Ultimo capitolo della battaglia legale tra Alitalia e Air One: la gara per l’aggiudicazione di Volare va ripetuta entro 15 giorni. È la decisione del Consiglio di Stato nella sentenza con cui prende atto della “perdurante inerzia” del commissario straordinario della compagnia di Varese, Fabio Franchini, rispetto al rinnovo del bando. Alitalia, infatti, si è aggiudicata Volare nel 2006, ma lo scorso marzo i giudici amministrativi hanno annullato la gara su richiesta di Air One. Intanto lo scorso 12 maggio la compagnia di bandiera ha presentato un ricorso in Cassazione “per regolamento di giurisdizione”.
La questione si trascina da tempo in un intricato iter di fronte ai giudici amministrativi. Con l’ultima decisione il Consiglio di Stato ha accolto la tesi di Air One che contestava la mancata esecuzione di una precedente sentenza (del 2007): i giudici di Palazzo Spada, infatti, avevano annullato la gara per la cessione di Volare Web ed Air Europe, ma non si erano pronunciati sulla successiva cessione alla compagnia di bandiera (chiusa nel 2006, facendo confluire le due attività nel gruppo Alitalia, sotto la newco Volare) perché avvenuta in un secondo momento, e con un contratto di diritto privato di competenza della giustizia civile. Nella relazione sulla gestione di Alitalia, per il primo trimestre del 2008 la compagnia indica che nel bilancio la partecipazione di Volare (pari al 100%) ha una “valutazione al costo” di 55 milioni, mentre sono pari a 22 milioni i crediti finanziari di Alitalia nei confronti della controllata.
Per i giudici di Palazzo Spada, quindi, la sentenza che ordina di rinnovare la gara non è “una esercitazione teorica”, come sostenuto dal commissario di Volare Group nell’istanza, ”in quanto il decorso del tempo ha inciso in modo profondo sul bene offerto in cessione nel bando di gara”. Ripetere la gara, invece, risponde all’esigenza di non violare “un principio fondamentale del processo, quello secondo cui il trascorrere del tempo non può pregiudicare le ragioni della parte che ha ragione”, ed è ”del tutto possibile”: in particolare “non vi sono seri ostacoli che impediscano di rinnovare la gara sulla base degli atti preliminari già posti in essere”.

L’onda lunga della bocciatura della gara di Volare si farà sentire anche sulla trattativa per la cessione di Alitalia ad Air France-KLm. Quasi due anni di battaglie legali a colpi di ricorsi e contro ricorsi ai giudici amministrativi e ordinari senza che all’orizzonte si intravedesse la via d’uscita. Eppure, nonostante il verdetto definito fosse ancora in sospeso a causa del ricorso di Air One, Alitalia è andata avanti per la sua strada integrando al 100% il vettore low cost e ristrutturando il network.
A sorpresa però è arrivata la sentenza definitiva del Consiglio di Stato a ribaltare la situazione. Il provvedimento va completamente a sfavore di Alitalia visto che il giudice amministrativo di secondo grado ha stabilito che la gara per la compagnia di Varese va rifatta. La mina Volare esplode in un momento delicato per la trattativa in corso tra la stessa Alitalia e Air France. Per quest’ultima, il fatto di dover rinunciare eventualmente agli slot di Volare non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile. Ciò che ha messo in allarme il quartier generale di Air France-Klm a Parigi sono, invece, i tempi e le modalità della giustizia italiana. Una sentenza arrivata quando ormai Alitalia aveva la certezza di essere la legittima proprietaria di Volare, anche in base a tutti gli altri dispositivi giuridici precedenti, pone un punto interrogativo anche sui possibili risvolti giuridici della vendita di Alitalia. Ironia della sorte, anche questa partita vede come contrapposti l’imprenditore cui fa capo Air One, Carlo Toto, e Alitalia.
Toto ha portato nuovamente davanti al Consiglio di Stato il ricorso con cui chiede l’annullamento della trattativa in esclusiva tra Alitalia e Air France lamentando di essere stato ingiustamente estromesso dalla vendita della compagnia di bandiera. Il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, punta comunque a presentare la sua offerta entro il 14 marzo (giovedì il piano sarà illustrato ai sindacati in modo dettagliato) ma vuole al contempo adeguate garanzie, che però nessuno in questo momento all’interno del governo pare sia in grado di assicurargli.
L’attenzione è tutta sul verdetto del Consiglio di Stato su Volare. I giudici amministrativi hanno stabilito che il nuovo ricorso di Air One è legittimo e hanno ordinato al commissario straordinario di Volare Group, Fabio Franchini, di effettuare una nuova gara mediante invito ai soggetti che hanno preso parte all’iniziale procedura di presentare nuove offerte entro 30 giorni dalla notifica della decisione. Ma a parte Alitalia e Air One, è difficile che gli altri pretendenti si facciamo avanti. Per Meridiana e WindJet la situazione non è tale da consentire nuove acquisizioni. Proprio per questo c’è chi ipotizza che proprio il nodo Volare potrebbe aprire scenari nuovi intorno alla vendita di Alitalia, con un’operazione che coinvolga contemporaneamente sia Air France-Klm che Air One.
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Angelo Maria Petroni contro Rai: uno a zero. Per ora, davanti al Consiglio di Stato, è l’ex consigliere ad aggiudicarsi il primo round. L’organo supremo della giustizia amministrativa ha respinto infatti la richiesta di sospensiva avanzata dall’azienda contro la sentenza del Tar del Lazio che reintegrava il professore bolognese al suo posto nel cda di viale Mazzini.
A questo punto non è chiaro che cosa accadrà. Se Petroni verrà reintegrato al posto di Fabiano Fabiani o se invece ci sarà un totale azzeramento del consiglio di amministrazione.
Senza la sospensiva del Consiglio di Stato, che non ha accolto la richiesta avanzata in questo senso dal Ministero del Tesoro, azionista Rai, rimane valida la decisione del Tar del Lazio che annullava la sostituzione di Angelo Maria Petroni nel Cda Rai con Fabiano Fabiani.
Ora, secondo alcune fonti legali dell’azienda, sarebbe necessario per il re-insediamento di Petroni nel consiglio, adire alle vie amministrative, così come raccomanda il Tar.
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Ovvero Petroni non potrebbe tornare subito a quello che era il suo posto in azienda ma sarebbe necessario che l’azionista Ministero del Tesoro riconvocasse l’assemblea dei soci per una nuova nomina in cda al suo posto di nono consigliere. Diversa fin dall’inizio la lettura dei legali di Petroni che sono per l’insediamento immediato. Lo dice per esempio l’avvocato Filippo Satta: ”Non credo affatto che sia necessaria una nuova assemblea dei soci per reintegrare Petroni. Dal momento che il Tar ha annullato l’atto preliminiare, cioé la decisione del ministro di revocare il consigliere, cadono tutti gli atti consequenziali. Quindi Petroni può rientrare a Viale Mazzini da subito”. Intanto la confusione regna sovrana a Viale Mazzini.
Qui le tappe della vicenda

Dal semplice ricorso al Consiglio di Stato al possibile azzeramento dell’intero consiglio di amministrazione della Rai.
Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, starebbe valutando tutte le soluzioni per risolvere la spinosa questione relativa ai vertici della tv pubblica che si è intricata ancora di più dopo che questa mattina il Tar del Lazio, in tutta fretta, ha accolto il ricorso di Angelo Maria Petroni, consigliere di amministrazione Rai sfiduciato dal Tesoro, di sospendere l’assemblea della società prevista per il 4 e 5 giugno. La riunione si sarebbe dovuta tenere per deliberare sulla revoca dello stesso Petroni. Il presidente del Tribunale amministrativo ha deciso con un suo “decreto presidenziale”, e ha fissato la camera di consiglio del collegio per il 7 di giugno. Una decisione inattesa visto che nei giorni scorsi lo stesso ministro dell’Economia aveva dichiarato che la revoca del consigliere spetta al Tesoro. In pratica, così come autonomamente il fiduciario è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica.
Ma oggi, a smentire questa interpretazione, è arrivata la decisione del Tar del Lazio e almeno fino alla settimana prossima non si conosceranno le motivazioni.

Chi gestirà il Superenalotto? Finora il popolare gioco è stato appannaggio della Sisal a cui i Monopoli di Stato guidati da Giorgio Tino avevano affidato la concessione senza che fosse bandita una gara.
Questa decisione è stata ritenuta illegittima dal Consiglio di Stato che con una sentenza del 5 dicembre dell’anno passato ha imposto agli stessi Monopoli di bandire una gara europea per l’affidamento del gioco entro 90 giorni, quindi entro la fine di questo mese.
I candidati alla gestione del Superenalotto sono tanti perché il concorso è tra i più affermati in Italia e rappresenta un business di primo livello per tutte le società italiane e straniere che già operano nel settore dei giochi o che intendono entrarci.
Particolarmente attiva in questo momento è Stanley international betting, multinazionale inglese molto interessata al mercato italiano (il più ricco d’Europa). Stanley opera già in Italia con oltre 200 punti di raccolta scommesse fino a poco tempo fa considerati illegali dallo Stato italiano.
Una recente sentenza della Corte europea, la cosiddetta sentenza Placanica del 6 marzo, però, ha sostanzialmente dato torto allo Stato italiano e consentito a Stanley di continuare la raccolta nonostante poi le tasse vengano pagate dalla stessa Stanley in Gran Bretagna.
Galvanizzata da questa vittoria legale la società di Liverpool si sta proponendo anche per il Superenalotto e in questi giorni ha preso contatti per lettera con i titolari di 37 mila ricevitorie italiane. Hanno già risposto in 7 mila che si sono detti disposti a prendere in considerazione l’eventualità di diventare rappresentanti Stanley.
Nel 2006 le puntate complessive al Superenalotto sono state pari a 2 miliardi di euro; il gettito per lo Stato è stato di 1 miliardo e 13 milioni.