Le spese militari mondiali hanno registrato un aumento del 3,5 per cento tra il 2005 e il 2006. Lo rivela l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace (Sipri).
L’incremento raggiunge il 37 per cento negli ultimi dieci anni mentre la cifra investita complessivamente per le spese militari l’anno scorso è stata di 1.204 miliardi di dollari. Secondo il rapporto annuale del Sipri gli Usa assorbono quasi la metà delle spese militari del mondo con 529 miliardi in parte stanziato per le esigenze di guerra.
Dietro agli Usa si piazzano Gran Bretagna (59,2 miliardi di dollari), Francia (53,1 miliardi), Cina (49,5) e Giappone (43,7). L’Italia, con 29,9 miliardi di dollari, scivola dal settimo all’ottavo posto per spese militari, scavalcata dalla Russia di Putin (34,7) ma rimane salda al settimo posto nella graduatoria mondiale per export di armi. Dopo anni di declino Mosca sta investendo nella Difesa parte dei profitti dell’export petrolifero. Prosegue la corsa al riarmo della Cina mentre risultano in
forte aumento percentuale le spese dei paesi dell’Asia Centrale e dell’Europa
Orientale che pur con bilanci della Difesa modesti investono denaro per
rimpiazzare le vecchie armi ereditate dall’Urss.

Di questo passo, la Turchia ci soffierà via tutti i tedeschi in pantaloncini. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia per il turismo dell’Onu (Unwto), infatti, nell’ultimo decennio gli arrivi di turisti in Italia sono aumentati in media solo dell’1,6 per cento mentre nell’intero bacino del Mediterraneo la crescita è stata molto superiore: il 4,4 per cento. E in testa c’è proprio la Turchia con l’11,1 per cento (accanto ai classici: Croazia, 19 per cento, ed Egitto, 11,7 per cento). A far compagnia all’Italia nell’indossare la maglia nera nell’arrivo di nuovi turisti c’è solo Malta (+0,5 per cento). Sopra l’Italia, l’ormai lanciatissima Spagna (4,8 per cento) e la Francia (2,4 per cento).
Secondo l’ultimo rapporto del World Travel and Tourism Council, il nostro Paese, nel giro di un decennio, scenderà al 173esimo posto (su 174!) nel mondo per tasso di sviluppo turistico. In testa c’è la Cina, seguita dalla Croazia e subito a seguire Egitto, Turchia, Grecia e Spagna.
Dall’altra parte dello Ionio si punta a rafforzare il primato di questi ultimi anni. Secondo la Tourism Investors Association, infatti, sulla Turchia convergeranno 15 miliardi di dollari nel prossimo triennio per la costruzione di nuovi alberghi, campi da golf, agriturismo e porti turistici. L’obiettivo è accogliere almeno il 3,5 per cento del flusso turistico mondiale. E raggiungere, entro sei anni, la quinta posizione al mondo e la terza nel Mediterraneo per affluenza di visitatori.
Lo scorso anno i turisti in Turchia sono stati circa 20 milioni e nei primi quattro mesi del 2007 la crescita ha raggiunto il 14.9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2006. Il 58 per cento dei visitatori sono europei e la maggioranza (il 17,3 per cento) è costituita proprio da tedeschi.
Dalla nostra, c’è solo la consolazione che, dopo il disastro degli ultimi dieci anni, il 2007 sia un po’ più roseo. Secondo i dati presentati all’ultima rassegna Ttg (Agenzia stampa sul turismo) di Rimini, infatti, gli arrivi di turisti internazionali nel nostro Paese lo scorso anno sono cresciuti del 10,3 per cento (la media mondiale è stata del 4,5 per cento). Merito della celebre campagna del ministro Francesco Rutelli, Please, visit Italy?

Un tempio dell’antica Grecia, vicino ad Antalya, tra le più apprezzate località turistiche della Turchia