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Consob

Speculazione: fermare le vendite allo scoperto non basta

Borsa di Milano (DANIEL DAL ZENNARO/ANSA /KLD)

Borsa di Milano (DANIEL DAL ZENNARO/ANSA /KLD)

La Consob domenica ha imposto nuovi paletti alla vendita allo scoperto a scopo ribassista (short selling), ossia la cessione di titoli che non sono in possesso del venditore, la cui comunicazione è obbligatoria per le operazioni al di sopra dello 0,2% del capitale dell’emittente e, da questa soglia in poi, per ogni variazione pari o superiore allo 0,1% del capitale. Norme che comunque lunedì non hanno avuto l’effetto desiderato. Continua

Agenzie di rating affidabili? La Consob le processa

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, il 9 maggio 2011, durante l'incontro annuale con il mercato finanziario (MATTEO BAZZI / ANSA)

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, il 9 maggio 2011, durante l'incontro annuale con il mercato finanziario (MATTEO BAZZI / ANSA)

«Da tempo considero le società di rating un grave pericolo per i loro insanabili conflitti di interesse, per l’oscurità dei metodi da loro adottati, per una serie impressionante di errori o leggerezze da essi fatti, perché non credo che siano indipendenti, perché in pratica sono una specie di oligopolio monopolistico inaccettabile. Bene ha fatto quindi la Consob a convocarli e mi auguro che l’incontro sia stato rispettoso ma anche molto severo per un comportamento assolutamente inaccettabile». Così l’economista Marco Vitale che, senza peli sulla lingua, ha espresso un pensiero ormai diffuso in Italia (e in Europa) da un anno a questa parte. Ossia da quando le agenzie di rating hanno preso di mira i cosiddetti Pigs, i paesi europei a rischio default, e quelli con un debito pubblico decisamente elevato, come l’Italia. Continua

Parmalat: i pm di Milano sulla strada di Lactalis

La storica sede della Parmalat all'interno dello stabilimento di Collecchio, in provincia di Parma (ANSA/ ARCHIVIO GIORGIO BENVENUTI)

La storica sede della Parmalat all'interno dello stabilimento di Collecchio, in provincia di Parma (ANSA/ ARCHIVIO GIORGIO BENVENUTI)

Finita in mezzo al braccio di ferro politico - economico tra Italia e Francia, la scalata di Lactalis a Parmalat trova davanti a sé un altro ostacolo, stavolta di natura giudiziaria: un’inchiesta della Procura di Milano per aggiottaggio e insider trading (qui i dettagli sul sito dell’Ansa). Continua

«Vietare la distribuzione di titoli tossici ai risparmiatori»

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, il 9 maggio 2011, durante l'incontro annuale con il mercato finanziario (MATTEO BAZZI / ANSA)

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, il 9 maggio 2011, durante l'incontro annuale con il mercato finanziario (MATTEO BAZZI / ANSA)

Dov’è il tesoretto da cui le nostre imprese potranno attingere per finanziare il proprio sviluppo? Secondo Giuseppe Vegas, il nuovo numero uno della Consob, nei risparmiatori e non più nelle banche, ormai strette nel cappio di Basilea 3. Continua

De Benedetti e C.: colpo grosso alla Borsa di Milano


De Benedett: colpo grosso alla borsa di milano

di Ilaria Molinari

Negli ambienti finanziari c’è già chi ne parla ironicamente come del «miracolo di San Lamberto». A ricevere la grazia sarebbe stato Carlo De Benedetti, editore del gruppo L’Espresso-Repubblica alla guida di un impero che spazia dalla carta stampata all’energia e alla sanità. A «concederla», invece, sarebbe stata la Consob allora guidata, appunto, da Lamberto Cardia. Continua

Finanza in Comune? Niente derivati agli enti locali

2pc-soldi
di Angelo Pergolini
Da quando la crisi è scoppiata a livello globale, in autunno, banchieri e governi non fanno che ripeterlo: servono nuove regole e un nuovo sistema di controlli. Una sorta di mantra, una litania ripetuta in ogni vertice o convegno. Però di proposte precise se ne sono viste poche. “Il Financial stability forum già ad aprile 2008 aveva dato delle indicazioni” osserva Gregorio De Felice, presidente dell’Aiaf (l’associazione che riunisce gli analisti finanziari) e capoeconomista dell’Intesa Sanpaolo. È passato un anno “e non è stato fatto praticamente nulla” commenta sospirando l’economista. Cambiare è così difficile?
“Alcune cose sono complesse. Per esempio” spiega De Felice “la modifica delle norme Basilea 2. Stabiliscono parametri rigidi sulla solvibilità degli intermediari, invece dovrebbero essere elastici, entro una certa misura, e variare a seconda dell’andamento del ciclo economico. Altra misura tanto necessaria quanto non facile da adottare è introdurre un’armonizzazione minima a livello europeo fra le authority: servirebbe un sistema federato, come quello delle banche centrali. Detto questo ci sono anche cose che sono utili e facilmente realizzabili. Anche subito”.
Esempi? “In primo luogo” risponde il presidente dell’Aiaf “si dovrebbe affrontare la questione dei prodotti derivati. Sotto almeno tre aspetti. Anzitutto questi prodotti, oggi spesso incomprensibili, andrebbero standardizzati sulla base di un ristretto numero di modelli. Poi bisogna stabilire che le transazioni di tutti i derivati devono passare attraverso una “clearing house”, una stanza di compensazione. Insomma, devono essere trattati su mercati regolamentati e trasparenti”.
C’è un terzo aspetto: “Riguarda non gli emittenti ma gli acquirenti. L’Aiaf ritiene opportuno stabilire che questi prodotti non possano essere acquistati da precise categorie, come gli enti locali. Più in generale si tratta di porre limiti per evitare che mettano a rischio il risparmio. Prendere misure come queste, lo ripeto, non sarebbe difficile”.
La crisi finanziaria ha anche messo in luce la scarsa affidabilità, o addirittura l’inutilità, di strumenti come il rating, le pagelle sulle obbligazioni. “Il problema numero uno è quello della trasparenza. L’agenzia di rating di un emittente non può essere anche suo consulente. Le due attività vanno nettamente separate”. Ma ci sono già i cosiddetti muri cinesi, ovvero le attività sono separate, dicono le agenzie del settore. “Come è oggi, è solo una presa in giro. No, bisogna stabilire che una società o fa una cosa oppure l’altra. Punto”.
Basterebbe? “No, bisognerebbe fare almeno altre tre cose. Primo: stabilire che il rating non sia pagato dalla società oggetto del controllo. Secondo: imporre alle agenzie di rating di mettere il mercato a conoscenza dei metodi di giudizio adottati. Terzo: abolire le sigle oggi usate per indicare il rischio. Fanno venire il mal di pancia all’investitore. Andrebbero sostituite da un indicatore della probabilità di fallimento dell’emittente”. Beh, vasto programma… “Per riscrivere le regole del rating non servirebbe molto. Basterebbe un regolamento della Consob”.

Antitrust: su banche e finanza troppi intrecci personali

In banca
Finanza malata, quella italiana. Almeno secondo l’Antitrust: troppi incarichi doppi o addirittura multipli in società concorrenti e un azionariato, anche in società quotate, spesso concentrato in pochi soggetti e legato da patti non dichiarati. Sulle poltrone dei Cda di banche, assicurazioni e Sgr, insomma, siedono quasi sempre le stesse persone.
Un’anomalia che differenzia il nostro paese dal resto d’Europa: circa l’80% degli istituti finanziari e assicurativi italiani presentano nei propri organismi di governo componenti che hanno incarichi anche in imprese concorrenti, quasi il doppio di quanto avviene in Germania e Gran Bretagna.

È il quadro che emerge dall’indagine, durata un anno, sui rapporti tra concorrenza e “corporate governance” nel settore bancario e assicurativo condotta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust). Allarme per le cabine di regia delle società, dove secondo l’Antitrust occorre esaminare i rischi del fenomeno dei legami azionari e di incroci personali, con maggiori controlli da parte di Consob, Banca d’Italia e Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo). Va pertanto rivista la governance, secondo l’Autorità, per aumentare la trasparenza e recuperare la fiducia attraverso interventi regolatori e autoregolatori.Secondo l’analisi, il fenomeno riguarda società quotate, ma anche quelle non quotate. Numerosi i casi di esponenti che “contano” a fare il doppio gioco: l’intreccio tra imprese concorrenti a volte può arrivare a coinvolgere anche 16 componenti di un Cda, tanto che 325 dei 2.876 incarichi svolti nella “governance” dei gruppi analizzati sono ricoperti da persone che hanno una poltrona di peso in imprese rivali (150 nelle società quotate e 175 in quelle non quotate). Una peculiarità tutta italiana e inesistente per le imprese quotate sulla borsa spagnola e su Euronext - Amsterdam, mentre interessa solo il 26,7% delle società quotate su Euronext - Parigi, il 43,8% di quelle su Deutsche Borse e il 47,1% di quelle su London Stock Exchange.
A preoccupare anche i legami attraverso le partecipazioni: la presenza di competitors nell’azionariato di un’impresa supera il 60% in quelle quotate e il 47% nelle banche.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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