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Ripercussioni della crisi. Cassa integrazione: assai meglio del previsto

Catena di montaggio

Vista dall’osservatorio privilegiato dell’Inps la crisi sembra un po’ meno brutta di come spesso la dipingono. Ovviamente c’è, fa male e lascia i segni anche in Italia: nel primo trimestre dell’anno le domande di disoccupazione e mobilità sono state 750 mila, più 46 per cento sul 2008, mentre la Relazione unificata sull’economia del ministero del Tesoro prevede per il 2009 un arretramento del prodotto interno lordo (pil) di oltre il 4 per cento e una ripresa timida solo nel 2010. Eppure, non ci sono solo segnali negativi, in mezzo a tanto buio appare anche qualche spunto confortante. Un elemento più di altri autorizza a sperare che i contraccolpi sull’economia e la società italiana alla fine possano essere meno devastanti di quanto preventivato. I dirigenti dell’istituto di previdenza lo chiamano il “tiraggio della cassa integrazione”. Il tiraggio indica quanta cassa ordinaria, straordinaria e in deroga le imprese utilizzano davvero rispetto a quella autorizzata, cioè richiesta e negoziata. La differenza tra i due valori è veramente notevole: considerata tutta la cassa integrazione autorizzata, quella effettivamente utilizzata finora, cioè materialmente erogata dall’Inps, è circa un terzo. Uno scostamento clamoroso. Gli importi autorizzati a marzo per la cassa ordinaria sono stati cospicui, addirittura più 925 per cento in totale rispetto allo stesso mese del 2008. Nelle imprese metallurgiche l’incremento è di oltre il 7 mila per mille, in quelle dell’elettricità e del gas il 5.600, nei trasporti e comunicazioni 2 mila, nel legno 1.728, nel settore chimico del 1.345 per cento. Impennate vistose, anche se parecchio distanti in termini assoluti dai valori catastrofici registrati nelle fasi acute di crisi degli anni Ottanta e Novanta del secolo passato. Allora in un solo anno, il 1984, le ore autorizzate di cassa integrazione furono oltre 800 milioni, nel 1993 circa 549 milioni. L’anno passato sono state 223 milioni ed è su quella cifra che vengono calcolati gli aumenti di questi ultimi mesi. Ma se in termini monetari la cassa autorizzata dall’Inps è pari a 1 miliardo 180 milioni di euro, quella effettivamente utilizzata dalle imprese scende a 344 milioni. L’impressione è che nel giro di poco tempo si sia verificata nelle imprese una specie di testacoda psicologico: dalla paura economica diffusa a un ripensamento improntato a realismo. Da gennaio a marzo, gli ultimi mesi per i quali sono disponibili rilevazioni, molti imprenditori grandi, medi e piccoli, sottoposti allo stress di notizie negative provenienti da tutto il mondo, sentendo gridare al lupo da ogni parte e temendo il peggio hanno agito in contropiede facendosi autorizzare quantità ingenti di cassa integrazione di tutti i tipi. Salvo, poi, riflettere e frenare. Spesso, ragionando insieme ai sindacati, molti si sono resi conto sul campo, negli uffici e nei capannoni, che per il momento i timori in alcuni casi erano eccessivi e meno nere le difficoltà per l’andamento dei consumi interni, le esportazioni e in generale le prospettive di mercato. Di fronte a questa constatazione hanno preferito continuare a lavorare come al solito, spesso per soddisfare i nuovi ordinativi e in altri casi per ricostituire le scorte di magazzino, piuttosto che limitare la produzione succhiando cassa integrazione dalla mammella dello Stato. Il tiraggio relativamente basso di cassa non può dipendere da ritardi degli uffici Inps perché le erogazioni avvengono a conguaglio. Per sua natura la cassa integrazione non consente dilazioni burocratiche, sono soldi pagati in prima battuta dalle imprese che vanno in busta paga a fine mese: se non vengono elargiti nei tempi e con gli importi giusti, la faccenda non passa inosservata. Le cifre relativamente modeste spese finora lasciano allo Stato, agli imprenditori, ai sindacati e ai lavoratori margini notevoli di manovra per il futuro. Dei 32 miliardi messi a disposizione per i tre tipi di cassa dal governo per il biennio, finora è stato effettivamente utilizzato poco più di un centesimo. Questo significa che se la crisi dovesse peggiorare nella cascina degli ammortizzatori sociali ci sarebbe ancora fieno a sufficienza per scongiurare macellerie di massa. Il primo ad accorgersi del fenomeno del basso tiraggio della cassa è stato il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, studiando i dati sull’erogato. Con quelle cifre sulla scrivania ora dice a Panorama: “L’incremento della cassa integrazione autorizzata è reale e notevole, ma anche i dati sul tiraggio sono un fatto e dimostrano che gli imprenditori continuano a credere nelle loro aziende nonostante le difficoltà temute. Questo vuol dire molto, perché proprio gli imprenditori, al di là di ogni previsione o di ogni polemica, hanno il polso del mercato più di altri e si comportano di conseguenza”. Se il tempo volgesse al peggio e i colpi della crisi dovessero diventare improvvisamente più duri anche in Italia, gli stessi imprenditori avrebbero 12 mesi di tempo per ripensarci attuando una nuova inversione di marcia e impiegando in fretta quanto fino a oggi hanno ritenuto superfluo utilizzare. Ma non è affatto detto che ciò succeda. Nessuno può dire con certezza come si evolverà la crisi: parecchi focolai restano accesi in molte parti del mondo, molti sono i lati oscuri e gli aspetti imprevedibili, soprattutto per quanto riguarda il dato finanziario. Però negli ultimi giorni, e in particolare in Italia, sulle prospettive si sono moltiplicate voci autorevoli, se non proprio ottimistiche, quantomeno non del tutto pessimistiche. Con accenti e toni diversi, tre personaggi di solito non allineati, come il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, hanno lasciato intendere che in mezzo a tanta persistente nuvolaglia si intravede anche qualche timida schiarita. E che gli sprazzi di sereno appaiono più nitidi in Italia che altrove.

I NUMERI
La crisi vista dall’Inps sulla base delle ore autorizzate di Cig ed effettivamente utilizzate dalle imprese
1.180milioni di euro: il valore della cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga autorizzata dall’Inps nel primo trimestre 2009.
344milioni di euro: il valore della cassa ordinaria, straordinaria e in deroga utilizzata dalle imprese nel primo trimestre del 2009.
+925%: la cassa ordinaria autorizzata nel marzo 2009 sul marzo 2008.
816milioni di ore: la cassa autorizzata nel 1984.
549milioni di ore: la cassa autorizzata nel 1993.
223milioni di ore: la cassa autorizzata nel 2008.

Grandi aziende, giù occupazione e salari. Peggior dato dal 2001

Un'operaia al lavoro

A febbraio l’occupazione nelle grandi imprese ha registrato il peggior calo dal 2001 segnando un -1% al lordo della cassa integrazione mentre la cig segna un’impennata (+320%) portando il calo dei posti di lavoro al netto della cassa al -3,2%.
Così dicono i dati dell’Istat diffusi oggi secondo i quali è l’industria a registrare il calo più consistente con un calo dell’8% tendenziale al netto della cig e un calo del 2% al lordo della cassa. Anche per i servizi si registra una variazione tendenziale negativa (-0,7% al netto della cig e -0,5% al lordo) segnando il quinto risultato mensile negativo dopo anni di variazioni positive. Nei primi due mesi del 2009 il dell’occupazione nelle grandi imprese rispetto allo stesso periodo del 2008 è stato dell’1,8% al lordo della cig e del 7,4% al netto della cassa.
I dati si riferiscono alle imprese con più di 500 addetti (aziende che coprono il 20,4% del totale dei dipendenti).
Rispetto a gennaio il calo dei posti di lavoro è stato dello 0,6% al netto della cig e dello 0,2% al lordo della cassa. Alle notizie negative sul fronte dell’occupazione in Italia si sono aggiunte quelle diffuse oggi sull’Europa a 16 da Eurostat. A marzo, secondo l’Istituto, la disoccupazione in Eurolandia si è attestata all’8,9% contro l’8,7% di febbraio con 419.000 senza lavoro in più. Nell’Ue-27 si è registrato un tasso di disoccupazione all’8,3% rispetto all’8,1% del mese precedente con 626.000 disoccupati in più.
Finché non si esce dal tunnel della crisi economica, ha commentato il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, i dati sul lavoro “saranno sempre negativi. Ne sono la logica conseguenza”. “I dati dell’Istat” sottolinea il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni “confermano i gravissimi effetti della crisi sull’occupazione. Di fronte a questi ennesimi dati negativi non è consentito dire come fa il governo che tutto il possibile è stato già fatto, che il peggio è passato. Non serve nascondere la gravità della crisi e occorre fare molto di più”. “I dati Istat sull’occupazione non sorprendono, sottolinea il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, la crisi c’è e si sente. I lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo e ciò impone, come chiediamo da tempo, misure a tutela dell’occupazione”.

Confindustria: cresce il ricorso alla cassa. Vicino ai massimi del ‘93

Ingresso degli operai
Si impenna il ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese italiane. La Cig si avvicina ai massimi del 1993, ma è ancora lontana dal picco del 1984. A fornire il dato è il centro studi di Confindustria. A febbraio il monte ore Cig annualizzato è stato pari all’1,16% della forza lavoro (0,8% a gennaio). Il picco nel 1993 è stato all’1,4% e quello nel 1984 al 2,1%.Mercoledì la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia aveva lanciato l’allarme: “Se il governo non agirà subito molte delle nostre imprese saranno costrette a chiudere” nei prossimi mesi. Imprese che hanno esportato, hanno creato occupazione, hanno investito. Questo significherebbe perdere un patrimonio industriale del nostro paese. Abbiamo il dovere di tutelare i nostri lavoratori e le nostre imprese. Ci sono cose urgenti da fare”.
A stretto giro di posta è arrivata la risposta del governo, attraverso il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola: “Il governo italiano ha bene in mente la questione delle piccole imprese e infrastrutture nell’ambito più ampio del piano per affrontare la crisi economico-finanziaria”. “Il piano che il nostro governo ha previsto per le infrastrutture è di far ripartire i cantieri che erano fermi dai tempi del governo Prodi”, osserva Scajola, precisando che le “grandi infrastrutture non richiederanno tempi lunghi”. “Sul piano dei piccoli interventi nel provvedimento dell’ultimo Cipe sono stati sbloccati 27 miliardi di fondi Fas per le Regioni che prevedono quindi interventi anche di carattere limitato”.

Tornando all’allarme di Confindustria, la crisi si ripercuote anche sulle buste paga. “Nell’industria in senso stretto” aggiunge infatti il Centro studi “nel 2008 le retribuzioni di fatto per unità di lavoro a tempo pieno sono cresciute meno di quelle contrattuali, +3,1% contro +3,3%”. Il divario si spiega con il minor apporto delle componenti variabili, soprattutto per il calo delle ore di straordinario, la cui quota sulle ore ordinarie lavorate nelle grandi imprese è scesa al 4,8% (5,4% nel dicembre 2007).
Ad aggravare lo stato delle imprese c’è anche la stretta operata al credito dalle banche che, secondo gli analisti di Confindustria, ostacola l’attività del 9,9% delle imprese italiane. “L’offerta di credito cala: il saldo netto dei giudizi delle aziende che segnalano una restrizione è infatti del 24,5″, sottolinea il Centro studi.

Bankitalia, previsioni nere: Pil -2,6% nel 2009. Boom di cassa integrazione

Prodotti agrioli italiani

Dai dati di febbraio sulla cassa integrazione e quelli di gennaio sui consumi emergono nuovi preoccupanti segnali sullo stato dell’economia italiana. Il mese scorso, secondo i dati Inps, dopo i deboli segnali di frenata a gennaio, la Cig ordinaria nell’industria mostra un ’boom’ del 553,17%. In particolare, tra gestione industria (ordinaria e straordinaria) ed edilizia nel febbraio 2009 le ore autorizzate sono state 42,5 milioni, cioè il 169,7% in più rispetto al febbraio 2008. “Faremo tutto il possibile per preservare il più alto numero di aziende e salvaguardare il capitale umano con la sua elevata professionalità. C’è la necessità di fare di più e di fare in fretta” è il monito del leader degli industriali Emma Marcegaglia, che chiede di “intervenire sugli ammortizzatori sociali, soprattutto quelli in deroga, con risorse disponibili subito e destinati a chi ha veramente bisogno”.
L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc), intanto, segnala a gennaio 2009 una riduzione tendenziale del 4,6% in quantità, il terzo peggior risultato da un anno a questa parte nonchè la dodicesima variazione negativa da gennaio 2008.
Il dato, spiega Confcommercio, è “decisamente più negativo rispetto a quanto registrato in dicembre e conferma come i consumi non traggano nemmeno benefici dal rallentamento dell’inflazione. Il dato dell’ultimo mese risulta peraltro significativamente peggiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2008 (-1,1%)”.
Il dato di gennaio, prosegue Confcommercio, nasce da una flessione particolarmente accentuata della domanda relativa ai beni (-6,4%), a cui si è associata, per il terzo mese consecutivo, una riduzione della domanda per i servizi (-0,3%).
Per entrambe le componenti la contrazione è risultata decisamente più elevata rispetto a quanto registrato nel 2008. I prezzi al consumo, si legge ancora, “hanno evidenziato una tendenza al rientro”, a causa riduzione dei prezzi delle materie prime energetiche e dall’attenuarsi delle pressioni sul comparto alimentare.
Rispetto a dicembre, il rallentamento più sensibile, in termini di variazioni tendenziali, ha interessato il settore degli alimentari, bevande e tabacchi la cui crescita é passata dal 4,6% al 3,6%.
Da Bankitalia infine arrivano nuove previsioni negative per il 2009: la flessione del Pil potrebbe arrivare fino al 2,6%. Ne ha parlato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenuto oggi alla cerimonia di consegna dei Master di II livello in Economia Pubblica all’Università La Sapienza di Roma.
Visco ha ricordato come nel Bollettino Economico di gennaio Bankitalia “indicava una flessione per il 2009 pari al 2% e una ripresa della crescita allo 0,5%”. “In realta’ - ha aggiunto il banchiere centrale - i dati pubblicati dall’Istat sono risultati per questo trimestre ancor piu’ negativi, riflesso di una sottostima nel modello dell’evoluzione della domanda mondiale.
Tenendone ‘meccanicamente’ conto e mantenendo il profilo di graduale ma continua uscita dalla crisi implicito nell’esercizio previsivo di gennaio, si vede come da una caduta del Pil del 2% si passi per quest’anno a una caduta del 2,6%”.

Il VIDEO servizio:


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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