Leggi tutte le notizie su:


confesercenti

Mafia spa, utile da 70 miliardi. Crescono i beni sequestrati

Blitz dei carabinieri anti mafia | (Ansa)

Blitz dei carabinieri anti mafia | (Ansa)

Se fosse un’azienda sarebbe la prima in Italia. E anche una multinazionale con investimenti in tutto il mondo, dal Venezuela alla Cina. Ma purtroppo si tratta di criminalità organizzata: la Mafia Spa ha fatturato nel 2009 135 miliardi di euro. Con almeno 70 miliardi di utile. Continua

Strozzate dall’usura: nel 2008, 15mila imprese costrette a chiudere

Banconote da 100 euro
Crisi-capestro, quella attuale. Che “rende le piccole imprese più esposte agli usura”. Nel 2008 sono state 15.000 quelle costrette a chiudere i battenti perché “sovraindebitate e spesso strozzate”. E poiché i primi dati del 2009 confermano questa tendenza, è partito l’allarme. A lanciarlo il presidente di Confesercenti Marco Venturi che chiede alle banche diverse modalità nell’erogazione del credito.
Nella sua relazione ieri all’assemblea della confederazione, dove sono intervenuti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola, Venturi ha parlato di imprenditori impauriti dalla criminalità e di “fallimenti e protesti” che “segnalano l’urgenza di contrastare la fragilità finanziaria delle piccole aziende”. “Dobbiamo evitare di rispondere alle difficoltà dando loro l’ombrello quando splende il sole e togliendolo quando comincia a piovere”, è la stoccata riservata alle banche che devono assumere “un ruolo diverso, più funzionale alle strategie di sviluppo del paese”.
“I piccoli imprenditori hanno paura, stretti tra la violenza della criminalità comune e la morsa di quella organizzata che gestisce un volume di ‘affarì di oltre 130 miliardi di euro. Buona parte di questi - dice Venturi - arrivano dal taglieggiamento imposto alle imprese e dall’usura che cresce in modo esponenziale a causa della crisi economica e delle difficoltà degli imprenditori ad accedere ai finanziamenti bancari. Se l’unica chance che ci rimane è quella del ricorso all’usuraio allora è meglio chiudere prima”. “Solo sostenendo i consorzi fidi, con adeguati finanziamenti finalizzati ad aiutare le piccole e medie imprese, si potranno evitare inutili sofferenze, minacce e ricatti”, secondo il presidente dei commercianti.
Inoltre, le Pmi “devono essere liberate anche da quell’economia sommersa, favorita da migliaia di immigrati clandestini e di furboni nostrani pronti ad alimentare la concorrenza sleale contro chi rispetta regole costose e spesso incomprensibili. è ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco del denaro pubblico versato dai cittadini e dalle imprese. La grande svolta che serve è quella di cambiare radicalmente il Paese, affrancandolo dagli sprechi e dalla pletora insopportabile di istituzioni e di nomine d’ogni tipo”. La riforma federale, che non deve servire in nessun modo a moltiplicare poltrone o aumentare la pressione fiscale, avverte Venturi, “prevede il taglio di circa 50.000 consiglieri ed assessori di Comuni, Province e Circoscrizioni. Bene, se son rose fioriranno”.

Sul fronte della crisi economica il presidente di Confesercenti fa una richiesta precisa al governo: un bonus fiscale alle imprese che non riducono gli occupati e uno sgravio ulteriore per chi aumenta i dipendenti. Una soluzione adottata in Spagna che si dovrebbe attuare all’interno della manovra già annunciata dall’esecutivo. “E non ci si venga a dire” ha incalzato “che non ci sono risorse. Servono soldi? Allora via le Province e le comunità montane, insomma via le troppe poltrone”. “È ora di dire basta a ogni illegalità e a ogni spreco di denaro pubblico”, ha detto, e serve una “grande svolta” per “cambiare radicalmente il Paese, affrancandolo dagli sprechi e dalla pletora insopportabile di istituzioni e di nomine d’ogni tipo. “Gli italiani sono stufi e le istituzioni devono prenderne coscienza”.

La crisi e la mannaia sull’ecomia reale: raffica di tagli in Europa

Il gruppo olandese Philips

La crisi prenderà nel 2009 la forma di una mannaia che falcerà migliaia di posti di lavoro: Philips manderà a casa 6mila persone, Ing taglierà 7mila posti e il colosso indiano dell’acciaio Corus licenzierà 3.500 persone, di cui 2.500 in Gran Bretagna. In Italia le previsioni non sono più rosee: Confesercenti prevede la chiusura di circa 60.000 imprese, molte a conduzione familiare.

I grandi gruppi iniziano quindi a registrare le perdite di un anno disastroso e reagiscono con una riduzione del personale. Il colosso olandese di elettronica Philips ha annunciato il taglio di 6 mila posti di lavoro, dopo aver registrato la prima perdita trimestrale dal 2003. Il rosso nel quarto trimestre è di 1,5 miliardi di euro, contro un’attesa perdita netta di 1,2 miliardi di euro.

Il gruppo finanziario olandese Ing taglierà 7 mila posti e vede le dimissioni del numero uno, Michel Tilmant, che sarà rimpiazzato dal presidente Jan Hommen, ex responsabile finanziario di Philips.
Il gruppo fa anche sapere che chiuderà il 2008 in rosso per un miliardo di euro, la sua prima perdita di tutti i tempi. Anche il colosso indiano dell’acciaio Corus deve correre ai ripari, con il taglio di 3.500 posti di lavoro, di cui 2.500 in Gran Bretagna.

In Italia il commercio non sta meglio: Confesercenti prevede la cessazione nel commercio di circa 60mila imprese, molte a conduzione familiare, anche con uno o due dipendenti, un numero dunque molto corposo di perdita di posti di lavoro”.
Anche le banche restano gravemente colpite. In Gran Bretagna il numero di mutui concessi per l’acquisto di case nel 2008 si è dimezzato (-52%). E in Francia il gruppo Bnp Paribas registra nel quarto trimestre un rosso di 1,4 miliardi, la sua prima perdita trimestrale da 10 anni, dovuta “ai movimenti eccezionalmente violenti sui mercati dei capitali, in particolare sul mercato azionario”.

Negli Stati Uniti, per rimettere in sesto il sistema finanziario Lawrence Summers, il primo consigliere economico del presidente Usa Barack Obama, non esclude che sia necessario chiedere altri soldi ai contribuenti. “Possiamo fare importanti progressi” spiega Summers nel corso di un intervento diffuso ieri “a cominciare dagli aiuti di cui possiamo disporre. Quello che servirà veramente lo vedremo solo in seguito”.

Il settore aereo non è stato risparmiato: la Francia correrà in aiuto dell’industria aeronautica mettendo in campo cinque miliardi di euro, secondo quanto riferisce il quotidiano Les Echos. Il governo francese avrebbe dato istruzioni al sistema bancario di prestare cinque miliardi alle aviolinee e alle aziende di trasporto per sostenere i pagamenti al gruppo aerospaziale europeo. Anche la ricca Norvegia approda a un piano anti-crisi per una somma pari a 20 miliardi di corone (2,2 miliardi di euro). Le misure consistono di interventi di natura fiscale e di rilancio dell’occupazione nonchè di investimenti nelle infrastrutture e nel settore immobiliare pubblico. Il Paese dei fiordi prevede per la propria economia una crescita zero nel 2009.

Oltre oceano, il colosso Caterpillar ha annunciato 20mila tagli. Il gruppo statunitense, specializzato nei macchinari per le costruzioni, ha previsto che il 2009 “sarà molto difficile per l’economia mondiale”. Nel quarto trimestre 2008 Caterpillar ha accusato una flessione del 32% dell’utile netto a 661 milioni di dollari verso un anno prima e un utile per azione pari a 1,08 dollari (da 1,50 e contro attese degli analisti di 1,29). Il fatturato è salito invece da 12,14 a 12,92 miliardi. Nell’intero 2008 l’utile è salito lievemente (+0,45%) a 3,56 miliardi.

Saldi precoci per il 2009: via dal 2 gennaio, ma “occhio ai supersconti”

Saldi
Saldi precoci per il 2009. Già dal secondo giorno dell’anno a Napoli, Potenza e Trieste, e dal tre gennaio a Roma, Milano e Palermo, partirà la stagione degli sconti. Il tentativo è rilanciare i consumi dopo un periodo natalizio in cui la crisi si è fatta sentire particolarmente, con un calo delle spese quasi del 20% rispetto al 2007. Cagliari e Aosta saranno le ultime città a partire e dovranno attendere rispettivamente l’8 e il 10 del mese. Saranno circa 16 milioni, secondo Confcommercio, le famiglie italiane che acquisteranno prodotti in saldo. Ogni famiglia spenderà, in media, poco meno di 450 euro per abbigliamento e accessori facendo lievitare a quasi 7 miliardi di euro il valore dei saldi invernali 2009 con un’incidenza del 19,5% sul fatturato annuo del settore.
Di diverso parere il Codacons, secondo cui queste previsioni sono ”eccessivamente ottimistiche” e ‘’si scontreranno con una realtà assai più amara”. Il presidente Carlo Rienzi prevede un ”totale flop” della stagione degli sconti con vendite in calo fino al 30%. ”In discesa inoltre la spesa pro-capite durante gli sconti, che si attesterà sui 120 euro a persona” prosegue. I saldi di fine stagione saranno “anti-crisi” e rappresenteranno per gli esercenti “una sorta di ultima spiaggia per tentare di contenere le perdite e per i consumatori un’occasione per acquistare a prezzi accessibili”. Lo afferma il presidente del Fismo-Confesercenti, Roberto Manzoni, che invita anche a diffidare dei super-sconti e sottolinea come i saldi, “volendo fare l’interesse dei consumatori e della pmi, andrebbero regolati diversamente e portati realmente a fine stagione in modo uniforme in tutto il territorio italiano”.
Ma la stagione dei saldi non significa solo affari a buon mercato: le truffe e i prezzi “sgonfiati” ad arte sono sempre in agguato. Per questo le principali associazioni dei consumatori sono prodighe di consigli per chi si accinge allo shopping di inizio anno.
Apre anche quest’anno lo Sportello ‘Pronto Saldi’ del Movimento difesa del cittadino (Mdc) che offre consulenza e informazione ai consumatori attraverso la mail  stafflegale at mdc.it e il fax 06/4820227. Dal 7 gennaio, inoltre, sara’ possibile telefonare al numero 06/4881891 (dal lunedi’ al venerdi’ dalle 9.30 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30) per avere informazioni ed essere messi in contatto con le sedi locali.
Il Codacons invece ha stilato un elenco di suggerimenti sempre attuali: “è importante conservare sempre lo scontrino per un’eventuale sostituzione in caso di prodotto difettoso entro il termine di due mesi dalla data in cui è stato scoperto il vizio. La garanzia vale per due anni dal momento dell’acquisto, per cui fare attenzione agli scontrini di carta chimica che facilmente sbiadiscono e fotocopiarli per poterli esibire in caso di esigenze particolari” oppure “attenzione ai finti saldi: capi proposti possono essere oggetto di notevole deprezzamento se non venduti entro un dato termine. Per evitare di incorrere in un acquisto scontato ma di merce considerata “resto di magazzino” è importante sapere che i veri saldi sono quelli applicati su merce della stagione che sta finendo”. In definitiva: meglio servirsi dai negozi di fiducia, diffidare degli sconti oltre il 50%, confrontare i prezzi, controllare accuratamente etichetta e materiali. Insomma evitare la “sindrome dell’affarone”. Per quanto riguarda i pagamenti invece, il Codacons avverte: “nei negozi che espongono in vetrina l’adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato ad accettare queste forme di pagamento anche per i saldi, senza oneri aggiuntivi”.

Guarda il VIDEO servizio:

Natale con austerity. Confesercenti: tagli da 1 miliardo alle spese

Banco di prodotti alimentari

Natale 2008 “austero e preoccupato”. Con tanta gente per strada a guardare le vetrine, ma pochi che comprano. Tra gli addobbi natalizi molto rosso: quello della crisi. Tanto che le spese per i regali diminuiranno per ben un miliardo di euro rispetto allo scorso anno.
Secondo un sondaggio Confesercenti-SWG, le tredicesime degli italiani ammontano a quasi 38 miliardi di euro ma, più che la corsa ai regali, quest’anno vince il risparmio. Perché la crisi morde.
E soprattutto mette “potenzialmente in pericolo” una famiglia italiana su due: sono quasi 12 milioni, il 48,8% del totale, le famiglie che “denunciano un concreto rischio di default”.
Quest’ultimo dato emerge dal 42/o Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, che evidenzia anche come sette italiani su dieci pensi che “il terremoto nei mercati possa ripercuotersi direttamente sulla propria vita”. A determinare il rischio concorrono “investimenti in prodotti rischiosi”, mutui, credito al consumo e assenza di risparmio accumulato.
Tra le famiglie “potenzialmente in pericolo, che denunciano un concreto rischio di default”, il Censis indica prima di tutto i 2,8 milioni di famiglie (pari all’11,8% del totale) che hanno investimenti in prodotti rischiosi, come azioni o quote di Fondi comuni: di queste, 1,7 milioni (circa il 7,1% delle famiglie italiane) vi hanno collocato più della metà dei propri risparmi. Ci sono poi i quasi 2 milioni di famiglie (l’8,2% del totale) impegnate nel pagamento del mutuo dell’abitazione in cui vivono: di queste, sono quasi 250 mila (l’1%) quelle che dichiarano di non riuscire a rispettare le scadenze di pagamento o che hanno avuto molte difficoltà nel pagare le rate.
Vanno poi aggiunti i 3,1 milioni di famiglie (il 12,8%) che risultano indebitate per l’acquisto di beni al consumo: di queste, 971 mila (il 4% del totale) hanno un debito superiore al 30% del reddito annuo famigliare. Infine 3 milioni e 873 mila famiglie (il 16% del totale) non posseggono un risparmio accumulato in alcuna forma e “potrebbero trovarsi - afferma il Censis - nella condizione di non saper fronteggiare eventuali spese impreviste o forti rincari di beni di primaria necessità”.
Il Censis evidenzia anche la preoccupazione delle famiglie di fronte alla crisi: interpellati ad ottobre 2008, il 71,7% degli italiani pensa che il terremoto in corso possa avere delle ripercussioni dirette sulla propria vita, mentre solo il 28,3% dichiara di poterne uscire indenne: “una sensazione che colpisce trasversalmente” giovani e anziani, uomini e donne, al nord come al sud, secondo il Censis, “ma che risulta più profondamente avvertita da quei segmenti già duramente messi alla prova in questi ultimi anni come le famiglie a basso reddito e con figli” (è preoccupato l’81,3% delle famiglie con livello economico basso, contro il 66,2% delle famiglie con livello medio).
Di fronte alla crisi economica è il “panico generalizzato” ciò che provano gli italiani, già provati da un 2008 che potrebbe essere “l’anno della paura”. Lo rileva il rapporto Censis 2008, sottolineando che la prospettiva di perdita del proprio tenore di vita si affianca alle paure già per gli immigrati e i rom, per le rapine, per gli incidenti stradali causati da droghe e alcol, per il precariato.

Il VIDEO servizio:

Confesercenti: due milioni di famiglie con le tasche vuote a metà del mese

2007 da dimenticare, 2008 in peggioramento

Famiglie sempre più in difficoltà, con il portafoglio vuoto già alla seconda, terza settimana e la sola alternativa di tirare la cinghia di fronte ad una crisi che viene vista lunga, destinata a peggiorare nei prossimi due anni. Oltre 6 milioni di famiglie italiane, infatti, arrivano a fatica alla terza settimana del mese, più di 2 milioni addirittura non riescono ad andare oltre la metà del mese. A dirlo è un sondaggio realizzato da Confesercenti-Swg su un campione nazionale rappresentativo, dal quale emerge una diffusa disillusione ed una preoccupazione crescente, tanto che il 58% degli intervistati teme che la situazione economica peggiorerà nei prossimi 12 mesi. Di fronte a ciò, non resta che ridurre le spese e rinunciare a qualcosa, di indispensabile o meno: la pensa così l’82% degli italiani.
“La netta percezione delle famiglie italiane sulla gravità della situazione richiama l’assoluta necessità di interventi immediati e forti”, commenta Marco Venturi, presidente della Confesercenti, lanciando un appello: “Non sprechiamo l’occasione del Natale per sostenere i redditi bassi e la domanda interna. Proprio il Natale può essere invece il trampolino di lancio per restituire fiducia all’economia ed alle famiglie e per cominciare ad accorciare i tempi della crisi”, partendo dal sostegno alle pmi, “anche per impedire migliaia di chiusure e l’aumento della disoccupazione”.
Per 8,3 milioni di famiglie (il 34% del campione) la fase recessiva durerà da un minimo di un anno fino a due anni. Per altri 6 milioni invece (il 26%) potrebbe superare anche la soglia dei due anni. C’è poi un 12% che ritiene la crisi un problema di 6-12 mesi mentre i più ottimisti (9%) la giudicano superabile entro i sei mesi; mentre un 19% non risponde.A fronte del 58% che teme un peggioramento della crisi, c’è una piccola pattuglia di fiduciosi, il 14%, che al contrario scommette su un miglioramento; per il 28% non cambierà nulla. Rispetto al 2007 raddoppia (dal 16 al 32%) la percentuale di chi guarda con preoccupazione alla situazione della sua famiglia.
Se il 62% delle famiglie dichiara di arrivare alla fine del mese con il proprio reddito, la terza settimana diventa, invece, l’angoscioso capolinea per 6,3 milioni di famiglie (il 26%). Mentre a metà mese il reddito è esaurito per altri 2,2 milioni di famiglie, vale a dire il 9% del campione. Il 3% non risponde.
Se nel 2007, evidenziano i risultati del sondaggio, erano più di due terzi gli italiani che affermavano di aver ridotto le spese, nel 2008 si tocca la percentuale dell’82% degli intervistati. In testa alle rinunce, abbigliamento e calzature con un taglio rispetto al 2007 di quattro punti in più (dal 48% al 52%). Restano costanti i risparmi per beni domestici ed alimentari. Invece, si cerca di conservare l’opportunità di andare in vacanza, magari più breve ed economica: i rinunciatari che nel 2007 erano il 32%, scendono nel 2008 al 25%.
Le preoccupazioni per la crisi finiscono per far attribuire responsabilità tanto al Governo che all’opposizione. Il 74% del campione giudica poco o per niente adeguati gli interventi del Governo per fronteggiare la congiuntura negativa. Si contrappone un 22% di giudizi positivi fra i quali quelli che promuovono l’esecutivo a pieni voti, che sono però solo il 2%. Altrettanto severi verso l’opposizione: il 76% non lo giudica positivamente, assoluzione invece dal 18%.
Tra le priorità da mettere subito in agenda, sempre secondo il sondaggio, al primo posto vengono collocate misure a sostegno delle pmi “per evitare le chiusure di imprese e la perdita di posti di lavoro”; la pensa coì il 30% del campione. Al secondo posto c’è la richiesta di detassare le tredicesime (22%); a ruota seguono la riduzione degli interessi per i mutui ed il taglio delle tasse per le famiglie numerose (14%).

LEGGI ANCHE: Crisi economica, ecco il piano del governo

Confesercenti: i prezzi scendono ma si prepara un Natale di austerity

Vincere la guerra al caro prezzi, i consigli di Altroconsumo
Un Natale “magro” per quanto riguarda i consumi, nonostante il calo dei prezzi. È questa l’analisi degli operatori commerciali del settore alimentare e del tessile abbigliamento di Confesercenti, Fiesa e Fismo, che prevedono una “domanda stabile e un andamento dei consumi poco sostenuto, sui livelli 2007 per volumi e valori”. Le associazioni hanno incontrato il Garante dei Prezzi, Antonio Lirosi, per un esame delle dinamiche prezzi/consumi in previsione delle prossime festività natalizie.
Le imprese hanno preso l’impegno di operare per spingere le azioni promozionali sui prodotti alimentari e del tessile abbigliamento e trasferire ai consumatori i benefici delle auspicate riduzione sui prezzi industriali dei prodotti alimentari, in particolare su pane e pasta.
Secondo gli operatori, per Natale non ci sono premesse positive. Dalle attese sulla dinamica dei prezzi ci si aspetta un andamento in ribasso su parmigiano, prosciutto di Parma ed altri prodotti di marca. Sulle tendenze dei prodotti più richiesti nelle prossime festività natalizie (come i panettoni di marca, pandoro, spumanti, torroni, panforte) si stima un’invarianza di prezzi e di volumi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Se inquadrati all’interno di politiche promozionali si può osservare che tali prodotti potranno beneficiare di significative riduzioni di prezzo. Per quanto riguarda il mercato delle carni la scelta del consumatore sarà “oculata e attenta”, con la riscoperta di prodotti poveri come le cotenne, il quarto anteriore, il bollito. Da segnalare il ristagno delle carni chianine, filetti e bistecche. È atteso un lieve incremento di vendita per il periodo natalizio, derivante da un incremento di consumi domestici. In questo contesto, la Fiesa rileva una leggera tensione sui prezzi dei suini e nel mercato avicunicolo specialmente su alcuni tagli (petto e cosce di pollo). Il mercato dei bovini non dovrebbe risentire di rincari: per Natale il prezzo del vitello si prospetta in leggera crescita ma sempre all’interno del tasso d’inflazione. Gli altri prodotti natalizi come i salumi, capponi e l’agnello registreranno una lieve ripresa di prezzi e volumi grazie all’aumento dei consumi domestici. Andamento stabile nel mercato ortofrutticolo. Anche sui mandaranci non c’è la corsa agli acquisti nonostante i prezzi più bassi anche del 10% rispetto l’anno scors.
I consumatori per le prossime festività, privilegeranno l’acquisto d’ananas, fragole, uve, noci, mandarini e mandaranci, frutta esotica; per la verdura le preferenze andranno ad insalate, finocchi, radicchio trevigiano, spinaci, broccoli. Stasi anche per quanto riguarda l’andamento del mercato del pane: i prezzi sono in progressivo calo e i consumatori acquistano l’indispensabile. In questa situazione le aziende per spingere i consumi, faranno promozioni ed iniziative incrementando le azioni di fidelizzazione sul messaggio dei negozi di qualità e di fiducia. In relazione alla previsione sui prezzi nei prossimi mesi, ci si può aspettare ancora una contenuta diminuzione, compatibilmente al prezzo della farina e dei costi di gestione, considerato che c’è stato in ottobre un aumento del gas del 6% e ci si aspetta un nuovo aumento a gennaio. In prospettiva delle festività natalizie, in coerenza con le premesse, non ci saranno aumenti.
Infine, in relazione al mercato ittico, l’andamento della domanda è in calo, con punte del 10% su alcuni mercati riguardo lo stesso periodo dell’anno scorso. Il settore si aspetta un peggioramento per i prossimi mesi. Pertanto non è attesa a breve una ripresa dei consumi. In conseguenza della crisi e della stagione, i consumatori si sono riposizionati su prodotti più convenienti con dei prezzi sensibilmente inferiori: pesce azzurro, trote, e pesce di allevamento. In prossimità del Natale, presumibilmente si venderà più pesce d’allevamento rispetto al pesce di mare in quanto più conveniente. Non sono attese variazioni importanti sui volumi.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!