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carovita

Genitori, figli e tasse

Ansa

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di Oscar Giannino

D’accordo, a ogni manovra c’è chi esagera. La Repubblica ma anche il Corriere della sera due settimane fa hanno impazzato. Per cinque giorni il quotidiano diretto da Ezio Mauro, per due quello guidato da Ferruccio de Bortoli, hanno sparato pagine intere su tagli da 2 a 3 mila euro per famiglia che deriverebbero dalla manovra. Dimenticando di dire che il più delle cifre veniva da simulazioni sulla riduzione lineare di deduzioni e detrazioni fiscali per 20 miliardi che il governo ha posto nel decreto legge a copertura dei saldi, invece che nella delega per finanziare la riforma fiscale, com’era previsto nella versione originale. Continua

Berlusconi fa Mr Prezzi: “Troppi aumenti negli alimentari”

Una cassa d'uva nera

Un giro al mercato nei panni di “Mister prezzi”. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a sorpresa, decide di fare una passeggiata tra le bancarelle del mercato di Campo dei Fiori, nel centro di Roma, per “riaggiornarsi” sui prezzi dei generi alimentari. Poi interroga i commercianti su quanto costino i pomodori o quanto sia rincarata la carne. Uova a un euro, tra i pochi prodotti che non hanno subito aumenti. I pomodori, da 1,5 a 2,00 euro al chilo, “un po’ cari, ma forse sono io che non ho più orecchio sui prezzi”, scherza il Cavaliere.
Tra una bancarella e l’altra, numerosi turisti e molti acquirenti del mercato lo fermano, lo fotografano con il telefonino, gli fanno le richieste più disparate (dal “presidente trovame lavoro” al “mi può raccomandare al Grande Fratello?”). Lui ne approfitta per fare a tutti la lezione di educazione civica che aveva riservato già ieri ai cittadini di Napoli. “Bisogna convincere tutti gli italiani” ha detto il presidente alla piccola folla che si è creata attorno a lui “che le strade e le piazze sono come il giardino di casa, e vanno tenute con lo stesso decoro”.
Poi torna a parlare del carovita: “Dopo questa infornata sui prezzi attuali” spiega alla fine del suo giro “ho verificato che ci sono stati aumenti fino al 30%, che sono l’effetto a cascata dell’aumento del prezzo del greggio, della benzina e dei trasporti”. Per combattere l’inflazione il premier ha sottolineato che il governo “sta studiando quali siano le migliori misure da mettere in campo, a partire da accordi con la grande distribuzione”. Prima di lasciare Campo dei Fiori, il Cavaliere si ferma ad acquistare gli immancabili ciondoli di vetro di murano, che “regalo” ha spiegato “a tutti i bambini delle scuole elementari e delle medie che vengono a trovarmi”.
In precedenza, durante un’intervista rilasciata a Gr Rai Radio city, il Cavaliere ha ricordato: “Noi abbiamo deciso, visto che dobbiamo raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2011, di andare nella direzione dei tagli delle spese inutili, degli enti inutili, dei privilegi, degli sprechi”. “È chiaro” ha sostenuto “che questo comporta sacrifici, ma non, come si è detto, lacrime e sangue, soltanto lacrime”. Il presidente del Consiglio ha annunciato che la “finanziaria porterà in parlamento solamente le tabelle dei numeri. Non ci saranno aperture a emendamenti, quindi entrerà in parlamento e vi uscirà così come è stata voluta e ragionata dal governo”.
Quanto a eventuali malumori tra i ministri del suo governo per i tagli alle spese, Berlusconi ha detto: “Disdico assolutamente questa leggenda e approfitto per dire che sui giornali da diverso tempo a questa parte leggo sempre notizie in contrasto con la realtà”. “È chiaro - ha sostenuto il presidente del Consiglio - che un ministro che deve gestire il suo dicastero preferisce poter spendere piuttosto che preoccuparsi di fare tagli, di imporre sacrifici. Ma è anche chiaro che se non avessimo fatto così, avremmo continuato la politica della ricerca del consenso attraverso l’aumento della spesa, che ci ha portato al 106% del debito pubblico rispetto al Pil e che ha portato i precedenti governi a moltiplicare per otto il debito pubblico dal 1980 in avanti”.

Prezzi: la città più cara? Mosca. Ma Milano è peggio di New York

Partono i saldi

Rublo schiaccia dollaro. Ma stavolta ridono gli yankee. Secondo la classifica annuale dell’istituto di ricerca Mercer la città dove il costo della vita è più caro nel mondo è Mosca. Mentre New York, da sempre ai vertici, scende fino al 22esimo posto a causa del le posizioni perde dal biglietto verde contro le altre monete. Nella classifica dietro alla capitale russa si piazzano Tokyo e Londra. Per le italiane Milano arriva al decimo posto (e non è una buona notizia), mentre Roma si attesta al sedicesimo.

È il modificato rapporto di forze tra euro e dollaro a regalare una situazione impensabile sino a pochi anni fa. New York figura solo al 22esimo posto ed è l’unica città americana nell’elenco delle cinquanta città più care al mondo. Rispetto all’anno scorso non sono molte le novità in testa alla classifica. Mosca si conferma al primo posto mentre Tokyo passa dalla quarta alla seconda posizione, scalzando Londra.
Clamorosa l’avanzata di Oslo che sale dal decimo al quarto posto. In lieve aumento il costo della vita anche per le italiane, con Milano che sale dall’undicesimo al decimo posto, e Roma dal diciottesimo al sedicesimo. Stanno poi, lentamente, scalando l’elenco delle città più care anche altre località dell’Europa Orientale (Riga, in Lettonia, al 46° posto rispetto al 72° di un anno fa), di Brasile e India. Tutte le città indiane sono infatti salite nella classifica con Nuova Delhi che è passata dal 68° al 55° posto.
Al contrario alcune città, come Stoccolma (31° posto dal 23° del 2007) e soprattutto New York (22° posto, è scesa di ben sette posizioni in un anno), sono a sorpresa più ‘abbordabili’ rispetto ad alcuni centri del Vecchio Continente, come Milano che è salita di una posizione al decimo posto e Roma (16°) in aumento di due posizioni.

Lo studio realizzato copre 143 città in tutti continenti e mette a confronto il costo di oltre 200 articoli di consumo comune in ogni località, compresi alloggi, trasporti, cibo, abbigliamento e prodotti per il tempo libero ed è usato da società e governi per determinare le indennità dei loro dipendenti all’estero. E così il Vecchio Continente, complice il rafforzamento dell’euro nei confronti degli altri valute straniere, a dominare la classifica insieme alle città orientali.

Il VIDEO servizio:

L’Italia del doppio lavoro: il sommerso vale 550 miliardi l’anno

Lavoro nero

L’inflazione monta e si mangia il potere d’acquisto dei salari degli italiani. Come se non bastasse, gli stipendi nel nostro Paese sono tra i più bassi d’Europa. Se sull’altro piatto della bilancia si caricano le rate del mutuo, le spese e le bollette, i conti non tornano. Come fanno le famiglie a cavarsela? Non bastano i sempre più numerosi prestiti e il cosiddetto “credito al consumo”, ormai diffusissimo.

Secondo una ricerca di Eurispes, fatti tutti i calcoli statistici, a una famiglia tipo mancherebbero in media 1.330 euro al mese per non collassare nella crisi. Un gap troppo grande per essere colmato con l’ “aiutino” dei nonni. La linfa che permette agli italiani di tirare avanti sarebbe piuttosto un reddito non ufficiale, parallelo a quello alla luce del sole: una vera economia sommersa.

I dati dell’istituto di ricerca parlano di un sommerso che nel 2007 ha generato guadagni per 549 miliardi di euro, pari al 35 per cento del Pil ufficiale del nostro Paese. E che si otterrebbero, per dare un’idea, sommando il Pil di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria. Si tratta di un’altra economia, che integra i redditi delle famiglie, ma che lo scorso anno ha sottratto allo Stato 274 miliardi di euro in tasse evase. Il sommerso riguarda diversi settori, dall’agricoltura, all’edilizia, ai servizi, all’industria e assume forme varie: lavoro nero continuativo, saltuario, doppio lavoro. Coinvolge inoltre un po’ tutte le fasce di lavoratori.

Non si parla infatti solo di immigrati clandestini o stranieri regolari che comunque lavorano una certa quota di ore in nero. Ma il doppio lavoro è diffusissimo anche tra gli italiani. Almeno il 35 per cento dei lavoratori dipendenti avrebbe una seconda attività accanto a quella ufficiale. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Il dipendente del vivaio che la sera sistema i terrazzi dei clienti, l’operaio delle ferrovie che nel fine settimana ripara i motorini, l’infermiera che fa privatamente iniezioni a domicilio…

A questi si aggiungono i pensionati che hanno un lavoro non dichiarato (sarebbero 2 milioni e 320 mila sul totale di 16,5 milioni), le casalinghe che fuori casa arrotondano con piccoli compiti come baby sitter, lavori domestici o di cura (sarebbero il 18,8%) e i lavoratori autonomi, tra cui imprenditori, liberi professionisti e artigiani che esercitano in parte irregolarmente. Per arrivare ai 549 miliardi totali di sommerso, al guadagno prodotto dal mercato del lavoro vanno sommati gli introiti che le imprese non dichiarano e quelli derivanti dagli affitti clandestini.

L’ultimo capitolo dell’indagine riguarda un’altra fetta di economia sotto traccia, quella criminale. Il giro d’affari delle mafie, dei traffici illeciti, dell’usura, della prostituzione e della contraffazione si aggirerebbe intorno ai 175,6 miliardi di euro annui pari all’11,3 per cento del Pil.

Cevoli e il suo doppio: la vera impresa è far ridere

Paolo Cevoli, 50 anni, uno dei più applauditi comici di Zelig

di Marco Cobianchi
Questa è un’intervista a un imprenditore, e non c’è niente da ridere. Perché Paolo Cevoli, uno dei più applauditi comici di Zelig, prima l’imprenditore l’ha fatto per davvero. Riminese di nascita, bolognese d’adozione, applica l’inossidabile legge del mercato: fino a quando il prodotto tira io ci sono, poi si vedrà. Una logica che ha iniziato ad applicare fin dal 1983, quando fu tra i primi a introdurre in Italia i ristoranti fast food con la catena Italy & Italy. Chi ha lavorato con lui giura che tutti i suoi personaggi sono nati proprio negli uffici della Italy & Italy, quando il Paolo Cevoli artista premeva per uscire dal Paolo Cevoli imprenditore.

Dottor Cevoli… dottore?
Come no, ho fatto giurisprudenza perché volevo diventare il giornalista. Poi, invece, appena laureato ho messo in piedi un fast food: nel 1983 ancora non esistevano in Italia. Il primo l’ho aperto a Rimini, si chiamava Italy & Italy. In pochi anni ne ho aperti 13. Poi io e i miei soci li abbiamo venduti al gruppo Cremonini e quando la Cremonini li ha venduti alla McDonald’s ce ne siamo andati. Poi con altri due amici di mestiere aprivamo e vendevamo locali: ne abbiamo aperti e venduti 14.
Secializzato nelle start-up…
Sì. E mentre lo facevo utilizzavo tutti i termini degli imprenditori. Per esempio: il business plan, che serve per pianificare oggi le pataccate che farai domani. Oppure il Crm, che è un sistema per far sentire il cliente amato prendendolo in giro. Oppure il budget, che è una roba che devi fare più bella che puoi e poi portarla alla banca se vuoi che ti diano i soldi.
Cevoli ha fatto tv, cinema e teatro. Manca solo il libro.
Uno l’ho già scritto, si chiamava Cent’anni di Roncofritto, raccontava di Palmiro Cangini, l’assessore alle Varie ed eventuali di un comune romagnolo. Il secondo uscirà tra un mese e sarà un thriller. Si vive solo 2-300 volte.
Parliamo di cose serie: i partiti.
Ormai sono una proprietà privata. Funziona che uno si fa il suo partito, ci mette dentro un po’ di amici e via che si va. Farsi un partito è il nuovo segno distintivo del lusso italiano. È uno status symbol. Uno una volta si faceva la Ferrari, oggi si fa un partito. Però io credo che alla fine si andrà verso il partito unico, un partitone grande grande che avrà come simbolo fiamma e martello. Sarà trasversale, duble face, va bene d’estate e d’inverno, elegante ma non impegna…
Cosa pensa dell’inarrestabile aumento dei prezzi?

Allora: i prezzi si aumentano da soli, sui bancali dei supermercati, con le spore che vagano per le corsie. I commercianti si stupiscono anche loro: ma come, dicono, ho lasciato la pasta ieri sera che costava 1 euro e stamattina costa 1,10 euro, com’è possibile? Anche loro non riescono a darsi una spiegazione.
Le piace di più fare il comico o l’imprenditore?
Entrambe le cose. Adesso sono nella fase in cui si smettono i panni dei personaggi che si sono creati e si diventa semplicemente se stessi. Io d’ora in poi sarò Paolo Cevoli il comico.
E fino a quando sarà Paolo Cevoli, comico?
Non lo so, dipenderà dal mercato, dalla domanda di comicità. In effetti io sono parte della bolla speculativa dello show business. Io sono una bolla. Poi bisogna vedere fino a quando Paolo Cevoli ha la vena di sparare pataccate. Diciamo che io ho trovato una business idea, che sono io, e la sfrutto fino a quando ci sarà la domanda

Paolo Cevoli, nei panni di Teddy Casadey, uno dei più applauditi personaggi di Zelig
Parla Teddy Casadey
Questa è un’intervista a un imprenditore, e non c’è niente da ridere. Anche perché è l’ultima che Teddy Casadey, fondatore dell’omonimo maialificio romagnolo, ha deciso di dare. Casadey si ritira e torna nella fantasia del suo inventore, Paolo Cevoli, che in lui ha infuso la sua esperienza di imprenditore vero, caparbio e ottimista, arruffone e geniale, uno che riesce a produrre il maiale demaialinizzato da vendere nei mercati arabi.
Dottor Casadey, come vede la situazione economica italiana?
Il pil, prodotto interno lordo, va male, infatti dovrebbe essere sostituito da un nuovo indicatore, il pim, prodotto interno magro, perché qua di lordo non c’è più niente, non c’è né il lordo né il lardo. Anche il tasso di colesterolo. Il benessere, che da sempre gira intorno al maiale e al sesso, non c’è più.
Come definirebbe l’andamento della borsa italiana?
Quando va bene si dice che c’è il toro, quando va male che c’è l’orso. L’Italia va così male che dovrebbe avere il cane. La borsa italiana è indietro come le palle del cane.
Il petrolio è arrivato a oltre 100 dollari al barile.
Un disastro: ormai chi si può permettere di comprare un barile di petrolio? Nessuno. Ormai lo si compra sfuso, a fiaschi.
Le famiglie non arrivano più a fine mese. Lei cosa suggerisce?
Allora: il mio consiglio alla classe politica è che dopo il 25 si riparte da 1. E quella settimana lì che manca, basta, non c’è più. Tanto, che te ne fai?
Lei come ha risolto il problema dell’aumento dei prezzi?
Il maiale Casadey lo si può pagare in comode rate. Te compri 2 chili di prosciutto? Te i 2 chili li ricevi a casa tagliati fini, un po’ ogni mese, con l’addebito sulla carta di credito.
Le tasse sono troppo alte?
Io mi chiedo: ma perché pagare le tasse? Perché? Basta che fai dell’Italia un grande paradiso fiscale così quelli del Liechtenstein ci portano a noi i nostri soldi, noi ce li sputtaniamo e poi gli vendiamo l’elenco di chi ce li ha dati e facciamo gli sboroni.
I fondi comuni sono in crisi. Come mai?
La nuova forma di risparmio è il mattone. Sotto.
E lei dove li mette i suoi risparmi?
Nel maiale. Sempre sotto.
La forza dell’euro non aiuta l’export.
Bisogna andare nei mercati vergini. Io, per esempio, sono andato in Arabia dove ho lanciato il maiale demaialinizzato. Il maialight, senza maialinismo.
È d’accordo sulla vendita dell’Alitalia all’Air France?
Qui io la penso così. Che l’azienda deve diversificare. Basta con tutti ’sti aerei che vanno su e giù e su e giù. L’Alitalia deve avere una nuova mission: collegare la Romagna con la Croazia con un’ovovia. Così i turisti stanno in albergo da noi e vanno a fare il bagno in Croazia. A metà strada un bel fast food di salsicce, che in agosto è pure il momento giusto.
Come risolverebbe il problema dei treni in ritardo?
Ma in ritardo rispetto a cosa? Rispetto all’Inghilterra, vabbe’, ma io mica posso andare a prendere il treno a Londra se devo andare a Cesena. È che abbiamo delle aspettative troppo alte. Per esempio: rispetto ai treni africani, i nostri sono puntualissimi. E allora vede che il problema è solo rifare gli orari dei treni. Basta scrivere che il dato treno arriva a destinazione tra le 9 e le 9 e un quarto, massimo 9 e mezzo, ma raramente. Intanto che aspetti ti prendi un caffè o leggi il giornale che ti passi il tempo.
Che fare per risolvere il problema del lavoro?
Oh, il lavoro. Il lavoro è la vera piaga sociale dell’Italia. Per noi il lavoro è un fastidio. E i politici la devono smettere di promettere posti di lavoro in più che poi si lamentano se perdono le elezioni. Devono promettere 1 milione di posti in meno. Allora vedi come ti votano! Questa è una cosa che la politica non ha capito perché è lontana dalla gente.
Secondo lei le pensioni vanno aumentate?
Io dico che bisognerebbe fare un bel programma di sfoltimento e invece di pagare la pensione intera, bisogna fare come a Rimini: dargli la mezza pensione. Se va bene, bene, sennò c… tuoi

Il VIDEO da YouTube con le performance di Teddy Casadey a Zelig

Vita mai così cara dal 2003. Sindacati e consumatori contro il governo

Una donna confronta il prezzo di alcuni prodotti alimentari in un supermercato. A seguito dei rincari nei prezzi, tre italiani su quattro hanno cambiato le abitudini alimentari variando la spesa (il 40% in modo drastico), aumentando l'attenzione per i prezzi. Secondo la Coldiretti se complessivamente la spesa alimentare è rimasta invariata (+0,1%), le quantità portate a casa dalle famiglie si sono ridotte dell'1,3%. Gli spostamenti più significativi, relativamente ai primi nove mesi del 2007, evidenziano un calo nei consumi di pane (-7%), pasta di semola (-4,3%), latte fresco (-2,2%), formaggi (-0,4%), vino (-8,4%), frutta (-2,6%), verdura (-2,6%), olio di semi (-5,9%), carne bovina (-4%) e suina (-4,6%), mentre aumenta la carne di pollo (+6,2%), le uova (+5,3%), yogurt (+4,2%), l'acqua (+1%) e l'olio extravergine (+1,8%).
Balzo record del carovita, oggi il più alto dall’ottobre 2003. L’inflazione è arrivata al 2,6%, dal 2,4% di novembre, salendo così ai massimi dall’ottobre del 2003. Lo comunica l’Istat nella stima preliminare precisando che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,3%. Dai dati risulta che la ripresa del carovita si deve principalmente al comparto dei generi alimentari e dei carburanti, con un picco di +12,3% su base annua per il pane e del 15,4% per il gasolio. Balzo in avanti anche per i prezzi di bar e ristoranti, in crescita del 3,5%.
Il segmento latte, formaggi e uova fa registrare un aumento su base annua del 5,7%, con il latte da solo che sale del 7,6%, sempre su scala tendenziale. La carne segna un aumento del 3,5% con un picco del 7,3% tendenziale per il pollame, mentre la frutta sale del 4,8%.
Passando al comparto energia, a dicembre nel suo complesso ha fatto registrare un aumento congiunturale dell’1,1% (rispetto a novembre) e tendenziale del 6,5% (rispetto a dicembre dello scorso anno). L’aumento congiunturale si deve alla componente non regolamentata (carburanti), che sale dell’1,8% su novembre e dell’11,7% sull’anno. Più in dettaglio i prezzi della benzina aumentano dell’1,5% su base mensile e dell’11,6% su base annua, mentre più consistente è l’aumento del gasolio, che cresce del 3,7% su base congiunturale e del 15,4% su base tendenziale. In aumento anche i prezzi dei combustibili per la casa (riscaldamento), con un +1% su novembre e un +13% su dicembre 2006. La componente regolamentata (luce, gas) è invece stabile sul mese e fa registrare un calo dell’1% sull’anno.
Sempre per quanto riguarda i beni, un effetto di contenimento dell’inflazione è venuto dai medicinali, che scendono dello 0,1% congiunturale e del 2,7% sull’anno, e dagli apparecchi telefonici, con un calo dei prezzi del 2,9% su novembre e del 7% sull’anno.
E gli aumenti hanno di fatto confermato le preoccupazioni di sindacati e consumatori sul ridimensionamento del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati e sul peso del debito pubblico. “Mentre il medico studia” ha detto il segretario della Cisl Raffaele Bonanni “il malato muore. I grandi tecnici che abbiamo nel governo stanno esponendo il Paese a rischi altissimi perché quando l’inflazione aumenta è un colpo al reddito di lavoratori e pensionati e nello stesso tempo aumentano anche gli interessi sul debito. Prodi deve sapere che abbiamo un problema di salario e pensioni ma soprattutto di politica di redditi in generale. Chiediamo che nell’incontro dell’8 si parli di questo e del sostegno da dare a lavoratori, pensionati e le loro famiglie”. Anche per Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, quello dell’inflazione a dicembre “è un dato grave anche da un punto di vista macroeconomico”. E dimostra come “le preoccupazioni del sindacato sono iperfondate. Il governo - afferma - bisogna che si dia la sveglia”. E perciò, sui salari, servono “risposte urgenti, rapide, non teoriche né a medio termine”. L’aumento dell’inflazione rischia di avere un impatto anche sui conti pubblici determinando “problemi seri in prima battuta sulla crescita e di conseguenza sul rapporto deficit-pil”.
Protestano contro l’immobilismo del governo anche le associazioni dei consumatori. L’Adiconsum, per esempio, ritiene “urgente” un provvedimento del governo su “controllo dei prezzi e adeguamento dei salari” per evitare un calo dei consumi. “Dal periodo estivo in avanti - afferma il presidente Paolo Landi - anche i dati Istat registrano un amento dell’inflazione: dal +1,7% di luglio al 2,8% di dicembre. Una tendenza che difficilmente si arresterà in conseguenza dell’ulteriore crescita del petrolio e quindi dei carburanti, del gas e della luce elettrica”.
Chiede invece che venga riconosciuto lo “stato di emergenza” sui prezzi il Codacons: con un caro-vita “a questi livelli e con le quotazioni record del petrolio, il numero delle famiglie in stato di povertà potrebbe raddoppiare, raggiungendo quota 5 milioni”, ha sottolineato il presidente, Carlo Rienzi.

I VIDEO servizi:
Carovita da record:

2007 brutto per i commercianti:

Prezzi: un 2007 da dimenticare. Ma il 2008 potrebbe peggiorare


Per i consumatori è un vero e proprio refrain. Ma non è gioioso come quelli di Natale. Anzi, è piuttosto allarmante, visto che Adusbef e Federconsumatori calcolano che in due anni (2007-2008) tra alimentari, mutui, bollette eccetera la spesa per le famiglie sia aumentata di oltre 2.500 euro. E solo per l’anno che sta per arrivare l’aumento potrebbe andare oltre i 1.700 euro.
Pessime anche le previsioni di spesa per le famiglie nel 2008, che “continuano ad essere preoccupanti con una stangata in arrivo che va da un minimo di 1.520 fino ad un massimo di 1.715 euro su base annua (compresi i mutui), dopo i rincari registrati nel 2007 in ampi settori dei consumi, in primis generi alimentari e prodotti energetici, con un consuntivo di quasi 1.000 euro (994 euro per la precisione): in due anni terribili, il 2007 da archiviare, il 2008 da inaugurare, le famiglie rischiano un salasso di 2.514 euro”.

Insomma secondo i consumatori “aumenterà di tutto, dalla luce al gas, alla nettezza urbana, ai servizi bancari ed assicurativi, alle tariffe dei trasporti pubblici, autostradali, trasporto locale, canone Rai, bolli auto e moto (dopo il raddoppio dei prezzi di revisione che hanno portato i costi da 50 a 100 euro con la beffa che non incidono neppure sull’ inflazione perché assente dal paniere) con incrementi che potrebbero essere gestiti meglio con una sana politica di controllo rigoroso di prezzi e tariffe, maggiore concorrenza, sanzioni durissime verso i trasgressori che si fanno beffe delle leggi, in primis banche (non hanno applicato il decreto Bersani portabilità mutui e simmetria dei tassi) ed assicurazioni (nessun ribasso delle tariffe rc auto dopo la patente a punti,la diminuzione dei sinistri, l’indennizzo diretto), ai quali deve essere ritirata la possibilità di esercitare l’attività, con sospensione minima di 30 giorni”. In particolare l’anno prossimo l’aumento di spesa maggiore su base annua sarà per i generi alimentari, con un impatto pari a 420-440 euro; seguita da riscaldamento (125-135 euro); benzina e carburanti (120-130 euro); gas (72-85); tariffe ferroviarie (90-120; luce (38-45 euro); Rc auto (26-40 euro); nettezza urbana (30-40 euro); (servizi bancari (25-30); tariffe autostradali e canone Rai (29-35 euro); bolli auto-moto, addizionali regionali (20-30 euro). Per le famiglie (3,2 milioni) che hanno contratto un mutuo a tasso variabile “per precisa responsabilità delle banche”, dal 1 gennaio 2008 ci saranno aumenti di rate pari a 550 euro su base annua, nel caso di un mutuo trentennale di 100.000 euro; di ben 1.100 euro l’anno,nel caso peggiore di un mutuo trentennale di 200.000 euro.
Adusbef e Federconsumatori infine, pur apprezzando l’introduzione di “Mister Prezzi” in Finanziaria, chiedono che sia dotato di maggiori poteri sanzionatori, compresi la sospensione temporanea licenza esercizio per trasgressori e speculatori.

Il VIDEO servizio:


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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