Leggi tutte le notizie su:


commercio

Numeri dal fronte della crisi: l’annus horribilis di industria, commercio e agricoltura

foto kevindooley/flickr

foto kevindooley/flickr

Sarà anche vero che “la peggiore crisi dal dopoguerra” si sta avviando verso la fine (tra l’altro ne è convinto, secondo un sondaggio reso noto oggi da Coldiretti, il 60% degli italiani), ma lo scenario che si lascia dietro nella penisola è simile a un campo di battaglia. Continua

Cala il Pil in Eurolandia -4%. Disoccupazione record, ripresa nel 2010

Negozio in saldi

La crisi si farà ancora sentire. Il Pil italiano calerà del 4,4% quest’anno per poi tornare a crescere dello 0,1% nel 2010. La stima è contenuta nelle previsioni economiche di primavera messe a punto dalla commissione europea, secondo cui dopo “un’altra forte contrazione nel primo trimestre del 2009″ l’attività economica “continuerà a declinare per la maggior parte dell’anno, sebbene muovendosi gradualmente verso una stabilizzazione” che arriverà infine nel 2010.
Le cause della contrazione sono note: in seguito al “significativo impulso negativo” proveniente dal 2008, “nel 2009 il pil italiano è previsto registrare la più forte caduta annuale da parecchi decenni”. Sottolineando però come alcuni indicatori lascino intravedere “una certa stabilizzazione dell’attività economica nei prossimi mesi”. “Le previsioni per la prima metà del 2009 sono fortemente sfavorevoli. Gli indicatori di breve termine” spiega Bruxelles “indicano una protratta contrazione dell’attività economica. In particolare, la produzione industriale si è bruscamente contratta nei primi due mesi dell’anno ed è attesa una nuova caduta in marzo”.
“Comunque” prosegue la Commissione Ue “alcuni indicatori lasciano intravedere una certa stabilizzazione nei prossimi mesi. La fiducia dei consumatori è migliorata in aprile e gli incentivi per l’acquisto di automobili più efficienti dal punto di vista energetico stanno avendo un impatto positivo. Anche la fiducia delle imprese è in ripresa in aprile dopo il crollo di marzo”. Nonostante ciò “nel primo trimestre 2009 è attesa una forte contrazione del Pil, che continuerà a ridursi attraverso gran parte dell’anno, prima di muoversi verso una graduale stabilizzazione”.
Il debito pubblico italiano farà registrare nei prossimi due anni una nuova impennata, balzando dal 105,8% del 2008 al 113,0% nel 2009 e al 116,1% nel 2010. Secondo le nuove previsioni della Commissione Ue presentate oggi, dopo la flessione degli ultimi anni il rapporto debito-pil è destinato a tornare ai livelli della fine degli anni Novanta. “Il debito” spiega quindi Bruxelles “potrebbe aumentare ulteriormente di circa un punto in percentuale del Pil, in base alla portata del ricorso che le banche faranno al piano di ricapitalizzazione”.
Nel 2009 in Italia l’inflazione si attesterà allo 0,8%, per poi risalire all’1,8% nel 2010. Per il nostro Paese la stima Ue vede un tasso di disoccupazione che quest’anno salirà all’8,8% e il prossimo al 9,4%.
La situazione è non buona solo per l’Italia. La Commissione Ue rivede drasticamente al ribasso le previsioni di crescita per tutto il Vecchio Continente. Nel 2009 il Pil di Eurolandia crollerà al -4%, e resterà sotto lo zero anche nel 2010 (-0,1%). Stesse stime per l’Ue a 27. Nella zona euro il dato più pesante per il 2009 è quello dell’Irlanda (-9,0%), seguita da Germania (-5,4%), Finlandia (-4,7%), Italia (-4,4%). La Spagna, secondo Bruxelles, farà registrare un -3,2%, la Francia un -3,0%. “L’economia europea è nel mezzo della sua più profonda ed estesa recessione del dopoguerra”, commenta il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia, per il quale però “le ambiziose misure prese dai governi e dalle banche centrali” porteranno a una stabilizzazione dell’attività economica e a una “ripresa il prossimo anno”.

Nel 2009, saranno 13 i paesi membri dell’Eurozona che sforeranno il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil. Lo prevede la Commissione europea. I 13 paesi sono: Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Malta, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. In particolare, per quanto riguarda l’Irlanda, la Commissione europea afferma che il paese sta facendo registrare un forte deterioramento dei conti pubblici, riflesso del forte impatto che la crisi globale sta avendo sulle finanze dei paesi membri. Tuttavia il commissario cerca di non drammatizzare: “Non siamo più in caduta libera, le misure ambiziose adottate dai governi e dalle banche centrali in queste circostanze eccezionali forniranno un supporto alla caduta dell’attività economica e renderanno possibile la ripresa l’anno prossimo”. Per questa ragione “si deve procedere rapidamente a far emergere gli asset tossici sui bilanci delle banche e alla ricapitalizzazione degli istituti di credito in modo appropriato”.

Il VIDEO servizio:

Ue: rischio protezionismo nei paesi principali partner commerciali europei

Gucci sulla Ginza a Tokyo

Allarme protezionismo nel commercio mondiale. Solo nel mese di gennaio la Commissione europea ha rilevato nei paesi principali partner commerciali della Ue almeno 87 misure potenzialmente restrittive o tali da creare distorsioni negli scambi.
Di queste, stando ai dati di Bruxelles, 13 riguardano il settore tessile e altrettanti l’agroalimentare e i macchinari; 12 ferro, acciaio e metalli vari; 7 i giocattoli; 3 le telecomunicazioni. Ad alzare i paletti contro le merci europee è stata anzitutto l’Argentina, con 22 misure monitorate, seguita da Cina e India (9), Indonesia (8), Russia (7), Corea del Sud e Vietnam (5), Usa, Canada, Turchia e Ucraina con 3.

Crisi, e se la soluzione francese riportasse in Europa il protezionismo?

Nicolas Sarkozy

Prima Praga e Stoccolma, poi Bruxelles e Berlino.
In Europa dilagano le proteste contro il piano presentato due giorni fa dal presidente francese Nicolas Sarkozy per salvare l’industria automobilistica d’Oltralpe. A preoccupare i partner europei della Francia sono i rischi di protezionismo che cela il piano salva-auto di Sarkò. Dopo settimane di trattive a oltranza, l’Eliseo ha annunciato il 9 febbraio scorso un piano quinquennale che prevede 7,8 miliardi di euro di prestiti a tassi preferenziali ai costruttori francesi (tre miliardi a testa per Peugeot e Renault) in cambio di un impegno sottoscritto dai dirigenti del settore a non chiudere nessuno dei siti di produzione presenti in Francia, a “fare tutto il possibile per evitare i licenziamenti”, a investire nelle auto ecologiche e, infine, a non delocalizzare la produzione all’estero di automobili vendute in Francia. Quest’ultimo punto ha suscito le ira della Repubblica ceca, paese in cui Peugeot produce la sua 107. “Non possiamo permettere nessun tipo di protezionismo” ha ribadito il ministro delle Finanze ceco, Miroslav Kalousek, dopo la riunione Ecofin tenutasi ieri a Bruxelles, “e questo vale per qualsiasi tipo di settore”.

Contro la convinzione di Sarkozy di volersi opporre al fatto “che si fabbrichino al di fuori della Francia delle auto che poi si vendono in Francia” si è espressa la Commissione europea. Se il piano prevede “una misura supplementare come l’obbligo di mantenere un’unità di produzione in Francia”, ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue, Jonathan Todd, “allora gli aiuti diventano illegali”. Di conseguenza, “la Commissione non autorizzerà aiuti che tenderanno a minare il mercato unico” ha sottolineato Todd, a detta del quale “il mercato unico è fonte di prosperità e di impieghi in Europa. Se ci sono misure che rimettono in causa il mercato unico, il rischio è quello di vedere la recessione peggiorare e trasformarsi in una depressione come non se ne vede dagli anni ‘30″. Parole durissime quindi che rispecchiano la volontà di Bruxelles di voler “guardare nei dettagli” le misure iscritte nel piano salva-auto di Sarkozy, senza precisare la data in cui Commissione si pronuncerà sulla compatibilità o meno del “patto automobile” siglato tra l’Eliseo e il settore auto francese con le regole communitarie. Già la scorsa settimana la commissaria europea alla Concorrenza, Neelie Kroes, aveva messo in guardia il segretario di Stato francese all’industria, Luc Chatel, da ogni tentazione protezionista. “L’obbligo di investire soltanto in Francia non è compatibile” con le regole europee. Il monito di Bruxelles ha trovato eco a Berlino, dove fonti governative tedesche hanno fatto sapere che “nessuna misura in contraddizione con le regole europee dovrebbe essere approvata”. Per Sarkozy si annunciano tempi duri. La Repubblica ceca, che detiene la presidenza di turno Ue, non nasconde più il suo desiderio di voler trasformare il summit straordinario dell’Unione Europea sulla crisi economica mondiale previsto a fine febbraio in un Summit “per dire chiaramente no” alle misure protezionistiche. Un altro siluro al piano di Sarkozy è poi arrivato dalla Svezia. La casa automobilistica svedese Volvo ha rispedito al mittente la proposta di un prestito di 500 milioni di euro alla sua filiale Renault Trucks (acquistata da Volvo Group nel 2001). “Non siamo in misura di riempire le condizioni imposte da questi prestiti” ha dichiarato da Stoccoloma un portavoce del gruppo. Il rifiuto di Volvo non è altro che una conferma dei sentimenti molto mitigati espressi due giorni fa dal ministro delle Finanze svedese, Anders Borg, convinto che il piano francese era quantomeno “problematico”.

Più sfumata la posizione dell’Italia, con il governo Berlusconi disposto a salvare il settore attraverso un pacchetto di misure anti-crisi approvato la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri. Secondo il ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, il fatto “di legare gli aiuti a dei protocolli sull’impiego e la preservazione delle strutture industriali mi pare ragionevole”. Sensibile all’ondata di protesta esplosa nelle principali capitali europee, Tremonti ha poi sottolineato che se questo legame “viene fatto in maniera aggressiva e violenta, allora non è compatibile con gli interessi dell’Europa”.

Giù le vendite al dettaglio, ma cresce la grande distribuzione

Niente spesa
Calano le vendite al dettaglio: una diminuzione del 2,3% rispetto ad aprile del 2007 che sintetizza la flessione dello 0,8% per i prodotti alimentari e del 3,4% per quelli non alimentari. Per l’Istat, inoltre, la variazione tendenziale negativa del 2,3% è la risultante di un aumento dello 0,3% delle vendite della grande distribuzione (gdo) e una flessione del 4,1% di quelle delle imprese operanti su piccole superfici.

Ad aprile 2008 la dinamica è risultata più favorevole nella gdo che nelle imprese operanti su piccole superfici sia per i prodotti alimentari (+ 0,3 rispetto a -5%), sia per i prodotti non alimentari (+0,1 rispetto a -4%). “Far cambiare marcia al paese” dice il presidente della Confesercenti, Franco Venturi, nella sua relazione annuale. Le pmi sono pronte “a fare la loro parte”, serrando “le file” ma le “istituzioni devono uscire dall’incertezza” interrompendo “la cultura dei due tempi basata sull’anticipare gli oneri ed il differire gli onori”. ”Va fermata” aggiunge Venturi “la spremitura fiscale e va data una decisa sforbiciata alla spesa, caratterizzata da errori e abusi che mettono in moto una dannosa spirale di aumento dei costi.

Ad aprile tutte le forme di vendita della grande distribuzione hanno registrato aumenti del valore delle vendite, ad eccezione degli hard discount, che hanno segnato una variazione nulla, e della componente non alimentare degli ipermercati (-0,4%). Per i prodotti non alimentari, ad aprile 2008 tutti i gruppi di prodotti hanno registrato variazioni tendenziali negative con flessioni più marcate per i gruppi calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-6,4%), abbigliamento e pellicceria (-5%) e giochi, giocattoli, sport e campeggio (-4,9%). E il valore del totale delle vendite al dettaglio ha registrato variazione tendenziali negative in tutte le ripartizioni. Le diminuzioni più significative hanno riguardato il Sud e isole e il Centro (rispettivamente -4 e -3,4 per cento).
Le imprese al dettaglio hanno dichiarato un numero medio di giorni di apertura pari a 25,1. Gli esercizi della grande distribuzione sono rimasti aperti, in media, per 25,8 giorni e le imprese operanti su piccole superfici per 24,7 giorni.

Il VIDEO servizio:

Contratti, dopo i metalmeccanici la partita non è affatto chiusa

Una manifestazione degli statali contro la Finanziaria 2008
Un aumento salariale di 127 euro lordi per i prossimi 30 mesi, 260 euro per chi non fa contrattazione di secondo livello, 300 euro di una tantum per coprire il ritardo del rinnovo contrattuale e, per la prima volta, la parità normativa fra operai e impiegati. Con l’accordo firmato ieri per oltre un milione e mezzo di metalmeccanici, scende a quota sei milioni il numero di lavoratori ancora in attesa di un nuovo contratto. In prima fila tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici che aspettano il rinnovo 2008-2009 ma tra questi ci sono due milioni di lavoratori per i quali non c’è stato nemmeno quello 2006-2007. E ancora due milioni di addetti al commercio oltre a giornalisti e ferrovieri. Mentre è di appena sei giorni fa l’intesa per i 45mila lavoratori del settore gas-acqua.

La partita più importante il governo la gioca nel settore del pubblico impiego. Lo stesso ministro per la Solidarietà sociale Paolo Ferrero ieri ha sottolineato che “è necessario rafforzare questo risultato con la firma rapida degli altri contratti aperti a partire da quello dei dipendenti pubblici, su cui l’impegno del governo deve essere immediato”.

Si tratta di quasi due milioni di lavoratori, su un totale di 3,6 milioni, che aspettano ancora di vedere gli aumenti relativi alla precedente tornata contrattuale, quella che interessa il biennio 2006-2007. Infatti, nonostante il preaccordo firmato da governo e sindacati su aumenti medi mensili di 101 euro, i dipendenti degli enti locali (circa 800mila persone), della sanità (800mila), della dirigenza pubblica (100mila) del settore Università e Ricerca (70mila), delle 4 Agenzie fiscali (70mila) e i circa 15mila dipendenti di Accademie e conservatori, aspettano ancora la direttiva dell’esecutivo all’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. E quindi la firma vera e propria del contratto.

Inoltre è già stata avviata la trattativa per il rinnovo 2008-2009 ma i sindacati attaccano:”La legge finanziaria non prevede stanziamenti oltre a quelli utili per l’indennità di vacanza contrattuale”. Carlo Podda, segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil, spiega che è già in atto uno stato di agitazione e che in questi giorni e per le prossime settimane ci saranno manifestazioni in tutte le regioni d’Italia. “Il governo deve mettere a disposizioni più risorse per i rinnovi - tuona Podda - senza nessun trucco contabile. La strada comunque si annucia molto lunga”.

Già sul piede di guerra i 120mila lavoratori del settore ferroviario che hanno proclamato uno sciopero. Il 27 gennaio per gli addetti alla circolazione dei treni e il 28 gennaio per gli addetti agli uffici e agli impianti fissi. Il contratto è scaduto a dicembre 2006 e ora i sindacati di categoria chiedono aumenti medi di 115 euro. Difficile e lunghissima anche la trattativa per il rinnovo contrattuale dei 16.500 giornalisti ancora in attesa da 1.057 giorni. Nonostante 15 scioperi e un duro braccio di ferro tra Fnsi e Fieg la trattativa è ancora ferma al palo. Nessuna intesa, in particolare, è stata raggiunta sulla parte normativa (precariato, lavoro autonomo e multimedialità). Infine al gruppo dei dipendenti in attesa del rinnovo contrattuale si aggiungono i 165mila addetti del settore gomma-plastica e oltre 250mila lavoratori della chimica, dell’energia e delle manifatture.

Il VIDEO servizio:

Niente pensione, siamo ultrasettantenni. E ci piace fare gli imprenditori

Un coltivatore di fragole
Chi l’ha detto che gli anziani sono solo un peso per la società? Chiunque sia stato, non ha letto la relazione fatta dalla Camera di commercio di Milano che traccia la mappa degli imprenditori ultrasettantenni presenti nel nostro Paese.

Una mappa dai contorni ben definiti, che vanno da nord a sud senza soluzione di continuità, e con all’interno numeri impressionanti: sono quasi 284 mila i “nonni” che hanno un’attività imprenditoriale e di questi oltre il 25 per cento è un’arzilla signora. Per fare un raffronto, basti pensare che negli ultimi quattro anni il numero di chi lavora nonostante abbia superato i 70 anni è cresciuto del 4,8 per cento, passando da 270.757 unità del 2002 alle 283.783 di oggi.
La maggior parte di questi vitali imprenditori lavora nel comparto agricolo, che raccoglie il 70 per cento dei “nonni” che ancora non vogliono rassegnarsi alla pensione. Ma non va male nemmeno il commercio: è qui che le donne la fanno da padrona ed è qui, ancora, che alla fine del 2006 era occupato il 15,2 per cento degli ultrasettantenni. Anziani che lavorano di gran lena nelle regioni del Nord Italia come in quelle del Meridione.

In testa alla classifica nazionale delle città con il maggior numero di imprenditori che hanno superato i 70 anni c’è Roma, che conta 9.823 ditte individuali con un titolare “nonno”. Seguono a ruota Bari, Napoli, Padova e Foggia, che si attestano intorno alle 7mila unità. Nella top ten dei capoluoghi di provincia anche Catania, Salerno, Treviso, Palermo e Milano. Ed è proprio la Lombardia, poi, che guida la lista delle città con il trend di crescita maggiore: tra quelle che hanno visto negli ultimi anni aumentare il numero di ultrasettantenni imprenditori la prima piazza la conquista Como, dove tra il 2002 e il 2006 sono aumentati del 28 per cento. Nella provincia che si affaccia sul lago sono 804 le ditte intestate a persone nate prima del 1936, mentre quattro anni fa erano 628. Crescita record anche a Vibo Valentia, dove l’aumento rispetto al lustro precedente ha raggiunto il 25,7 per cento e a Catazaro, con il 25,6 per cento. Chiude l’elenco delle dieci città dalla maggior crescita Bergamo: sotto le Orobie gli anziani imprenditori sono aumentati del 16,1 per cento.


richard-branson
richard-branson



rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101