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Carlo-Toto

Da 1 miliardo 700 milioni a 2,5 miliardi di euro: è quanto costerebbe allo Stato, o al sistema Italia, in ogni caso al contribuente, accettare alla lettera le clausole imposte dall’Air France- Klm per assorbire l’Alitalia. Una cifra in gran parte da pagare sull’unghia. Vediamo perché, secondo i calcoli di Panorama, sentiti esperti, politici, fonti riservate del ministero dell’Economia e dopo aver consultato documenti dei sindacati e delle altre parti interessate. Il capitolo più rilevante è la richiesta tassativa di chiudere il contenzioso fra la Sea e l’Alitalia. L’azienda che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate, presieduta da Giuseppe Bonomi, primo azionista il Comune di Milano, ha depositato presso il tribunale di Busto Arsizio un’azione di risarcimento da 1,25 miliardi per “danno emergente e lucro cessante”, cioè per l’abbandono dello scalo milanese da parte della compagnia aerea. Jean-Cyril Spinetta, numero uno dell’Air France-Klm, pretende dal governo una manleva, cioè la garanzia formale e scritta che si accollerà tutte le spese se la magistratura darà ragione alla Sea. Escluso un decreto, che con le elezioni alle porte non avrebbe neppure i tempi tecnici di conversione in legge, si tratta di accantonare i soldi, come fanno le aziende private per far fronte alle querele. Bonomi ha già detto che la cifra è trattabile, però la causa (appoggiata in pieno dal sindaco di Milano, Letizia Moratti) non è ritirabile. Si potrebbe scendere a 4-500 milioni, cioè al “lucro cessante”, ma solo a condizione che il governo si accolli altri impegni. Anche questi con oneri ancora tutti da verificare. La seconda voce di spesa immediata è il prestito ponte da 300 milioni che il Tesoro dovrebbe concedere all’Alitalia per garantirne la sopravvivenza da qui alla chiusura dell’accordo con l’Air France. Il prestito ha già sollevato i malumori dell’Unione Europea e il Tesoro dovrebbe quindi tentare di ricorrere al mercato. Poi c’è il problema spinoso dei cosiddetti esuberi, le persone a rischio di licenziamento.
È in realtà lo scoglio, anzi un’enorme barriera, contro cui pare destinata a infrangersi l’intera trattativa: Spinetta chiede il sì scritto di tutte le organizzazioni sindacali di piloti, personale di volo e addetti di terra. E mercoledì 19 lo ha ribadito a Roma: senza l’ok sindacale l’assorbimento dell’Alitalia è praticamente impossibile. Il primo incontro, martedì 18 marzo, era andato malissimo; il secondo, dopo preliminari il 20 marzo, dovrebbe tenersi dopo Pasqua. L’ultimatum scade il 31. Nel piano di Spinetta i tagli riguardano 1.600 dipendenti nell’Az Fly, cioè il personale collegato ai voli, e almeno 500 nell’Az Servizi, principalmente la manutenzione. Ma secondo un documento riservato della Cgil gli esuberi raggiungerebbero il totale di 7 mila in tutta Italia, tra aziende che lavorano direttamente per l’Alitalia, come l’Atitech di Napoli, e l’indotto di Malpensa. Paolo Ferrero, ministro uscente della Solidarietà sociale, e il suo collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi, hanno sui loro tavoli dossier ancora più pessimistici: 10 mila posti a rischio, dei quali dovrebbe farsi carico lo Stato attivando immediatamente la cassa integrazione. A quale costo? Il governo ha appena firmato una prima procedura di cassa integrazione per 900 dipendenti Sea di Malpensa: 80 milioni in due anni, circa 45 mila euro l’anno per ogni addetto.

Attenzione: questi 900 lavoratori che perdono il posto a causa del taglio dei voli già deciso dall’Alitalia sono in aggiunta ai 7-10 mila stimati da sindacati e governo. Ma procedura e costi sono unanimemente considerati il modello da estendere all’intera operazione. Dunque se gli esuberi saranno 7 mila lo Stato dovrà impegnarsi per 315 milioni l’anno se saliranno a 10 mila per 450 milioni. In aggiunta ai 40 già decisi per 2008 e 2009. Non finisce qui, perché altri 5-700 dipendenti dell’Az Servizi dovrebbero passare alla Fintecna, contenitore nato dalle ceneri dell’Iri per gestire aziende decotte. Anche per questa operazione ci sarebbe un prezzo, da definire.
A questo punto siamo già a 1,25 miliardi di euro da stanziare subito nella migliore delle ipotesi, quella dell’accordo extragiudiziale con la Sea. A 2 miliardi nella peggiore. Per limitarci però ai soli costi vivi. Alla lista va aggiunta la svalutazione dell’offerta “cash” per le azioni Alitalia da parte dell’Air France-Klm. Erano 485,3 milioni a dicembre 2007, si sono ridotti a 138,5 oggi. Dunque circa 347 milioni di minori introiti, giustificati da Spinetta con l’incrocio tra perdita di valore in questi tre mesi dell’Alitalia e calo della capitalizzazione dell’Air France-Klm in borsa: l’offerta è infatti di un’azione Air France ogni 160 Alitalia, stimate a Parigi e Amsterdam meno di 10 centesimi. Questo calcolo trascina un’ulteriore conseguenza: al Tesoro viene offerto non più il 3,2 per cento dell’eventuale nuovo gruppo Air France-Klm-Alitalia, bensì l’1,5. Quanto pesa questa perdita? Dipende dalle oscillazioni del mercato: oggi incide tra gli 80 e i 140 milioni. In compenso i francesi migliorano la proposta di aumento di capitale: 1 miliardo anziché 750 milioni. Al conto immediato vanno aggiunte le spese per i prossimi anni. Solo per gli ammortizzatori sociali non meno di 200 milioni l’anno da qui al 2011-2012, 150 dei quali per la sola Lombardia.
E se nella ricca Padania i lavoratori potrebbero riconvertirsi più facilmente, è anche vero che un documento dello Studio Ambrosetti calcola in un punto percentuale del pil della Lombardia l’impatto globale del ridimensionamento di Malpensa sull’economia della regione. Di quanto stiamo parlando? Della bellezza di 3 miliardi di euro; cioè la riduzione della crescita del pil lombardo nel 2008 dal 3,5 al 2,5 per cento.

È ragionando su queste cifre che nel governo, nel Partito democratico e alleati (su tutti, Antonio Di Pietro) sta montando la rabbia nei confronti di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. “La sola Malpensa vale dieci volte l’Alitalia, ci abbiamo investito 20 miliardi” protesta Di Pietro. “Questa operazione non ha senso”: Walter Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi alla moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino l’Alitalia. Questione che si scontra con un’altra clausola imposta da Spinetta, che cioè vengano mantenuti gli slot, ma questo impedirebbe ad altre compagnie di offrire collegamenti alternativi tra Milano e il mondo.
A sinistra si litiga furiosamente e si invocano soluzioni bipartisan. Cioè concordate con Silvio Berlusconi, con la Lega e con An. Quasi certamente il Cavaliere finirà per trovarsi la grana sul tavolo, se vincerà le elezioni. Nel frattempo, come si è chiesto il Financial Times, si capirà se “Spinetta vuol fare il check-in o il check-out dall’Alitalia”. Se insomma la sua offerta capestro sia in realtà un modo per sfilarsi. Lasciando al futuro governo di Roma due possibilità: il commissariamento dell’Alitalia o una cordata tricolore che risorga all’orizzonte. Berlusconi è tra i pochi a crederci.
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Berlusconi rompe il silenzio su Alitalia e va all’attacco: la proposta di Air France ”è irricevibile”, dice e suona la riscossa del tricolore. ”E’ venuto il momento che se esistono in Italia degli imprenditori con un minimo di orgoglio si devono fare avanti”. Il Cavaliere pensa, in particolare, all’offerta di Air One come una delle iniziative possibili. Una ipotesi che in nottata rafforza chiarendo che la compagnia aerea francese rinuncerà all’acquisto del vettore italiano per lasciare spazio al rilancio di Toto e di una cordata di imprenditori che dovrebbe comprendere Banca Intesa e vede anche l’interessamento dei suoi figli.
E’ quindi scontro con Romano Prodi, che ieri in serata, come ha reso noto lo stesso Berlusconi, ha cercato telefonicamente il Cavaliere.
Per ora, risponde il Professore, quella di Air France ”è l’unica proposta. Se Berlusconi non è d’accordo presenti un’altra soluzione”. Il che significa avere un piano e poi fare un’opa che deve essere valutata e accettata dal Tesoro, chiarisce Palazzo Chigi.
Le posizioni di Berlusconi sono invece ”inaccettabili” per il ministro Pierluigi Bersani, che ha definito ”irresponsabile” l’atteggiamento del leader del Pdl.
Romano Prodi e il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa sono infatti convinti che se dovesse saltare la trattativa con Parigi, il destino della compagnia di bandiera si ridurrebbe al commissariamento. E il fallimento sarebbe dietro l’angolo. Scenario che va evitato a tutti i costi. Certo, spiega il leader del Pd Walter Veltroni (che avrebbe però apprezzato poco il fatto di essere stato messo in disparte in questa vicenda) su Malpensa serve ”gradualità”. E poi se Alitalia non può avere due hub, l’Italia invece - sostiene - può.
Tra le cose che sembrano non andare giù al Cavaliere c’è proprio il trattamento riservato dai francesi su Malpensa. Il numero uno di Air France Jean-Ceryl Spinetta, ha chiuso definitivamente la porta a qualsiasi ripensamento. E questa, insieme al capitolo cargo, è una delle condizioni ”inaccettabili” per il Pdl. Ma il consenso di Fi, An e Lega è considerato da Parigi necessario.
Nonostante la dura presa di posizione di Berlusconi, non è comunque ancora detta l’ultima parola. Due infatti sono le anime che in questi giorni si stanno confrontando: da una parte il Carroccio e la ‘carica’ dei lombardi, dall’altra Gianni Letta e Giulio Tremonti. Il consigliere politico del Cavaliere e l’ex ministro dell’Economia sarebbero infatti più inclini a favorire la chiusura della partita Alitalia. Evitando così al prossimo governo molte grane. L’unica richiesta che sarebbe arrivata, nel corso dei contatti di questi giorni, è di mettere in campo tutta l’accortezza possibile per gestire i rapporti con i sindacati e quindi di tutelare in particolare l’aspetto occupazionale.
Quest’ultimo rappresenta un tema che sta molto a cuore anche alla sinistra della coalizione, che ne sarebbe tornata a parlare nel corso del Consiglio dei ministri di ieri mattina. Di fronte al titolare dell’Economia che avrebbe richiamato i colleghi alla dura realtà, spiegando che non esistono alternative auspicabili alla privatizzazione di Alitalia,salvo il rischio di ritrovarsi con un commissario, i ministri non avrebbero nascosto i timori. Risultato: un confronto a Palazzo Chigi vivace, a tratti dai toni ”accesi”. Indiscutibile che il destino dei lavoratori sia un tema sensibile e quindi non stupisce che sia anche stato al centro dell’incontro, avvenuto intorno all’ora di pranzo sempre a Palazzo Chigi, tra Spinetta, il presidente di Alitalia Maurizio Prato, il ministro Padoa-Schioppa e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, e Prodi. Certo, non sarebbe stato l’unico: tra i capitolo affrontati anche quello delle tratte per la Cina e l’India, tagliate nel piano franco olandese.
Tornado invece al capitolo esuberi, nel corso del colloquio, secondo quanto riferiscono fonti di governo, i francesi avrebbero rassicurato gli interlocutori spiegando che l’asticella fissata intorno a quota 2000 potrebbe scendere ancora, toccando una cifra decisamente più bassa. Il governo si sarebbe detto invece disponibile a intervenire sull’unico fronte di sua competenza, facendo il massimo possibile, quello degli ammortizzatori sociali.
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di Alessandra Gerli
Dalla battaglia per comprare l’Alitalia, nonostante la sentenza avversa del tar, al nuovo ricorso al Consiglio di Stato contro la vendita della Volare alla stessa Alitalia. Dall’asta per le frequenze wimax, poi abbandonata in corsa, alla gara per il 32 per cento dell’Autostrada Pedemontana messo in vendita dalla Milano Serravalle. Le ultime settimane per Carlo Toto sono state frenetiche. Ma l’imprenditore di Chieti punta ancora più in alto e sta mirando al prossimo esordio nei voli intercontinentali della sua AirOne. Si tratta di un passo cruciale e preparato da tempo, che ora Toto è intenzionato a fare rapidamente. Con o senza l’Alitalia.
Una domanda per ottenere il permesso di volare tra Europa e Stati Uniti è stata presentata il 26 febbraio al Dot, il dipartimento dei Trasporti negli Usa, tramite l’avvocato Mark W. Atwood. L’obiettivo è avviare due voli: da Milano Malpensa a Boston a partire dal prossimo 14 giugno e da Malpensa a Chicago dalla settimana successiva, approfittando dei varchi aperti dall’imminente trasloco dell’Alitalia a Fiumicino.
“L’ingresso dell’AirOne in questo mercato avviene in un momento critico” scrive l’avvocato Atwood al Dot. “Il futuro dell’Alitalia… è in serio dubbio” spiega senza far cenno alla volontà di acquistarla, ma puntualizzando che “sull’AirOne c’è una considerevole pressione di mercato e politica” per “colmare rapidamente” i buchi lasciati dall’Alitalia nel Nord Italia.
Il salto nel lungo raggio segnerebbe anche l’arrivo della compagnia di Toto a Malpensa, destinazione che sarà collegata da Napoli e da Roma in coincidenza con i voli americani. Nel frattempo sono in arrivo i due Airbus A330 destinati a volare verso gli States, che al momento fanno parte della flotta della compagnia degli Emirati Arabi Etihad. Noleggiati in leasing dall’AirOne per sei anni, in Italia erano già stati impiegati dalla Volare, che a sua volta li aveva ereditati dalla compagnia Canada 3000.
Nei piani di Toto, questa è solo una prima mossa. Altri due A330 saranno noleggiati entro il 2009, mentre è già stata firmata una lettera d’intenti con l’Airbus per comprarne 12 tra il 2010 e il 2012. Con o senza l’Alitalia, dunque, prosegue lo sviluppo dell’AirOne iniziato con i voli europei nel 2006.
Per i collegamenti americani, dopo un risultato negativo di 4 milioni di dollari stimato per il 2008, si arriverà a un profitto di oltre 800 mila nei primi sei mesi del 2009: questo si pronostica nel piano finanziario presentato al Dot, che però contiene una svista clamorosa, corretta a tambur battente dopo la richiesta di chiarimenti di Panorama. Tutti i dati del conto economico 2006 risultavano pressoché dimezzati rispetto a quelli comunicati a suo tempo dalla compagnia. Tutta colpa di “un errore di conversione”. Banale, ma capitale.
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L’onda lunga della bocciatura della gara di Volare si farà sentire anche sulla trattativa per la cessione di Alitalia ad Air France-KLm. Quasi due anni di battaglie legali a colpi di ricorsi e contro ricorsi ai giudici amministrativi e ordinari senza che all’orizzonte si intravedesse la via d’uscita. Eppure, nonostante il verdetto definito fosse ancora in sospeso a causa del ricorso di Air One, Alitalia è andata avanti per la sua strada integrando al 100% il vettore low cost e ristrutturando il network.
A sorpresa però è arrivata la sentenza definitiva del Consiglio di Stato a ribaltare la situazione. Il provvedimento va completamente a sfavore di Alitalia visto che il giudice amministrativo di secondo grado ha stabilito che la gara per la compagnia di Varese va rifatta. La mina Volare esplode in un momento delicato per la trattativa in corso tra la stessa Alitalia e Air France. Per quest’ultima, il fatto di dover rinunciare eventualmente agli slot di Volare non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile. Ciò che ha messo in allarme il quartier generale di Air France-Klm a Parigi sono, invece, i tempi e le modalità della giustizia italiana. Una sentenza arrivata quando ormai Alitalia aveva la certezza di essere la legittima proprietaria di Volare, anche in base a tutti gli altri dispositivi giuridici precedenti, pone un punto interrogativo anche sui possibili risvolti giuridici della vendita di Alitalia. Ironia della sorte, anche questa partita vede come contrapposti l’imprenditore cui fa capo Air One, Carlo Toto, e Alitalia.
Toto ha portato nuovamente davanti al Consiglio di Stato il ricorso con cui chiede l’annullamento della trattativa in esclusiva tra Alitalia e Air France lamentando di essere stato ingiustamente estromesso dalla vendita della compagnia di bandiera. Il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, punta comunque a presentare la sua offerta entro il 14 marzo (giovedì il piano sarà illustrato ai sindacati in modo dettagliato) ma vuole al contempo adeguate garanzie, che però nessuno in questo momento all’interno del governo pare sia in grado di assicurargli.
L’attenzione è tutta sul verdetto del Consiglio di Stato su Volare. I giudici amministrativi hanno stabilito che il nuovo ricorso di Air One è legittimo e hanno ordinato al commissario straordinario di Volare Group, Fabio Franchini, di effettuare una nuova gara mediante invito ai soggetti che hanno preso parte all’iniziale procedura di presentare nuove offerte entro 30 giorni dalla notifica della decisione. Ma a parte Alitalia e Air One, è difficile che gli altri pretendenti si facciamo avanti. Per Meridiana e WindJet la situazione non è tale da consentire nuove acquisizioni. Proprio per questo c’è chi ipotizza che proprio il nodo Volare potrebbe aprire scenari nuovi intorno alla vendita di Alitalia, con un’operazione che coinvolga contemporaneamente sia Air France-Klm che Air One.
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La stagione dei saldi è ufficialmente chiusa, ma non per Alitalia. Se i 35 centesimi per ogni azione della compagnia di bandiera messi sul piatto da Air Frane-Klm nell’offerta non vincolante erano poca cosa rispetto ai 60 centesimi cui viaggia già da alcune settimane il titolo in Borsa, ora c’è il rischio che i risparmiatori possano ritrovarsi con un pugno di mosche.
Il numero uno del vettore parigino, Jean-Ciryl Spinetta, avrebbe intenzione di chiedere un ulteriore sconto per accaparrarsi il controllo di Alitalia e, se il Tesoro non dovesse avanzare obiezioni, l’offerta pubblica di scambio (Ops) su Alitalia potrebbe addirittura scendere sotto la cifra dei 35 centesimi offerti a novembre. Molto probabilmente sarà questo uno dei punti caldi del vertice di domani a Parigi tra Spinetta e il numero uno di Alitalia, Maurizio Prato.
E vista la fretta che il manager ex-Iri e il governo uscente hanno di far avanzare il più possibile il dossier Alitalia in vista delle elezioni politiche, c’è da scommettere che neanche questa volta Prato, d’accordo con il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, farà obiezioni. Del resto risulta alquanto difficile convincere Spinetta a rilanciare. L’operazione su Alitalia si preannuncia un salasso per i conti di Parigi che nell’ultima parte dello scorso anno hanno iniziato a mostrare i primi segnali di cedimento (negli ultimi tre mesi del 2007 l’utile netto è sceso del 39% a causa degli scioperi del personale di terra e di volo) . Tanto per cominciare c’è il costo dell’Ops cui vanno aggiunti subito dopo altri 750 milioni per sottoscrivere l’aumento di capitale riservato di Alitalia necessario a evitare il crack della compagnia. Ma a preoccupare Spinetta c’è anche il fatto che la compagnia italiana potrebbe ben presto accollarsi gli 1,2 miliardi richiesti come danno dalla Sea per l’abbandono di Malpensa.
I tempi della giustizia italiana sono quelli che sono, ma il rischio esiste e la somma deve essere in qualche modo accantonata. A questo c’è da aggiungere che Spinetta, per non scontentare del tutto il governo italiano e i sindacati con cui si vedrà la prossima settimana a Roma, avrebbe deciso di accollarsi anche Az Servizi.
Una società perennemente in perdita che a sua volta potrebbe avere bisogno di essere ricapitalizzata. Il Tesoro in questo momento ha l’unico obiettivo di liberarsi di Alitalia. Per i risparmiatori la questione è diversa. Dopo tanti tentativi andati in fumo, l’offerta di Air France-Klm poteva essere un modo per recuperare un po’ di soldi dall’investimento in Alitalia. Se però il prezzo dovesse scendere ancora, anche questa speranza viene meno.
Sempre che la cordata Air One-Intesa Sanpaolo non decida di passare dalle parole ai fatti nell’Opa concorrente su Alitalia. In questo caso, il prezzo non può che essere più alto di quello di Parigi, a tutto beneficio dei piccoli azionisti.
IL DOSSIER ALITALIA

Air France-Klm ha carta bianca per rilevare Alitalia ma lo scontro legale con Air One è destinato a proseguire. Lo scoglio, quello più temuto, è venuto meno dopo che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dal vettore abruzzese per la sospensiva della trattativa in esclusiva tra la compagnia francese e Alitalia. La decisione è stata presa al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore, seguita all’udienza che si è svolta nel pomeriggio.
Nell’ordinanza siglata dal presidente della III Sezione del Tar, Stefano Baccarini, si motiva il respingimento del ricorso poiché «non sussistono i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare, sia per la carenza di elementi di irreparabilità del danno, sia per la mancanza di ‘fumus boni iuris’». Fuori dal linguaggio giuridico, non ci sarebbe alcun provvedimento amministrativo da impugnare che giustifichi l’interruzione dei contatti in corso con Parigi visto che le trattative sono iniziate al termine di una fase di selezione alla quale ha partecipato anche la cordata Air One-Intesa Sanpaolo.
Ap holding, cui fa capo il vettore abruzzese, ha presentato ricorso al Tar del Lazio dopo l’esclusione dalla seconda fase della trattativa per l’acquisizione della compagnia di bandiera da parte del cda di Alitalia del 21 dicembre scorso e la conferma di questa decisione da parte del ministero dell’Economia il 28 dicembre. Il gruppo aveva chiesto «il ripristino immediato di condizioni di trasparenza e di non discriminatorietà nell’ambito delle quali sia consentito, in tempi brevi, anche ad Ap holding di presentare la propria proposta vincolante per Alitalia». Richieste ritenute infondate dal giudice amministrativo che illustrerà la decisione nel merito nei prossimi giorni.
I difensori di Toto si preparano comunque a spostare la battaglia al Conisglio di Stato ritenendo che è impensabile che una società a controllo pubblico venga ceduta con trattativa condotta direttamente dai vertici della società. Questo non vieta comunque a Air France-Klm di presentare nei tempi stabiliti (metà marzo) l’offerta per Alitalia e già dalla prossima settimana il numero uno, Jean-Cyril Spinetta, riprenderà gli incontri con i sindacati.
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Parterre delle grandi occasioni all’appuntamento milanese di Carlo Toto, patron di Air One, ma di soci pronti a sborsare soldi per sfilare Alitalia ad Air France-Klm e salvare Malpensa ancora non se ne vedono. Anche il tentativo di frenare Parigi con il ricorso al Tar del Lazio da parte dell’imprenditore abruzzese potrebbe rivelarsi un buco nell’acqua.
La settimana prossima, quando sbarcherà in Italia per un nuovo faccia a faccia con il ministro dell’Economia uscente, Tommaso Padoa-Schioppa, e con i sindacati, il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, potrebbe avere già con sé una copia dell’offerta vincolante per il vettore di bandiera. Spinetta conta di chiudere l’operazione incassando un prima via libera dal Tesoro entro il 20 febbraio, data in cui la Terza sezione del Tribunale amministrativo laziale si pronuncerà sul ricorso di Toto che chiede di annullare l’accordo del 28 dicembre scorso con cui il Tesoro ha avviato la trattativa in esclusiva con Air France.
Toto è atterrato a Milano per illustrare il suo piano alla folta platea di imprenditori e istituzioni lombarde chiamata a raccolta dalla Camera di commercio di Milano nella sede della Borsa. Un discorso di alcuni minuti per ribadire ancora una volta che Alitalia con Air One diventerebbe la quarta compagnia europea, che la cordata è aperta ad altri imprenditori e che i voli su Malpensa addirittura aumenterebbero del 20% nelle destinazioni intercontinentali e del 25% sul nazionale. Come minimo Toto si sarebbe aspettato di incassare finalmente qualche adesione concreta alla cordata che deve pur sempre racimolare 5 miliardi per rilanciare Alitalia, non fosse altro per il grande lavoro di aggregazione cui lavora da settimane il numero uno di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera.
Più che un’occasione per aumentare la compagine azionaria, l’appuntamento è stato una mobilitazione generale, con tanto di manifesto pro-Malpensa con sei richieste al governo (quale?), tra cui una moratoria che permetta di mantenere gli attuali voli di Alitalia nello scalo milanese per tre anni, firmate dalla Regione, Provincia e Comune di Milano, Camera di Commercio, Confindustria, Assolombarda altre associazioni di categoria, la Compagnia delle Opere, associazioni di consumatori e anche il movimento italiano casalinghe. Non manca proprio nessuno.

Ma tra coloro che nei giorni scorsi avevano lasciato intendere di essere disponibili a mettere soldi nella Ap Holding di Toto, che dovrebbe poi formalizzare la nuova offerta per Alitalia, si è addirittura registrato una sorta di raffreddamento. A cominciare da Marco Tronchetti Provera che si è limitato a consigliare di non vendere ad Air France-Klm il marchio Alitalia perché verrebbe usato in modo non appropriato mentre Diana Bracco ha sottolineato che il piano di Air One ha dei punti di forza. Maggiore entusiasmo solo da Santo Versace che ha detto che “Se Corrado Passera dice che l’offerta di Air One è migliore di quella di Air France io ci credo. Mi fido più di lui che di Tommaso Padoa-Schioppa”. “Basta un piccolo sforzo per consentire a Malpensa di riconfigurarsi come aeroporto hub” ha detto Letizia Moratti intervenuta al mega convegno di Confcommercio. Parliamo - ha aggiunto - di 600 milioni in tre anni”.
Poca cosa da parte di chi spera di racimolare un po’ soldi per comprare Alitalia, oltre a quelli delle banche, visto che l’indebitamento di Air One è già alle stelle.

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