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Sono scattate questa mattina all’aeroporto di Fiumicino le prime misure del “progetto Freccia verde” di Alitalia per accelerare le operazioni di imbarco.
Il nome scelto non a caso, per i varchi dedicati ai soli passeggri della Fiumicino-Linate, ideati per ottimizzare i tempi d’imbarco e rendere più concorrenziale l’aereo rispetto al treno, al Freccia Rossa in particolare, in termini di tempo.
A questa rotta è dedicata la prima fila di banchi check-in di fronte ai varchi; gli imbarchi sono stati spostati alle uscite 1-2-3-4 del molo con un percorso ridotto di alcune decine di metri rispetto a quelli sinora operativi. Nella sala partenze i nuovi controlli di security, immediatamente riconoscibili dall’insegna sovrastante, sono dotati di 3 metal detector ad arco per le persone e di 4 macchine per i bagagli a mano.
Nelle aspettative di Alitalia già l’insieme di questi primi provvedimenti dovrebbe consentire di ridurre il tempo di attesa dei passeggeri, con conseguente diminuzione del “total travel time” sulla tratta più redditizia della Compagnia che oggi subisce la concorrenza del treno superveloce. Curate anche nei dettagli le nuove quattro uscite di imbarco con i mini percorsi tracciati rispettivamente da una moquette di color rosso per i passeggeri Freccia Alata e business, e una di color verde per gli altri.
Nella sala partenze i nuovi controlli di security, immediatamente riconoscibili dall’insegna sovrastante, sono dotati di 3 metal detector ad arco per le persone e di 4 macchine bendix per i bagagli a mano. Contemporaneamente, sempre nell’aerostazione nazionali, e’ diventato operativo un nuovo doppio varco per i passeggeri Freccia Alata e Welcome Card Air One, realizzato nei pressi delle salette Vip.
“Era ora”, è il commento pressocchè unanime dei passeggeri diretti a Milano Linate, soprattutto uomini e donne di affari, che questa mattina hanno trovato all’aeroporto di Fiumicino la novità dei varchi di sicurezza “prioritari”. E così per loro i controlli si sono esauriti velocemente, mentre per tutte le altre destinazioni la fila si svolgeva in un lungo “serpentone”.
- Tags: aereo, Alitalia, Antonio-Tajani, cai, commissione-europea, concorrenza, Fiumicino, Frecciarossa, Fs, Linate, Malpensa, mobilità, passeggeri, tariffe-aeree, treno, vicepresidente
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Una riforma del sistema aereo europeo che promette risparmi fino a 40 miliardi di euro. E il coinvolgimento della Banca europea degli investimenti per finanziare i grandi progetti delle reti transeuropee. Così Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per i Trasporti, traccia le priorità dei prossimi mesi. Da Bruxelles plaude alla concorrenza fra alta velocità e voli scoppiata in Italia.
Per la crisi economica l’Associazione internazionale del trasporto aereo stima 1 miliardo di dollari di perdite sui voli europei nel 2009. Prevedete di intervenire?
Il settore è certamente in crisi. La prima risposta concreta è la riforma del “cielo unico”. Oggi lo spazio aereo europeo è ancora frammentato in 27 sistemi nazionali di controllo del traffico.
Questo produce inefficienze?
Sì. Abbiamo calcolato che un volo è, in media, 49 chilometri più lungo del necessario. Il nostro obiettivo è avere un sistema unico: permette di tagliare i costi, alzare il livello di sicurezza e ridurre l’inquinamento, ovvero altri costi.
Come?
Ridisegnando le rotte guadagneremo per ogni tratta da 50 a 150 chilometri. Tragitti più brevi faranno risparmiare tempo e carburante, quindi anche emissioni di CO2. Stimiamo che la riforma produrrà un risparmio complessivo di almeno 11 miliardi di euro, ma messa a regime potrebbe sfiorare i 40 miliardi. Questo aiuterà il settore, perciò ho chiesto di approvarla in fretta.
Il treno Frecciarossa ad alta velocità ha sottratto 2 mila passeggeri al giorno alla rotta Fiumicino-Linate. Che ne pensa?
La crescita di concorrenza fra treno e aereo è positiva. Se sposiamo l’idea del trasporto intermodale, abbracciamo anche un modello di concorrenza più moderno: nello stesso sistema e fra un tipo di trasporto e un altro.
La compagnia Cai ha risposto con una tariffa scontata: sarà guerra dei prezzi?
Sì, ma non è più solo una questione di prezzo. Contano la puntualità, la qualità del servizio, il tempo che si impiega e se si può usare utilmente lavorando durante il tragitto. La Ryan air ha annunciato che farà usare il cellulare in volo: sono pronto a scommettere che ora si muoveranno altre compagnie. Anche migliorare i servizi è un segnale di concorrenza.

Altre novità per i passeggeri?
Abbiamo nuove regole per la trasparenza delle tariffe aeree che obbligano le compagnie a specificare tasse e costi sul biglietto e ad applicare lo stesso prezzo a un volo, anche se comprato in paesi differenti. Abbiamo garantito diritti ai passeggeri a mobilità ridotta che sono un terzo della popolazione europea.
Veniamo all’Alitalia. La soluzione per Malpensa non salta fuori…
Ci sarà un continuo incremento del trasporto aereo, passeggeri e merci. La globalizzazione porta anche più mobilità. Quindi ci sarà posto per Linate, Malpensa e Fiumicino. Come hub io vedo Fiumicino e Malpensa. Ovviamente non posso fare questioni di politica aziendale o nazionale, quindi non sto parlando di una sola compagnia. Ma Malpensa è uno degli aeroporti del Centro Europa, Fiumicino lo scalo che guarda al Sud.
E qual è lo scenario futuro del trasporto aereo europeo?
Stiamo cercando di allargare i confini del nostro cielo: abbiamo stretto accordi con il Canada e il Marocco. Ora stiamo trattando per fare lo stesso con l’Australia. E stiamo lavorando per creare un cielo unico allargato a tutta l’area del Mediterraneo. Bisogna accelerare perché la crisi richiede azioni immediate.
Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno rilanciato la Tav, alcuni comuni si oppongono. Si profila un nuovo stallo?
Berlusconi ha riconfermato che la Tav si farà e io non posso che compiacermi. Per noi non c’è stato nessuno stop: stiamo aspettando i progetti e le valutazioni di impatto ambientale. E ho già firmato l’autorizzazione per il finanziamento di 671,8 milioni di euro previsto per la Torino-Lione. Gli altri finanziamenti per l’Italia, già erogati, sono: 844,8 milioni di euro per il traforo del Brennero; 58,8 milioni di euro per la parte italiana degli accessi al Brennero; 5,05 milioni sul nodo di Genova e 74,7 per la tratta Ronchi Sud-Trieste-Divaca.
Le ferrovie europee lamentano che per i 30 progetti delle reti transeuropee servono oltre 27 miliardi di euro ma i soldi non ci sono. Cosa risponde?
Ho firmato 11 decisioni di finanziamento per il 2007-2013: oltre 1,7 miliardi di euro. Purtroppo sono pochi. Ma stiamo lavorando con la Bei e contiamo di coinvolgere anche i privati.
Ferrovie dello Stato e Deutsche Bahn hanno denunciato la scarsa apertura delle ferrovie in Francia: il suo parere?
Abbiamo risposto positivamente: prendiamo atto della denuncia e verificheremo come stanno le cose.
Una domanda sul suo futuro: a ottobre c’è il rinnovo della Commissione europea, conta di restare a Bruxelles?
Se il governo italiano intende indicarmi di nuovo nel prossimo esecutivo, lo farò con grande entusiasmo.

Poco meno di 44 milioni di euro di sanzioni, con le multe per pratiche commerciali scorrette a fare la parte del leone: è questo, in cifre, il bilancio dell’attività dell’Antitrust nel 2008. L’Autorità presieduta da Antonio Catricalà ha infatti accettato in molti casi i ”ravvedimenti” delle aziende finite sotto la lente del Garante per violazione della legge sulla concorrenza: in virtù della legge Bersani, infatti, le imprese possono presentare impegni volti a evitare sanzioni pecuniarie. Un comportamento virtuoso messo in atto nel 2008 da molti grandi gruppi e associazioni, dagli editori di libri scolastici riuniti nell’Aie, alla Federazione Sport Equestri, agli impegni presi da Telecom Italia sulle morosità pregresse e sull’attività di recupero dei clienti passati ad altro operatore, a quelli assunti da Fs nel trasporto merci.
Ed è così che dei complessivi 43.972.040 euro di multe comminate dall’Autorità nell’anno passato, quelle per pratiche commerciali scorrette rappresentano la larga maggioranza raggiungendo oltre 36 milioni di euro (36.426.140 per l’esattezza), con un importo più che triplicato rispetto ai 10 milioni e 556 mila euro del 2007. Tra i settori più censurati dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette figurano le telecomunicazioni (44 sanzioni per un totale di 9.971.890 euro di multe) e le banche che con ’solo’ 15 multe hanno totalizzato ben 9.680.000 euro.
Più in generale nel settore dell’energia e industria il totale delle sanzioni è stato di 4 milioni 825.900 euro, nelle comunicazioni 11 milioni 428.090, nelle attività finanziarie 11 milioni 126.500, nell’agroalimentare 2 milioni 539.550 milioni di euro, nei servizi 6 milioni 506.100.
Tra le multe più cospicue del 2008, che per violazione della legge sulla concorrenza rappresentano 7.545.900 euro del totale, figurano quella decisa dall’Autorità nella riunione del 23 ottobre nei confronti di Adr sanzionata per avere abusato della sua posizione dominante, derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2044, della gestione unitaria degli aeroporti di Roma-Fiumicino e Roma-Ciampino. Ad Adr l’Autorità ha comminato sanzioni per complessivi 1.668.000 euro.
Sempre in tema di gestione di scali aerei un’altra corposa sanzione elevata dal Garante della Concorrenza: nella riunione del 26 novembre 2008, ha deliberato che Sea ha abusato della sua posizione dominante derivante dall’essere concessionaria esclusiva, fino al 2041, della gestione degli aeroporti di Malpensa e Linate, e ha comminato alla società sanzioni per complessivi 1.549.000 euro.
Sul fronte delle banche l’Autorità presieduta da Catricalà, nella riunione dell’11 dicembre scorso, ha deliberato che Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Bnl hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza, coordinando i propri comportamenti, nel periodo compreso tra il maggio 1996 e il maggio 2006, in relazione alle gare bandite da Inail per l’affidamento del proprio servizio di cassa. L’Autorità ha dunque deciso di sanzionare Unicredit con una multa di 1.500.000 euro e Intesa Sanpaolo, Bnl e Mps con una sanzione di 50.000 euro, tenendo conto, in linea con gli Orientamenti della Commissione Europea, del fatturato realizzato dalle parti nel mercato dei servizi di cassa Inail: Unicredit, ha infatti spiegato l’Antitrust, ha infatti la maggior quota in assoluto del servizio di cassa per l’ente.
Molto meno cospicue altre multe, come quella inflitta all’Unione Panificatori di Roma e Provincia, che per aver messo in atto un’intesa restrittiva della concorrenza, ”divulgando indicazioni di prezzo minimo o di aumenti minimi consigliati, per tutte le tipologie di pane vendute dai panifici attivi nella zona” si è vista infliggere una sanzione di poco superiore ai 4.000 euro. La stessa Antitrust ha spiegato il perché affermando che ”poiché l’Unione Panificatori di Roma è un’associazione di imprese, l’Autorità, che ha giudicato l’intesa molto grave, ha potuto calcolare la sanzione, pari a 4.430 euro, solo sul totale delle entrate associative (55.372 euro)”.
Stesso discorso, di multe comminate sulla base delle entrate di un’associazione e non delle imprese che ne fanno parte, per la sanzione che ha colpito l’associazione dei farmacisti di Teramo per intesa restrittiva della concorrenza. Secondo l’Autorità, l’associazione ha limitato la concorrenza, indicando, alle farmacie della provincia, tetti massimi agli sconti praticabili sui prezzi dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica. L’Autorità ha sanzionato l’associazione con una multa di 11.200 euro, calcolata, appunto, sulla base delle sole entrate associative versate all’associazione, pari a 140.015 euro.
Infine, tra le violazioni della concorrenza, figura anche la multa inflitta a Parmalat per non aver ottemperato alla precedente delibera con la quale la stessa Autorità aveva imposto la cessione della Newlat entro il 30 ottobre 2007. La sanzione, pari a 2.226.900 euro, rappresenta il minimo edittale in quanto l’Autorità ha tenuto conto del comportamento adottato dall’impresa che ha recentemente dismesso la società, sia pur con circa 6 mesi di ritardo rispetto ai termini prescritti (ottobre 2007). Nella stessa riunione l’Autorità ha infatti dato il via libera all’acquisizione, da parte del gruppo Tmt, della società Newlat.
I settori industriali oggetto della Robin Tax “pur essendo liberalizzati non sono ancora caratterizzati da livelli di concorrenza tali da incidere adeguatamente sulla possibilità di traslare sui prezzi al consumo l’onere della maggiorazione d’imposta”.
(Alessandro Ortis, presidente dell’Authority per l’energia).
Voleva dire:
“Le industrie del petrolio e del gas non si fanno concorrenza. Ed è grave che l’Antitrust non faccia nulla. Così adesso mi ci devo mettere io a controllare che non aumentino i prezzi”.
Antonio CatricalÃ
Il presidente dell’Autorità Antitrust, Antonio Catricala’
“L’Italia ha bisogno di liberalizzazione e apertura dei mercati, sarebbe un errore imperdonabile rinunciarvi”. L’ Autorità garante della concorrenza dei mercati si rivolge così al Parlamento per bocca del suo presidente Antonio Catricalà.
Il garante ha presentato la relazione annuale (leggi gli atti qui) dell’ Antitrust alla Camera: ”I cartelli non sono peccati veniali; sono gravi misfatti contro la società perché corrompono la libera competizione delle forze economiche sul mercato: negli Stati Uniti sono considerati fatti criminosi, puniti con la prigione” così Catricalà ha ricordato l’importanza della vigilanza sui mercati. Vigilanza che, nella relazione del garante, ha come obiettivo in Italia soprattutto banche e assicurazioni: riferendosi ai dati di un’indagine conoscitiva, l’Antitrust ha rilevato che “l’ 80% delle banche e assicurazioni quotate presenta problemi di conflitti di ruolo, legati alla presenza nei propri organi di amministrazione di persone che siedono contemporaneamente nei board dei concorrenti”. Le stesse persone, insomma, si spartiscono le poltrone dei Cda dei principali istituti bancari e assicurativi italiani. Non proprio un modello di concorrenza. Ma per gli istituti di credito ci sono altri appunti da parte di Catricalà: “la commissione di massimo scoperto applicata dalle banche” ha detto “è una prassi iniqua e penalizzante per i risparmiatori e per le imprese: deve essere abolita. Sui tempi e sulle modalità di cessazione si dovrà innescare concorrenza tra gli istituti, in piena libertà di mercato”.
Giudizio negativo anche su una delle misure del governo, il rinvio della legge sulle Class action al gennaio 2009: ”Rischia di disattendere le speranze di migliaia di persone che chiedono tutela in tempi brevi. Tuttavia” concede il garante “il nuovo semestre che ci separa dall’entrata in vigore può essere utile a individuare le soluzioni tecniche che meglio corrispondono agli obiettivi di celerità dei processi e di allargamento dell’intervento al settore pubblico”.
Il presidente dell’Antitrust chiede poi al Parlamento “una veloce e definitiva approvazione” delle misure varate dal governo sulle liberalizzazioni. “Un’ apertura fondamentale soprattutto per l’Italia, che non gode di materie prime e di autonome risorse energetiche”, per la quale ”una politica di chiusura sarebbe disastrosa”.
La seconda parte dell’intervento è servita a esporre il lavoro dell’Autorità. In un anno l’Antitrust ha imposto sanzioni complessivamente per 86 milioni di euro, di cui 62 milioni per i casi di violazione delle normative comunitaria e nazionale che vietano le intese restrittive e 24 milioni per abusi di posizione dominante. La rivista Global Competition Review colloca l’Antitrust italiana al primo posto nella lotta ai cartelli tra tutte le autorità nazionali dell’Unione europea. L’Antitrust ricorda inoltre nella relazione che tiene ‘’sotto osservazione il comportamento nei mercati dei nostri ex monopolisti: purtroppo talvolta cedono a tentazioni di ripristino delle originarie esclusive”.
Dal 2006 a oggi, ricorda ancora Catricalà, il numero dei provvedimenti decisi, esclusi quelli relativi a questioni solo amministrative, delle archiviazioni e delle segnalazioni fa registrare un incremento del 39%. Le concentrazioni esaminate quest’anno sono state 864, ben 147 in più del 2006: il massimo storico dalla nascita dell’istituzione. Anche sulla pubblicità ingannevole l’Autorità chiede più possibilità di azione: “Il livello massimo delle sanzioni è di 500.000 euro, e non appare tale da scoraggiare chi stia allestendo campagne del valore di alcuni milioni di euro”. Catricalà suggerisce quindi che “il legislatore potrebbe parametrare le sanzioni pecuniarie al valore della campagna pubblicitaria se si tratta di ingannevolezza, ai fatturati delle imprese negli altri casi di scorrettezza”. L’Antitrust chiede, poi, la possibilità di sanzionare direttamente le singole imprese anche “quando l’intesa collusiva sia frutto di una delibera dell’associazione” di categoria. Quest’ultima, infatti, è “un soggetto spesso inconsistente dal punto di vista economico-patrimoniale” e quindi impossibilitato a pagare.
Un riconoscimento arriva anche dalla Camera, per mezzo del presidente Gianfranco Fini: ”La circostanza che l’Italia sia uscita dall’emergenza politica di quegli anni (in cui si istituirono le Authority, ndr) non significa affatto che l’esperienza delle Autorità amministrative indipendenti sia da ritenersi superata o che, necessariamente debba essere ridimensionata”.

L’Antitrust Ue ha inflitto a Microsoft una nuova sanzione da 899 milioni di euro: l’accusa per il gigante dell’informatica è di aver continuato ad abusare della sua posizione dominante anche dopo la condanna della Comissione Ue nel marzo del 2004, che già costò al gruppo di Bill Gates una supermulta da 497 milioni di euro. Bruxelles accusa la società Usa di non aver rispettato gli obblighi fissati nella decisione del marzo 2004 entro il termine previsto del 22 ottobre 2007, continuando ad imporre “prezzi eccessivi e irragionevoli” per poter accedere alla propria documentazione informatica, in modo da rendere più difficile il dialogo tra i propri sistemi e quelli di gruppi concorrenti. L’azienda di Redmond, comunque, è poco mossa al Nasdaq malgrado la nuova maxi-multa inflitta dall’Antitrust Ue: i titoli del colosso informatico passano di mano a 28,31 dollari in calo dello 0,25%.
In particolare la decisione della Commissione Ue del marzo del 2004, confermata dal Tribunale di prima istanza dell’Ue nel settembre 2007, accusava Microsoft di “non aver divulgato la necessaria documentazione di interfaccia che dovrebbe permettere a gruppi di lavoro di altre società di assicurare, a prezzi ragionevoli, una piena interoperabilità col sistema Windows”. Per questo il colosso dell’informatica fu multato con 497 milioni di euro. Nonostante ciò, secondo l’Antitrust Ue, Microsoft ha continuato a fornire licenze di accesso alle informazioni sull’interoperabilità senza rispettare i criteri fissati da Bruxelles, che indicavano la fissazione di “prezzi ragionevoli”. Per Comissione Ue il gruppo Usa ha continuato a rendere molto difficile, se non impossibile, l’acquisto di tali informazioni da parte dei gruppi concorrenti, rendendo più che problematico il dialogo tra i sistemi Microsoft e quelli di altri gruppi informatici. “E’ la prima volta in 50 anni che la Commissione Ue ha inflitto una multa per mancato rispetto di una decisione antitrust” ha affermato il commissario Ue alla concorrenza, Neelie Kroes, che auspica come la decisione di oggi “chiuda una pagina nera del dossier Microsoft”.

Veneto contro Trentino. Secondo round. Dopo l’abbandono di Cortina e la lunga battaglia dei comuni di confine, oggi la partita si sposta nella terra del prosecco. In ballo, ancora una volta, i cospicui benefici economici di cui possono godere le aziende trentine spesso a discapito di quelle delle regioni confinanti. A rendere ancora più effervescente lo scontro ci hanno pensato due giganti delle bollicine: la veneta Mionetto spa di Valdobbiadene e la Cavit sc di Trento. Nonostante la smentita del presidente della Provincia di Trento Leonardo Muraro, le voci di una possibile cessione della Mionetto alla Cavit sono sempre più insistenti. L’acquisizione, scrivono i consiglieri di Forza Italia Alessio De Mitri e Gianpietro Favaro nella mozione presentata venerdì scorso, “appare finalizzata al mero acquisto del marchio con conseguente vendita degli immobili e degli impianti di produzione”. Una danno, spiegano, per la Provincia di Treviso che dovrebbe rinunciare ad una delle sue aziende più solide, con un fatturato in crescita del 7 per cento e oltre 250 dipendenti. I consiglieri di Forza Italia sono convinti che la cessione sia causata da un vantaggio sul mercato di tutte le aziende trentine e altoatesine. Gli esempi, dicono, sono centinaia. “Basta andare sul sito della Provincia autonoma di Trento, entrare nella sezione delibere e determinazioni, digitare Cavit nella finestra di testo, e vedere i risultati”. E in effetti provare per credere. La ricerca produce decine di risultati negli ultimi anni. E nella gran parte dei casi si tratta di contributi a favore della Cavit. Ad esempio, aggiungono i consiglieri, “nel 2006, la Provincia autonoma di Trento ha erogato alla Cavit Sc contributi in conto capitale pari a 26.215, 00 euro per l’ampliamento degli uffici, contributi in conto capitale pari a 1.169.175,00 euro per l’esecuzione di lavori e l’acquisto di attrezzatura e ancora contributi in conto capitale pari a 166.474,00 euro annui per la durata di dieci anni in attuazione della legge provinciale 28 marzo 2004 n.4″. Anche per queste ragioni, spiega De Mitri, il gruppo di Forza Italia ha chiesto alla Giunta di incaricare un legale di valutare l’opportunità di adire l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nonché la Corte di Giustizia Europea per verificare se i cospicui contributi erogati dalla Provincia autonoma di Trento alla Cavit Sc, ma anche alle altre aziende, non costituiscano una violazione delle norme sulla concorrenza. Una provocazione? “No, arriveremo fino in fondo”.