
L'arrivo del Segretario Generale FIOM Maurizio Landini per l'incontro con l' A.D. Fiat Sergio Marchionne per la ex Bertone, il 19 Aprile 2011, alla Palazzina Fiat del Lingotto di Torino (ANSA/ DI MARCO)
Due cose accumunano in questi giorni l’ad Fiat Sergio Marchionne e il leader della Fiom Maurizio Landini: l’insoddisfazione, certo. Ma anche il braccio di ferro con due donne influenti. Si è giunti - e con fatica - martedì a un accordo unitario su rappresentanza e contratti che piacesse a Confindustria e ai tre sindacati (Cgil, Cisl e Uil). Ma sia il manager chietino sia il sindacalista reggiano hanno puntato (di nuovo, come sempre) i piedi. Ricevendo bacchettate, l’uno dal numero uno della confederazione degli industriali, Emma Marcegaglia; l’altro dalla segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. Continua

Sergio Marchionne con Emma Marcegaglia
“Per noi Mirafiori fuori da Confindustria è uno schiaffo”. Non ha usato mezzi termini Raffale Bonanni, leader della Cisl, in un’intervista al Corriere per commentare l’annuncio del presidente di Confidustria, Emma Marcegaglia, sulla nascita della newco di Fiat fuori dall’associazione degli industriali, un passo necessario, secondo Marchionne, per rilanciare lo stabilimento torinese. Per il segretario della Cisl, infatti, il Lingotto sta portando avanti una radicalizzazione pari, ma in senso opposto, a quella della Fiom. Continua

Un sit - in di portesta organizzato dalla Fiom Cgil a Melfi (Ansa)
No, qualcosa in Italia decisamente non va. E’ questa l’impressione leggendo l’intervista pubblicata stamane da il Giornale a Roberto Di Maulo, leader della Fismic, una piccola sigla sindacale metalmeccanica nata cinquant’anni fa nel Nord Ovest da una costola della Cisl. Dichiarazioni al vetriolo, le sue, destinate a gettare una nuova luce sullo stato delle relazioni industriali nel nostro Paese. Continua

Il logo di Unicredit in un'immagine d'archivio (Ansa)
Quell’unità sindacale che sembra un miraggio nel metalmeccanico è invece realtà nelle banche. Se l’accordo di Pomigliano per rilanciare lo stabilimento Fiat quest’estate ha di fatto spaccato in due il fronte sindacale isolando la Fiom, il patto generazionale di Unicredit, che prevede 4.700 esuberi, mostra invece la firma di tutte le sigle sindacali. Continua

Sergio Marchionne
Quello pronunciato dall’ad Fiat Sergio Marchionne durante l’incontro con le parti sociali è suonato a molti come un ultimatum: primo, il piano Fabbrica Italia, che è stato confermato (”la Fiat è l’unica tra le aziende disposta a investire 20 miliardi di euro nel paese”), è un progetto e non un accordo; secondo, il piano è confermato a patto che ci siano delle garanzie che gli stabilimenti possano funzionare. Perché per la Fiat ora “ci sono solo due parole che richiedono di essere pronunciate: una è sì, l’altra é no”. Continua

Una lettera aperta ai cittadini dal titolo eloquente: “Disfare ad alta velocità”. Mittente, l’Associazione imprese generali (Agi: qui il collegamento al .pdf), che da tempo polemizza contro il decreto legge “sulle cosidette liberalizzazioni”. Dopo aver indirizzato un fascicolo a tutti i parlamentari e preparato un ricorso alla Corte Costituzionale, l’Agi ricorre adesso a uno strumento insolito: una pagina pubblicitaria a pagamento sui principali quotidiani nazionali. Si rivolge direttamente ai cittadini e ribadisce il proprio punto di vista: il decreto Bersani, che dovrebbe venir discusso a giorni in Senato, è illegittimo perché azzera per legge i contratti Tav per le linee Milano-Verona, Verona -Padova e Genova-Milano.
Un provvedimento arrogante, si legge nella lettera, che “arreca grave pregiudizio agli interessi nazionali”. “Un segnale d’allarme”, prosegue l’Agi: “la cultura del disfare è una preoccupante new entry: il blocco del Progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e la cancellazione dei contratti dell’Alta velocità ferroviaria ne sono esempi emblematici”.
Anche i sindacati di categoria, Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, chiedono al Governo di rivedere il decreto e proclamano uno sciopero di 4 ore perché “nei prossimi mesi 6 mila lavoratori perderanno il posto di lavoro, cui si aggiungeranno altri 9 mila, già in disoccupazione”. Secondo i sindacati “la decisione del Governo di revocare per decreto i contratti da molti anni assegnati, se ha il pregio di recuperare un vizio formale di origine, in quanto questi lavori erano stati assegnati senza gara, non chiarisce le motivazioni del ‘risparmio’ poiché il contenzioso che si aprirà sarà superiore ai benefici”.
In tema di alta velocità, il ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani ha sempre sostenuto che non sarebbe cambiato nulla (”Dove ci sono i progetti fatti si completano, dove non ci sono non cambia nulla”). Oggi è intervenuto invece il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro: “Il Governo è impegnato a completare l’iter burocratico e a definire tutte le soluzioni per la realizzazione della tratta ferroviaria ad alta velocità/alta capacità tra Torino e Lione, nel rispetto dei tempi dettati dall’Unione Europea”. “Da parte nostra”, ha spiegato Di Pietro, “c’è la forte e determinata decisione di portare avanti la realizzazione dell’opera e di farlo nel rispetto dell’ambiente e delle popolazioni locali”.