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Eurostat: caro amico ti chiamo, perché scriverti mi costa un (bel) po’

Italia regno dei telefonini dove si prediligono ancora i pagamenti in contanti e si spende molto, più di quasi tutti gli altri cittadini dell’Unione europea, per spedire una lettera all’interno del territorio nazionale.
Questa, in sintesi, la fotografia dell’Italia scattata da Eurostat attraverso i dati relativi ad alcuni servizi e alle abitudini dei cittadini-consumatori. Nel rapporto diffuso oggi, l’attenzione di Eurostat si è concentrata sulla telefonia fissa e mobile, sui servizi postali e su quelli bancari.
I dati, relativi al 2005, confermano che l’Italia è sostanzialmente il Paese con la maggior diffusione di telefonini (122 ogni 100 abitanti grazie alle carte pre-pagate e al fatto che alcuni utenti sottoscrivono più di un contratto). I due Paesi che precedono l’Italia in questa graduatoria sono infatti il Lussemburgo (158) e la Lituania (127), realtà difficilmente comparabili per estensione e popolazione con la Penisola.
A fronte del boom registrato in Italia dalla diffusione dei telefonini, le linee fisse sono rimaste sostanzialmente stabili: dalle 44 per ogni 100 abitanti del 1996 alle 43 del 2005. Quanto alla durata delle telefonate dai telefonini gli italiani risultano, con 2,2 minuti a testa per giorno, più o meno a metà della classifica guidata dai finlandesi (5,3) e chiusa dai lussemburghesi (1,3).
Gli italiani risultano invece assai più indietro rispetto ai consumatori di quasi tutti gli altri Paesi europei per l’utilizzo delle carte di credito come sistema di pagamento. Nel 2005, solo il 20% degli acquisti di importo pari o superiore ai 100 euro è stato effettuato con carte di credito, mentre il 68% è stato pagato in contanti. Fatta eccezione della Grecia (dove queste percentuali sono risultati pari rispettivamente al 4 e al 95%), solo per alcuni Paesi dell’Est come Ungheria, Polonia e Slovacchia sono state registrate performance peggiori.
L’Italia risulta poi ancora al ‘top’ delle classifica europea per quanto riguarda il costo dell’affrancatura (dati relativi al 2006) di una lettera standard da recapitare all’interno del territorio nazionale: 0,60 euro, inferiore solo a quello registrato in Finlandia (0,70) e Danimarca (0,64). Mentre si colloca in posizione intermedia per l’invio verso un indirizzo di un altro Paese Ue: 65 centesimi conto 1,19 euro della Svezia (la piu’ cara) e i 41 centesimi della più economica Bulgaria.

At&t contro Vodafone: sfida all’ultimo telefonino nella campagna indiana


Il gigante americano della telefonia mobile, At&t, vuole contare di più nello sterminato mercato indiano. Pochi giorni fa la società statunitense ha siglato un accordo con l’operatore MahindraTelecommunications in base al quale le due società acquisteranno le licenze nelle 22 zone in cui è diviso il mercato dell’India. Secondo quanto riportato dal sito internet del Times, la società americana otterrà il 74% della joint venture.
“La At&t vuole fare affari in India… ovviamente intravede da queste parti grandi opportunità”, dice Ulhas Yargop, presidente della sezione information technology di Mahindra & Mahindra, la società sorella di Mahindra Telecommunications. Per At&t, che già detiene le licenze per le chiamate internazionali e nazionali a lunga distanza, questa mossa vuol dire investire ancora di più nel promettente mercato indiano. At&t, inoltre, è il primo operatore straniero ad entrare nel paese asiatico dopo la fornitura di servizi telefonici iniziata lo scorso aprile.

L’interesse della società americana per il settore della telefonia mobile è dovuto al fatto che in India, soprattutto nelle zone rurali, la penetrazione dei cellulari è relativamente bassa rispetto ad una popolazione complessiva di 1 miliardo e 100 milioni.
Nel paese asiatico, si calcola che ogni mese ci siano 8 milioni di nuovi clienti di telefoni cellulari. In Cina sono 5 milioni che si aggiungono ai 500 milioni di utenti di cellulari già abbonati. Secondo gli analisti, entro il 2010 l’India conterà 500 milioni di abbonati a un operatore di telefonia cellulare rispetto agli attuali 230 milioni.
Il colosso americano dei telefoni, che negli Usa registra 63,7 milioni di utenti, sembra seguire le orme di Vodafone, il gruppo di telefonia mobile più importante del mondo, che ha comprato la quota di controllo di Hutchison Essar per 11,1 miliardi di dollari.

Nel subcontinente la battaglia per il mercato dei cellulari è appena iniziata. Vodafone infatti spenderà 12 miliardi di dollari nei prossimi anni migliorando e ampliando il quarto network in India nella speranza di scalzare la rivale Bharti Airtel dal primo posto. Quest’ultima ha registrato lo scorso mese 50 milioni di utenti e mira a raggiungere quota 100 milioni nel 2010.

Cellulari: arrivano gli sconti dell’eurotariffa

http://www.flickr.com/photos/mcdnry/544246056/
Entro alcune settimane in tutta Europa costerà meno parlare con il telefonino: dal trenta giugno entrerà in vigore il provvedimento sull’eurotariffa, un solo listino valido in 27 nazioni europee per le chiamate con il cellulare dall’estero, cioè in roaming. Questi i costi: 49 centesimi al minuto per telefonare da un paese dell’Ue e 24 per ricevere in uno Stato membro. Entro il 2009 i tetti dovranno scendere, rispettivamente, a 43 e 19 centesimi. Oggi il costo medio di una telefonata in roaming è di un euro.

Ma non è detto che già in queste vacanze potremo approfittare dello sconto. L’eurotariffa diventerà operativa entro tre mesi: entro il 31 luglio gli operatori dovranno offrire il nuovo listino ai clienti, e per la fine di agosto gli utenti dovranno scegliere se conservare il vecchio piano tariffario o aderire al nuovo, previsto per tutti i nuovi sottoscrittori. Dal 30 settembre l’eurotariffa dovrà essere operativa.

Telefonare costa meno in Italia, ma non con il cellulare

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/80205153@N00/]Victor Nuñez[/url] by Flickr)[/i]
Telefonare costa sempre meno anche in Italia. Qui però non si registrano ribassi nella telefonia mobile, nonosatnate le liberalizzazioni di Bersani.
Nei giorni caldi per la polemica su come i gestori riescano, con mille stratagemmi, a recuperare i soldi lasciati sul terreno per l’abolizione dei costi di ricarica (qui il documento in .pdf), ecco uno studio della società di consulenza Nus Consulting, che mette a confronto i costi per le tlc nei maggiori paesi industrializzati e le variazioni dal 2006 al 2007.
Lo studio, che ha preso in considerazione una chiamata di tre minuti da un telefono mobile (cellulare) nell’orario di punta ai prezzi in vigore dal primo febbraio, piazza l’Italia più o meno a metà classifica, con un importo di 32,026 centesimi di euro e una variazione nulla rispetto allo scorso anno: il Paese più caro di tutti è invece il Regno Unito, con 58,291 centesimi (-1,1% sul 2006) e quello più economico gli Stati Uniti (12,902 centesimi, +0,4%). Quanto all’apertura del mercato, la ricerca Nus rileva nel 2006 una certa stabilità, con Tim sempre più o meno al 40%, mentre Vodafone è cresciuta dal 35 al 38% e Wind è scesa dal 20 al 15% a causa di un “periodo di stallo sia come novità di servizi che come tariffe”. La “vera sorpresa”, secondo Nus, é stata l’egiziana H3G, che “ha saputo guadagnarsi anche una buona parte del mercato business portando la propria quota da un 5% a un 7%”.

Più favorevole ai consumatori italiani sembra invece il mercato del fisso, dove i prezzi sono calati praticamente per tutte le tipologie di chiamata. Nelle telefonate urbane e distrettuali l’Italia è seconda per economicità solo al Canada (dove si telefona gratis in città), con 4,685 centesimi di euro per una chiamata di 3 minuti (-4,1%): al polo opposto c’é invece il Belgio, dove per la stessa telefonata ci vuole circa il triplo (13,978 centesimi, invariato sul 2006). Anche nelle chiamate interurbane gli italiani stanno meglio degli altri, con 8,371 centesimi (-4,5%): un po’ più che nell’economica Svezia (6,067 centesimi, -11,3%), ma molto meno che negli Stati Uniti (28,800, +19,2%). Stesso discorso per le telefonate internazionali, che in Italia costano in media 15,640 centesimi (-10,3%), contro i 57,370 centesimi degli Stati Uniti (-5,2%) e i 9,830 della Germania (-16,7%). Diversa è la situazione per i costi fissi (in cui figura anche il canone), dove l’Italia svetta al terzo posto. La diminuzione dei prezzi, spiegano gli autori della ricerca, riguarda soprattutto Telecom Italia, che agisce su impulso dell’Autorità per le tlc. Tuttavia, continua Nus, il mercato è pur sempre dominato dall’ex monopolista, con una quota del 70%, con variazioni marginali da parte degli alternativi.

Ma se l’indagine certifica quanto sia più conveniente parlare dal telefono di casa, che dal proprio cellulare chissà quanti saranno disposti a dire addio all’amato telefonino.

Dopo Bersani, i piani tariffari cambiano, i cellulari restano. Cari

il post decreto Bersani | Foto di Diamond Geyser tratta da Flickr
Passata la Pasqua, gabbato Bersani. E le sue liberalizzazioni (qui il documento in .pdf). Oltre ai consumatori, che avevano esultato troppo in fretta per i tagli ai costi di ricarica dei cellulari. È bastato poco più di un mese alle compagnie telefoniche per recuperare con l’aumento delle tariffe e con altri stratagemmi quello che hanno dovuto lasciare sul campo con l’abolizione delle ricariche. Le manovre di Wind, Tim, Vodafone e Tre sono chiare: cancellare alcune vecchie tariffe, cambiarne altre, introdurne delle nuove. Gli esperti del settore calcolano che, così facendo, le compagnie ridurranno l’impatto del decreto Bersani sul mercato, che in teoria per il 2007 doveva essere di un miliardo e 400 milioni a circa 900 milioni di euro.
Il risultato, al di là delle cifre, è che i gestori sono riusciti a vanificare la quasi totalità dei benefici per i consumatori, derivanti dal provvedimento del ministero dello Sviluppo economico. Che, si chiedono ora gli utenti, non si capisce perché non abbia saputo predisporre gli opportuni accorgimenti per evitare questi escamotage. Le preoccupazioni (e le proteste) dei clienti sono giustificate dai fatti: a chi intende cambiare operatore, o attivare una nuova sim card, tocca districarsi in una selva di tariffe, resa irriconoscibile dalle ultime novità. Specialmente quelle introdotte da Wind.
Benché la compagnia egiziana mantenga lo scettro di operatore low cost italiano, i suoi “gentili clienti” da maggio saranno migrati ai piani (più cari) Wind 12 e Wind Senza Scatto New. Ora hanno trenta giorni (come previsto dall’articolo 70 del codice delle comunicazioni elettroniche) per decidere se scegliere un’altra opzione o cambiare operatore. Triplicati anche i costi per navigare su Internet, fuori dal portale mobile di Wind. Anche Tim ha aumentato di otto centesimi il prezzo per accedere al portale mobile: lo scatto è passato da 20 a 28 centesimi. Per quanto riguarda i cellulari, invece, Tim ha introdotto la tariffa “Tutto compreso”, costituita da un canone fisso che include un cellulare e una determinata quantità di traffico (in Tutto Compreso 30 ci sono 250 minuti di chiamate verso tutti i numeri nazionali). La nuova opzione, nella versione per abbonati, ha però il pregio di essere priva della tassa di concessione governativa, pari a poco più di cinque euro al mese.
Tre, invece, è l’unica compagnia a non aver apportato modifiche. Sono però state eliminate le ricariche “Power” e per cambiare piani tariffari sarà necessario spendere nove e non più sei euro.
Discorso diverso per Vodafone che ha modificato tre tariffe su cinque mentre è scomparsa “happy ricarica”, finora la più conveniente della compagnia, secondo Altroconsumo. I nuovi piani sono “You and Vodafone”, 19 centesimi per lo scatto alla risposta e uno, sette o 30 centesimi al minuto dipendentemente dal numero, e dunque l’operatore, che si chiama. Poi c’è “Zero Limits” , sei euro al mese e mille minuti di chiamate ai numeri Vodafone e infine “Vodafone tutti”: scatto di 16 centesimi più 12 centesimi al minuto ma solo per chi ricarica il telefonino di almeno 15 euro al mese.
3 Italia. Al contrario, 3 è l’operatore che ha fatto meno modifiche. Non ha cambiato le tariffe. Ha eliminato però le ricariche Power (che, ai tempi pre-Bersani, davano bonus di traffico) e ha aumentato, da 6 a 9 euro, il costo per cambiare il piano tariffario.
Se riuscite a districarvi fra le varie offerte, complimenti… Altrimenti, meglio fare riferimento alle associazioni di consumatori che da tempo conducono una battaglia contro i gestori telefonici. L’Aduc, per esempio, li denuncia come “leader” in pubblicità ingannevole. Anche Altroconsumo vuole fare la sua parte, offrendo a tutti i consumatori il servizio Sos tariffe telefoniche (02. 6961517): una consulenza personalizzata su contratti, tariffe, bollette e controversie legali riguardanti il nebuloso mondo dei servizi telefonici. Insomma, la battaglia della politica per fare risparmiare gli utenti mobili non è finita: comincia proprio ora.

L’Ue abbatte i confini telefonici: scatta il tetto al costo del roaming

Passa a Bruxelles il piano per ridurre eentro l'estate del 70% i costi del roaming nei Paesi membri dell'Ue
Buona notizia in arrivo da Bruxelles, precisamente dalla Commissione Industria del Parlamento europeo: è stato approvato il piano Ue per ridurre del 70% le tariffe roaming della telefonia mobile nei paesi membri dell’Unione.
Se dopo questo primo sì tutto filerà liscio, come spera il relatore della risoluzione, europarlamentare austriaco Paul Rubig dei popolari europei, da luglio saranno tagliate le tariffe roaming in Europa. Sono all’orizzonte risparmi di tutto rispetto per i milioni di utenti dei cellulari: secondo gli emendamenti approvati, che dovranno essere confermati ora dalla plenaria dell’Europarlamento, il costo di una chiamata telefonica attiva in roaming nell’Ue non potrà superare i 40 centesimi di euro al minuto, mentre il costo di una comunicazione passiva (le chiamate ricevute quando si è all’estero) dovrà restare al di sotto dei 15 centesimi di euro, più Iva in entrambi i casi.
La risoluzione è passata per 45 voti a favore, 3 contrari e un astenuto, dopo avere adottato una serie di emendamenti di compromesso. Fra questi, presentati dai sei principali gruppi parlamentari, quello che introduce l’eurotariffa per i costi di roaming per effettuare e ricevere chiamate all’estero e quello per introdurre la sua applicazione automatica agli utenti. Gli europarlamentari hanno anche approvato l’indicazione che le nuove tariffe siano applicate un mese dopo l’entrata in vigore del provvedimento e che l’operatore nazionale informi con un sms l’utente delle tariffe di roaming nel momento in cui entra nel paese, con la possibilità di chiamare un numero verde per avere ulteriore informazioni.

Telefonia, scatto degli insaziabili consumatori

Dopo i costi sulle ricariche via quelli sugli scatti alla risposta?
Dopo i costi sulle ricariche via quelli sugli scatti alla risposta. Galvanizzati dalla vittoria, sancita grazie al decreto sulle liberalizzazioni (qui il .pdf) del ministro Bersani, le associazioni dei consumatori ora tentano l’en plein e ingaggiano, incontentabili, un’altra battaglia contro le compagnie telefoniche: “Se calcoliamo 100milioni di telefonate al giorno con una media ponderata ed un costo minimo di 15 cents di scatto alla risposta arriviamo ad un costo per i consumatori di 5,5 miliardi all’anno. Bisogna spendere per quanto realmente si consuma c’è scritto da più parti nell’Unione Europea e questo va rispettato”. Così si legge sul comunicato stampa di Telefono Blu.

Da parte loro, dopo quasi due miliardi “persi”, per le ricariche le compagnie telefoniche attraverso l’associazione Asstel guidata da Pietro Guindani di Vodafone, hanno deciso di assumere una linea comune e hanno scritto al premier Romano Prodi, al garante della Concorrenza Antonio Catricalà e al presidente dell’Agcom Corrado Calabrò per scongiurare un’altra sforbiciata ai ricavi. Per Asstel, l’eliminazione dello scatto alla risposta sarebbe “una misura coercitiva” con inevitabili “impatti occupazionali”.
Il duello per ora vede in netto vantaggio i consumatori, ma la guerra sulla telefonia mobile è appena comiciata e non è da escludere che si risolva con un classico compromesso: il Governo, per non urtare le aziende e non calpestare i cittadini (elettori) potrebbe porre fine al diverbio, eliminando la tassa di concessione governativa che grava sugli abbonati. In questo modo i gestori renderebbero più appetibile le offerte in abbonamento, utilizzate oggi solo dal 9% degli utenti. E verrebbe riequilibrato il mix con le carte prepagate su cui le compagnie hanno perduto i ricavi derivanti dai costi fissi. Lo scenario è ancora del tutto aperto…


richard-branson
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rossi-spalla Viviana Da Busti
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