Leggi tutte le notizie su:
compagnie-aeree

Da 1 miliardo 700 milioni a 2,5 miliardi di euro: è quanto costerebbe allo Stato, o al sistema Italia, in ogni caso al contribuente, accettare alla lettera le clausole imposte dall’Air France- Klm per assorbire l’Alitalia. Una cifra in gran parte da pagare sull’unghia. Vediamo perché, secondo i calcoli di Panorama, sentiti esperti, politici, fonti riservate del ministero dell’Economia e dopo aver consultato documenti dei sindacati e delle altre parti interessate. Il capitolo più rilevante è la richiesta tassativa di chiudere il contenzioso fra la Sea e l’Alitalia. L’azienda che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate, presieduta da Giuseppe Bonomi, primo azionista il Comune di Milano, ha depositato presso il tribunale di Busto Arsizio un’azione di risarcimento da 1,25 miliardi per “danno emergente e lucro cessante”, cioè per l’abbandono dello scalo milanese da parte della compagnia aerea. Jean-Cyril Spinetta, numero uno dell’Air France-Klm, pretende dal governo una manleva, cioè la garanzia formale e scritta che si accollerà tutte le spese se la magistratura darà ragione alla Sea. Escluso un decreto, che con le elezioni alle porte non avrebbe neppure i tempi tecnici di conversione in legge, si tratta di accantonare i soldi, come fanno le aziende private per far fronte alle querele. Bonomi ha già detto che la cifra è trattabile, però la causa (appoggiata in pieno dal sindaco di Milano, Letizia Moratti) non è ritirabile. Si potrebbe scendere a 4-500 milioni, cioè al “lucro cessante”, ma solo a condizione che il governo si accolli altri impegni. Anche questi con oneri ancora tutti da verificare. La seconda voce di spesa immediata è il prestito ponte da 300 milioni che il Tesoro dovrebbe concedere all’Alitalia per garantirne la sopravvivenza da qui alla chiusura dell’accordo con l’Air France. Il prestito ha già sollevato i malumori dell’Unione Europea e il Tesoro dovrebbe quindi tentare di ricorrere al mercato. Poi c’è il problema spinoso dei cosiddetti esuberi, le persone a rischio di licenziamento.
È in realtà lo scoglio, anzi un’enorme barriera, contro cui pare destinata a infrangersi l’intera trattativa: Spinetta chiede il sì scritto di tutte le organizzazioni sindacali di piloti, personale di volo e addetti di terra. E mercoledì 19 lo ha ribadito a Roma: senza l’ok sindacale l’assorbimento dell’Alitalia è praticamente impossibile. Il primo incontro, martedì 18 marzo, era andato malissimo; il secondo, dopo preliminari il 20 marzo, dovrebbe tenersi dopo Pasqua. L’ultimatum scade il 31. Nel piano di Spinetta i tagli riguardano 1.600 dipendenti nell’Az Fly, cioè il personale collegato ai voli, e almeno 500 nell’Az Servizi, principalmente la manutenzione. Ma secondo un documento riservato della Cgil gli esuberi raggiungerebbero il totale di 7 mila in tutta Italia, tra aziende che lavorano direttamente per l’Alitalia, come l’Atitech di Napoli, e l’indotto di Malpensa. Paolo Ferrero, ministro uscente della Solidarietà sociale, e il suo collega dei Trasporti, Alessandro Bianchi, hanno sui loro tavoli dossier ancora più pessimistici: 10 mila posti a rischio, dei quali dovrebbe farsi carico lo Stato attivando immediatamente la cassa integrazione. A quale costo? Il governo ha appena firmato una prima procedura di cassa integrazione per 900 dipendenti Sea di Malpensa: 80 milioni in due anni, circa 45 mila euro l’anno per ogni addetto.

Attenzione: questi 900 lavoratori che perdono il posto a causa del taglio dei voli già deciso dall’Alitalia sono in aggiunta ai 7-10 mila stimati da sindacati e governo. Ma procedura e costi sono unanimemente considerati il modello da estendere all’intera operazione. Dunque se gli esuberi saranno 7 mila lo Stato dovrà impegnarsi per 315 milioni l’anno se saliranno a 10 mila per 450 milioni. In aggiunta ai 40 già decisi per 2008 e 2009. Non finisce qui, perché altri 5-700 dipendenti dell’Az Servizi dovrebbero passare alla Fintecna, contenitore nato dalle ceneri dell’Iri per gestire aziende decotte. Anche per questa operazione ci sarebbe un prezzo, da definire.
A questo punto siamo già a 1,25 miliardi di euro da stanziare subito nella migliore delle ipotesi, quella dell’accordo extragiudiziale con la Sea. A 2 miliardi nella peggiore. Per limitarci però ai soli costi vivi. Alla lista va aggiunta la svalutazione dell’offerta “cash” per le azioni Alitalia da parte dell’Air France-Klm. Erano 485,3 milioni a dicembre 2007, si sono ridotti a 138,5 oggi. Dunque circa 347 milioni di minori introiti, giustificati da Spinetta con l’incrocio tra perdita di valore in questi tre mesi dell’Alitalia e calo della capitalizzazione dell’Air France-Klm in borsa: l’offerta è infatti di un’azione Air France ogni 160 Alitalia, stimate a Parigi e Amsterdam meno di 10 centesimi. Questo calcolo trascina un’ulteriore conseguenza: al Tesoro viene offerto non più il 3,2 per cento dell’eventuale nuovo gruppo Air France-Klm-Alitalia, bensì l’1,5. Quanto pesa questa perdita? Dipende dalle oscillazioni del mercato: oggi incide tra gli 80 e i 140 milioni. In compenso i francesi migliorano la proposta di aumento di capitale: 1 miliardo anziché 750 milioni. Al conto immediato vanno aggiunte le spese per i prossimi anni. Solo per gli ammortizzatori sociali non meno di 200 milioni l’anno da qui al 2011-2012, 150 dei quali per la sola Lombardia.
E se nella ricca Padania i lavoratori potrebbero riconvertirsi più facilmente, è anche vero che un documento dello Studio Ambrosetti calcola in un punto percentuale del pil della Lombardia l’impatto globale del ridimensionamento di Malpensa sull’economia della regione. Di quanto stiamo parlando? Della bellezza di 3 miliardi di euro; cioè la riduzione della crescita del pil lombardo nel 2008 dal 3,5 al 2,5 per cento.

È ragionando su queste cifre che nel governo, nel Partito democratico e alleati (su tutti, Antonio Di Pietro) sta montando la rabbia nei confronti di Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa. “La sola Malpensa vale dieci volte l’Alitalia, ci abbiamo investito 20 miliardi” protesta Di Pietro. “Questa operazione non ha senso”: Walter Veltroni invoca gradualità per Malpensa, in pratica sembra convertirsi alla moratoria chiesta inutilmente da mesi dal governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni per trovare altre compagnie aeree che rimpiazzino l’Alitalia. Questione che si scontra con un’altra clausola imposta da Spinetta, che cioè vengano mantenuti gli slot, ma questo impedirebbe ad altre compagnie di offrire collegamenti alternativi tra Milano e il mondo.
A sinistra si litiga furiosamente e si invocano soluzioni bipartisan. Cioè concordate con Silvio Berlusconi, con la Lega e con An. Quasi certamente il Cavaliere finirà per trovarsi la grana sul tavolo, se vincerà le elezioni. Nel frattempo, come si è chiesto il Financial Times, si capirà se “Spinetta vuol fare il check-in o il check-out dall’Alitalia”. Se insomma la sua offerta capestro sia in realtà un modo per sfilarsi. Lasciando al futuro governo di Roma due possibilità: il commissariamento dell’Alitalia o una cordata tricolore che risorga all’orizzonte. Berlusconi è tra i pochi a crederci.
LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: Il comunicato di Air France - Il comunicato dell’Anpac - La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia. - Il FORUM

Berlusconi rompe il silenzio su Alitalia e va all’attacco: la proposta di Air France ”è irricevibile”, dice e suona la riscossa del tricolore. ”E’ venuto il momento che se esistono in Italia degli imprenditori con un minimo di orgoglio si devono fare avanti”. Il Cavaliere pensa, in particolare, all’offerta di Air One come una delle iniziative possibili. Una ipotesi che in nottata rafforza chiarendo che la compagnia aerea francese rinuncerà all’acquisto del vettore italiano per lasciare spazio al rilancio di Toto e di una cordata di imprenditori che dovrebbe comprendere Banca Intesa e vede anche l’interessamento dei suoi figli.
E’ quindi scontro con Romano Prodi, che ieri in serata, come ha reso noto lo stesso Berlusconi, ha cercato telefonicamente il Cavaliere.
Per ora, risponde il Professore, quella di Air France ”è l’unica proposta. Se Berlusconi non è d’accordo presenti un’altra soluzione”. Il che significa avere un piano e poi fare un’opa che deve essere valutata e accettata dal Tesoro, chiarisce Palazzo Chigi.
Le posizioni di Berlusconi sono invece ”inaccettabili” per il ministro Pierluigi Bersani, che ha definito ”irresponsabile” l’atteggiamento del leader del Pdl.
Romano Prodi e il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa sono infatti convinti che se dovesse saltare la trattativa con Parigi, il destino della compagnia di bandiera si ridurrebbe al commissariamento. E il fallimento sarebbe dietro l’angolo. Scenario che va evitato a tutti i costi. Certo, spiega il leader del Pd Walter Veltroni (che avrebbe però apprezzato poco il fatto di essere stato messo in disparte in questa vicenda) su Malpensa serve ”gradualità”. E poi se Alitalia non può avere due hub, l’Italia invece - sostiene - può.
Tra le cose che sembrano non andare giù al Cavaliere c’è proprio il trattamento riservato dai francesi su Malpensa. Il numero uno di Air France Jean-Ceryl Spinetta, ha chiuso definitivamente la porta a qualsiasi ripensamento. E questa, insieme al capitolo cargo, è una delle condizioni ”inaccettabili” per il Pdl. Ma il consenso di Fi, An e Lega è considerato da Parigi necessario.
Nonostante la dura presa di posizione di Berlusconi, non è comunque ancora detta l’ultima parola. Due infatti sono le anime che in questi giorni si stanno confrontando: da una parte il Carroccio e la ‘carica’ dei lombardi, dall’altra Gianni Letta e Giulio Tremonti. Il consigliere politico del Cavaliere e l’ex ministro dell’Economia sarebbero infatti più inclini a favorire la chiusura della partita Alitalia. Evitando così al prossimo governo molte grane. L’unica richiesta che sarebbe arrivata, nel corso dei contatti di questi giorni, è di mettere in campo tutta l’accortezza possibile per gestire i rapporti con i sindacati e quindi di tutelare in particolare l’aspetto occupazionale.
Quest’ultimo rappresenta un tema che sta molto a cuore anche alla sinistra della coalizione, che ne sarebbe tornata a parlare nel corso del Consiglio dei ministri di ieri mattina. Di fronte al titolare dell’Economia che avrebbe richiamato i colleghi alla dura realtà, spiegando che non esistono alternative auspicabili alla privatizzazione di Alitalia,salvo il rischio di ritrovarsi con un commissario, i ministri non avrebbero nascosto i timori. Risultato: un confronto a Palazzo Chigi vivace, a tratti dai toni ”accesi”. Indiscutibile che il destino dei lavoratori sia un tema sensibile e quindi non stupisce che sia anche stato al centro dell’incontro, avvenuto intorno all’ora di pranzo sempre a Palazzo Chigi, tra Spinetta, il presidente di Alitalia Maurizio Prato, il ministro Padoa-Schioppa e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, e Prodi. Certo, non sarebbe stato l’unico: tra i capitolo affrontati anche quello delle tratte per la Cina e l’India, tagliate nel piano franco olandese.
Tornado invece al capitolo esuberi, nel corso del colloquio, secondo quanto riferiscono fonti di governo, i francesi avrebbero rassicurato gli interlocutori spiegando che l’asticella fissata intorno a quota 2000 potrebbe scendere ancora, toccando una cifra decisamente più bassa. Il governo si sarebbe detto invece disponibile a intervenire sull’unico fronte di sua competenza, facendo il massimo possibile, quello degli ammortizzatori sociali.
LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: Il comunicato di Air France - Il comunicato dell’Anpac - La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia.
Il VIDEO servizio:

Comincia in un forte clima di tensione il primo faccia a faccia di Air France-Klm con i sindacati di Alitalia. Ritardato da tafferugli fuori dal centro direzionale della Magliana, tra lavoratori della manutenzione pesante dell’Atitech di Napoli e le forze dell’ordine, è stato segnato da un muro contro muro l’avvio della prima presentazione ufficiale ai rappresentanti delle nove sigle sindacali e professionali di Alitalia di numeri e prospettive dell’offerta per l’acquisizione dell’ex compagnia di bandiera. Precipitata oggi in Borsa (-29,4% a 0,27 euro), Alitalia, anche dopo il crollo di ieri, ha bruciato metà della sua capitalizzazione avvicinandosi ai 10 centesimi messi sul piatto da Air France-Klm.
”Non siamo certamente obbligati a comprare” avverte subito il numero uno del colosso franco-olandese Jean Cyril Spinetta che ha posto il via libera dei sindacati per un accordo fra le condizioni per chiudere l’operazione. Il grande negoziatore spiega che ”non esiste alcuna attività di servizio che possa avere successo senza l’adesione dei lavoratori”, precisando che il piano per acquisire Alitalia ”può sembrare doloroso” ma ‘’sarà un successo”. Ma le cifre che poi illustra su esuberi e ridimensionamento del perimetro del gruppo italiano non convincono affatto i sindacati. E l’incontro viene sospeso. Air France-Klm ha chiesto di riprendere domani, ma in assenza di maggiori margini di trattativa per i sindacati è inutile proseguire.
La conferma di 1.600 esuberi per Alitalia Fly (500 piloti, 600 assistenti di volo e 500 dipendenti di terra) ha irritato in particolare i piloti per l’azzeramento del Cargo. Ma anche le sigle sindacali che rappresentano le attività di terra di Alitalia Servizi hanno respinto il piano che prevede il rientro in Alitalia di circa 3.200-3.300 dipendenti su un totale di 7.600. E’ stato infatti confermato che a Air France-Klm interessano solo parti della manutenzione e dei servizi aeroportuali. Per i lavoratori di Atitech, ha assicurato il numero di Alitalia, Maurizio Prato, ”non sono previsti licenziamenti ma soluzioni non traumatiche”. Dunque la prospettiva per le attività che non rientrano nel perimetro di Alitalia (anche amministrazione, call center, information technology) e’ di finire sotto l’ala di Fintecna, la finanziaria di Stato che nel progetto di Air France-Klm avrebbe la maggioranza dall’attuale 49,4% più l’usufrutto dell’1,6%.
Alitalia rimarrebbe presente con meno del 10%.
Al ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, quella di Air France ”più che un’offerta” sembra ”un diktat pieno di clausole vessatorie, al punto che oltre ad essere inaccettabile lascia anche dubbi sulle reali intenzioni finali”.
Sul percorso minato verso un accordo tra Air France-Klm e Alitalia, mancava solo lo scontro fra governo e Sea su Malpensa.
LEGGI ANCHE: Se la salvezza dipende da Sea - Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: Il comunicato di Air France - Il comunicato dell’Anpac - La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia. Guarda la GALLERY degli scontri tra polizia e manifestanti prima del vertice Alitalia

Lavoratori sul piede di guerra per la vendita di Alitalia ad Air France. L’atteso vertice alla Magliana tra il numero uno della compagnia franco-olandese, Jean-Cyril Spinetta, l’ad di Alitalia, Maurizio Prato e le sigle sindacali si è anche tinto di sangue, preceduto da scontri e tensioni tra dimostranti e polizia con un lavoratore rimasto ferito alla testa.
“Non siamo obbligati ad acquisire Alitalia” ha esordito il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, al tavolo con l’ad di Alitalia, Maurizio Prato e nove sigle sindacali di settore, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sdl, Anpac, Up, Avia e Anpav.
“Sono convinto - ha comunque aggiunto - che l’operazione sarà un successo”.
A placare le preoccupazioni dei sindacati è poi intervenuto Prato: “Non ci saranno licenziamenti ma solo soluzioni non traumatiche” ha dichiarato nel corso del confronto a via della Magliana. Dei 1.600 esuberi individuati da Air France-Klm nell’offerta per Alitalia Fly, 500 interesserebbero i piloti, 600 gli assistenti di volo e 500 gli assistenti di terra.
“Ci sono almeno due cose che non convincono nell’offerta di Air France”, la politica occupazionale e la strategia di impresa, è intervenuto intanto Fausto Bertinotti, candidato premier de “La Sinistra Arcobaleno” ai microfoni di Ecotv. “I lavoratori di Alitalia - si legge in una nota - devono essere considerati una risorsa e quindi devono essere utilizzati”.
Sul dossier pesa anche come un macigno la questione Malpensa. Il Governo ha annunciato che è stato siglato presso il ministero del Lavoro un accordo con sindacati, Regione Lombardia, Province di Milano e Varese, e Sea per la gestione della crisi occupazionale dello scalo milanese. Ma chiede anche alla Sea di “favorire la positiva conclusione dell’accordo tra Air France e Alitalia ritirando il ricorso presentato contro quest’ultima. Da tale accordo - sottolinea il ministro del Lavoro, Cesare Damiano - dipende difatti il futuro, di comune interesse, di migliaia di lavoratori di tutta Italia e dunque anche di quelli che operano nello stesso aeroporto di Malpensa.
In caso contrario la Sea non potrà che assumersi le responsabilità conseguenti”. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, resta però convinta della linea dura. “L’azione risarcitoria - dice in un’intervista rilasciata a La Repubblica - è stata a lungo mediata e si basa su argomenti solidi. Alitalia ha disatteso l’impegno assunto: fare di Malpensa il suo hub. Una rinuncia da parte nostra è impensabile”. Per poi aggiungere che l’eventuale fallimento della compagnia di bandiera non sarebbe “una catastrofe”.
Nel frattempo anche oggi è crollato il titolo in Borsa: le azioni Alitalia hanno chiuso a Piazza Affari in calo del 29,43%, a 0,276 euro, dopo essere state sospese al ribasso.
Il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, intanto ha oggi chiesto a Sea un atto di responsabilità. “Devo dire “, afferma, “che in questo momento Sea ha in mano il bandolo della matassa: se intende far fallire Alitalia può farlo”.
LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia

Il Ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, durante la riunione del consiglio dei ministri, ”ha informato il Presidente del Consiglio - che ha espresso condivisione - in merito alla lettera che egli stesso invierà ad Alitalia contenente l’impegno ad aderire alle previste offerte pubbliche di scambio (per le azioni) e di acquisto (per le obbligazioni) da parte di Air France - KLM per la totalità dei titoli detenuti dal Ministero stesso”. Ecco il linguaggio burocratico con cui la presidenza del Consiglio ha annunciato di aver accettato la “proposta indecente” d’Oltralpe. Una offerta di scambio sulle azioni a prezzi stracciati, tanto che oggi il titolo è crollato in Borsa e che i sindacati, pur consapevoli della situazione drammatica della compagnia di bandiera, hanno promesso battaglia.
Forse anche per questo, la nota di Palazzo Chigi, sottolinea che gli impegni assunti non saranno vincolanti nel caso in cui uno o più soggetti lancino un’offerta pubblica concorrente migliorativa e il Ministero accetti tale offerta. Ciò al fine di tutelare i principi di trasparenza e non discriminazione previsti dalla normativa sulle privatizzazioni e in linea con la disciplina delle offerte pubbliche”.
Superato questo primo paletto - che rientra tra le condizioni poste da Parigi - martedì se ne intravede un altro nel faccia a faccia fra i vertici del gruppo franco-olandese e di Alitalia con i sindacati. In vista di un possibile nuovo passaggio del dossier mercoledì al prossimo Cdm.
L’accordo con i rappresentanti dei lavoratori è un’altra condizione sine qua non per Air France-Klm per chiudere l’operazione, entro il 31 marzo. Il numero uno della compagnia d’oltralpe, Jean Cyril Spinetta, arrivato in serata a Roma, dovrà affrontare i nodi più spinosi del piano: oltre ai previsti 1.600 esuberi, il futuro delle attività di terra di Alitalia Servizi e del Cargo. Ed il percorso della trattativa non sembra in discesa: il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, ha avvertito che il sindacato ”ha le spalle larghe per dire sì o no, con tutte le conseguenze che comporta” mentre il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni chiede un confronto ‘’serio altrimenti, se hanno cominciato da soli, possono anche finire da soli”.
E mentre l’Unione europea mette in guardia sulla necessità che l’operazione segua regole di mercato scongiurando l’ipotesi di interventi che si configurino come aiuti di Stato, Alitalia ha avuto in Borsa una seduta drammatica (-26,76% a 0,39 euro) travolta dagli ordini di vendita, all’indomani dell’approvazione del cda dell’offerta del gruppo d’oltralpe, che a Parigi ha chiuso in ribasso del 4,38% a 15,28 euro. Un’offerta che ha un costo di accesso al quarto mercato europeo, quello italiano, da parte di Air France-Klm ”quasi irrisorio” considerando le potenzialità di Alitalia, ha scritto oggi il quotidiano francese Les Echos.
Resta, poi, il nodo Malpensa, con il rischio di risarcimento danni per 1,25 miliardi chiesto dalla società di gestione Sea ad Alitalia per il taglio dei voli. Air France-Klm ha chiesto che venga scongiurato il pericolo, lasciando aperta la scelta di soluzioni percorribili: ”l’abbandono o la transazione del giudizio da parte di Sea a condizioni soddisfacenti per Air France-Klm o l’impegno del ministero dell’Economia e delle Finanze a indennizzare integralmente Alitalia, eventualmente tramite l’adozione di un decreto legge o l’individuazione di qualsiasi altra soluzione soddisfacente per Air France-Klm”.
Per cercare la soluzione, sarebbero in corso contatti tra Palazzo Chigi e Milano e anche oggi - secondo alcune indiscrezioni - il premier avrebbe sentito il sindaco Letizia Moratti. Intanto, il presidente della Sea, Giuseppe Bonomi ha fatto sapere che ”non è all’ordine del giorno” l’ipotesi di ritirare la causa nei confronti di Alitalia.
A favore dello scalo varesino, scende in campo il presidente designato di Confindustria, Emma Marcegaglia secondo la quale ”l’attuale piano di Alitalia, così com’è prevede una grossa riduzione dei voli che vorrebbe o una logica di moratoria o una qualche cosa che lasci spazio a Malpensa per ritrovare altre compagnie che vogliano volare dallo scalo lombardo”.
LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia -I DOCUMENTI: La lettera di Air France-Klm ad Alitalia - La lettera di Alitalia al Ministero dell’Economia

Air France-Klm ha carta bianca per rilevare Alitalia ma lo scontro legale con Air One è destinato a proseguire. Lo scoglio, quello più temuto, è venuto meno dopo che il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dal vettore abruzzese per la sospensiva della trattativa in esclusiva tra la compagnia francese e Alitalia. La decisione è stata presa al termine di una camera di consiglio durata circa tre ore, seguita all’udienza che si è svolta nel pomeriggio.
Nell’ordinanza siglata dal presidente della III Sezione del Tar, Stefano Baccarini, si motiva il respingimento del ricorso poiché «non sussistono i presupposti per l’accoglimento dell’istanza cautelare, sia per la carenza di elementi di irreparabilità del danno, sia per la mancanza di ‘fumus boni iuris’». Fuori dal linguaggio giuridico, non ci sarebbe alcun provvedimento amministrativo da impugnare che giustifichi l’interruzione dei contatti in corso con Parigi visto che le trattative sono iniziate al termine di una fase di selezione alla quale ha partecipato anche la cordata Air One-Intesa Sanpaolo.
Ap holding, cui fa capo il vettore abruzzese, ha presentato ricorso al Tar del Lazio dopo l’esclusione dalla seconda fase della trattativa per l’acquisizione della compagnia di bandiera da parte del cda di Alitalia del 21 dicembre scorso e la conferma di questa decisione da parte del ministero dell’Economia il 28 dicembre. Il gruppo aveva chiesto «il ripristino immediato di condizioni di trasparenza e di non discriminatorietà nell’ambito delle quali sia consentito, in tempi brevi, anche ad Ap holding di presentare la propria proposta vincolante per Alitalia». Richieste ritenute infondate dal giudice amministrativo che illustrerà la decisione nel merito nei prossimi giorni.
I difensori di Toto si preparano comunque a spostare la battaglia al Conisglio di Stato ritenendo che è impensabile che una società a controllo pubblico venga ceduta con trattativa condotta direttamente dai vertici della società. Questo non vieta comunque a Air France-Klm di presentare nei tempi stabiliti (metà marzo) l’offerta per Alitalia e già dalla prossima settimana il numero uno, Jean-Cyril Spinetta, riprenderà gli incontri con i sindacati.
Il VIDEO servizio:
LEGGI ANCHE: Il dossier Alitalia

Olimpiadi senza disagi. Almeno questo è l’obiettivo del governo di Pechino che nell’ottica di prevenire ogni tipo di inconveniente che potrebbe verificarsi durante la prossima edizione dei giochi, ha minacciato severe ripercussioni per le compagnie aeree che non riusciranno a garantire margini di puntualità accettabili tra luglio e settembre 2008.
Come riportato dall’agenzia di stampa Xinhua, il capo dell’aviazione civile cinese, Li Jiaxiang, ha dichiarato che agli operatori che non rispetteranno le nuove regole verranno sospese le licenze per volare sulle rotte “incriminate” per almeno due anni. E ha precisato che le nuove regole impongono alle compagnie cinesi che operano nella capitale di tenere a disposizione due velivoli di riserva per far fronte ad eventuali emergenze, mentre alle agenzie di viaggio è stato vietato di vendere un numero di biglietti superiore ai posti disponibili (il cosiddetto “overbooking”).
L’Aeroporto Internazionale di Pechino ha asserito di voler stabilizzare il numero di voli in partenza e in arrivo a 1.350 al giorno –solo nel 2006 i voli giornalieri erano 1100-, in modo da evitare lunghe attese per i passeggeri all’interno dei velivoli e negli aeroporti. Inoltre, per agevolare il traffico, a febbraio verrà inaugurato un nuovo terminal.
In realtà, i ritardi sono all’ordine del giorno in tutti gli aeroporti del Paese, dove il traffico cresce ad una velocità maggiore delle infrastrutture. I passeggeri che si muovono sulle linee nazionali lamentano, oltre ai ritardi, i disagi causati dalle cancellazioni improvvise dei voli e la maleducazione del personale aeroportuale. Come riporta la Reuters, non è raro che tra passeggeri ed equipaggio si arrivi a veri e propri scontri quando i primi si rifiutano di lasciare l’aeromobile prima di essere stati rimborsati per il ritardo subito dal volo o per il dirottamento dello stesso su un aeroporto periferico.
In un sondaggio sull’apprezzamento dei passeggeri per gli aeroporti internazionali effettuato nel 2006 dall’Airports Council International, Pechino si è piazzata al 62esimo posto, pur essendo il nono scalo mondiale in termini di traffico aereo.
Nel 2007, più di un terzo dei voli ha subito ritardi, e dagli aeroporti del Paese sono transitati circa 185 milioni di passeggeri. Gli esperti di statistica prevedono già un picco di 200 milioni per il 2008, legato ai giochi olimpici.
Secondo l’Autorità Pubblica per il trasporto aereo, le compagnie aeree che operano in Cina attualmente sono circa 25, di cui almeno 16 di proprietà statale. Air China è il partner ufficiale dei giochi olimpici del 2008. Per dare il buon esempio alle altre, si è impegnata a migliorare non solo il servizio, ma anche la conoscenza dell’inglese del proprio personale di bordo e di terra.