Quali sono i paesi dove si pagano più tasse in percentuale sul prodotto interno lordo?
L’Oecd ha diffuso ieri i dati riguardanti i paesi membri.
Complessivamente la tassazione, nel 2008, equivale al 35,2% del PIL.
Al primo posto la Danimarca: 48,3%.
Agli ultimi Turchia (23,5) e Messico (21,1).
L’Italia è al quarto posto con il 43,2.
Gli Stati Uniti sono al quart’ultimo posto con il 26,9%.
La visualizzazione dei dati è presa a prestito dal blog del New York Times, Economix.

OECD: tasse in percentuale sul Prodotto interno lordo
Gli ultimi mesi dell’anno sono sempre un periodo di bilanci. Il settimanale americano Time pubblica le classifiche delle migliori e peggiori invenzioni del 2009. Ecco le prime cinque posizioni di entrambe. Continua
Crescono gli investimenti in Ricerca & Sviluppo delle Imprese. Secondo i dati pubblicati la scorsa settimana dalla Commissione europea, sono aumentati su scala mondiale del 6,9% nel 2008, nonostante la crisi economica. Nelle imprese Ue la R&S è aumentata dell’8,1% contro il 5,7% delle aziende Usa e il 4,4% delle giapponesi.
Due imprese europee figurano fra le prime dieci: Volkswagen al 3° posto con 5,93 miliardi di euro di investimenti in R&S e Nokia all’8°. Prima però è la Toyota.
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Intagliatori di legno a Mogadiscio (Credits: La Presse)
La Somalia è il Paese più corrotto del mondo. Lo ha sancito il consueto rapporto di Transparency International, l’organizzazione non governativa tedesca che ogni anno pubblica un’indagine basata sulla percezione che gli operatori economici hanno del livello di corruzione del sistema in cui operano. Continua
Ecco i dieci paesi del mondo dove si vive meglio:
- Norvegia
- Australia
- Islanda
- Canada
- Irlanda
- Paesi Bassi
- Svezia
- Francia
- Svizzera
- Giappone
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Secondo i dati dell’agenzia di stampa Reuters, da qualche giorno l’Industrial and Commercial Bank of China è diventata la prima banca al mondo in termini di capitalizzazione di mercato. La banca cinese è riuscita a realizzare una scalata lampo negli ultimi due anni. Nel 2005 occupava la 26esima posizione nella classifica ufficiale delle banche (Global Finance), in salita nel 2006, oggi distanzia Citigroup, la principale banca americana al mondo, di una manciata di miliardi di dollari americani di capitalizzazione di mercato.
“Le azioni della ICBC, quotate sulle borse di Shanghai e di Hong Kong lo scorso ottobre, nel solo mese di luglio hanno guadagnato un 15%, grazie soprattutto alla continua espansione che ha caratterizzato il mercato azionario cinese e alla crescita dei dividendi delle banche stesse”, spiegano gli analisti della Reuters. “Inoltre, un momento di stasi nel prezzo delle azioni di Citigroup e l’ennesimo apprezzamento della valuta cinese rispetto al dollaro hanno reso il mercato ancora piu’ favorevole per ICBC”.
Tuttavia, c’è chi preferisce aspettare a parlare di un sorpasso definitivo, nel timore che i risultati ottenuti dal gruppo cinese nascondano un pericoloso surriscaldamento della borsa valori di Shanghai, dove gli investitori cinesi stanno speculando sulle azioni prima che il loro prezzo, come molti temono, crolli.
Gli analisti del Financial Times ritengono che ICBC abbia raggiunto la vetta della classifica solo grazie alla presenza di un mercato azionario frenetico sostenuto da un’economia in espansione, e non grazie a particolari capacità manageriali della dirigenza del gruppo. Inoltre, puntualizzano anche dalla Reuters, “non va dimenticato che ICBC è un gruppo bancario controllato dallo stato che sta cercando di ammodernare un network che opera essenzialmente all’interno del Paese, il cui utile dichiarato ha toccato il 24 miliardi di dollari americani nel 2006. Citigroup è una delle istituzioni finanziarie più sofisticate al mondo, opera su scala globale e nello stesso anno ha dichiarato un utile di 90 miliardi di dollari”.
Pur consapevole di questi caveat, la stampa cinese sottolinea la soddisfazione del Paese per aver raggiunto un risultato inimmaginabile fino a poco tempo fa. E il South China Morning Post non trascura il fatto che altre banche cinesi si stiano pian piano avvicinando ai vertici delle classifiche mondiali, come la Shenzhen Development Bank e la Bank of China.
Complici profitti comunque in aumento, sembra che Citigroup non abbia dato molta importanza a questa inversione di posizioni. E non è detto che il colosso americano modificherà la propria strategia.
Per stilare la classifica consolidata del 2007 bisognerà aspettare la fine del 2008. Certo è che l’esplosione del gruppo cinese non può non suscitare qualche preoccupazione, sia che questo si posizioni in vetta alla classifica sia che rimanga al secondo posto.
Le spese militari mondiali hanno registrato un aumento del 3,5 per cento tra il 2005 e il 2006. Lo rivela l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace (Sipri).
L’incremento raggiunge il 37 per cento negli ultimi dieci anni mentre la cifra investita complessivamente per le spese militari l’anno scorso è stata di 1.204 miliardi di dollari. Secondo il rapporto annuale del Sipri gli Usa assorbono quasi la metà delle spese militari del mondo con 529 miliardi in parte stanziato per le esigenze di guerra.
Dietro agli Usa si piazzano Gran Bretagna (59,2 miliardi di dollari), Francia (53,1 miliardi), Cina (49,5) e Giappone (43,7). L’Italia, con 29,9 miliardi di dollari, scivola dal settimo all’ottavo posto per spese militari, scavalcata dalla Russia di Putin (34,7) ma rimane salda al settimo posto nella graduatoria mondiale per export di armi. Dopo anni di declino Mosca sta investendo nella Difesa parte dei profitti dell’export petrolifero. Prosegue la corsa al riarmo della Cina mentre risultano in
forte aumento percentuale le spese dei paesi dell’Asia Centrale e dell’Europa
Orientale che pur con bilanci della Difesa modesti investono denaro per
rimpiazzare le vecchie armi ereditate dall’Urss.