
Un risultato destinato a fare discutere. E non solo in ambito sindacale. Tre milioni e 400mila lavoratori (pari al 96,27%) hanno bocciato l’intesa di riforma del modello contrattuale, siglata alla fine di gennaio da Cisl e Uil, e non firmata dalla Cgil.
Complessivamente hanno partecipato al referendum 3,6 milioni di persone. E il 96,27% ha detto no alla riforma.
A rendere noti i dati è la stessa Cgil, che ovviamente esulta. Nel complesso, fa sapere il sindacato di Corso d’Italia, hanno votato 3.643.836 lavoratori, pari al 71% di quanti si espressero in occasione del referendum sul protocollo welfare, condotto assieme da tutte e tre le organizzazioni confederali. In quella occasione votarono 5.128.507 lavoratori.
“Abbiamo tenuto assemblee in oltre 55.000 posti di lavoro e abbiamo ottenuto un risultato per noi insperato: quasi 3 milioni 700 mila persone sono venute a votare, hanno raccolto il nostro invito e hanno votato nella quasi totalità contro l’accordo separato sul modello contrattuale”, ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando i dati relativi alle consultazioni dei lavoratori sull’accordo separato per il modello contrattuale: “Questo comporta che le ragioni sul nostro dissenso per un accordo che riduce troppo le funzioni e gli spazi della contrattazione, non garantisce i salari al contratto nazionale e neanche il mantenimento del costo della vita, non allarga la contrattazione di secondo livello sulle condizioni di lavoro dove si giocano questioni come la professionalità, gli orari, i diritti, la tutela e la sicurezza del lavoro, escono rafforzati da questa prova democratica.
Di “risultato importante”, parla anche il segretario confederale Enrico Panini, tanto più “per la crisi che attraversa il Paese e che ha reso difficili le assemblee e le consultazioni”. “Le assemblee che, in cinque settimane, la sola Cgil ha organizzato, sono state 59.367. Una straordinaria prova di democrazia perché, nel 2007″, quando le consultazioni furono avviate dalla Cgil assieme alla Cisl e alla Uil, “le assemblee furono 51.626″.
C’e’ poi da considerare il fatto che “le assemblee sono state organizzate e si sono svolte in un quadro economico e politico molto diverso rispetto a quello di due anni fa: in molte zone del Paese ci sono realta’ con molti lavoratori in cassa integrazione e molte sono le fabbriche chiuse”. Infine, la Cgil denuncia “tentativi di inquinamento il voto” che “solo l’organizzazione dei seggi ha permesso di evitare”.
Forte anche di questi numeri, la Cgil si appresta quindi a organizzare a Roma per il 4 aprile: “Una manifestazione nazionale imponente che cresce in modo visibile”. È sempre Enrico Panini, segretario confederale della Cgil, a presentare il programma del giorno: “40 i treni speciali organizzati per portare in città i manifestanti, tutto quello che la rete nazionale può reggere; saranno, poi, 4.800 i pullman ai quali si aggiungono 2 navi. Fuori da questo contesto, c’è poi da considerare la città di Roma dove, da venerdì scorso, sono stati distribuiti 1.466.000 volantini”.
Panini si sofferma anche sui percorsi che terranno i cinque cortei previsti: “All’inizio dovevano essere sei, ma per non gravare sugli ospedali che uno di questi cortei avrebbe toccato, abbiamo deciso di ridurre il numero a cinque”. Che partiranno da piazza della Repubblica, da piazza Ragusa, da piazzale dei Partigiani, da piazzale dei Navigatori e dalla stazione Tiburtina. I primi arrivi sono previsti alle 3 di notte e continueranno fino alle 10 del mattino. Uno dei cortei, annuncia poi Panini: “Sarà aperto dagli operai di Pomigliano per rappresentare le problematiche dei lavoratori in cassa integrazione”.
- Lunedì 30 Marzo 2009
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