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Perché il prezzo della benzina continuerà ad aumentare

Pompe di benzina in un distributore (Ansa)

Pompe di benzina in un distributore (Ansa)

Di Claudia Daconto

Costi quel che costi, all’auto gli italiani non rinunciano. Neanche in tempi di crisi. Secondo i dati di Adiconsum l’84% della popolazione compie in media 2 spostamenti al giorno, percorrendo circa 34 km. I continui aumenti del prezzo della benzina, che dopo tre settimane di lievi ribassi ha ripreso a correre, influiscono poco sulle abitudini dei nostri connazionali.
La benzina italiana è tra le più care d’Europa: settimo posto per la verde, sesto per il gasolio. Il prezzo scende poco o niente quando cala quello del greggio, schizza invece alle stelle quando sale. Perché? Secondo Raffaele Caracciolo, responsabile settore auto di Adiconsum, la colpa è dei benzinai “che si assumono il ruolo di esattori per conto dello Stato”. Continua

Aeroporti, treni e autostrade: 2010 più caro per chi viaggia

Traffico in autostrada tra Firenze e Bologna - Ansa

Traffico in autostrada tra Firenze e Bologna - Ansa

Buon 2010, ma meglio se lo si festeggia in casa. Per chi viaggia, infatti, l’anno nuovo porta soprattutto rincari. Degli aumenti delle tariffe ferroviarie sulle tratte dell’Alta velocità abbiamo già discusso. Ma anche a scegliere mezzi di trasporto alternativi ci si deve preparare a tirare fuori qualche euro in più dal portafoglio (a meno di non avere la passione per la bicicletta e tanto tempo). Continua

Il pieno costa 13 euro meno. Dietro il calo lo spettro della recessione

Benzinai
Nuovi ribassi per i carburanti. Agip taglia ancora i “prezzi consigliati” sia della benzina che del gasolio, rispettivamente a 1,109 euro (-1,5 centesimi) e 1,057 (-2,2 centesimi). Il risparmio per il pieno è di circa 13 euro rispetto alle festività 2007. E chi, dei 4 italini su 10 in viaggio per Natale, userà l’auto potrà tirare un sospiro di sollievo.
Complice la brusca frenata delle quotazioni dell’oro nero, un litro di benzina costa oltre 25 centesimi in meno di un anno fa, un litro in meno di gasolio invece costa 24 centesimi in meno. Oggi i prezzi del petrolio sono scesi sotto i 38 dollari al barile sul New York Mercantile Exchange (Nymex), dopo una serie di dati economici che suggeriscono come la recessione dell’economia americana sia destinata a peggiorare.
“I mercati dell’energia stanno reagendo soprattutto alle cattive notizie economiche, e sembra quasi che stiano aspettando che accada qualcosa di negativo”, ha detto l’analista petrolifero Peter Beutel della società Cameron Hanover.

La recessione degli Stati Uniti e una serie pressoché ininterrotta di dati nefasti sulla situazione economica mondiale ha fatto scendere i prezzi dai livelli record toccati in luglio, quando il greggio arrivò a 147,27 dollari al barile. Da allora i prezzi sono scesi del 73%, sull’onda di centinaia di migliaia di licenziamenti e un crollo delle spese dei consumatori, che hanno trascinato con sé il consumo di energia.
Il dipartimento del Commercio americano ha detto che il prodotto interno lordo, la somma totale dei beni e dei servizi prodotti da un’economia, nel periodo tra luglio e settembre è diminuito negli Stati Uniti dello 0,5 per cento. Si e’ trattato della flessione peggiore dal terzo trimestre 2001, quando la contrazione registrata fu dell’1,4 per cento.
Ad affiancare le notizie sul Pil sono arrivate poi quelle sul settore immobiliare, il cui crollo e’ alla base della crisi finanziaria. Le vendite di case nuove negli Stati Uniti nel mese di novembre sono calate arrivando al livello minimo in quasi 18 anni, mentre le vendite di case esistenti hanno riportato un tonfo dell’8,6 per cento.
Ma il peggio sembra dover ancora arrivare, e per molti l’attuale trimestre potrebbe essere il punto più basso di tutta la recessione, iniziata ufficialmente nel dicembre 2007. Alcuni analisti prevedono un crollo del Pil fino al 6% nel quarto trimestre, che ne farebbe il peggiore dal -6,4% dell’ultimo trimestre del 1982.
Se la recessione terminerà nel giugno 2009, come molti economisti prevedono, sarà durata 18 mesi, il periodo più lungo dal termine della Seconda Guerra Mondiale.
E i prezzi del greggio continuano così a crollare nonostante la settimana scorsa l’Opec, l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio, abbia deciso di ridurre la produzione giornaliera di 2,2 milioni di barili, il più grande taglio di sempre.
Il crollo dei prezzi del petrolio ha fatto calare decisamente il prezzo della benzina, fornendo ai consumatori uno dei pochi aspetti positivi in un’economia che soffre della crisi peggiore in almeno 25 anni.

Il petrolio costa meno ma i carburanti continuano ad aumentare

Pieno ricco

Calano le quotazioni del petrolio, ma benzina e gasolio non sono più economici. Anzi. “Sarebbe logico aspettarsi una diminuzione dei prezzi dei carburanti, che dovrebbero attestarsi ben al di sotto di 1,40 euro al litro” denuncia in una nota Federconsumatori. E arriva persino a chiedere l’abolizione della Robin Tax sulle compagnie petrolifere, per rimpinguare un po’ le tasche dei consumatori. “Di diminuzioni non vi è stata neanche l’ombra, anzi, i prezzi” sottolinea l’associazione “sono vergognosamente aumentati, attestandosi intorno a 1,47-1,48 euro al litro, con un sovrapprezzo di 7-8 centesimi al litro”.

Eppure la retromarcia del petrolio, sceso oggi sotto i 106 dollari al barile, lascerebbe ben sperare per i prezzi della benzina. Se il greggio dovesse mantenersi su questi livelli, i listini dei carburanti potrebbero infatti scendere nei prossimi giorni di circa 6 centesimi al litro: il calcolo può essere fatto, per quanto sommariamente, ripercorrendo a ritroso i cammini paralleli di petrolio e carburanti nell’ultimo anno.
Per ritrovare il petrolio a 106 dollari al barile bisogna risalire alla prima settimana di aprile, quando il greggio, superata la soglia dei 100 dollari, aveva appena intrapreso l’impetuosa corsa al rialzo che a luglio lo avrebbe portato sopra i 140 dollari. Nella seconda settimana di aprile, dopo quindi quelli che sono più o meno i tempi tecnici di trasferimento delle variazioni del prezzo del greggio a valle, la verde si aggirava a ridosso di 1,40 euro al litro (esattamente 1,398 euro l’11 aprile) e quello del diesel era di 1,369. Cifre ben diverse dagli attuali 1,478 euro al litro della benzina e 1,447 del gasolio, che lasciano quindi presagire possibili prossime riduzioni nei distributori. Bisogna però tenere anche conto del fatto che, ad aprile, i listini di benzina e diesel beneficiavano del taglio di 2 centesimi al litro deciso dal governo Prodi per calmierare il prezzo dei carburanti. Al lordo dello sconto fiscale, il prezzo della senza piombo sarebbe stato quindi cinque mesi fa di 1,418 euro, 6 centesimi in meno rispetto ad oggi. Non va inoltre dimenticato anche il ruolo di “scudo” giocato dall’euro. Ad aprile la moneta unica viaggiava su 1,56 dollari, mentre oggi è scesa vertiginosamente a a circa 1,45 dollari.

Italiani e l’auto, amore costoso e irrinunciabile

Piazzale-auto

Acquistare e utilizzare un’automobile costa sempre di più. Nel 2007 gli italiani hanno sborsato 160 miliardi di euro, di cui 46,5 miliardi versati nelle casse del fisco. Secondo i dati contenuti nell’Annuario statistico 2008 dell’Automobile Club d’Italia rispetto al 2006, c’è un aumento del 3,3% e del 3,8%.
La voce più consistente è rappresentata dall’acquisto dell’auto: sono stati spesi 56 miliardi di euro (+5,4%). Subito dopo c’è il carburante: 39,4 miliardi di euro (+1,4%). Di questi, 21,8 miliardi sono andati al fisco (+1,7%). Sul totale della spesa carburanti il prelievo fiscale ha inciso per il 55%. Quella per l’automobile è la terza voce di spesa per la famiglie italiane, dopo la casa e l’alimentazione e il prelievo fiscale incide per circa un terzo. “Occorre più equità e coerenza nella tassazione” sottolinea il presidente dell’Aci, Enrico Gelpi “a cominciare dal bollo auto. Se l’attuale congiuntura economica non ne consente l’abolizione da subito, come auspicato, sono tuttavia possibili sin d’ora semplificazioni in grado di assicurare riduzioni di spesa. Il bollo” propone Gelpi “deve tornare a essere bollo di circolazione e la tassazione dovrà essere proporzionale all’uso dell’auto. Una soluzione che si può rendere subito operativa grazie all’attuale tecnologia satellitare”.
Secondo i dati dell’Annuario statistico Aci, nel 2007 sono aumentate sette voci di spesa sulle complessive otto. Per la manutenzione se ne sono andati 24,1 miliardi di euro (+2,2%), per i parcheggi 7,9 miliardi (+2,6%) e per la tassa automobilistica 4,7 miliardi (+9,5%). Diminuisce la spesa per la Rc auto, che è stata di circa 17 miliardi di Euro (-0,4% rispetto al 2006).
Seppur caratterizzata da una lieve diminuzione, la Rc auto si conferma la quarta voce di spesa. Su questo fronte, secondo il presidente dell’Aci Gelpi, è possibile ottenere ulteriori risparmi: “La tariffa base va collegata a comportamenti virtuosi del conducente quali, ad esempio, la dotazione di punti patente, la gravità dell’incidente, la presenza di dispositivi di sicurezza sulla propria vettura. Inoltre, bisogna favorire una maggiore personalizzazione delle polizze”.
L’ultimo posto della classifica per voce di spesa sostenuta è occupato dai pedaggi autostradali, che conquistano, però, il gradino minore del podio per quanto riguarda la percentuale di aumento della spesa: +4,4%. I pedaggi sono infatti passati da 3,7 miliardi di euro spesi dagli automobilisti nel 2006 ai 3,9 miliardi dello scorso anno. Negli ultimi tre anni, la spesa per i pedaggi autostradali è sistematicamente aumentata di oltre 200 milioni di Euro all’anno.
“Chiaro che il servizio va pagato” conclude il presidente Gelpi “ma altrettanto evidenti devono essere i meccanismi di revisione delle tariffe. Sarebbe bene che venissero collegati non soltanto ad effettivi investimenti per la sicurezza stradale ma anche a oggettivi criteri di valutazione dei benefici indotti in termini di incidentalità”.

Il VIDEO servizio:

Il secondo senso - Carburanti

“Con il caro-gasolio l’Italia rischia la rivolta del pane”
(Luca Zaia, ministro delle Politiche Agricole)
voleva dire:
“Bloccheremo il prezzo del carburante per pescatori e agricoltori”

Caro carburanti: camionisti italiani pronti allo sciopero

la protesta va avanti

Il caro-carburanti e le sue immediate ripercussioni sugli automobilisti e sulle categorie professionali interessate (trasportatori e pescatori) al centro delle decisioni del Governo. “Stiamo predisponendo un piano da proporre a Tremonti che preveda un blocco delle accise per tutto il 2008. E’ importante soprattutto per l’inflazione”.
Così il sottosegretario allo sviluppo economico Ugo Martinat, ha anticipato i contenuti della proposta, che sarà avanzata questo pomeriggio agli autotrasportatori durante il previsto con il Governo. “Il piano finanziario 2008 prevede di incassare un ‘tot’ di accise, le tasse sui carburanti, nel momento in cui il petrolio continua a salire anche le accise aumentano. Quindi si fa cassa per lo Stato ma si penalizza il cittadino. Dato che le accise sono i tre quarti del costo alla pompa, qualora continuasse a salire il petrolio, se si congelano le imposte si riduce fortemente l’impatto dell’aumento”. Martinat non ha escluso che gli altri ministeri presenti all’incontro tra cui quello alle Infrastrutture e Trasporti possano anche loro avanzare delle proposte di sconti sul prezzo dei carburanti per determinate categorie quali appunto gli autotrasportatori.
Da parte loro le categorie non staranno ad aspettare: senza provvedimenti immediati l’autotrasporto si ferma. Questa è la decisione del comitato esecutivo della Conftrasporto. Per i presidenti di Conftrasporto Fabrizio Palenzona e della Fai Paolo Uggè, di particolare rilevanza la messa a disposizione delle risorse promesse e a tutt’oggi non rese disponibili, la clausola per il recupero, attraverso l’introduzione di norme antidumping, delle continue variazioni alle quali la voce gasolio è sottoposta, il ripristino delle risorse per lo sviluppo delle autostrade del mare e l’avvio concreto e certo dei controlli per combattere l’abusivismo.
Anche i camionisti francesi, spagnoli e portoghesi si sono mobilitati conto il rialzo di prezzi del carburante.
I più “duri” sono gli autotrasportatori spagnoli, la cui protesta non ha una data di termine fissata in anticipo. L’obiettivo è stroncare le forniture di carburanti ma anche l’approvvigionamento dei beni destinati ai supermercati. Anche i francesi protestano dall’altro lato del confine: duecento camion si sono diretti con insostenibile lentezza verso Bordeaux, con la conseguenza di aver creato code lunghe 30 chilometri.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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