Antonio CatricalÃ
Il presidente dell’Autorità Antitrust, Antonio Catricala’
“L’Italia ha bisogno di liberalizzazione e apertura dei mercati, sarebbe un errore imperdonabile rinunciarvi”. L’ Autorità garante della concorrenza dei mercati si rivolge così al Parlamento per bocca del suo presidente Antonio Catricalà.
Il garante ha presentato la relazione annuale (leggi gli atti qui) dell’ Antitrust alla Camera: ”I cartelli non sono peccati veniali; sono gravi misfatti contro la società perché corrompono la libera competizione delle forze economiche sul mercato: negli Stati Uniti sono considerati fatti criminosi, puniti con la prigione” così Catricalà ha ricordato l’importanza della vigilanza sui mercati. Vigilanza che, nella relazione del garante, ha come obiettivo in Italia soprattutto banche e assicurazioni: riferendosi ai dati di un’indagine conoscitiva, l’Antitrust ha rilevato che “l’ 80% delle banche e assicurazioni quotate presenta problemi di conflitti di ruolo, legati alla presenza nei propri organi di amministrazione di persone che siedono contemporaneamente nei board dei concorrenti”. Le stesse persone, insomma, si spartiscono le poltrone dei Cda dei principali istituti bancari e assicurativi italiani. Non proprio un modello di concorrenza. Ma per gli istituti di credito ci sono altri appunti da parte di Catricalà: “la commissione di massimo scoperto applicata dalle banche” ha detto “è una prassi iniqua e penalizzante per i risparmiatori e per le imprese: deve essere abolita. Sui tempi e sulle modalità di cessazione si dovrà innescare concorrenza tra gli istituti, in piena libertà di mercato”.
Giudizio negativo anche su una delle misure del governo, il rinvio della legge sulle Class action al gennaio 2009: ”Rischia di disattendere le speranze di migliaia di persone che chiedono tutela in tempi brevi. Tuttavia” concede il garante “il nuovo semestre che ci separa dall’entrata in vigore può essere utile a individuare le soluzioni tecniche che meglio corrispondono agli obiettivi di celerità dei processi e di allargamento dell’intervento al settore pubblico”.
Il presidente dell’Antitrust chiede poi al Parlamento “una veloce e definitiva approvazione” delle misure varate dal governo sulle liberalizzazioni. “Un’ apertura fondamentale soprattutto per l’Italia, che non gode di materie prime e di autonome risorse energetiche”, per la quale ”una politica di chiusura sarebbe disastrosa”.
La seconda parte dell’intervento è servita a esporre il lavoro dell’Autorità. In un anno l’Antitrust ha imposto sanzioni complessivamente per 86 milioni di euro, di cui 62 milioni per i casi di violazione delle normative comunitaria e nazionale che vietano le intese restrittive e 24 milioni per abusi di posizione dominante. La rivista Global Competition Review colloca l’Antitrust italiana al primo posto nella lotta ai cartelli tra tutte le autorità nazionali dell’Unione europea. L’Antitrust ricorda inoltre nella relazione che tiene ‘’sotto osservazione il comportamento nei mercati dei nostri ex monopolisti: purtroppo talvolta cedono a tentazioni di ripristino delle originarie esclusive”.
Dal 2006 a oggi, ricorda ancora Catricalà, il numero dei provvedimenti decisi, esclusi quelli relativi a questioni solo amministrative, delle archiviazioni e delle segnalazioni fa registrare un incremento del 39%. Le concentrazioni esaminate quest’anno sono state 864, ben 147 in più del 2006: il massimo storico dalla nascita dell’istituzione. Anche sulla pubblicità ingannevole l’Autorità chiede più possibilità di azione: “Il livello massimo delle sanzioni è di 500.000 euro, e non appare tale da scoraggiare chi stia allestendo campagne del valore di alcuni milioni di euro”. Catricalà suggerisce quindi che “il legislatore potrebbe parametrare le sanzioni pecuniarie al valore della campagna pubblicitaria se si tratta di ingannevolezza, ai fatturati delle imprese negli altri casi di scorrettezza”. L’Antitrust chiede, poi, la possibilità di sanzionare direttamente le singole imprese anche “quando l’intesa collusiva sia frutto di una delibera dell’associazione” di categoria. Quest’ultima, infatti, è “un soggetto spesso inconsistente dal punto di vista economico-patrimoniale” e quindi impossibilitato a pagare.
Un riconoscimento arriva anche dalla Camera, per mezzo del presidente Gianfranco Fini: ”La circostanza che l’Italia sia uscita dall’emergenza politica di quegli anni (in cui si istituirono le Authority, ndr) non significa affatto che l’esperienza delle Autorità amministrative indipendenti sia da ritenersi superata o che, necessariamente debba essere ridimensionata”.
- Martedì 24 Giugno 2008
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