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I prezzi degli alimenti sono sempre più difficili da tenere sotto controllo. Dopo l’emergenza grano, che non è ancora stata risolta, è ora tempo di preoccuparsi della carne. Il prezzo di manzo, maiale, pollo e agnello è infatti aumentato in media del 16% rispetto a dodici mesi fa. I costi sono lievitati per l’aumento della domanda di Asia e Medio Oriente, ma anche perché la disponibilità di animali da macello è significativamente diminuita. A causa della siccità che ha colpito i grandi produttori di carne da esportazione, Australia, Stati Uniti e America Latina; dell’aumento del prezzo dei concimi, grano incluso, e dalla recessione. Continua

Sono sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente i consumi delle famiglie. Lo sottolinea l’Istat nell’Annuario statistico italiano 2007 che spiega come la spesa media mensile familiare è stata pari a 2.460,80 euro, circa 63 euro in più rispetto all’anno precedente (+2,6%).
“Poiché tale aumento incorpora sia la dinamica inflazionistica (nel 2006, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività è pari in media al 2,1%), sia la crescita del valore del fitto figurativo, ne consegue una sostanziale stabilità in termini reali della spesa per consumi delle famiglie. La spesa per generi alimentari e bevande si attesta su un livello leggermente superiore a quello dell’anno precedente (467 euro contro 456). Tra le spese alimentari - rileva l’Istat - quella per l’acquisto di carne è la più alta (rappresenta il 4,3% della spesa totale e il 22,6% di quella alimentare); ma è per l’acquisto di pesce che le famiglie italiane hanno aumentato la spesa tra il 2005 e il 2006 (+6,6%)”.
Le uscite familiari per generi non alimentari passano, tra il 2005 e il 2006, da 1.941 euro mensili a 1.994 euro. Risultano stabili le quote di spesa totale che le famiglie destinano all’abbigliamento e alle calzature (6,4% della spesa totale), agli altri beni e servizi (igiene personale, vacanze, onorari per professionisti, assicurazioni di vario genere ad esclusione di quella per mezzi di trasporto) (11,1%), alle comunicazioni (2,1%), all’istruzione (1,1%) e ai tabacchi (0,8 %).
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