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Confcommercio

Monete da un euro (ANSA/CLAUDIO ONORATI)
Come se non bastasse, è arrivata anche la Confcommercio a ribadire un concetto ormai già entrato nelle teste degli italiani: che sono più poveri di vent’anni fa. Lo si vede dal risparmio annuo che a livello pro capite è calato del 60%: 4.000 euro (allora c’era la lira) è quanto in media rimaneva sul proprio conto a fine anno nel 1990; 1.700 euro nel 2010, ossia 2.300 euro in meno (pari a circa tre rate di un mutuo da 700 - 800 euro al mese). Continua

Saldi, saldi, saldi. E’ il sempreverde mantra dei commercianti delusi dalle vendite natalizie. Nel 2009 della crisi non stupisce che le vendite di fine stagione arrivino a pochi giorni dall’inizio della stagione stessa secondo il calendario. Continua

Dai dati di febbraio sulla cassa integrazione e quelli di gennaio sui consumi emergono nuovi preoccupanti segnali sullo stato dell’economia italiana. Il mese scorso, secondo i dati Inps, dopo i deboli segnali di frenata a gennaio, la Cig ordinaria nell’industria mostra un ’boom’ del 553,17%. In particolare, tra gestione industria (ordinaria e straordinaria) ed edilizia nel febbraio 2009 le ore autorizzate sono state 42,5 milioni, cioè il 169,7% in più rispetto al febbraio 2008. “Faremo tutto il possibile per preservare il più alto numero di aziende e salvaguardare il capitale umano con la sua elevata professionalità. C’è la necessità di fare di più e di fare in fretta” è il monito del leader degli industriali Emma Marcegaglia, che chiede di “intervenire sugli ammortizzatori sociali, soprattutto quelli in deroga, con risorse disponibili subito e destinati a chi ha veramente bisogno”.
L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc), intanto, segnala a gennaio 2009 una riduzione tendenziale del 4,6% in quantità, il terzo peggior risultato da un anno a questa parte nonchè la dodicesima variazione negativa da gennaio 2008.
Il dato, spiega Confcommercio, è “decisamente più negativo rispetto a quanto registrato in dicembre e conferma come i consumi non traggano nemmeno benefici dal rallentamento dell’inflazione. Il dato dell’ultimo mese risulta peraltro significativamente peggiore rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2008 (-1,1%)”.
Il dato di gennaio, prosegue Confcommercio, nasce da una flessione particolarmente accentuata della domanda relativa ai beni (-6,4%), a cui si è associata, per il terzo mese consecutivo, una riduzione della domanda per i servizi (-0,3%).
Per entrambe le componenti la contrazione è risultata decisamente più elevata rispetto a quanto registrato nel 2008. I prezzi al consumo, si legge ancora, “hanno evidenziato una tendenza al rientro”, a causa riduzione dei prezzi delle materie prime energetiche e dall’attenuarsi delle pressioni sul comparto alimentare.
Rispetto a dicembre, il rallentamento più sensibile, in termini di variazioni tendenziali, ha interessato il settore degli alimentari, bevande e tabacchi la cui crescita é passata dal 4,6% al 3,6%.
Da Bankitalia infine arrivano nuove previsioni negative per il 2009: la flessione del Pil potrebbe arrivare fino al 2,6%. Ne ha parlato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenuto oggi alla cerimonia di consegna dei Master di II livello in Economia Pubblica all’Università La Sapienza di Roma.
Visco ha ricordato come nel Bollettino Economico di gennaio Bankitalia “indicava una flessione per il 2009 pari al 2% e una ripresa della crescita allo 0,5%”. “In realta’ - ha aggiunto il banchiere centrale - i dati pubblicati dall’Istat sono risultati per questo trimestre ancor piu’ negativi, riflesso di una sottostima nel modello dell’evoluzione della domanda mondiale.
Tenendone ‘meccanicamente’ conto e mantenendo il profilo di graduale ma continua uscita dalla crisi implicito nell’esercizio previsivo di gennaio, si vede come da una caduta del Pil del 2% si passi per quest’anno a una caduta del 2,6%”.
Il VIDEO servizio:

Nel 2009 ci sarà un vero e proprio boom di disoccupati. È quanto emerge dalle stime di Confcommercio e Confindustria.
Secondo l’associazione degli industriali nell’anno in corso il livello di disoccupati arriverà all’8,4% mentre secondo Confcommercio quest’anno quelli che hanno perso il lavoro toccheranno il numero di 1,9 milioni, un picco massimo rispetto a poco più di 1,5 mln nella media del 2007. L’associazione prevede dunque per il 2009 e il 2010 un incremento inferiore all’8%. Se il dato dovesse però superare la soglia dell’8%, questo “implicherebbe una riduzione del reddito disponibile reale che impatterebbe sui consumi e questo potrebbe indurre a rivedere al ribasso le previsioni”.
Confcommercio stima per quest’anno un’ulteriore frenata dei consumi: dopo il calo registrato lo scorso anno (-0,7%), scenderanno ancora dello 0,7%. Leggero miglioramento invece nel 2010, quando la spesa delle famiglie resterà ferma allo 0%. Confcommercio ha reso noto che la stazionarietà dei consumi durerà per i primi due trimestri del 2010. Dal confronto dei primi dieci mesi del 2008 con lo stesso periodo del 2007, spiega il responsabile uffici studi Confcommercio Mariano Bella, “non c’è un settore che tiene e il 2008 sarà uno degli anni peggiori”.
Per il futuro molto dipenderà dal clima di fiducia: “Se continuerà la tendenza negativa - ha spiegato Bella - nel 2009 vedremo al ribasso le nostre previsioni e quindi potremmo avere una riduzione dei consumi”. In particolare, le famiglie italiane, nel 2009 e nel 2010, spenderanno di più per le vacanze e per il tempo libero, mentre saranno più restie ad investire nell’acquisto di un’auto nuova. E tale tendenza si è già evidenziata l’anno scorso durante il quale il mercato dell’auto europeo ha chiuso il 2008 in calo dell’8,4% rispetto al 2007. In questo contesto, Fiat Group Automobiles, si è posizionata al quinto posto nella classifica dei costruttori, migliorando la quota all’8,3% nell’anno. Buoni i risultati ottenuti in Francia e Germania. Il calo è generalizzato su tutti i principali mercati: oltre al -13,4 per cento dell’Italia, perdono volumi la Germania (-1,8 per cento), il Regno Unito (-11,3 per cento) e la Spagna (-28,1 per cento). Solo la Francia contiene le perdite, segnando lo 0,7 per cento in meno rispetto al 2007.
C’è infine da segnalare che sempre nel 2008 il tasso di inflazione è risultato pari al 3,3%, di 1,5 punti percentuali più elevato rispetto all’anno precedente. Lo ha evidenziato l’Istat spiegando che a dicembre, si è attestata sul 2,2% mentre a novembre è stato del 2,7%.
A causa della crisi economica, gli italiani spenderanno fino al 30 per cento in meno nel periodo dei saldi rispetto al 2008. È la stima di Noiconsumatori.it. “Molti negozi” spiega il presidente del movimento, Angelo Pisani “hanno già cominciato ad applicare sconti anticipatamente anche se ufficialmente la stagione dei saldi si apre i primi giorni di gennaio”. Solo la metà delle famiglie, spiega una nota di Noiconsumatori, ne approfitterà per comprare. “Allertiamo i consumatori” spiega Pisani “a prestare particolare attenzione alle truffe visto che nello scorso periodo estivo un negozio su cinque ‘truccava’ gli sconti senza precisare il prezzo di partenza”. “Bisogna dunque” continua Pisani - prestare attenzione ai cartellini e alle percentuali di sconto. Chiediamo anche ai commercianti la massima chiarezza nell’indicare i prezzi e le percentuali di sconto della merce in offerta”. E soltanto il 50 per cento delle famiglie potrà fare acquisti: l’altra metà non avrà il budget da dedicare a nuove spese. Secondo le associazioni dei consumatori, infatti, saranno interessate dai saldi poco piu’ di 10 milioni di famiglie italiane. In calo anche la spesa procapite che dovrebbe attestarsi intorno ai 120-122 euro a persona, circa 317 euro a famiglia.
La stagione dei saldi sta per partire e ad aprire la ‘caccia allo sconto’, il 2 gennaio, saranno Napoli, Potenza e Trieste, seguite da Roma, Milano e Palermo il giorno dopo. Cagliari e Aosta saranno le ultime città a partire e dovranno attendere rispettivamente l’8 e il 10 del mese. Saranno circa 16 milioni, secondo Confcommercio, le famiglie italiane che acquisteranno prodotti in saldo. Ogni famiglia spenderà, in media, poco meno di 450 euro per abbigliamento e accessori facendo lievitare a quasi 7 miliardi di euro il valore dei saldi invernali 2009 con un’incidenza del 19,5 per cento sul fatturato annuo del settore.
“L’andamento fortemente negativo delle vendite autunno/inverno - sottolinea Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia aderente a Confcommercio - ha determinato elevate giacenze e quindi la disponibilità di un’offerta molto ampia. Questo, accompagnato a sconti che mediamente saranno attorno al 40 per cento, ci porta a delle previsioni abbastanza ottimistiche sull’andamento dei saldi invernali 2009 pur tenendo conto di un contesto di consumi che restano, al di là del leggero recupero delle vendite natalizie, piuttosto deboli”.
Per il corretto acquisto degli articoli in saldo Confcommercio ricorda che la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme. In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione dell’articolo o, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Chi compra è pero’ tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto. La prova dei capi non è obbligatoria ed è il negoziante a decidere. Sul fronte dei pagamenti, segnala ancora Confcommercio, le carte di credito devono essere accettate qualora sia esposto nel punto vendita l’adesivo che attesta la convenzione. I capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo. Salve specifiche disposizioni regionali, è possibile porre in vendita capi non appartenenti alla stagione in corso. Il negoziante è obbligato a indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.

Se la Borsa è una lotteria, il mattone non è più quello di una volta e le banche neanche a parlarne, tanto vale affidarsi alla dea bendata. E ai giochi a premi. Questo il pensiero di molti italiani, stando ai dati diffusi oggi dall’indicatore dei consumi della Confcommercio.
Superenalotto, telefonini e prodotti per la persona sono tra i pochissimi comparti in cui la crisi ecnomica non ha fatto sentire i propri effetti. In particolare, interrompendo una tendenza che durava da mesi, la domanda di beni e servizi ricreativi fa registrare un aumento del 2,4% dovuto principalmente alla forte crescita della spesa per giochi a premi, soprattutto del ‘Superenalotto’ per il quale, a fronte del rilevante montepremi in palio arrivato a oltre 100 milioni, la spesa è aumentata ad ottobre di circa il 230% rispetto alla media mensile degli ultimi due anni. Continuano a tirare anche i telefonini e i computer di ultima generazione: nel mese di ottobre, la domanda relativa ai beni e servizi per le comunicazioni si è confermata la componente più dinamica della spesa delle famiglie, con una variazione in termini reali del +6,6%, in particolare crscita gli acquisti di dotazioni per l’informatica e telecomunicazioni. Anche creme e prodotti di bellezza non calano, restando stabilmente nei sacchetti della spesa della penisola.
Ma i dati col segno più nei consumi si esauriscono praticamente qui: la domanda per i servizi di ristorazione e d’alloggio, spiega Confcommercio, mostra una contenuta flessione dei consumi delle famiglie (-1% in termini tendenziali) confermando le difficoltà in cui il settore versa ormai da aprile 2008. Per non parlere degli acquisti di auto e motorini che vanno sempre peggio: si registra un calo del 13,8% in termini reali, rispetto a ottobre 2007, segno di una situazione fortemente critica per gli acquisti di autovetture e motocicli e delle spese per il trasporto aereo.
Anche i vestiti alla moda sono ormai un lusso che non tutti possono permettersi: gli articoli d’abbigliamento e calzature, dopo le flessioni di agosto e settembre (-5,7 e -2,4%), registrano a ottobre un’ulteriore riduzione delle quantità acquistate dalle famiglie (-2,5%). Infine, continua a diminuire la domanda delle famiglie per i prodotti alimentari e i tabacchi con una flessione delle quantità acquistate (-2,8% in termini tendenziali) che porta la riduzione dei consumi nel periodo gennaio-ottobre al 3,5% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.
Si compra meno insomma, e sempre più nei centri commerciali, che crescono a discapito dei negozi tradizionali. A parte quelli dove si vendono “gratta e vinci” o schedine del “superenalotto”.
Sono raddoppiati, in vent’anni. E non solo al sud.
Sono i comuni disagiati, quelli con scarse capacità economiche ed occupazionali, pochi bambini e popolazione in calo. A fare i conti è un rapporto Confcommercio-Legambiente. I comuni disagiati erano 2.830 nel 1996, sono 3.556 nel 2006 e, prevede il rapporto, saranno 4.395 nel 2016. La maggior parte sono al sud, ma il fenomeno colpisce anche Liguria, Lazio, Val d’Aosta.
Dei 4.395 comuni disagiati che ci saranno in Italia nel 2016, secondo lo studio, ben 1.650 sono destinati a diventare vere e proprie “ghost-town”. Città fantasma, cioè a rischio di estinzione, vista la difficoltà a raggiungere la soglia minima di sopravvivenza nelle diverse categorie demografiche, sociali, economiche e di servizi. Si tratta di un quinto dei comuni italiani, i quali coprono un sesto del territorio, e su cui risiede il 4,2% della popolazione, con 560 mila residenti over 65, cioè il 20% in più rispetto alla media nazionale.
In queste ghost-town si registrano numerosi dati negativi: vi lavora il 2,1% degli addetti commerciali, si registrano il doppio delle pensioni di invalidità rispetto alla media nazionale, è sporadica l’opportunità turistica. Vi è infine carenza di presidi sanitari, ma anche del sistema scolastico, sia in termini di studenti che di scuole.
Un’Italia dove si registra la quasi totale assenza di disagio, anzi con punte di eccellenza. È l’altra faccia della realtà dei comuni italiani, così come la disegna il rapporto della Confcommercio e di Legambiente. Si tratta di 2.048 comuni, in particolare lungo tutto l’asse della Pianura Padana, nel Nord Est e in alcune regioni del Centro come la Toscana, Umbria e Marche, dove il territorio, sottolinea lo studio, è riuscito a produrre e a mettere in atto sinergie locali costruendo sistemi-rete, decentramento produttivo, diffusione turistica. Zone nelle quali si registra una diffusione del benessere, anche se in alcuni casi gli effetti potranno essere apprezzati solo nel lungo periodo.