradali: saranno legate agli investimenti che le concessionarie saranno in grado di realizzare. ”Un meccanismo di ristrutturazione delle tariffe che riparta investimenti sulle autostrade, subordinando le tariffe all’effettività degli investimenti, anche questa in grado di mobilizzare investimenti molto elevati” ha spiegato il ministro.
Per quanto riguarda la difficoltà del settore bancario, Tremonti ha illustrato il piano del governo: “E’ fondamentale chiarire che non abbiamo alcuna intenzione ad aiutare le banche, ma di aiutare il finanziamento alle imprese”, pertanto “le banche che richiederanno l’intervento pubblico per fronteggiare la crisi per ottenerlo dovranno prima aver adottato e applicato un codice etico in favore dei clienti”.
Parlando alla Camera, Tremonti ha lasciato la porta aperta a possibili emendamenti al testo della Finanziaria: ”Per questo il governo ha fatto propri contributi importanti venuti dalla commissione Bilancio e ed ha fatto propri gli elementi di proposta provenienti dall’ opposizione, come la clausola di restituzione fiscale nel 2009 anche se con alcune precauzioni”.

Precari d’Italia: dubbi sulle norme e numeri in aumento

Protesta dei lavoratori precari

Dubbi sulla costituzionalità. È quanto esprimono sulle cosiddette misure anti-precari, contenute nella manovra economica, anche dopo le modifiche apportate dal Senato, i tecnici della Camera.
La segnalazione viene dal Servizio studi della Camera, che invita in proposito ad una “attenta valutazione” alla luce dell’articolo 3 della Costituzione.
La questione riguarda la disposizione che prevede per i soli giudizi in corso l’indennità invece del reintegro, distinguendo quindi “la disciplina applicabile ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione e quella applicabile alle analoghe violazioni commesse in data anteriore o successiva all’entrata in vigore di tale legge e che non siano oggetto dei predetti giudizi”. L’articolo della Carta costituzionale indicato dai tecnici sottolinea che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Analizzando le modifiche apportate dal Senato all’articolo 21 del decreto sulla manovra, il servizio Studi di Montecitorio puntualizza: “Si osserva come sembri opportuna un’attenta valutazione della distinzione introdotta dalla norma in esame” per sanare le violazioni delle norme sui contratti a termine “alla luce del principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione”.
Il governo al momento non si scompone, e il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone conferma che, dopo le modifiche al Senato, non ci sono altri motivi di preoccupazione: “Proprio il criterio di ragionevolezza” spiega Capezzone “oltre che un’interpretazione saggia del principio di uguaglianza”, suggeriscono il “trattamento uguale di situazioni uguali, e il trattamento diverso di situazioni diverse”. Morale: è ragionevole distinguere tra una misura riguardante i giudizi e le controversie già in corso, e una misura riguardante altri futuri ed eventuali giudizi e controversie oggi non in corso. Sono due realtà distinte, a cui il legislatore può far corrispondere due discipline in parte differenziate. Senza dire che in tutto il mondo gli stessi lavoratori - conclude Capezzone - preferiscono una congrua indennità al reintegro, “inclusa la quasi totalità dei Paesi dell’Occidente avanzato governati dalle coalizioni di centrosinistra”.
E proprio nel confronto con il resto d’Europa, le imprese italiane vincono la sfida sull’impiego di lavoratori precari. Vero: secondo i dati dell’indagine Excelsior 2008 di Unioncamere e Ministero del lavoro, il numero di lavoratori con contratto a tempo è in costante aumento in Italia. Ma sempre a livelli inferiori rispetto a quanto accade in Ue. Da noi, la percentuale di occupati con contratto atipico si mantiene ancora al di sotto della media europea e ben lontana dai livelli della dinamica Spagna. Negli ultimi nove anni il peso dei contratti a tempo determinato sul totale delle assunzioni previste dalle imprese è aumentato di 12 punti percentuali, passando dal 30,8% del 2001 al 42,6% previsto per il 2008 (pari a 352 mila assunzioni, allo stesso livello del 2007). Nelle imprese, tuttavia - rileva l’indagine - aumentano anche i contratti ’stabili’, che quest’anno dovrebbero superare le 392 mila unità, pari al 47,4% delle 827.900 entrate stagionali.
Mentre rimane poco consistente il ricorso al nuovo apprendistato e al contratto di inserimento (rispettivamente 8,0% e 1,6%), e cala il ricorso al part-time (13,4%, a fronte del 15,0% del 2007), il contratto a tempo determinato, che le imprese usano soprattutto per far fronte a picchi di attività, sembra anche assumere sempre più il carattere di “contratto di prova”: lo confermano gli oltre 130 mila contratti a tempo determinato utilizzati proprio per “testare” nuovo personale. E considerato che per il 24% dei dipendenti a termine in forza presso le imprese nel 2007 si prevede una trasformazione in lavoratori a tempo indeterminato nel corso del 2008, la “flessibilità in entrata” sembra sempre più rappresentare una condizione “di passaggio”.
La tendenza evidenziata dall’indagine Excelsior è confermata anche dall’Istat, che, analizzando la situazione nelle grandi imprese, indica un aumento costante dei contratti a tempo determinato: dal 64,9% del totale del 2000 hanno raggiunto il 72,7% nel 2007 (il 55,4% a termine), con un peso maggiore nei servizi (75,7%) rispetto all’industria (65,4%). La realtà del precariato italiano è comunque più contenuta rispetto al resto d’Europa: l’Italia, infatti, con il suo 13,2% di occupati a tempo determinato sul totale alla fine del 2007, si mantiene al di sotto della media dei Ventisette (14,5%) e ben lontana dai livelli della Spagna, dove i contratti a scadenza rappresentano il 31,7% del totale.

Il VIDEO servizio:

Manovra: ecco le misure tra Robin tax e tagli alla spesa

I prezzi della frutta in un supermercato

Dalla Robin Tax ai tagli a scuola e sicurezza, dal piano casa agli interventi per Roma: sono molte le novità introdotte dal decreto legge che anticipa la finanziaria e che è stato approvato dalla Camera. Il pacchetto vale circa 13 miliardi di euro, più di un terzo del valore del Piano triennale di finanza pubblica che è pari a 35 miliardi. Ecco alcune delle principali novità.
Robin Tax. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l’aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile.
Social card. Per i meno abbienti 400 euro in buoni sconti sui prodotti alimentari e sulle bollette: la misura riguarda 1,2 milioni di cittadini, ma bisognerà avere la cittadinanza italiana. Ad alimentare il fondo saranno i conti bancari dormienti.
Contratti statali. Secondo le stime iniziali del governo le risorse a disposizioni per questo capitolo sono 2.240 milioni. I soldi arrivano dal Fondo per interventi strutturali di politica economica, che pero è più corposo e finanzia diverse voci. L’Esecutivo assicura che nonostante gli spostamenti effettuati su questo ‘gruzzolo’ (con tagli di 400 milioni per finanziare altre misure) per gli statali non c’è alcuna sforbiciata.
Nuovi tagli ai ministeri. Otto miliardi di ‘risparmi’ nel 2008, ai quali si aggiunge in extremis un nuovo pacchetto di tagli di 300 milioni con cui si finanzia lo stop ai ticket. I tagli alla spesa della P.A sono del 30%; le Autorità indipendenti sono escluse. Stretta anche sulle consulenze (-30% rispetto al 2004). I tagli più criticati riguardano la scuola, con una sforbiciata di 87.000 docenti, e la Sanità, con proteste dei governatori, a partire da Formigoni.
Via ticket per tre anni. Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009. Costo 834 milioni: il governo ne metterà la metà ma lo stanziamento diventa triennale. L’altrà metà è a carico delle Regioni.
Freno a falsi esenti sanità. Più rigore sulle richieste di esenzione dai ticket: via libera a controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non pagate. Taglio ai posti letto negli ospedali e del 20% sugli stipendi dei dirigenti sanitari.
Roma capitale. Ok ai 500 milioni di euro per il 2008 per superare il deficit di liquidità del comune. Alemanno è il nuovo commissario straordinario del governo.
Impronte digitali. Impronte digitali per tutti dal primo gennaio 2010. Saranno sulla carta d’identità.
Sicurezza. I tagli alle forze dell’ordine, che hanno suscitato le proteste degli operatori (3,2 Miliardi), sono in parte compensati con 300 milioni ai quali verranno aggiunte le risorse che arrivano dai beni confiscati alla mafia (valutato in circa 1 miliardo).
Università. Le università pubbliche (statali e non) potranno trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
Casa, fondo giovani coppie. Viene istituito un “fondo speciale di garanzia” per l’acquisto della prima casa da parte di single con figli piccoli. Aiuti anche agli studenti fuori sede e gli immigrati regolari a basso reddito residenti da almeno 10 anni nel territorio nazionale.
Limitazioni uso contante. Si torna indietro: si eleva da 5mila a 12500 euro la soglia massima per l’uso di contante. Stop al bollo di 1,50 euro per gli assegni non trasferibili.
5XMille anche a sport; arriva tax cinema. Sì al 5xmille per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni. Ok al credito d’imposta per investimenti nella “filiera del cinema”.
Class action. Proroga di sei mesi (quindi al 1/0 gennaio 2009) dell’entrata in vigore dell’azione collettiva risarcitoria introdotta dalla finanziaria 2008.
Giustizia civile, notifica via web. Nell’ambito del processo civile le notificazioni devono essere effettuate esclusivamente per via telematica.
Stretta turn over p.a. Avanzamenti di carriera ‘congelati’ per un anno. La manovra prevede anche una riduzione del turn-over.
Assunzioni, tornano i paletti. Obbligo per le imprese di comunicare l’assunzione il giorno prima dell’inizio del lavoro.
Servizi pubblici locali. Arriva la tanto attesa riforma, che introduce il sistema delle gare. Ma su richiesta della Lega la gara potrà essere evitata se la società è pubblica oppure mista e partecipata dall’ente locale.
Patto stabilità interno. Sanzioni per chi sfora e meccanismi premiali per gli enti ‘virtuosi’. Stretta sull’uso dei derivati da parte degli enti locali e stop ai prestiti senza rimborso contestuale di interessi e capitale. Pesante il giro di vite su Regioni e Enti locali: le Autonomie dovranno rinunciare a 3 miliardi quest’anno, oltre cinque nel 2009 e nove nel 2010.
Sindaci virtuosi e comunità montane. La sforbiciata colpirà solo i sindaci dei comuni con i conti in rosso, e saràperò del 30%. Taglio invece di 30 milioni all’anno per le comunità montane, ma a pagare di più saranno quelle in ‘pianura’.
Taglia-leggi, taglia-enti e taglia carta. Saltano 3.500 leggi “inutili”; stop agli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti. Dal 2009 la Gazzetta Ufficiale sarà on-line.
Fas va a Mzzogiorno, nasce la banca sud. Il fondo per le aree sotto utilizzate, guarda soprattutto al Sud: gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce la Banca per il Sud.

Finanziaria, sì della Camera alla fiducia

La Camera dei deputati

Con 323 sì e 253 no il governo ha incassato la fiducia dell’Aula della Camera sul decreto legge che compone la manovra economica triennale. Dopo il via libera di Montecitorio, previsto per giovedì all’ora di pranzo, il provvedimento passerà all’esame del Senato per la seconda lettura. Martedì mattina, a partire dalle 9, l’Assemblea esaminerà per l’intera giornata gli ordini del giorno al provvedimento.

Giovedì quindi il voto finale della Camera sulla manovra economica. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio, ha spiegato il deputato Michele Vietti (Udc), ha stabilito infatti che, concluso il voto di fiducia sul maxiemendamento del governo, domani mattina ci sarà l’illustrazione degli ordini del giorno, mercoledì mattina i pareri dell’esecutivo sugli ordini del giorno e nel pomeriggio le votazioni. Giovedì alle 12, poi, sono previste le dichiarazioni di voto (con diretta televisiva) e, a seguire, il voto finale sul provvedimento.

Il decreto legge che anticipa di fatto la Finanziaria contiene diverse misure. Dalla cosiddetta Robin Hood Tax alla cancellazione dei ticket sanitari, dalla “social card” per i poveri alla riforma dei servizi pubblici locali, dagli statali alla sicurezza, dal piano casa alla stretta per enti locali e ministeri. Il decreto (che vale oltre 13 miliardi) fa parte della manovra economica triennale da quasi 35 miliardi, di cui circa 30 miliardi di tagli alla spesa dal 2009 al 2011. A settembre, quindi, la legge Finanziaria dovrebbe contenere soltanto le tabelle e comunque essere priva di contenuti politici. Con queste novità, il governo punta a conseguire il pareggio di bilancio alla fine del triennio, così come concordato con Bruxelles.

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Manovra: il nodo degli Statali stringe i tempi della fiducia

camera

Inizio settimana con la fiducia. Infatti è previsto per oggi pomeriggio alla Camera il voto di fiducia sul maxiemendamento del governo alla manovra economica triennale. Domani saranno discussi gli ordini del giorno. Giovedì il provvedimento andrà al Senato, in modo da poter essere approvato entro i primi giorni di agosto, prima della pausa estiva.

Ma sul fronte del dibattito politico-sindacale sono ancora forti i toni e le polemiche sulle risorse per i contratti del pubblico impiego, in particolare sul taglio di 400 milioni dei fondi accantonati per i rinnovi dei contratti pubblici per il triennio 2009-2011.
La Cgil è sul piede di guerra: “Se si va avanti così” dice Carlo Podda, segretario della Cgil funzione pubblica “a settembre lo sciopero sarà inevitabile”. Per Podda, i tagli non ricadranno solo sugli stipendi dei dipendenti della pubblica amministrazione ma ci saranno anche meno servizi per i cittadini.
Getta acqua sul fuoco il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta: “Il testo che conta è il Dpef con l’inflazione programmata all’1,7% per quest’anno e all’1,5% nel 2009, toccherà poi alla legge finanziaria quantificare e finalizzare le risorse necessarie, insomma definire la cifra che equivale a quegli obiettivi di inflazione”.
La filosofia di Brunetta è che non ci saranno tagli ai premi, ma che fondi equivalenti o di più, provenienti dai risparmi sulle consulenze, saranno destinati ad una nuova contrattazione di secondo livello che deve premiare il merito. Brunetta ha anche annunciato di aver dato indicazioni all’Aran di avviare il dibatti su un nuovo modello di contratto “tendenzialmente unificato con quello del lavoro privato, pur con alcune specificità proprie del pubblico”.
Sceglie la linea della trattativa la Uil di Luigi Angeletti che in un’intervista al Messaggero di stamani spiega che è necessario avviare in tempi rapidissimi la trattativa per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Ma non chiude la porta allo scioper: ““Prima la trattativa, poi l’eventuale sciopero. Dipenderà dall’atteggiamento dell’esecutivo”. Insomma la Uil prima di “scioperare vuole discutere di nuove regolare con le quali assegnare i premi che tuttavia non riguardano solo i dipendenti pubblici”. Angeletti è d’accordo con Brunetta che il merito va premiato, “ma quello che non accettiamo è che la ricerca di nuove regola possa essere un pretesto per ridurre le risorse”.
È prevista poi per giovedì prossimo l’avvio della trattativa tra Confindustria e sindacati del negoziato ad oltranza sul rinnovo dei contratti nazionali. La differenza sta in pochi decimali, ma importanti. Su come recuperare il potere d’acquisto dei salari. L’obiettivo è stabilire prima delle vacanze le regole per i rinnovi contrattuali nazionali. Per il 2009 di sicuro la cifra sarà più alta dell’1,7 per cento (inflazione programmata) che il governo offre agli statali. La Confindustria sta sul 2 per cento. Cgil, Cisl e Uil, in ordine sparso, chiedono di più; servirebbe almeno il 2,5 per cento per metterle d’accordo.

Il VIDEO servizio:

Manovra al rush finale: sì delle Commissioni, no dalle regioni

La Camera dei deputati

Via i ticket sanitari sulla diagnostica dal prossimo anno, ma senza l’aiuto economico (400 milioni) previsto dal governo. Tutte le carte d’identità, poi, dal 2010 dovranno contenere, le impronte digitali dei cittadini. Sono alcune delle novità approvate durante la seduta notturna con la quale le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato il via libera al disegno di legge della manovra finanziaria, inviando all’aula il provvedimento sul quale viene dato per scontato l’arrivo della fiducia. Ecco, in sintesi, alcune delle principali novità approvate.
- Stop ai ticket sulla diagnostica anche nel 2009, ma senza i 400 milioni che il governo ha annunciato di essere disposto a mettere sul tavolo per coprire la metà delle copertura necessaria. Tutto resta, per ora, sulle spalle delle regioni. Il governo aveva però annunciato ieri di essere pronto a mettere sul tavolo la metà delle risorse necessarie (400 milioni). E il giudizio delle regioni è stato categorico: “Il governo non ha fatto nuove proposte ed ha confermato i tagli annunciati, che non rispettano il patto per la salute 2007-2009 di 834 milioni di euro”, ha commentato il presidente delle regioni, Vasco Errani. “Per noi” ha detto Vasco Errani “l’incontro è stato molto negativo valuteremo nei prossimi giorni le iniziative da prendere”.
- È stato approvato l’emendamento che rimpolpa i fondi per la sicurezza con 300 milioni.
- Vita dura per i furbi che dichiarano un basso reddito per ottenere l’esenzione sanitaria dalle prestazioni diagnostiche. Saranno ora fatti veloci controlli incrociati e, se l’autodichiarazione risulterà falsa, le Usl recupereranno le somme non versate.
- Stretta per le strutture private in convenzione. Le Usl non pagheranno più “piè di lista” ma potranno decidere di introdurre autorizzazioni preventive in alcuni casi e bloccare i pagamenti se questi superano una certa soglia. Poi dovranno controllare almeno il 10% (e non più il 2%) delle cartelle cliniche e delle corrispondenti schede di dimissioni. Per alcune patologie i controlli potranno essere a tappeto.
- Salta, come preannunciato ieri, la norma azzera-vertici per l’Authority per l’Energia. La norma originaria prevedeva la decadenza del board dell’autorità entro trenta giorni dalla conversione del decreto. Un emendamento del governo ha cancellato l’intero articolo.
- Cambia la stretta sui sindaci. Un emendamento del relatore fa saltare il taglio del 20% delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza dei sindaci e dei consiglieri comunali degli enti locali virtuosi. Per contro quelli con i conti in rosso dovranno stringere la cinghia di più: per loro il taglio passa al 30%. In pratica il 90% dei comuni rimarrà fu ori dal taglio.
- Diventano più rigorosi i finanziamenti per le comunità montane: in totale riceveranno 30 milioni in meno all’anno dal 2009 al 2011, con un’ulteriore aggiunta. Il taglio sarà graduato su base altimetrica: più la comunità montana è “marina” e più la sforbiciata sarà pesante.
- Sono state approvate alcune norme volute dalla maggioranza, con alcuni paletti richiesti dall’opposizione. Il Fas, il fondo per le aree sotto utilizzate, guarderà così soprattutto al Sud. In particolare gli stanziamenti del quadro strategico nazionale dovranno essere indirizzati per l’85% al Mezzogiorno. Nasce poi la Banca per il Sud.
- Resta “parcheggiato” l’emendamento del governo - potrebbe essere recuperato nel maxi emendamento sul quale il governo porrà la fiducia - che, tra le altre modifiche, cancella la norma che imponeva il rispetto della copertura non solo per il saldo netto da finanziare ma anche per il fabbisogno del settore statale e per l’indebitamento netto della pubblica amministrazione (il deficit). L’emendamento del governo serviva soprattutto a superare l’impasse che si è creato al Senato che sta esaminando il decreto fiscale con il taglio dell’Ici che non è coperto per quasi un miliardo per il fabbisogno.

Via libera al prestito per Alitalia, ma l’Ue indaga

Il Centro Direzionale Alitalia a Roma

Via libera della Camera al prestito ponte per Alitalia: l’Aula ha approvato la conversione in legge del decreto che prevede uno stanziamento di 300 milioni per la compagnia di bandiera. Ma la Commissione europea, come atteso, ha dato il via all’indagine destinata ad accertare se l’intervento pubblico in favore del vettore nazionale sia un aiuto di Stato compatibile con le norme comunitarie sul mercato unico europeo. Bruxelles, però, precisa che non si tratta di una procedura d’infrazione: in altri termini, l’apertura di un’inchiesta approfondita non pregiudica in alcun modo la decisione finale della Commissione, ma consentirà a tutte le parti interessate al dossier di esprimere il proprio punto di vista.

Getta acqua sul fuoco il presidente della compagnia di bandiera, Aristide Police: “Ritengo che l’intervento su Alitalia non sia affatto un aiuto: è un prestito con scadenza e tassi di interesse peraltro salati”, assicurando che tutti gli interventi adottati sia dal passato governo che da quello attuale sono “conformi al diritto comunitario”. “Non a caso si chiama prestito-ponte” ha precisato Police “perché serve per il raggiungimento di una sponda che stiamo perseguendo con convinzione, grazie anche all’importante advisor che il governo ha scelto per completare il processo di privatizzazione”. Ricordando le ragioni che già il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva addotto all’Unione Europea, nel giustificare il proprio operato, il presidente dell’aviolinea nazionale ha ribadito che il prestito, “non è un aiuto né tanto meno illegittimo, ma uno strumento per consentire la privatizzazione, per stare sul mercato e non fuori con il sussidio dello Stato”. E Police non esclude la possibilità di un prestito dalle banche, a condizioni migliori di quelle previste dal decreto.
Intanto il governo prepara una lettera con le risposte per Bruxelles. “Non sono molto preoccupato per il problema di infrazione sollevato dalla Commissione europea perché quella siamo in grado di risolverla. E spiegheremo i motivi del decreto passato oggi alla Camera” afferma il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. E aggiunge: “Sono molto più preoccupato dalla situazione dell’Alitalia, anche se stanno lavorando molto bene e sono fiducioso che si troverà una soluzione. Entro trenta giorni risponderemo alla Commissione europea”.

Ora il provvedimento torna in Senato perché differente dal decreto originario e dal testo licenziato da Palazzo Madama, dove dovrà essere ratificato senza modifiche entro il 22 giugno. A Montecitorio la conversione è stata approvata stamane dopo molte sedute dedicate a esaminare le proposte di modifica esaminate avanzate dall’opposizione, ed in particolare dall’Italia dei Valori. Il nuovo testo incorpora una serie di norme introdotte con altri decreti in materia di scelta e ruolo dell’advisor per la privatizzazione della compagnia di bandiera, esenzione dagli obblighi di trasparenza in termini di comunicazioni al mercato, utilizzazione del prestito a copertura delle perdite.
In particolare, nel testo licenziato dalla Camera è stato inserito l’articolo 4 del decreto legge fiscale sull’Ici che consente di trasformare il prestito in patrimonio netto della Compagnia in caso di riduzione del capitale sotto il minimo previsto dal codice civile. Inoltre, il testo che sarà trasmesso al Senato ha poi fatto proprio l’articolo 1 del decreto legge sul monitoraggio della spesa che prevede alcune deroghe alla legge 474 del 1994 sulle privatizzazioni, con la nomina di un advisor ( già individuato dal Consiglio dei Ministri in Intesa SanPaolo). Advisor che potrà agire in conto terzi o anche in proprio. E questa ultima possibilità è stata molto criticata dall’opposizione visto che l’istituto di credito guidato da Corrado Passera è già sceso in campo a fianco dell’Air One nella gara di privatizzazione dell’Alitalia predisposta dal Governo Prodi. Un’ulteriore novità riguarda la sospensione degli obblighi informativi al mercato da parte della compagnia di bandiera. E tale decisione ha indotto la Consob a sospendere la quotazione in Borsa del titolo.

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Moretti giù dal treno? Prossima fermata la poltrona di un ministero

Il sindaco Walter Veltroni e l'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti

Dopo appena un anno passato alla guida delle Ferrovie, ora Mauro Moretti vuole buttarsi in politica. Con i Ds, naturalmente, che sono il suo partito di riferimento così come prima, ai tempi in cui fu segretario della Cgil trasporti, lo era stato il Pci. Moretti punta in alto: ministro delle Infrastruuture e dei Trasporti nell’ipotesi non del tutto improbabile che nel giro di qualche mese si arrivi a un rimpastino o a un rimpastone con un esecutivo più snello o forse di carattere tecnico, con un numero di ministri e sottosegretari ridotto rispetto al record degli attuali 103.

Sempre che il centrosinistra non vada in pezzi prima, magari di fronte ad una delle tante curve che dovrà affrontare in occasione della discussione della Finanziaria in Parlamento e si vada nel giro di qualche mese ad elezioni anticipate. In questo caso per Moretti scatterebbe il piano B, e cioè la possibilità di candidarsi con i Ds in qualche collegio sicuro magari dalle parti di Rimini che è la sua città di origine. La voce che Moretti intenda cambiare in fretta mestiere circola con insistenza non solo nel palazzone umbertino di piazza della Croce Rossa a Roma, sede delle Fs, ma anche a palazzo Chigi e a Montecitorio.

Al punto che nell’audizione dello stesso Moretti del 3 ottobre alla Camera, il combattivo segretario della commissione Trasporti, Egidio Pedrini dell’Italia dei valori, prima ha definito l’amministratore Fs tra il serio e il faceto “signor ministro” e poi ha precisato: “Moretti non può parlare come se fosse il ministro delle Infrastrutture, le scelte sulle Fs le fa il Parlamento”. Pedrini si riferiva in particolare alla parte dell’esposizione dell’amministratore delle Fs in cui quest’ultimo aveva ribadito con forza, tra lo stupore generale, che era l’ora di finirla con lo Stato sociale nel settore dei trasporti e che le Fs sono una società per azioni e come tale devono comportarsi. Dimenticandosi che della Spa le Ferrovie italiane purtroppo hanno appena l’involucro formale essendo per intero possedute dal ministero dell’Economia e vivendo soprattutto dei trasferimenti pubblici decisi ogni anno in Finanziaria.

A rinfocolare il sospetto che Moretti voglia lasciare in fretta le Fs ci sono almeno altri tre elementi. Il primo è il forsennato attivismo dello stesso Moretti, presente in ogni occasione molto al di là dei suoi compiti istituzionali e della prassi. Il secondo è una recente intervista al Corriere della sera in cui l’amministratore delegato più che dei problemi e delle prospettive delle ferrovie si è soffermato a discettare dell’universo mondo dei trasporti come fosse, appunto, il plenipotenziario del settore. E il terzo elemento è un’altra intervista rilasciata a Libero dal sottosegretario Cesare De Piccoli, anche lui Ds. Un intervento di forte critica all’operato di Moretti, letto dagli esperti di cose ferroviarie come un altolà lanciato da una parte degli stessi Ds alle mire espansionistiche di quello che ormai molti nel centrosinistra definiscono con una bella dose di ironia il Napoleoncino dei binari.

Un condottiero che però, fino ad ora, ha trovato sul suo cammino più Waterloo che Austerlitz dal momento che purtroppo per i clienti e il paese nel suo complesso in questi dodici mesi di cura Moretti i cambiamenti e i miglioramenti sono stati più annunciati che attuati.

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