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Rai, il Tar conferma Petroni. Ora è in bilico tutto il Cda

Viale Mazzini, sede Rai a Roma
Il dossier Rai agita il governo, soprattutto dopo che il Tar del Lazio ha confermato Angelo Maria Petroni alla carica di consigliere.
La prima conseguenza è che l’assemblea degli azionisti Rai in programma per lunedì 11 giugno andrà ancora una volta deserta. Né l’azionista di maggioranza, il Tesoro, che possiede il 99,45% delle quote, né la Siae dovrebbero dunque presentarsi all’appuntamento di viale Mazzini che sarebbe dovuto servire proprio a nominare il nuovo amministratore, al posto dello “sfiduciato” Petroni.
Così non sarà, ma la questione brucia e il governo sta valutando le contromosse per permettere alla tv pubblica di uscire dall’impasse. Anche se chieste a gran voce dall’opposizione, è escluso che a dimettersi sia il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.
Quest’ultimo starebbe, invece, ragionando intorno a quell’ipotesi molto grave su cui sarebbe potuta cadere la difesa dello stesso Petroni davanti al Tar. E cioè che il consigliere votò a favore della nomina di Alfredo Meocci (nell’agosto del 2005) alla direzione generale della Rai. Nomina che si rivelò poi incompatibile.
Ora Padoa-Schioppa potrebbe partire con un’azione di responsabilità. E a cadere potrebbe essere non solo Petroni ma tutti e cinque i consiglieri del centrodestra che votarono la nomina di Meocci.
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Romiti: I miei soci di aeroporto mi hanno stufato


Fatti, personaggi e interpreti. Martedì 27 marzo il patto di sindacato di Gemina, finanziaria che racchiude gli interessi della famiglia Romiti, mette in minoranza il patriarca Cesare e sfiducia l’amministratore delegato, suo figlio Piergiorgio. Oggetto del contendere, la partecipazione negli Aeroporti di Roma, con tutti gli altri soci della finanziaria (Benetton, Generali, Ligresti, il fondo Clessidra) compatti decisi a ricomprare la quota che proprio i Romiti qualche anno fa vendettero al fondo australiano Macquarie. Liti furibonde, incomprensioni, ripicche, e la voglia di chiudere una partita che si sta trascinando da troppo tempo. Risultato: il “gladiatore” Cesare Romiti, l’uomo che per oltre venticinque anni è stato il più potente e temuto manager italiano (prima a capo di Fiat, poi di Rcs), rischia la definitiva uscita di scena.
Che succede Romiti, vi stanno cacciando anche dalla Gemina?
Ma no, c’è qualcuno che gioca sporco. Il Consiglio aveva dato incarico a Mediobanca e Capitalia di proporre l’acquisto del 44 per cento degli Areoporti di Roma in mano agli australiani di Macquarie. Ho visto sconcerto, perché si tratta di una cifra elevata. E Gemina dovrebbe pagare una barca di soldi per mantenere la maggioranza.
Beh, forse pensavano di cavarsela con meno.
Sarebbe stato meglio se avessero pensato di andarci d’accordo. Quando c’è un socio al 44 per cento non hai alternative. Invece è stato fatto di tutto per irritarlo. Compreso un piano fantomatico, intoccabile, che ha fatto imbufalire gli australiani perché dice delle totali schiocchezze.
Potrebbe essere accusato di partigianeria, visto che gli australiani li ha portati lei.
Abbiamo comprato Adr, con Mediobanca che ci diceva: “Lasciate perdere, non ce la farete mai”. Poi ne abbiamo rivenduto una quota a Macquarie, con una plusvalenza favolosa. Che cacchio, voglio rispetto da questi romani dell’ultim’ora, che si credono chissà chi.
Non me ne voglia, ma anche lei è romano.
Sì, ma io non ho nulla a che spartire con questi bulli che arrivano e dicono:” Fatevi da parte, che facciamo e disfiamo noi, voi state zitti”. Hanno voluto mettere un amministratore delegato assolutamente inadeguato (Maurizio Basile, ndr) che si è inimicato gli australiani.
Ma contro voi Romiti c’è la creme de la creme. Da Mediobanca, a Generali, a Ligresti, ai Benetton
Ci sono tutti quanti, ma non me ne importa nulla. C’è un modo, uno stile nel fare le cose.
Come andrà a finire, suo figlio Piergiorgio si dimette da amministratore delegato di Gemina?
Non è detto, siamo tecnicamente in quello che si chiama stallo. Ci sono varie questioni legali impiantate, e mio figlio martedì 27 ha presentato al cda una bellissima lettera dove dice come stanno le cose. Il problema di fondo è un altro. Gli altri soci dicono di voler comprare la quota degli australiani.
Che, da quel che si capisce, sarebbero pronti a vendere.
Che hanno risposto come farebbero tutte le persone normali: fateci un’offerta. Quelli di rimando: 800 milioni, cifra del tutto inadeguata. Allora Macquarie si è spazientita e ha risposto: vogliamo un’offerta per iscritto o si va all’asta.
Metta che gli australiani accettino l’offerta, voi Romiti cosa fate?
Bene, se Macquarie accetta l’offerta la Gemina incasserebbe molta liquisdità. Ma noi Romiti ce ne andremmo comunque. Siamo abituati a gestire in maniera diversa le cose, non come sta facendo questa gente.
Chi è che più di tutti la fa arrabbiare?
Tutto è portato avanti da Claudio Sposito del fondo Clessidra e da Gianni Mion, che rappresenta la famiglia Benetton.
E poi si fa il nome di Fabrizio Palenzona come futuro presidente di Adr?
Si, Palenzona è quello che manovra nell’ombra. Si figuri, uno come Palenzona. Per carità , non so se quello che in questi mesi hanno scritto su di lui i giornali sia vero. Ma si rende conto, Palenzona….

Chi sale e chi scende in Generali

Salvatore Ligresti
Se il concerto è esclusivo anche le poltrone di seconda fila valgono oro. L’assemblea del 29 aprile chiuderà i giochi sul vertice Generali: in ballo ci sono il presidente Antoine Bernheim e gli amministratori delegati Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot, ma anche tutto il consiglio.

L’anno scorso Bernheim per stoppare il socio-rivale Salvatore Ligresti (sopra) tagliò a 18 il numero degli amministratori sui 21 concessi dallo statuto. Oggi accanto a Ligresti, che non rinuncia, bussano i nuovi soci De Agostini (vicino alla Mediobanca) e Romain Zaleski (alleato dell’Intesa Sanpaolo).
Anche le banche sono in manovra: in forse Luigi Arturo Bianchi per Monte dei Paschi di Siena e Alessandro Ovi per Unicredito, che potrebbe calare la carta Paolo Biasi (numero uno della Fondazione Cariverona, estromesso nel 2004 per l’incompatibilità decretata dall’ex ministro Giulio Tremonti).
Biasi ha detto di aver ceduto tutti i titoli Generali: una mossa per rientrare?


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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