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Ministero dello Sviluppo: l’ora di Paolo Romani

Paolo Romani, viceministro con delega alle Comunicazioni

Paolo Romani, viceministro con delega alle Comunicazioni

È il giorno di Paolo Romani, attuale sottosegretario con la delega alle Comunicazioni. Quando questa sera, Silvio Berlusconi, accompagnato da Gianni Letta, salirà al Colle potrebbe portare con sé con sé, se le indiscrezioni di stampa trovassero conferme, il nome del ministro dello Sviluppo economico, vacante da cinque mesi dopo le dimissioni di Claudio Scajola.

63 anni, Romani ricopre attualmente anche la carica di Assessore del Comune di Monza con delega all’Expo 2015. Fedelissimo del Cavaliere, Romani è deputato dal 1994, eletto nelle liste di Forza Italia, e da sempre favorevole al progetto di federalizzazione della Rai. Convinto europeista, Romani ha iniziato la sua carriera nel mondo pioneristico delle prime tv private nate negli anni settanta in quella Milano dove si stavano sviluppando anche i primi progetti di Berlusconi.

Tra queste Telelombardia di Salvatore Ligresti, in qualità di Ad, e dai primi anni 90 Lombardia7 di cui fu editore fino alla «discesa in campo» del 1994 a fianco di Berlusconi. «Il ministro dello Sviluppo Economico oggi dovrebbe avere una licenza di uccidere su liberalizzazioni ed energia. Paolo Romani ha un background diverso, una persona che si è sempre occupata di comunicazione, di televisione. Se, come pare, sarà scelto da Berlusconi dovrà occuparsi meno di televisione e più di altre cose» ha dichiarato il finiano Benedetto Della Vedova.

L’Italia raddoppia sull’India: affari per 16 miliardi. E Tata scommette su Termini Imerese

Il ministro Scajola consegna il grado di Grande Ufficiale a Ratan Tata (ANSA)

Il ministro Scajola consegna il grado di Grande Ufficiale a Ratan Tata (ANSA)

Raddoppiare il giro d’affari entro i prossimi tre anni, passando dagli attuali 8 miliardi a 16 miliardi di dollari. Questo l’obiettivo posto dall’offensiva economico - politica del governo in India che si è conclusa  mercoledì 16 dicembre a Mumbai.
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Fiat, braccio di ferro su Termini Imerese. Il futuro? Anche senza auto

L'ad Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il ministro Claudio Scajola

L'ad Fiat Sergio Marchionne (a sinistra) e il ministro Claudio Scajola

Niente più auto a Termini Imerese dal 2012. Non che lo stabilimento chiuda, ma “dovrà produrre cose diverse, qualcosa che ancora non si sa”. Così l’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, con il solito maglione blu, ha cercato di spiegare martedì a Roma, al termine dell’incontro con il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, il futuro dello stabilimento siciliano del gruppo, che occupa circa 1.300 lavoratori. Una “rassicurazione” che non ha convinto però gli operai: hanno fermato la produzione per il turno del pomeriggio. “Non ci convincono neanche le rassicurazioni di Scajola”, ha giustificato Roberto Mastrosimone, rappresentante Fiom-Cgil allo stabilimento.
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Nucleare: mappa delle centrali pronta entro primavera. E su internet scatta il “toto” sito

Visita del Ministro Scajola (al centro), Fulvio Conti, Pierre Gadonneix, Umberto Quadrino alla Centrale nucleare di Flamanville (Francia)

Visita del Ministro Scajola (al centro), Fulvio Conti, Pierre Gadonneix, Umberto Quadrino alla Centrale nucleare di Flamanville (Francia)

L’Italia spinge l’acceleratore per il ritorno al nucleare. L’attesa mappa dei siti, dove verranno realizzate le nuove centrali entro il 2020 (si parla di tre - quattro impianti), sarà pronta entro primavera. Lo annuncia Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, durante la trasmissione la Telefonata di Canale 5.
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Confindustria: cresce il ricorso alla cassa. Vicino ai massimi del ‘93

Ingresso degli operai
Si impenna il ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese italiane. La Cig si avvicina ai massimi del 1993, ma è ancora lontana dal picco del 1984. A fornire il dato è il centro studi di Confindustria. A febbraio il monte ore Cig annualizzato è stato pari all’1,16% della forza lavoro (0,8% a gennaio). Il picco nel 1993 è stato all’1,4% e quello nel 1984 al 2,1%.Mercoledì la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia aveva lanciato l’allarme: “Se il governo non agirà subito molte delle nostre imprese saranno costrette a chiudere” nei prossimi mesi. Imprese che hanno esportato, hanno creato occupazione, hanno investito. Questo significherebbe perdere un patrimonio industriale del nostro paese. Abbiamo il dovere di tutelare i nostri lavoratori e le nostre imprese. Ci sono cose urgenti da fare”.
A stretto giro di posta è arrivata la risposta del governo, attraverso il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola: “Il governo italiano ha bene in mente la questione delle piccole imprese e infrastrutture nell’ambito più ampio del piano per affrontare la crisi economico-finanziaria”. “Il piano che il nostro governo ha previsto per le infrastrutture è di far ripartire i cantieri che erano fermi dai tempi del governo Prodi”, osserva Scajola, precisando che le “grandi infrastrutture non richiederanno tempi lunghi”. “Sul piano dei piccoli interventi nel provvedimento dell’ultimo Cipe sono stati sbloccati 27 miliardi di fondi Fas per le Regioni che prevedono quindi interventi anche di carattere limitato”.

Tornando all’allarme di Confindustria, la crisi si ripercuote anche sulle buste paga. “Nell’industria in senso stretto” aggiunge infatti il Centro studi “nel 2008 le retribuzioni di fatto per unità di lavoro a tempo pieno sono cresciute meno di quelle contrattuali, +3,1% contro +3,3%”. Il divario si spiega con il minor apporto delle componenti variabili, soprattutto per il calo delle ore di straordinario, la cui quota sulle ore ordinarie lavorate nelle grandi imprese è scesa al 4,8% (5,4% nel dicembre 2007).
Ad aggravare lo stato delle imprese c’è anche la stretta operata al credito dalle banche che, secondo gli analisti di Confindustria, ostacola l’attività del 9,9% delle imprese italiane. “L’offerta di credito cala: il saldo netto dei giudizi delle aziende che segnalano una restrizione è infatti del 24,5″, sottolinea il Centro studi.

Paradossi italiani: il gas c’è ma non si tocca

Un gasdotto

Crisi del gas, Scajola: “Garantiremo le forniture a imprese e famiglie”

Un gasdotto

Pima l’ammissione, poi, subito, la rassicurazione: “È una crisi difficile ma passeremo l’inverno, riusciremo a garantire gas ed energia a famiglie ed imprese”. Le parole sono del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, che alla luce della crisi del gas fra Mosca e Kiev e dei riflerssi sull’Europa, dice: “Oggi stiamo meglio” rispetto
all’inverno 2005-2006, “abbiamo riserve che durano ancora per due mesi e questo nell’ipotesi in cui non ci fosse alcuno spiraglio positivo”. Ma il problema “si risolverà”.
Il Governo ha modificato la norma contenuta nel ddl sviluppo con l’obiettivo di consentire le estrazioni nell’Alto Adriatico. Bisogna “sfruttare meglio” le risorse energetiche che l’Italia “ha sotto i piedi”, ha sottolineato Scajola nel corso della trasmissione di Canale 5 Panorama del giorno, di Maurizio Belpietro. “Purtroppo paghiamo, in materia energetica, scelte miopi del passato”, ha spiegato il ministro aggiungendo che nel provvedimento in discussione al Senato è stata inserita la possibilità di utilizzare le riserve italiane come quelle “dell’Alto Adriatico, della Basilicata o di altre regioni”. Queste scelte vanno fatte, ha precisato, “condividendole con i territori”.
Un altro errore, ha aggiunto il ministro, “è stato quello di non dare l’esclusività allo Stato delle decisioni in materia energetica”. Infine, Scajola si è soffermato sul nucleare definendo “una scelta folle” il no a questa fonte energetica e confermando la volontà del governo di procedere in questa direzione.
L’approvvigionamento del gas in Italia è basato su pochi punti di ingresso di gasdotti e su un unico terminale di rigassificazione del Gnl. Ecco la mappa delle porte di accesso al nostro Paese per la materia prima che arriva da Russia, Olanda, Norvegia, Algeria e Libia:
- TARVISIO (Friuli): punto di arrivo del gas provenienete dalla Russia tramite il TAG;
- PASSO GRIES (Piemonte): punto di arrivo del gas del Nord (Olanda e Norvegia);
- MAZARA DEL VALLO (Sicilia): punto di entrata del gas dell’Algeria (TRANSMED)
- GELA (Sicilia): punto di ingresso del gas dalla Libia (GREENSTREAM)
- PANIGAGLIA (Liguria): punto di attracco delle navi metaniere e rigassificazione del GNL (Gas Naturale Liquefatto)
- GORIZIA (Friuli), punto di scambio con la Slovenia non puo’ essere considerato un vero e proprio ingresso.
In futuro l’entrata del gas in Italia e lo scambio tra i diversi paesi sarà molto diverso. Il l sistema avrà altri due gasdotti di ingresso: GALSI dall’Algeria tramite la Sardegna e IGI dalla Turchia alla Puglia tramite la Grecia. Inoltre, sono previsti altri terminali di rigassificazione in Adriatico. Cambieranno gli scambi con gli altri paesi: l’Italia potrà sfruttare la sua posizione geografica che la caratterizza come “ponte” tra l’Europa ed i paesi mediterranei dell’Africa del nord e diventare un importante hub anche per l’esportazione del gas verso i paesi del Nord che in questo momento sono forti produttori ma per i quali si profila un esaurimento dei giacimenti.


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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