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Silvio Berlusconi incassa il sì delle Regioni e lancia un nuovo “piano casa” sulle new town. Dopo la serrata trattativa con gli enti locali, dunque, è arrivata l’intesa: un decreto legge che nei prossimi giorni sarà presentato e discusso con la Regioni. “L’accordo sul piano casa” dice il presidente del Consiglio “iporta all’idea originaria: le famiglie potranno aumentare del 20% la volumetria di una casa”.Ora la palla passa agli enti locali. Ma il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, avverte: “Se le regioni non approveranno le leggi regionali entro 90 giorni, scatterà un potere sostitutivo”.
Dicendosi molto soddisfatto del lavoro fatto con le regioni e dell’accordo raggiunto (qui il testo in .pdf), il Cavaliere precisa che quello varato dal cdm è un piano famiglie più che piano casa.
“Realizzare in ogni capoluogo di provincia un insediamento urbanistico di dimensioni tali da venire incontro all’esigenza di nuove case per chi ancora la casa non ce l’ha, specialmente per i giovani o a chi si vuol fare una famiglia ma trova ostacolo negli acquisti e ngli affitti”. Ecco il prossimo obiettivo da centrare in accordo con le Regioni, secondo quanto assicura il premier: “L’accordo prevede un limite massimo di 200 metri cubi per l’ampliamento. Le regioni che vorranno potranno andare anche oltre i 200 metri cubi”.
“Le famiglie possono già da oggi cominciare a chiamare i progettisti e a commissionare il lavoro, ha detto Berlusconi. Saranno i progettisti”, ha aggiunto “a firmare sotto la loro responsabilità il progetto che non violi le norme regionali o comunali e i regolamenti sanitari, attraverso la massima semplificazione burocratica e amministrativa”.
Da un calcolo “abbastanza approssimativo”, rivela il premier, “se un 10% dei proprietari di case” approfittasse del piano casa “avremmo 60-70 miliardi di euro che entrerebbero nell’economia, provenienti quasi tutti dai depositi bancari dei cittadini. Sarebbe un grande supporto allo sviluppo dell’economia: porterebbe 4, 5, 6 punti di Pil nell’economia”. “Il mio sogno” aggiunge Berlusconi “è di vedere realizzazioni di assoluta avanguardia urbanistica, dove i bambini possano raggiungere campi gioco, scuole, chiese e parchi senza incontrare automobili”.
Il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani, ha espresso “soddisfazione”, perché “l’accordo favorisce una ripresa dell’edilizia corretta”. Anche se la vera e propria emergenza è quello della locazione e dell’affitto sociale: “Bisogna affrontare in tempi rapidi quella che è un’emergenza: la locazione, l’affitto sociale. Questo è il piano casa”, ha detto Errani, spiegando che questa condizione riguarda “famiglie e persone che non hanno reddito per pagare l’affitto di mercato”. Anche Gianni Alemanno, a nome dell’Anci, ha firmato l’intesa esprimendo il suo giudizio positivo.
VEDI ANCHE: Piano casa, il testo dell’accordo (Pdf)
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Lunghe le trattative, serrata la discussione. Che si è conclusa in tarda serata, nella sede del ministero per i Rapporti con le Regioni, con un accordo tra Stato e regioni sul piano casa. Nel Consiglio dei ministri di mercoledì 1 aprile l’accordo sarà già oggetto di riflessione per quanto riguarda la scansione dei tempi entro i quali dovrà essere approvato il relativo decreto.
Prima, però, l’intesa dovrà essere formalmente approvata dalla Conferenza unificata convocata a Palazzo Chigi. “Si tratta di un risultato molto importante al quale abbiamo lavorato intensamente ” ha commentato il ministro Raffaele Fitto “abbiamo raggiunto un’intesa condivisa dall’intero governo. Il presidente Berlusconi è sempre stato puntualmente informato di ogni passaggio e in Consiglio dei ministri si potrà procedere con la tempistica, entro 10 giorni il decreto sulla semplificazione amministrativa dovrebbe essere pronto”.
Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, oltre alla soddisfazione, ha sottolineato che l’intesa “è un risultato importante per noi e per il Paese, confermiamo pienamente l’impostazione di quando avevamo detto che il decreto era inaccettabile”. Con gli accordi raggiunti oggi “non ci sono scelte che possono compromettere il sistema di governo e la tenuta urbanistica del territorio. Ora però bisogna occuparsi della vera emergenza che è quella di trovare risorse per le famiglie in difficoltà che non riescono a pagare l’affitto, abbiamo 550 milioni di euro, bisogna trovare altre risorse pubbliche e private”. Errani ha poi sottolineato che i lavori del piano casa saranno svolti nel rispetto delle norme sulla sicurezza e con lavoro regolare e forme di rendicontazione che mettano in chiaro tutti i lavori che verranno fatti.
Il decreto legge sul piano casa sarà portato al Consiglio dei ministri entro una decina di giorni, probabilmente prima di Pasqua, ha reso noto Fitto, aggiungendo che servono ancora dei tempi tecnici.
Le Regioni avranno 90 giorni di tempo per emanare, ciascuna, le norme per consentire l’attuazione del piano casa. L’intesa raggiunta prevede aumenti volumetrici del 20% per le abitazioni e del 35% nei casi di demolizione e ricostruzione, purchè compiuti con tecniche di bio-edilizia le volumetrie si riferiscono solo all’edilizia residenziale, mentre i centri storici e tutte le aree protette non verranno toccate dal piano casa, nel pieno rispetto dei programmi urbanistici.
In extremis si è raggiunto l’accordo per il varo di un tavolo che metta a punto uno studio di fattibilità per verificare quali misure adottare per l’edilizia pubblica.
Dall’accordo, infatti, sono sparite “le risorse aggiuntive” che lo Stato avrebbe dovuto apportare, seppure in quantità non determinata.
La crisi dei mutui si fa sentire sempre di più sui proprietari di case statunitensi, al punto che nel secondo trimestre i pignoramenti - o meglio le procedure di avvio - sono quasi raddoppiati, +171% rispetto ad un anno fa.
Rispetto al primo trimestre l’aumento è stato invece del 14%, in base ai dati forniti da RealtyTrac, una società specializzata. Sono circa 740mila i proprietari che rischiano di essere espropriati dalle banche come conseguenza del fatto che il prezzo delle case continua a scendere e non è più in grado di garantire il prestito a suo tempo concesso. Lo Stato più toccato in proporzione è il Nevada, dove una famiglia su 43 ha ricevuto il pignoramento della casa nel corso del trimestre. La California invece presenta il maggiore numero di notifiche: 202.599 in totale.
Ieri Bill Gross, gestore di Pimco, il colosso mondiale dei fondi di investimento, aveva affermato che sono circa 25 milioni gli americani che rischiano di vedersi pignorare l’ immobile. L’ avvio della procedura di pignoramento consiste nell’invio da parte dell’istituto finanziatore di una cosiddetta ‘default notice’, in pratica un avviso di possibile dissesto.
Proprio per far fronte alle difficoltà dei proprietari di case l’ amministrazione Bush ha messo a punto un piano straordinario di sostegno attualmente all’esame del Congresso, che prevede peraltro anche un intervento finanziario di salvataggio per le due agenzie semi pubbliche del settore, Fannie Mae e Freddie Mac.
I pignoramenti nella prima metà di quest’anno da parte delle banche sono stati 370.179 con una crescita del 154% rispetto al pari periodo dell’anno prima. La conseguenza di quest’operazione di riappropriamento è un ulteriore calo del prezzo delle abitazioni, che vengono in pratica messe all’asta ad un prezzo scontato per consentire alle banche di recuperare almeno in parte il prestito.
Va aggiunto che molti americani proprietari di case che incorrono nelle procedure di pignoramento sono indotti a lasciare l’ immobile in quanto trovano alloggi in affitto ad un costo più basso rispetto a quello del mutuo. Lo scoppio della bolla immobiliare viene così amplificato.
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Arriva anche in Italia l’onda lunga della crisi del mercato immobiliare. I titoli immobiliari hanno perso il 58,1% negli ultimi 12 mesi, portando la capitalizzazione delle società del settore quotate in Borsa italiana sotto i 4 miliardi di euro.
Così parlano i dati contenuti nel rapporto di Nomisma, sottolineando l’accentuata rischiosità di questi veicoli, legata ai bassi volumi negoziati e alla sottocapitalizzazione del comparto, in discesa dalla primavera 2007, che a luglio 2008 si attesta a 8,097 miliardi di euro tra quotate e fondi immobiliari, sotto i livelli di dicembre 2004.
Nel 2007 - si legge nel Rapporto sul Mercato Immobiliare 2008 - le compravendite di abitazioni sono calate del 4,6%, ovvero 40 mila in meno dell’anno precedente. È il primo anno di calo dopo un decennio di crescita ininterrotta che ha determinato un incremento dei volumi di mercato pari al 66%.
Le grandi aree urbane vedono una flessione delle transazioni del 9,3%, ma già avevano cominciato a perdere terreno nel 2006, diminuendo del 2,2%. Le intenzioni di acquisto di un’abitazione nel prossimo anno sono sui livelli più bassi dell’ultimo ciclo immobiliare (1,8%), quando erano al 7% all’inizio degli anni 2000.
La tendenza della prima parte dell’anno in corso porta a una riduzione di compravendite di abitazioni nell’anno di circa 80 mila unita’ mentre i prezzi a fine anno dovrebbero segnare crescita nominale zero, ovvero una riduzione reale pari all’inflazione.
di Gino Pagliuca
Marina, 38 anni, aveva un mutuo con la Popolare di Milano e la rata mensile era salita in 2 anni da 800 a 1.200 euro. Quando fece presente alla banca che il tasso, agganciato all’Euribor (tasso interbancario) più l’1,75 per cento, era molto superiore a quello di mercato e chiese di rinegoziarlo, le prospettarono una sostanziosa riduzione. Ma dopo 2 mesi di solleciti il direttore di filiale le spiegò che c’era un equivoco: il mutuo sarebbe rimasto invariato. Marina ha cambiato banca e abbassato la rata di 200 euro portandola a tasso fisso, anche se ha dovuto sopportare l’ultima beffa dalla banca abbandonata: una richiesta di penale dell’1,9 per cento anziché dello 0,5 previsto dalle norme. Alle rimostranze, legge alla mano, le è stato risposto che la richiesta era frutto di un altro equivoco.
Una storia fra tante di debitori spiazzati dall’aumento dei tassi partito nel 2005. Il toccasana doveva essere il decreto Bersani che nel febbraio 2007 introdusse la portabilità gratuita del mutuo. “Ma non è andata così” valuta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo. “Se le banche che rischiavano di perdere i clienti hanno cercato di prendere tempo, trincerandosi dietro motivazioni inconsistenti, i problemi maggiori sono venuti dagli istituti che chiedevano costi impropri a fronte del trasloco del mutuo”.
Risultato? Per Martinello “dieci banche sono sotto indagine Antitrust su nostra segnalazione. Un’inchiesta effettuata a gennaio ha dato risultati sconfortanti, fino all’assurdo di chi non consegnava preventivi scritti per evitare che i clienti li portassero alla concorrenza”.
Il quadro potrebbe mutare con l’intesa Abi-governo sulla rinegoziazione dei mutui. L’accordo prevede, per chi lo chieda, il blocco della rata al livello del 2006, mentre ogni mese la differenza tra la rata che si sarebbe dovuto pagare e quanto versato va in un conto di debito al tasso del 5,15 per cento: se il costo del denaro cresce, aumenta il debito; se diminuisce sotto il livello del 2006, si assottiglia. Alla fine si faranno i conti e con ogni probabilità la durata del mutuo, quindi il costo complessivo, aumenterà. In compenso l’onere odierno del mutuo è bloccato.
Perplesse le associazioni di consumatori. Dice Alessandro Pedone, responsabile Aduc per la tutela del risparmio: “L’accordo è costoso e ha l’unico vantaggio di dare sollievo immediato a chi non ce la fa a pagare (tabella sopra, ndr). Ma quel risparmio iniziale le banche lo riprendono dopo con gli interessi”.
E chi vuole trasferire il finanziamento? Il mercato immobiliare è fermo e si stipulano meno mutui: gli istituti specializzati hanno in teoria interesse a strappare i clienti alla concorrenza offrendo buone condizioni a chi il mutuo lo ha già. Oltre alla rinegoziazione targata Abi-governo vi sono altre tre vie per cambiare mutuo. Le presenta la Guida al mutuo informato redatta dal Consiglio nazionale del notariato con 11 associazioni di consumatori (scaricabile su www.notariato.it). Spiega Paolo Piccoli, presidente dei notai: “La prima è rinegoziare individualmente con la banca tasso o durata. è facoltà dell’istituto accettare, ma il vantaggio è che non costa nulla. La seconda strada, prevista dal decreto Bersani, è la surrogazione: non si chiude il mutuo ma si trasferisce l’ipoteca a una banca che offre condizioni migliori. Serve un atto notarile di importo modesto di cui la nuova banca può anche farsi carico”. Ultima la via tradizionale della sostituzione: “Si chiude il mutuo e se ne fa uno nuovo. Soluzione più costosa ma offre la possibilità di aumentare la somma finanziata”.
Un’opportunità ma anche un rischio: i tassi dei mutui sono minori di quelli dei prestiti personali e molte famiglie cominciano a ipotecare la casa per spese voluttuarie. Il meccanismo negli Stati Uniti ha messo in crisi il sistema. Migliaia di famiglie hanno iniziato a non pagare e il crollo dei prezzi ha reso il debito superiore al valore dell’immobile. In Italia le banche sono più prudenti, però prima di impegnare la casa per pagare la vacanza è meglio pensarci.

di Antonella Bersani
Il boss della Ryanair vuole il sangue. “Noi diamo il benvenuto a una buona, lunga e sanguinosa recessione nel nostro paese” ha dichiarato Michael O’Leary, leader delle compagnie aeree a basso prezzo, al quotidiano inglese The Guardian. Lui il rallentamento economico lo vede così: l’opportunità che qualcuno dei suoi concorrenti salti e l’impossibilità da parte dei governi di imporre tasse “ecologiche”. Se la ride, insomma. E non è il solo.
A vedere vantaggi nella stagnazione sono molte categorie sociali. Per esempio i contadini. “C’è una grande fame di terra, i paesi emergenti fanno crescere la domanda di generi alimentari e i terreni sono sempre più richiesti anche per collocarvi impianti per la produzione di energie alternative” riassume il presidente della Adam Smith Society, l’economista Alberto De Nicola. Poiché si esaspera la polarizzazione dei consumi, vengono premiati i prodotti d’alta gamma, quelli a basso prezzo e le imprese leader di mercato.
Un esempio? “Il portafoglio ordini per la collezione primavera-estate 2008 è aumentato del 25 per cento” informano alla Geox, e De Nicola spiega perché. “Chi ha un prodotto consolidato e dispone di risorse finanziarie è meglio attrezzato per reggere la crisi”. Può infatti differenziare, investire in innovazione, approfittare delle occasioni sul mercato, produrre a prezzi competitivi. E diventare sempre più ricco. Così come spera in buoni affari chi vende prodotti che costano poco, meglio se pochissimo. Come la Easycar, autonoleggio low cost nato sulla scia del successo delle compagnie aeree a basso prezzo.
Alla stagnazione si adegua perfino la Microsoft, che insieme alla Amd ha creato un pc a bassissimo prezzo e ricaricabile che, dopo un anno di test in Brasile, arriverà anche in Europa. “Tutto il low cost è favorito dalla crisi, i voli Ryanair come le polizze, i conti correnti e il commercio online” dice Paolo Martinello, presidente dell’associazione Altroconsumo. Tra i beneficiati c’è, quindi, anche la McDonald’s che si è inventata i menù “Salvaeuro” e annuncia per il 2008 una trentina di nuove aperture dopo aver chiuso i conti del 2007 con un più 9,1 per cento.

L’effetto polarizzazione fa sì che né la Gucci né la H&M sentano sui bilanci un calo dei ricavi. La moda di alta gamma vale 150 miliardi nel mondo e si prevede che raddoppi entro i prossimi 5 anni. E quella più a basso prezzo, proposta da catene come Zara o H&M, macina profitti.
“In Germania gli stipendi sono stati fermi per 10-15 anni e nel frattempo la H&M ha aperto circa 200 punti vendita. A gennaio” spiegano dal quartier generale svedese della catena di abbigliamento “le nostre vendite sono cresciute del 17 per cento e nel 2008 inaugureremo nel mondo altri 190 punti vendita”. A vedere rosa nella crisi sono tutte le grandi strutture commerciali che vendono a prezzi contenuti. Orizzonte sereno all’Ikea, dove il cliente trasporta e monta i mobili. Come pure all’Auchan, dove hanno appena inaugurato il self discount: prodotti non confezionati di ogni tipo da acquistare a peso.
Ipermercati, hard discount e la catena svedese di arredamento sono i veri surfisti della crisi. “Nell’ultimo anno i dati Nielsen segnalano un più 9 per cento nei volumi di vendita degli hard discount” confermano alla Confcommercio. L’Auchan rilancia con una crescita mensile del 10- 15 per cento dei prodotti a marca privata, quelli più a buon mercato. Quanto all’Ikea, “per il decimo anno consecutivo abbiamo ridotto i prezzi del catalogo (in media -1,3 per cento)” dichiara l’amministratore delegato Roberto Monti. “Entro il prossimo anno contiamo di aprire cinque nuovi punti vendita in Italia”.
Poi ci sono i consumi che cambiano, soprattutto nelle famiglie che non arrivano alla fine del mese. Sulla tavola degli italiani meno spesso compare la fettina, sostituita dal più economico würstel, le cui vendite sono in forte crescita. La stagnazione ci impone dunque la dieta di Angela Merkel? Ai produttori di insaccati certo non dispiace. “I prezzi alla fonte sono rimasti costanti, i valori nutrizionali sono buoni e così la carne suina sta vivendo il suo momento di gloria” gongola Vittore Beretta, presidente dell’omonimo salumificio. Crescono prosciutti nostrani non marchiati, mortadelle ma anche prodotti affettati e confezionati.
Nel frattempo il pesce surgelato segna lo 0,8 di crescita rispetto al più costoso fresco. La crisi non solo favorisce solo le imprese e certi settori del commercio ma anche una parte di consumatori i quali, senza accorgersene, traggono un vantaggio indiretto. Per gli acquirenti di prime case e le giovani coppie è un momento di buoni affari. Chi ha tempo per cercare, un gruzzolo da parte e non deve vendere un immobile per comprarne un altro può approfittare di ribassi tra il 20 e il 30 per cento dei prezzi di parte delle case. La trattativa sarà più facile se si trova qualcuno costretto a vendere in fretta e ci si concentra sulle abitazioni non di nuova costruzione.
Buone notizie anche sul fronte dei mutui: i tassi sono scesi ai livelli precedenti la crisi dei subprime e l’esigenza di non alimentare la crisi probabilmente impedirà che salgano. Per l’estate, prevedendo difficoltà di molte famiglie a organizzare vacanze tradizionali, gestori di campeggi, produttori di tende, fornelli e attrezzi si fregano le mani. Ma la polarizzazione dei consumi è una legge che vale anche quando si parla di vacanze, tanto è vero che “gli hotel a cinque stelle non risentono della crisi, soffre la fascia intermedia e cresce il fatturato degli alberghi a due stelle, oltre che dei camping” conferma Bernabò Bocca, presidente della Federalberghi. Meritano una menzione anche i viaggi della speranza, quelli dei manager alla ricerca di nuove occasioni di incontro e di guadagno.

Le città del business battono, infatti, in presenze le città d’arte. E Milano, Roma e Bologna si godono il fruscio delle carte di credito. C’è una categoria particolare di persone che non solo potrebbe moltiplicare le occasioni di guadagno, ma addirittura elevare la propria notorietà grazie alla recessione. Sono gli economisti, mai tanto richiesti e ascoltati come nei tempi difficili. “Esiste poi un settore propriamente detto consulenza da crisi che fa affari d’oro” aggiunge De Nicola.
A gioire sono i consulenti che lavorano sui piani di rilancio aziendale, i legali e i fallimentaristi. “In periodi di ristrettezze economiche i pagamenti avvengono in ritardo, aumenta il contenzioso e crescono gli affari degli avvocati civilisti e degli esperti in diritto del lavoro”. E c’è addirittura chi sostiene che la stagnazione migliorerà il nostro stile di vita. È Pierangelo Da Crema, docente di economia e autore del libro La dittatura del pil (Marsilio). “Questa ossessione per la crescita non sempre è positiva. Meno produttività significa anche meno emissioni inquinanti, più salute e meno conflitti sociali. Il governo cinese se ne è accorto. E sta cercando di porre un freno al suo sviluppo incontrollato”. Mentre in Occidente si cerca di fare il contrario.
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di Romana Liuzzo
Un grattacielo firmato dall’archistar inglese Richard Rogers nel cuore della Magliana, a pochi metri dall’Alitalia; un edificio residenziale di lusso, dopo la demolizione delle Torri dell’Eur, griffato Renzo Piano, stessa sapiente mano del Centre Pompidou a Parigi e dell’Auditorium capitolino. Tutto aggiudicato al gruppo Lamaro (Toti). La risposta virtuale all’ancora virtuale nuvola di Massimiliano Fuksas, al vicino centro congressi. E ancora: mezzo milione di metri cubi tra abitazioni e ospedale (Caracciolo-Angelucci) per il popolare quartiere fra Cinecittà e Anagnina… Fuori del Campidoglio infuria la protesta di chi ai progetti futuristici preferirebbe un alloggio, anche popolare.
In attesa dell’approvazione di queste “postille” non di poco conto (il tutto potrebbe avvenire entro il 23 febbraio o subito dopo), è passato in extremis, poche ore prima delle dimissioni del sindaco Walter Veltroni, con 37 voti a favore e 20 contrari, il piano regolatore di Roma: 65 milioni di metri cubi, 2 mila punti di verde privato, 7.900 ettari di verde pubblico, ampliamento della rete infrastrutturale su ferro e su strada, riqualificazione dei mercati generali, una città dello sport e il progetto Macro di Odile Decq, sorta di terrazza sopraelevata.
Una guerra all’ultimo mattone combattuta tra i costruttori romani. La resa dei conti, tra chi ha già avuto e chi ancora vorrebbe avere. Le forze in campo sono: Caltagirone, Toti, Bonifaci, Armellini, Ligresti, Mezzaroma e Marchini. Ma anche, inevitabilmente, un braccio di ferro tra opposizione e maggioranza.
Si deve alla prima se il prg è passato nella sua formula quasi originale. “Ci sono state solo 233 modifiche non sostanziali: 26 nate da osservazioni, 40 errori materiali, 14 recepimenti, 112 adeguamenti, otto osservazioni nate dall’attuazione di norme transitorie e 33 modifiche legate ai piani di zona” puntualizza l’assessore all’Urbanistica, Roberto Morassut.
“Di queste variazioni noi non ne conosciamo nemmeno una” replica con Panorama il consigliere comunale Marco Visconti, di An.
Non è un caso se il segretario generale del Comune di Roma, Vincenzo Gagliani Caputo, che sigla tutte le delibere, si sia rifiutato di farlo con il piano regolatore (”Non firmo ciò che non conosco” avrebbe detto a un amico nell’aula Giulio Cesare). Non è un caso che le delibere di variante non siano siglate dall’assessore Morassut, ma da quello al Patrimonio, Claudio Minelli, “da sempre tramite prima di Francesco Rutelli, poi di Veltroni con i costruttori romani” commenta Visconti. “Nel prg non vi sono aree di edilizia popolare, a parte qualche affitto concordato, non c’è alcuna infrastruttura, inoltre tutto è svincolato da ciò che avviene fuori della città. Il progetto Millennio, che prevede il grattacielo di Rogers, in Campidoglio è stato per esempio ribattezzato Minnellium, dal nome dell’assessore che lo ha tanto caro. Si edificano quartieri alle porte di Roma senza pensare ai cittadini che in città ci devono arrivare. Come? Con la diligenza?”.
Veltroni, subito dopo l’approvazione del piano, non nasconde la gioia per il risultato ottenuto: “Questo è un momento storico: la capitale aspettava un piano regolatore da 100 anni”. Poi il primo cittadino saluta e prosegue la sua corsa alla testa del Partito democratico. Il 23 febbraio si scioglierà il consiglio comunale e dal 24 è in arrivo un commissario straordinario (calano le quotazioni di Achille Serra, si parla del prefetto Mario Morcone, ex capo del dipartimento dei vigili del fuoco): a lui il compito di fare da traghettatore fino all’election day del 13-14 aprile.
“Altro che 100 anni, il piano regolatore è del 1965, ora è stato rivisto e corretto. Veltroni è andato avanti in questi anni con il motto caro a Rutelli del pianificar facendo e ora si è trovato a dover approvare un documento così importante in 2 giorni, per non scontentare i costruttori che reclamano la loro fetta di torta” polemizza il consigliere di An, Marco Marsilio.
Secondo Gianni Alemanno, ex ministro nel governo Berlusconi e possibile candidato sindaco, “questa consiliatura termina con una grave scorrettezza della maggioranza ai danni dell’opposizione, ma soprattutto ai danni della città. Impugneremo davanti al tar la delibera di ratifica del prg, fatto in 2 giorni”.
Un dato è inconfutabile: rispetto al piano regolatore del 1965, quello approvato da un commissario (l’ultimo vero prg risale al sindaco Ernesto Nathan nel 1909), i metri cubi a disposizione dei costruttori sono diminuiti: da 120 a 65 milioni. “E certo tutto ciò che si poteva è già stato appaltato nel corso di questi anni: vedi la Galleria Colonna (Lamaro), la città dello sport a Tor Vergata (Caltagirone), Tor di Quinto (Bonifaci)” ribattono da An.
“Roma con i suoi 129 mila ettari di superficie è il più grande comune d’Italia” ricorda Monica Cirinnà, vicepresidente del consiglio comunale, ribattezzata non senza malignità “la signora che si occupa dei gatti”, ma già in corda per la poltrona di assessore all’Ambiente. “Con questo piano due terzi delle aree libere sono diventate inedificabili, saranno ampliati i parchi di Veio, Decima e quello dell’Appia antica. E sono previsti 20 mila alloggi popolari con affitti concordati”. Alla somma dei metri cubi vanno aggiunti le varianti e i cambi di destinazioni d’uso. Ed ecco che la cifra raddoppia.

di Francesca Vercesi
“Per adesso è prematuro dare indicazioni precise”. Oppure: “Adesso non si può fare, perché ci sono difficoltà procedurali. Torni a trovarci tra un mese”. È questo il ritornello nella quasi totalità delle banche di fronte alle richieste di surroga del mutuo, cioè il trasferimento a un altro istituto. La corsa al prodotto migliore, figlia delle liberalizzazioni del cosiddetto Bersani bis e alimentata da rate che nel giro di nemmeno due anni sono aumentate in Italia anche più di 100 euro al mese, si presenta ancora piena di ostacoli.
Sulle tre strade offerte al cliente per riconsiderare il mutuo, cioè la rinegoziazione con il proprio istituto, la sostituzione (chiudi un mutuo e ne apri un altro) o la surroga (il mutuo non si chiude ma si trasferisce), sono solo le prime due a essere più battute. O, meglio, sono le opzioni che le banche spingono di più. Ma i problemi non mancano.
Nel caso della rinegoziazione, il cliente ricontratta con la sua banca le caratteristiche del finanziamento: importo, durata, tasso. Ammesso che riesca a ottenere condizioni migliori. Ciascuno, infatti, applica misure diverse. Nelle spese di pratica, per esempio, la Banca Sella prevede 25 euro, la Barclays Woolwich 0,50 per cento col passaggio al tasso fisso e 253 euro per l’allungamento della scadenza. A volte poi la rinegoziazione viene negata dalla banca mutuante. “Oggi sono stato nella filiale della banca per chiedere una rinegoziazione” racconta un consumatore. “Pare che sul monitor del funzionario sia apparsa la dicitura “contratto non rinegoziabile”. Quindi niente da fare”.
Nel secondo caso, quello della sostituzione, si estingue il precedente mutuo, si cancella la vecchia ipoteca, iscrivendone una nuova a garanzia del finanziamento acceso presso la nuova banca. I costi sono, tuttavia, più elevati e non sempre l’operazione risulta conveniente. Secondo l’Osservatorio di Mutuionline, comunque, a fine settembre i mutui di sostituzione avevano ormai raggiunto il 15 per cento del totale, contro il 6,5 per cento di un anno prima.
Ma è la surroga, ora, la priorità sul tavolo di Abi, Albo dei notai, banche e associazioni. Al momento, sostengono al centro di ricerca Osservatorio finanziario, le maggiori difficoltà si riscontrano su questo tema: qui si trasferisce l’ipoteca dal vecchio al nuovo mutuo, acceso presso la seconda banca, senza che sia necessaria la cancellazione della prima garanzia ipotecaria. Rispetto alla sostituzione ciò dovrebbe comportare un esborso minore per il cliente. Però alcune incertezze normative, le difficoltà registrate presso le conservatorie (gli uffici dove l’atto di surroga viene annotato) e il ritardo delle banche hanno finora impedito che questa pratica diventasse realtà, a parte in un caso, quello della Banca popolare di Piacenza.
Occhi puntati anche sui costi della parcella notarile nella surroga: “A livello regionale si sta cercando di creare una tariffa condivisa dai vari distretti notarili con importi più bassi possibile” commenta Giulia Clarizio, consigliere nazionale del notariato.
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Sarebbero dovuti scomparire quaranta anni fa e invece all’appello se ne contano ancora 110. Come l’erba cattiva che non muore mai, anche i cosiddetti enti inutili riescono a sopravvivere di governo in governo e, tra un vuoto normativo e una sovrapposizione di leggi, continuano a pesare sulle casse pubbliche. Ben attenti a non dare nell’occhio: non compaiono sui giornali, si nascondono tra le pagine del bilancio dello Stato, impossibili da scovare. Di loro nessuna traccia in rete: non hanno un sito, ma solo richiami nelle delibere o nei decreti di comuni, regioni e province.
È il caso della Gescal, l’istituto gestione delle case per lavoratori, che negli anni ‘60 hanno affollato interi rioni di città e paesi. La ricerca su Internet porta direttamente al sito dell’Ance, l’associazione costruttori, ma qui si perdono le tracce. Potrebbe sembrare che Gescal sia stato assorbito dall’Ance, ma per la Corte dei Conti l’istituto esiste e figura proprio tra quei 110 “immortali” che alla fine del 2006 erano ancora operativi mentre le procedure di liquidazione si sarebbero dovute chiedere da tempo. La Gescal è in buona compagnia.
La lista dei sopravvissuti comprende, tra gli altri, l’Enaoli nato nel 1941 come ente di assistenza per gli orfani. Una missione di tutto rispetto ma per la legge sarebbe dovuto scomparire nel 1977 visto che l’assistenza in questo settore si svolge oggi attraverso altre forme.
Stesso discorso per l’Onmi, l’organizzazione voluta e fondata dal Fascio nel 1926 per la protezione della maternità e dell’infanzia come continuazione dell’istituto di igiene fondato da Ettore Levi, e per l’Inam, la cui attività di assicurazione contro le malattie, è stata assorbita dall’Inps. E come dimenticarsi l’Enalc, l’ente di diritto pubblico di addestramento dei lavoratori del commercio, che ha smesso da tempo di formare parrucchieri, dattilografi e venditori di articoli tecnici ma continua a pesare sul Ministero del Lavoro.
La situazione è tornata nel mirino della Corte dei Conti, secondo cui le cause di questa situazione sono da ricercare nelle incertezze normative, con un susseguirsi di leggi che hanno continuamente modificato le modalità di individuazione e gestione degli enti da liquidare, con deleghe non esercitate (l’ultima è scaduta il 30 giugno scorso e riguardava la razionalizzazione della pubblica amministrazione e l’individuazione di enti e strutture pubbliche da porre in liquidazione), e nella mancanza di semplificazioni procedurali. Infatti c’è da dire che una “liquidazione” si può chiudere solo dopo che è stata risolta anche la più piccola questione o vertenza: posizioni previdenziali, questioni di inquadramento del personale o vicende immobiliari.
A fine anno era ancora in piedi un contenzioso di circa 20 mila pratiche di ogni genere. E con i tempi della giustizia italiana, c’è da scommettere che sentiremo parlare ancora per molto di questi enti.
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Altro che abolizione dell’Ici.
Il premier Romano Prodi non prende neanche in considerazione la proposta di altri esponenti di governo (leggi Francesco Rutelli) di eliminare la tassa sulla prima casa che a partire da quest’anno si paga addirittura prima.
La scadenza per il versamento dell’acconto Ici del 2007 è stata anticipata al 18 giugno, rispetto al vecchio termine del 30 giugno. Il saldo dovrà essere versato entro il 17 dicembre anziché il giorno 20. Come sempre, i contribuenti potranno pagare l’intero importo entro la scadenza dell’acconto. Devono pagare l’Ici i proprietari di immobili, aree edificabili e terreni agricoli.
Nessuna modifica sostanziale per il calcolo dell’imposta comunale. Per trovare la base imponibile si deve prendere in considerazione la rendita catastale e rivalutarla del 5%. La rendita va poi moltiplicata per i seguenti coefficienti: 100 per le abitazioni, box e magazzini; 50 per gli uffici, studi e capannoni e 34 per i negozi. Sulla base imponibile, si applicano le diverse aliquote decise dai comuni che possono variare tra il 4 e il 7%.
Per il pagamento si può utilizzare l’apposito modulo di conto corrente o il modello F24 (qui il .pdf scaricabile anche dal sito dell’Agenzia delle Entrate). Il versamento può essere effettuato in banca o in via telematica attraverso la delega di versamento unica. Il pagamento online è possibile anche dal sito di Poste Italiane.
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