
di Fabrizio Paladini
Un litro d’olio, 1 chilo di parmigiano, 3 etti di carne macinata, una bottiglia di vino. Per finire in bellezza una scatola di cioccolatini. Ma anche batterie, lamette da barba, deodoranti, rossetti, bagnoschiuma: tutto nelle tasche interne del giaccone, tutto senza pagare. Tutto rubato. È facile fare fesse le telecamere, gli addetti alla sicurezza, anche le barriere antitaccheggio all’uscita. E se proprio sei sfortunato e vieni pizzicato, è facile cavarsela con poco più di una figuraccia.
Oggi in tanti fanno la spesa così al supermarket. I poveri ma non solo. Ci sono bande specializzate nel furto su commissione: tu gli dai la lista, loro vanno, magari aiutati da un paio di donne e un bambino, rubano tutto e tu paghi la metà senza rischiare nulla. È la nuova piaga degli ipermercati, il fantasma degli scaffali. Ogni anno sparisce dai negozi della grande distribuzione merce per oltre 3 miliardi di euro: per la precisione 3,08 miliardi nel periodo giugno 2006-maggio 2007, contro i 2,6 miliardi dell’anno precedente. Considerando che questa cifra rappresenta l’1,23 per cento del fatturato, e che gli utili di un supermercato sono intorno all’1 per cento, si capisce facilmente che il problema è molto sentito ma al tempo stesso tenuto molto nascosto.
Grandi catene italiane come Coop, Auchan, Carrefour non vogliono ufficialmente parlare di questo problema e, anzi, fanno di tutto per minimizzare. Ammettere che in un supermercato si ruba può suonare come incentivo al furto. Al contrario, esasperare le misure di sicurezza, oltre che un costo aggiuntivo, può produrre un effetto boomerang: allontanare la clientela. E allora ufficialmente si fa finta di niente, ma ormai molti si dotano di sistemi di sicurezza che sono costati nel 2006 ben 878 milioni di euro.
Tra quello che sparisce nelle tasche di clienti o dipendenti e quello che si spende per contrastare il taccheggio si sfiorano i 4 miliardi. Da dove escono questi soldi? Ovvio: dalle tasche dei consumatori onesti che trovano ricaricati i prezzi sullo scaffale. Il conto finale fa 157 euro a famiglia, secondo il calcolo della Checkpoint Systems, una multinazionale che studia le soluzioni contro i furti nei negozi che, per maggiore eleganza, vengono chiamati “differenze inventariali”.
Panorama ha trascorso due giorni nel supermercato Conad alla Stazione Termini di Roma. Tra gli addetti ai lavori è considerato un posto molto a rischio, da bollino rosso. Si comincia alle 6, quando tirano su le saracinesche e l’esercito di barboni che ha passato la notte sui marciapiedi va a fare colazione. Con il vino, però, non col cappuccino. Qualcuno paga, qualcuno no, qualcuno viene rimproverato con affetto: “A Che Guevara, lo vogliamo pagare quel vinello?” fa il cassiere assonnato a un barbone algerino famoso per la somiglianza con il rivoluzionario argentino.
Poi c’è l’ora del pranzo: non è difficile che un pollo precotto finisca nella sua naturale destinazione ma prima di arrivare alle casse, mangiato di nascosto tra pannolini e yogurt. Panorama ha visto una confezione di carne macinata aperta e svuotata, chissà se consumata cruda sul posto o messa in tasca.
“Qui rubano tutti, non solo i poveri o i barboni” dice Paolo Petracca, direttore del supermercato. “L’altro giorno ho ricevuto un sms da un mio cassiere: “Dottore, è caduto un mito: abbiamo beccato una giapponese”. Ecco, ci mancava solo la turista giapponese. Per il resto abbiamo trovato di tutto: signore eleganti che fanno incetta di cosmetici, uomini in giacca e cravatta con bottiglie nascoste sotto il cappotto, bambini utilizzati dai genitori, tossici che ti minacciano con la siringa se non li lasci andar via. Altro che Vietnam…”.
Gianni O. ha 30 anni ed è uno degli addetti della sicurezza antitaccheggio del supermercato. È un ragazzo romeno e gli piace il lavoro che fa: “Qui rubano tutti, ma i peggiori, mi spiace dirlo, sono i romeni, poi i tunisini e gli italiani”. Lui si aggira tra gli scaffali e tiene d’occhio la clientela, fa finta di comprare ma ormai li riconosce subito, è una specie di Lombroso e non sbaglia mai. I settori più a rischio sono quelli dei cosmetici e dei superalcolici. Se uno si guarda intorno, lo segue e aspetta. Se lo vede che si mette qualcosa in tasca, attende che arrivi alle casse e poi avverte o il direttore o qualcuno alle barriere finali.
È un lavoro delicato. Prima delle casse non si può contestare niente a nessuno: se anche mi metto una bottiglia in tasca, non è detto che voglia rubarla. Inoltre nessuno dei dipendenti può perquisire nessuno, solo invitare ad aprire una borsa o a far vedere cosa c’è sotto l’impermeabile. Ci vorrebbe un agente di polizia o qualcuno autorizzato, ma non è facile e, soprattutto, il trambusto può influire negativamente sugli altri clienti. Meglio essere discreti, meglio evitare conflitti.
Per questo 9 volte su 10 che un ladro viene scoperto gli si chiede gentilmente di tornare alla cassa e regolare quella piccola “dimenticanza”. “Solo se la persona reagisce male o fa pesante ostruzionismo chiamiamo la polizia” dice ancora Petracca.
Quindi, se proprio ti va male e ti beccano, il rischio è quello di pagare il maltolto e collezionare una figuraccia. Tutto qui. Ma i professionisti del furto, quelle bande (quasi tutte romene o sudamericane) che fanno la spesa su commissione, non si fanno mai prendere.
“Al 70 per cento sono romeni. Arrivano in gruppo, mandano uno o due di loro avanti a depistare gli addetti alla vigilanza tenendo atteggiamenti sfacciatamente sospetti e gli altri fanno razzia da un’altra parte” racconta Arnaldo Pacifici, direttore dell’Europe Utd detectives, società di investigazione che si occupa della sicurezza di alcune catene della grande distribuzione.
Le etichette a radiofrequenza, quelle che se non vengono disattivate suonano all’uscita, possono essere rimosse o manomesse. Ma soprattutto possono essere neutralizzate con le borse schermate: si mettono in uno zaino o in un trolley diversi fogli di carta d’alluminio e così i segnali emessi dalle etichette vengono bloccati e alle barriere non suonerà l’allarme.
“È un bel problema quello delle borse schermate” riconosce Carlos Lopez Quijano, sales manager per l’Italia della Checkpoint Systems, “ma noi forniamo ai supermercati dei rilevatori di alluminio. Quando uno entra con la valigia modificata, suona l’allarme e il cliente viene invitato a lasciarla all’ingresso”.
Come è sempre stato, la guerra tra guardie e ladri prosegue sul filo della tecnologia. “Sarebbe molto utile poter mettere l’etichetta antifurto all’origine, sul luogo di produzione. Abbiamo stretto un accordo con una grossa catena di supermercati per 10 milioni di paia di scarpe e in quel caso siamo riusciti a far inserire all’interno della suola il segnalatore” dice ancora Lopez. Impossibile rubare quel paio di scarpe, ma questo tipo di procedura è complicata dalla frammentazione della grande distribuzione.
“Mentre in Spagna il 70 per cento dei supermercati è in mano a quattro gruppi, in Italia la Coop, che è la più grossa, ha solo l’11 per cento del mercato e insieme a Conad, Auchan, Carrefour ed Esselunga si arriva al 40 per cento. Il restante 60 è diviso in una miriade di marchi. Difficile quindi mettere d’accordo tutti sui sistemi di sicurezza” avverte Pierpaolo Lambrini, strategic account della Checkpoint.
In Italia solo il 50 per cento degli ipermercati e appena il 20 per cento dei supermercati è dotato delle barriere antifurto all’uscita e questo costituisce un grande incentivo alle “differenze inventariali”. Rubare, come detto, rubano tutti e non solo i clienti che incidono per la metà del maltolto. Il 40 per cento dei furti è opera dei dipendenti e il 10 è opera dei fornitori.
Nel suo primo rapporto mondiale sui furti nei negozi, la Checkpoint Systems fa anche la classifica delle merci più attaccate dai ladri italiani. In testa le lamette da barba: ben 22 pezzi su 100 spariscono misteriosamente. Seguono le cartucce per stampanti (15 per cento), il parmigiano (10 per cento), i cosmetici (6 per cento), la carne (5 per cento), vini e superalcolici (2,5 per cento), i capi di abbigliamento firmati (1,8 per cento), l’elettronica (1,3 per cento), i telefonini (0,9 per cento), articoli in pelle (0,45 per cento).
Rispetto al 2006 c’è stata una impennata di furti di superalcolici (+22 per cento) e di cosmetici (+12,4 per cento), mentre sono notevolmente calati i furti di scarpe (-18,8 per cento), forse anche per quelle etichette inserite al momento della produzione.
Certo, non come al supermercato della Stazione Termini. Racconta il direttore Petracca: “Mi ricordo quella volta che avevamo messo sugli scaffali delle belle scarpe Adidas in offerta. Un giorno qualcuno ha lasciato in esposizione quelle sue vecchie e puzzolenti e si è semplicemente messo le Adidas ai piedi ed è uscito. Ha avuto il tempo di provarle, sarà un nostro affezionato cliente”.

Si alzano le saracinesche sui primi saldi invernali che prendono il via oggi, a Napoli. Ad attenderli, come ogni anno, i consumatori che cercheranno di fare l’affare ed acquistare a costi ribassati i capi d’abbigliamento più costosi, ma anche i commercianti che sperano di recuperare le mancate vendite del Natale appena trascorso.
Secondo un’indagine Fismo-Confesercenti, infatti, per circa il 60% degli esercenti le vendite natalizie hanno fatto registrare un calo, mentre per il 28% sono rimaste uguali.
Soltanto il 12% ha aumentato le vendite, ma non più del 10%.
Il tutto, garantisce il 90% degli intervistati, a prezzi invariati rispetto al Natale 2006.
Per questo, i saldi rappresentano un’occasione importante per le piccole e medie imprese del commercio: oltre il 65% realizza grazie alle vendite di fine stagione tra il 20 ed il 30% del fatturato annuo, il 25% addirittura tra il 40 ed il 50%, mentre per il restante 10% la quota dei saldi arriva al massimo al 10% del fatturato annuo.
Per fare in modo che i saldi rimangano per commercianti e consumatori un’opportunità , la Fismo si sta da tempo battendo per arginare il continuo anticipo delle date d’inizio delle vendite e per ottenere una data unica valida su tutto il territorio nazionale, possibilmente distanziata dal periodo delle festività.

Ecco il calendario con le date dei saldi nelle principali città italiane:
Milano 5 gennaio - 5 marzo
Torino 5 gennaio - 29 marzo
Genova 6 gennaio - 19 febbraio
Venezia 5 gennaio - 28 febbraio
Bologna 5 gennaio - 5 marzo
Firenze 7 gennaio - 7 marzo
Ancona 5 gennaio - 1 marzo
Perugia 7 gennaio - 7 marzo
Roma 5 gennaio - 16 febbraio
Napoli 2 gennaio - 31 marzo
Bari 5 gennaio - 28 febbraio
Palermo 5 gennaio - 10 marzo
Cagliari 8 gennaio - 8 marzo
Reggio Calabria 15 gennaio - 28 febbraio
Il VIDEO servizio:
LEGGI ANCHE: Consumatori e commercianti divisi dalle cifre
- Tags: Adoc, Adusbef, città, Codacons, commercianti, Concommercio, consigli, consumatori, prodotti, saldi, sconti, soldi, stipendi, Telefono-blu, tredicesime
-

Tutto pronto per l’agognato (dai commercianti) assalto ai capi in saldo invernale, stagione 2008. Apre le danze Napoli, il 2 gennaio. Seguono a ruota Roma, Torino, Milano e Palermo che daranno il via il 5 gennaio. Fremono nell’attesa Catanzaro e Campobasso, ultime a partire, il 15/01. In qualche negozio sono già in attività i pre-saldi, per la clientela affezionata. A questa categoria di clienti, spesso avvisati per telefono della possibilità di giocare d’anticipo, non è concesso acquistare prima del tempo stabilito, ma solo prenotare il capo.
Ogni famiglia - sono calcoli della Confcommercio - spenderà poco più di 500 euro per abbigliamento e accessori facendo lievitare a quasi 6,5 miliardi di euro il valore dei saldi invernali 2008 (quasi 2 miliardi di euro in più dell’anno scorso) con un’incidenza del 18% sul fatturato del settore. Le famiglie interessate ai saldi sarebbero 11,9 milioni circa la metà dei 23,9 milioni di nuclei familiari italiani. Un interesse determinato dagli sconti che, quest’anno, potranno essere anche maggiori “partendo già da un 40 per cento”, assicura Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia, associata a Confcommercio.
Opinioni diverse tra i consumatori. Pur apprezzando l’anticipazione degli sconti di fine stagione, Adusbef e Federconsumatori, però ribadiscono la necessità di “liberalizzarli definitivamente”. Secondo le due associazioni, ci sarà ripresa rispetto ai disastrosi risultati degli anni passati, poiché molti non hanno fatto acquisti a Natale. Le famiglie coinvolte saranno circa il 57%, pari a 13 milioni. Ognuna di loro spenderà una cifra pari a 373 euro (143 pro capite) per un totale di 4 miliardi e 932 milioni di euro. Ma sulle previsioni, riconoscono, cautela e prudenza sono d’obbligo. Profeta di sventura, invece, il Codacons. “Sarà un mezzo flop, com’è avvenuto negli ultimi due anni”.
L’associazione ritiene che si verificherà una flessione degli acquisti tra il 5 ed il 10 per cento rispetto ai saldi invernali del 2007, con una spesa pro-capite in calo a 125 euro. La ragione? “Prezzi nei negozi ancora troppo elevati” sostiene il presidente Carlo Rienzi “e un carovita particolarmente sentito nel 2007 determineranno, anche durante i prossimi saldi, una ulteriore diminuzione degli acquisti da parte dei cittadini i cui portafogli sono stati svuotati dagli aumenti di prezzi e tariffe registrati durante l’anno che sta per chiudersi”. Si associano al pessimismo l’Adoc (”Sono andate male le vendite prenatalizie e non si preannunciano buone neanche le vendite a saldo”) e Telefono Blu: “Assisteremo a qualche iniziale entusiasmo per la novità, ma poi sarà magra”. Colpa degli stipendi bassi e di una tredicesima destinata ad altre spese. Conti alla mano pertanto si può pensare che i 50-60 giorni di saldi potranno portare non più di 3,5 miliardi da parte delle 12/13 milioni di famiglie che decideranno di spendere. L’intenzione media della spesa sarà di poco superiore (parametro medio) a 280 euro a famiglia: nel nord sarà 350 €, nel centro 300 €, nel sud 250 €.
Parlano la stessa lingua le associazioni anche quando si tratta di mette in guardia i cittadini dal pericolo di essere truffati, magari con un abito spacciato per prodotto d’ultima moda e in realtà fondo di magazzino. “Telefono Blu - Sos Consumatori” ha attivato un apposito centralino per segnalare gli eventuali casi di difformità 199.44.33.78 ed il portale a cui inviare email (con il calendario di tutta Italia ) per segnalare tutti i problemi (irregolarità, mancanza di trasparenza, messaggi ingannevoli, scarsa informazione) e per dare consigli. Già, perché non va scordato che gli sconti di fine stagione sono anche buone opportunità per i negozianti di rifilare vere e proprie truffe.

Ecco allora come spendere meglio e far valere i propri diritti:
1) Ricordarsi il capo (fotografarlo) che ci interessa e il suo prezzo per capire l’esatto sconto: quello è il vero Saldo.
2) Visitare più di un negozio aiuta a non commettere errori. Vi è il rischio che venga messa in circolazione merce invenduta negli anni. Il negoziante deve dimostrare la veridicità di qualsiasi asserzione pubblicitaria. Meglio diffidare di sconti superiori al 50%.
3) Gli articoli esposti devono per legge riportare ben in chiaro i due prezzi, quello “pieno” e quello in saldo (percentuale). Le merci con sconti e ribassi devono essere separate in modo chiaro e inequivocabile da quelle non rientranti nella promozione. I prezzi sono quelli esposti e non quelli al banco e devono essere praticati senza limitazioni di quantità e senza abbinamento di vendita fino alla fine delle scorte.
4) Attenzione alle etichette, quelle di origine ci permettono di risalire al produttore, quelle di contenuto garantiscono la composizione del prodotto e le modalità di lavaggio per evitare rischi.
5) Conservare sempre lo scontrino, se la merce è difettosa, si può infatti optare per la restituzione del prodotto o spuntare ancora un prezzo inferiore.
6) Prova dei capi: non c’è obbligo. È rimessa alla discrezionalità del negoziante mentre per i pagamenti le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante qualora sia esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la relativa convenzione.
I VIDEO servizi:
Dal primo gennaio aumentano i biglietti dei treni veloci:
Riscossa per i giocattoli italiani:
- Tags: abbigliamento, Adiconsum, ALtroconsumo, commercianti, commercio, Confcommercio, moda, negozi, promozioni, saldi, saldi-estivi, sconti, shopping
-

Comincia il Piemonte, in una giornata inconsueta per gli acquisti: domenica 1 luglio. Segue Napoli il 2 luglio, la Liguria il 6, mentre a Milano, Palermo, Bologna, Bari, Ancona e Trieste i saldi cominceranno il 7 luglio. A Roma e a Firenze si attenderà fino al 14 luglio, a Venezia al 15. L’ultimo capoluogo sarà Bolzano, il 16 luglio. A Milano in particolare i saldi si spettacolarizzano con la Notte Bianca dello shopping: negozi aperti by night in centro.
Il popolo dei “saldisti”, come li definisce Alfredo Ricci, Presidente di Fismo-Confesercenti (Federazione Settore Moda), scalpita in attesa di sconti e ribassi. “Esiste una vera e propria categoria di consumatori che acquista solo durante i saldi e in questo modo si adegua alla diminuzione del proprio potere d’acquisto. Ma i saldi rappresentano un’occasione anche per i commercianti, per tentare di risollevare le sorti aziendali e poter ottenere parte di quella liquidità necessaria per gestire l’attività in maniera economicamente sana”. Insomma dal 1 luglio si realizzerà l’incontro fra i desideri dei consumatori, che scaldano le carte di credito in attesa delle occasioni, e dei commercianti che sperano in una boccata di ossigeno. Sì perché i dati non sono confortanti: un calo del 4% delle vendite a maggio, addirittura del 15% a giugno. Con questi numeri chi lavora nel settore moda e abbigliamento, stretto fra tasse, contraffazioni e strapotere degli outlet, spera nelle promozioni estive per risollevarsi da mesi fallimentari. Complice anche il clima orientato al bello stabile che invoglia ad acquistare costumi e bermuda scontati.
Un business enorme, quello dei saldi, se si considera che con le vendite di fine stagione le aziende incassano oltre il 35% del fatturato stagionale, secondo le previsioni dell’Ufficio Studi di Confcommercio. Nello stesso studio si chiarisce che ogni famiglia spenderà in media 261 euro, mentre l’acquisto medio per persona arriverà a 104 euro. Ma le proiezioni danno una lieve flessione rispetto al 2006: 3.105 milioni di euro contro i 3.132 dell’estate scorsa.
L’anno prossimo, anche per evitare polemiche e spaccature fra negozianti divisi fra chi vorrebbe anticipare e chi posticipare le vendite straordinarie, si cercherà di andare verso un’unica data: “I commercianti, per evitare confusione, sono orientati ad ottenere una data unica nazionale. Al momento stiamo valutando le ipotesi del 2 gennaio e 2 luglio anche se, oggettivamente, appaiono troppo ravvicinate”, aggiunge Ricci.
