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Il ministro del Welfare Elsa Fornero (Credits: Imagoeconomica)
TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO
È notizia di oggi. L’Inps nel 2011 ha autorizzato alle aziende 953 milioni di ore di cassa integrazione con un calo del 20,8% rispetto al 2010. Ma i dati del cosiddetto “tiraggio”, cioè di quanto, delle ore richieste, sia stato effettivamente utilizzato dalle imprese, potrebbero essere ancora migliori. Ovvero registrare un calo del 25%. I dati, forniti dal presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, arrivano in un giorno caldo, anzi caldissimo per l’acceso dibattito tra governo e parti sociali sul tema della riforma del lavoro e degli ammortizzatori sociali, ossia delle tutele da garantire a chi il posto lo perde. Risorse che dovrebbero poter contare su una copertura finanziaria tra 30 e 35 miliardi di euro. Ecco quali sono questi strumenti. E soprattutto, come potranno cambiare. Continua

L'ad Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il ministro Claudio Scajola
“Una decisione inopportuna” per il ministro dello Sviluppo economico Scajola. “Qualcuno potrebbe definirlo un ricatto” dice il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. La decisione di Fiat di mettere per due settimane in cassa integrazione gli addetti di cinque stabilimenti italiani non è piaciuta a molti. Continua

Quasi due milioni di impieghi in meno. Nel primo trimestre del 2009 nell’Ue sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro, di cui 1.220.000 nella zona euro.
Lo comunica l’Eurostat (qui il documento in .pdf). In termini percentuali, l’occupazione ha subito un calo dello 0,8% sia nell’area euro che nell’Ue-27, il doppio rispetto all’ultimo trimestre del 2008. Calo dello 0,8% anche in Italia, mentre, tra i principali Paesi di Eurolandia, si registra un -6,4% in Spagna, un -0,7% in Francia e un +0,1% in Germania. Secondo quanto rileva l’Eurostat, sia nella zona euro che nell’Ue a 27 l’occupazione è calata dell’1,2% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Il crollo più significativo si è registrato in Lettonia, dove l’occupazione è precipitata dell’8,2%, e in Estonia, scesa del 7,2%. L’Eurostat stima che nel primo trimestre del 2009, nell’Ue a 27, erano 223.8 milioni gli uomini e le donne con un lavoro, di cui 146.2 milioni nell’area euro.
Buste paga congelate
Le retribuzioni di fatto sono cresciute nel primo trimestre 2009 dello 0,1% sul trimestre precedente e dello 0,6% sul primo trimestre 2008. Lo comunica l’Istat spiegando, che è il dato più basso dal 2000, anno di inizio della ricostruzione delle nuove serie storiche. L’Istat ricorda che l’indicatore sulle retribuzioni di fatto si riferisce a unità di lavoro equivalenti a tempo pieno al netto della Cassa integrazione. Nel primo trimestre il tasso di inflazione era stato pari all’1,5%. L’Istat sottolinea che nel primo trimestre 2009 gli oneri sociali per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sono cresciuti dello 0,3% rispetto allo stesso trimestre del 2008, ma sono diminuiti dell’0,1% rispetto al trimestre precedente. Il costo del lavoro per Ula è cresciuto dello 0,1% rispetto all’ultimo trimestre del 2008 mentre è aumentato dello 0,6% rispetto al primo trimestre 2008. Le retribuzioni sono cresciute dell’1,2 tendenziale nell’industria mentre nei servizi sono aumentate appena dello 0,1%. Il dato dell’industria risente nel complesso del buon andamento delle retribuzioni nelle costruzioni (+2,8% nel primo trimestre 2009 sullo stesso periodo del 2008), mentre nei servizi hanno subito un calo le retribuzioni di fatto nel settore finanziario e assicurativo con un -8,5% dovuto al confronto con il livello particolarmente elevato del primo trimestre 2008 (periodo nel quale sono stati erogati arretrati e una tantum per il rinnovo del contratto).
Debito
Il debito pubblico italiano tocca un nuovo record. Ad aprile sale in valore assoluto a 1.750,4 miliardi. È quanto emerge dai dati riportati nel supplemento finanza pubblica al bollettino statistico della Banca d’Italia.
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Si è suicidato pur di non mandare in cassa integrazione i suoi dipendenti. Un ingegnere e dirigente d’azienda della provincia di Treviso, Stefano Grollo, 43 anni, si è ucciso giovedì gettandosi contro un convoglio ferroviario in viaggio verso Venezia, all’altezza di Castello di Godego (Treviso). L’ingegnere era da poco più di un anno responsabile della produzione di una ditta che produce macchine per la lavorazione del marmo, in procinto di avviare un’operazione di cassa integrazione per una parte dei suoi 120 dipendenti, e da alcuni tempi era incaricato di mantenere le relazioni con le organizzazioni sindacali. Tra le cause del gesto, ancora al vaglio degli investigatori della polizia ferroviaria, la preoccupazione di dover comunicare ai dipendenti la situazione di crisi dell’azienda e il ricorso alla cassa integrazione. È il secondo caso che accade in pochi giorni in Veneto, sempre in provincia di Treviso.
Martedì, infatti, si è ucciso un piccolo imprenditore di 58 anni, Valter Ongaro, titolare di un’azienda di verniciatura in forte difficoltà finanziaria a causa della crisi. I familiari, all’ora di cena, lo hanno trovato impiccato all’interno della sua ditta a Fontanelle, un paese in provincia di Treviso: era ossessionato da mesi dall’idea che la crisi lo costringesse a dover lasciare a casa alcuni dei suoi otto dipendenti. “Per Valter l’azienda era tutto. I suoi dipendenti erano come la sua famiglia”, ha raccontato una signora di Fontanelle che lo conosceva bene a Il Gazzettino.
Crisi produttiva, che dallo scorso autunno ha colpito il nostro paese, facendo scricchiolare anche la locomotiva d’Italia, costretta da mesi ad arrancare. Mancano gli ordini e i ritardi nei pagamenti delle commesse, denunciano le associazioni di categoria, sono talmente dilatati da togliere tutto l’ossigeno alle imprese che, il più delle volte, per sopravvivere sono costrette a ridurre il personale e ad accumulare debiti. E non tutti gli imprenditori e manager reggono allo stress. Una sofferenza, quella di vedere la propria azienda fallire, che lo scorso 13 ottobre, unita a una depressione per motivi familiari, aveva gettato nel baratro un imprenditore edile padovano di 60 anni, che si è poi ucciso con un colpo di pistola al petto. Era preoccupato che qualcuno, con cui aveva contratto debiti, potesse far del male ai suoi cari.
Depressione legata alla crisi della sua azienda che ha spinto il 16 maggio un imprenditore di 49 anni della provincia di Bologna, da anni alla prese con problemi legali ed economici, a tentare il suicidio, ingerendo una dose di barbiturici in auto. È stato trovato nell’Appennino del Mugello e salvato dai carabinieri, che ha poi ringraziato con un sms: “Siete degli angeli”.

Si impenna il ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese italiane. La Cig si avvicina ai massimi del 1993, ma è ancora lontana dal picco del 1984. A fornire il dato è il centro studi di Confindustria. A febbraio il monte ore Cig annualizzato è stato pari all’1,16% della forza lavoro (0,8% a gennaio). Il picco nel 1993 è stato all’1,4% e quello nel 1984 al 2,1%.Mercoledì la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia aveva lanciato l’allarme: “Se il governo non agirà subito molte delle nostre imprese saranno costrette a chiudere” nei prossimi mesi. Imprese che hanno esportato, hanno creato occupazione, hanno investito. Questo significherebbe perdere un patrimonio industriale del nostro paese. Abbiamo il dovere di tutelare i nostri lavoratori e le nostre imprese. Ci sono cose urgenti da fare”.
A stretto giro di posta è arrivata la risposta del governo, attraverso il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola: “Il governo italiano ha bene in mente la questione delle piccole imprese e infrastrutture nell’ambito più ampio del piano per affrontare la crisi economico-finanziaria”. “Il piano che il nostro governo ha previsto per le infrastrutture è di far ripartire i cantieri che erano fermi dai tempi del governo Prodi”, osserva Scajola, precisando che le “grandi infrastrutture non richiederanno tempi lunghi”. “Sul piano dei piccoli interventi nel provvedimento dell’ultimo Cipe sono stati sbloccati 27 miliardi di fondi Fas per le Regioni che prevedono quindi interventi anche di carattere limitato”.
Tornando all’allarme di Confindustria, la crisi si ripercuote anche sulle buste paga. “Nell’industria in senso stretto” aggiunge infatti il Centro studi “nel 2008 le retribuzioni di fatto per unità di lavoro a tempo pieno sono cresciute meno di quelle contrattuali, +3,1% contro +3,3%”. Il divario si spiega con il minor apporto delle componenti variabili, soprattutto per il calo delle ore di straordinario, la cui quota sulle ore ordinarie lavorate nelle grandi imprese è scesa al 4,8% (5,4% nel dicembre 2007).
Ad aggravare lo stato delle imprese c’è anche la stretta operata al credito dalle banche che, secondo gli analisti di Confindustria, ostacola l’attività del 9,9% delle imprese italiane. “L’offerta di credito cala: il saldo netto dei giudizi delle aziende che segnalano una restrizione è infatti del 24,5″, sottolinea il Centro studi.

Dai dati di febbraio sulla cassa integrazione e quelli di gennaio sui consumi emergono nuovi preoccupanti segnali sullo stato dell’economia italiana. Il mese scorso, secondo i dati Inps, dopo i deboli segnali di frenata a gennaio, la Cig ordinaria nell’industria mostra un ’boom’ del 553,17%. In particolare, tra gestione industria (ordinaria e straordinaria) ed edilizia nel febbraio 2009 le ore autorizzate sono state 42,5 milioni, cioè il 169,7% in più rispetto al febbraio 2008. “Faremo tutto il possibile per preservare il più alto numero di aziende e salvaguardare il capitale umano con la sua elevata professionalità. C’è la necessità di fare di più e di fare in fretta” è il monito del leader degli industriali Emma Marcegaglia, che chiede di “intervenire sugli ammortizzatori sociali, soprattutto quelli in deroga, con risorse disponibili subito e destinati a chi ha veramente bisogno”.
L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc), intanto, segnala a gennaio 2009 una riduzione tendenziale del 4,6% in quantità, il terzo peggior risultato da un anno a questa parte nonchè la dodicesima variazione negativa da gennaio 2008.
Il dato, spiega Confcommercio, è “decisamente più negativo rispetto a quanto registrato in dicembre e conferma come i consumi non traggano nemmeno benefici dal rallentamento dell’inflazione. Il dato dell’ultimo mese risulta peraltro significativamente peggiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2008 (-1,1%)”.
Il dato di gennaio, prosegue Confcommercio, nasce da una flessione particolarmente accentuata della domanda relativa ai beni (-6,4%), a cui si è associata, per il terzo mese consecutivo, una riduzione della domanda per i servizi (-0,3%).
Per entrambe le componenti la contrazione è risultata decisamente più elevata rispetto a quanto registrato nel 2008. I prezzi al consumo, si legge ancora, “hanno evidenziato una tendenza al rientro”, a causa riduzione dei prezzi delle materie prime energetiche e dall’attenuarsi delle pressioni sul comparto alimentare.
Rispetto a dicembre, il rallentamento più sensibile, in termini di variazioni tendenziali, ha interessato il settore degli alimentari, bevande e tabacchi la cui crescita é passata dal 4,6% al 3,6%.
Da Bankitalia infine arrivano nuove previsioni negative per il 2009: la flessione del Pil potrebbe arrivare fino al 2,6%. Ne ha parlato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenuto oggi alla cerimonia di consegna dei Master di II livello in Economia Pubblica all’Università La Sapienza di Roma.
Visco ha ricordato come nel Bollettino Economico di gennaio Bankitalia “indicava una flessione per il 2009 pari al 2% e una ripresa della crescita allo 0,5%”. “In realta’ - ha aggiunto il banchiere centrale - i dati pubblicati dall’Istat sono risultati per questo trimestre ancor piu’ negativi, riflesso di una sottostima nel modello dell’evoluzione della domanda mondiale.
Tenendone ‘meccanicamente’ conto e mantenendo il profilo di graduale ma continua uscita dalla crisi implicito nell’esercizio previsivo di gennaio, si vede come da una caduta del Pil del 2% si passi per quest’anno a una caduta del 2,6%”.
Il VIDEO servizio:

Boom della cassa integrazione a dicembre: i trattamenti complessivi di integrazione del reddito nell’industria e nel settore dell’edilizia hanno registrato un aumento del 110,28% rispetto a dicembre 2007 (nella sola industria +129,66%). È quanto ha riferito il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, anticipando, a margine della registrazione della puntata di Porta a Porta, i dati dell’Inps che saranno ufficializzati questo pomeriggio in occasione della riunione dell’unità di tutela dell’occupazione del dicastero di via Veneto.
Nel mese di dicembre la cassa integrazione ordinaria (Cigo) è aumentata addirittura del 525,82%; quella straordinaria è invece calata dell’11,61%. Nel 2008, i trattamenti totali di cassa integrazione (nell’industria e nell’edilizia) rispetto all’anno precedente hanno registrato un aumento del 24,56% (nella sola industria +27,04%). Tra gennaio e dicembre le ore complessive di Cig sono state pari a 223.161.536. Per quanto riguarda il boom della cassa integrazione ordinaria a dicembre, sul dato pesa il risultato del settore meccanico: su circa 17,7 milioni ore complessive di Cigo, 11,2 milioni hanno riguardato l’industria meccanica.
Sacconi ha spiegato che a dicembre c’è stata “un’esplosione della Cig ordinaria” a fronte di un calo della cassa integrazione straordinaria. “È un dato relativamente preoccupante - ha spiegato - le imprese non hanno perso la testa o pensato a un ridimensionamento strutturale. Il dato di dicembre non dà l’idea di un’industria che fugge dalle sue responsabilità o che è intenta a espellere molta forza lavoro. C’è ancora fiducia nel futuro e bisogna incoraggiarla”. Secondo il ministro del Welfare anche il dato delle ore complessive di cassa integrazione nel 2008 non desta particolare preoccupazione. “Rispetto a larga parte dell’ultimo ventennio” ha osservato “c’è un calo, a parte il periodo tra il 1997 e il 2001″. Sacconi ha inoltre rivendicato l’impegno del Governo che ha stanziato circa un miliardo di euro per gli ammortizzatori, “la strumentazione è già robusta”, auspicando che anche le Regioni “possano concorrere” con una cifra analoga “e anche di più”.