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Claudio-Cappon

Il secondo senso - Regole e anomalie

“Penso che anche un’azienda anomala debba avere le sue regole”.
(Claudio Cappon, direttore generale della Rai)
Voleva dire:
“La Rai è un’azienda anomala e questo lo sanno tutti. Ma è sempre esistita una regola che Saccà ha violato: è il direttore generale, cioè io, che dialoga con Berlusconi”.

Futuro in rosso per nonna Rai: è vecchia e sfiduciata. A partire dal vertice

(Da sin) Il direttore generale della Rai Claudio Cappon, il presidente Claudio Petruccioli e il presidente della Commissione di vigilanza Mario Landolfi
Non solo non c’è stato lo sbarco in Borsa come prevedeva la legge Gasparri, ma ora per la Rai potrebbe mettersi male anche dal punto di vista finanziario. A lanciare l’allarme è stato lo stesso direttore generale della tv pubblica, Claudio Cappon, ascoltato dalla Commissione Vigilanza Rai: “Se andiamo avanti con una logica di produzione inerziale” ha detto Cappon “siamo di fronte al rischio reale di declino economico”.
Dati alla mano, afferma il dg Rai: “Il primato delle tv generaliste è stato già messo in discussione. Basti pensare che, in un giorno medio, il 17% dei telespettatori non guarda né la Rai né Mediaset”. Inoltre la raccolta pubblicitaria è rimasta pressoché stabile per la televisione generalista, mentre è salita del 90% per i canali satellitari e del 160% per Internet.
La Rai ha cercato di mettere una pezza a questa situazione con il nuovo piano industriale che, come afferma Cappon: “Introduce un elemento di discontinuità che deve riflettersi anche sulla qualità dei programmi, tema allo studio del cda che sta analizzando la politica editoriale della nuova Rai”. Tutto sembrerebbe andare per il verso giusto se non fosse che proprio quel cda che sta rifacendo il palinsesto della Rai è nell’occhio del ciclone.
A cominciare dal presidente, Claudio Petruccioli, sfiduciato dalla commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai e dall’ex consigliere, Angelo Maria Petroni, che è ancora alle perse con la battaglia legale per la nomina, al suo posto, di Fabiano Fabiani.
Nomina che ha mandato su tutte le furie l’opposizione. Questa sarebbe dovuta essere la settimana decisiva per riportare la legalità nell’organo di gestione della tv pubblica. Ma molto probabilmente neanche in questi giorni succederà nulla, come se niente sia successo.
Un pronunciamento quello su Petruccioli che rappresenta un chiaro segnale politico, sia verso il gradimento del presidente Rai che verso la tenuta della maggioranza, ma non ha valore vincolante e non obbliga il presidente a farsi da parte. Palazzo Chigi è rimasto fermo sulla linea che, nonostante il voto della Vigilanza, non si pongono conseguenze. Cioè Petruccioli continua a tenersi stretta la poltrona, forte dell’appoggio che il premier Romano Prodi continua a manifestargli. Anche perché le redini dell’azionista Rai, il Tesoro, sono in mano al ministro Tommaso Padoa-Schioppa, che di Prodi è amico: sonni tranquilli per Petruccioli, quindi.
Anzi la maggioranza sta anche lavorando alle modifiche sul tetto agli stipendi dei dipendenti pubblici, che interesserebbe anche i vertici della Rai e gli artisti che lavorano per le emittenti pubbliche.

Rai, polemiche ed emendamenti: di tutto, di più

Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni
È ancora bufera sulla Rai.
Tanto per cominciare l’assemblea per la revoca del consigliere Angelo Petroni è stata nuovamente aggiornata. Era fissata per il 7 ma se ne riparla l’11 giugno, dopo che il Tar del Lazio avrà comunicato la decisione definitiva sulla sorte dell’amministratore Rai sfiduciato dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, azionista di controllo della tv pubblica.
A complicare la vicenda ci si è messo anche il Parlamento che, ancora prima di iniziare l’esame del provvedimento del ministro Paolo Gentiloni, sul riordino di Viale Mazzini, ha bloccato l’iter.
Il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, ha infatti chiesto la riunificazione del provvedimento assegnato a Palazzo Madama con il disegno di legge, sempre del ministro Paolo Gentiloni all’esame della Camera, che però riguarda il riordino complessivo del sistema radiotelevisivo e dei tetti alla raccolta del mercato pubblicitario.
E mentre il ministro va a sfogarsi a La storia siamo noi, il programma di Rai Educational condotto da Giovanni Minoli, il governo si è riservato di decidere anche perché sul provvedimento all’esame della Camera è già piovuta una pioggia di emendamenti: ben 611 di cui 377 dal centrodestra mentre 234 provengono dalla stessa maggioranza di governo.

Rai, il Tar del Lazio ferma Padoa-Schioppa. E lui pensa di azzerare il cda

Il logo della Rai
Dal semplice ricorso al Consiglio di Stato al possibile azzeramento dell’intero consiglio di amministrazione della Rai.
Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, starebbe valutando tutte le soluzioni per risolvere la spinosa questione relativa ai vertici della tv pubblica che si è intricata ancora di più dopo che questa mattina il Tar del Lazio, in tutta fretta, ha accolto il ricorso di Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione Rai sfiduciato dal Tesoro, di sospendere l’assemblea della società prevista per il 4 e 5 giugno. La riunione si sarebbe dovuta tenere per deliberare sulla revoca dello stesso Petroni. Il presidente del Tribunale amministrativo ha deciso con un suo “decreto presidenziale”, e ha fissato la camera di consiglio del collegio per il 7 di giugno. Una decisione inattesa visto che nei giorni scorsi lo stesso ministro dell’Economia aveva dichiarato che la revoca del consigliere spetta al Tesoro. In pratica, così come autonomamente il fiduciario è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica.
Ma oggi, a smentire questa interpretazione, è arrivata la decisione del Tar del Lazio e almeno fino alla settimana prossima non si conosceranno le motivazioni.

Bilancio, Endemol, Petroni: tre validi motivi per non perdere il prossimo Cda Rai

Viale Mazzini, sede Rai a Roma
Se il vecchio progetto di quotazione della Rai fosse andato in porto, sarebbero stati ancora una volta i consumatori a farne le spese. I conti della tv di Stato sono di nuovo in profondo rosso, come non succedeva da tredici anni. Il direttore generale, Claudio Cappon, ha alzato il velo. La capogruppo Rai ha archiviato l’esercizio 2006 con una perdita di 69 milioni, mentre a livello consolidato il risultato è stato negativo addirittura per 80 milioni. Il bilancio sarà al centro del consiglio di amministrazione di Viale Mazzini di martedì prossimo, ma l’argomento rischia di finire in secondo piano visto che la settimana successiva, il 4 giugno, c’è un appuntamento altrettanto importante. Si riunirà l’assemblea con all’ordine del giorno la revoca di un amministratore e la nomina di un nuovo consigliere Rai.
Sul banco degli imputati c’è il consigliere Angelo Maria Petroni sfiduciato dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che però non ha risparmiato critiche all’intero Cda per il mal funzionamento della tv di Stato. Quello della governance è un problema cui il governo è corso ai ripari con il ddl del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che prevede la creazione della Fondazione Rai cui saranno conferite le azioni ora detenute dal Tesoro. Il Cda della Fondazione sarà composto da undici membri di cui solo quattro di emanazione politica e provvederà a nominare i membri il Cda di Rai spa.
Ma c’è un altro argomento che rischia di infiammare le discussioni in casa Rai. L’eventuale rinnovo dei contratti con Endemol, dopo che la società che produce i format televisivi di maggiore successo, è passata sotto il controllo di Mediaset.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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