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Energia, arriva la tariffa bioraria: risparmio, ma non per tutti

Ragazza in una lavanderia automatica ©IMPULSIV/LAPRESSE

Ragazza in una lavanderia automatica ©IMPULSIV/LAPRESSE

Dal 1° giugno 2010 scatterà la tariffa bioraria per l’energia elettrica. Cosa significa? Scegliendo questo tipo di tariffazione i consumatori avranno uno sconto sui consumi elettrici concentrando l’utilizzo di elettrodomestici nei giorni festivi e dalle 19 alle 8 nei giorni feriali. Continua

L’odissea dei laureati cinesi. Se espatriati tornano in città, altrimenti in campagna

Una giovane cinese impiegata
“Cinesi alla ricerca di un lavoro, il ritorno”. Fosse un film potrebbe aver questo titolo l’odissea dei tanti giovani cinesi, diplomati e laureati, che si erano spostati all’estero per studiare, (meta preferita gli Stati Uniti), dandosi da fare per cercare un impiego lontano da casa, e che oggi, complice la crisi economica, dopo aver spedito invano dozzine di curriculum vitae decidono di tornare in Cina, nella speranza di trovarvi un mercato del lavoro quanto meno più ricettivo.

E non si tratta solo di “nostalgia”: il governo di Pechino, che da sempre definisce gli studenti espatriati come tartarughe di mare, il cui viaggio nell’Oceano dovrebbe essere sempre finalizzato al ritorno in patria, sostiene di avere molto bisogno, anche in questo momento di crescita rallentata, di professionalità qualificate e allo stesso tempo affidabili che solo i cinesi d’oltremare possono garantire. La classe dirigente si aspetta dagli esperti formati in Occidente un aiuto per definire la nuova strategia politica ed economica del Paese.
Banche, multinazionali, università e istituti finanziari puntano talmente tanto sui cinesi espatriati da aver partecipato in pochi mesi a diverse fiere del lavoro organizzate a Londra, Chicago e New York per selezionare i migliori.

Tuttavia, il tasso di disoccupazione dei laureati nel Paese è in rapidissimo aumento, tanto da aver indotto il governo a chiedere a molti dei sei milioni di studenti che entreranno nel mercato del lavoro quest’anno di tornare nelle campagne per mettersi al servizio dello sviluppo del Paese come insegnanti o come consulenti delle unità locali del Partito. Per lasciare spazio, solo nel 2008, al rientro di 50.000 studenti espatriati.

Scelta illogica?
“In realtà non è così”, sottolinea con convinzione un ricercatore della prestigiosa Accademia di Scienze Sociali di Pechino che preferisce non rivelare la sua identità. “In Cina esistono tantissime, forse troppe, univeristà. Solo a Pechino ce ne sono quasi cento, e naturalmente non possono essere tutte di primissimo livello. Il governo ha bisogno delle professionalità dei laureati, nelle città e nelle campagne”. A sentire il partito, nella Repubblica popolare c’è sempre spazio per tutti. Ma gli ex studenti di Londra e New York, ovviamente, sono destinati solo alle metropoli.

Industria, fatturato sempre giù. Auto mai così male dal ‘93

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Nel mese di dicembre 2008, l’indice del fatturato dell’industria ha segnato una riduzione del 10,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Lo rende noto l’Istat precisando che a livello congiunturale si è registrato un calo del 3,8%.
Confrontando la media del 2008 con quella del 2007 gli ordinativi hanno registrato una riduzione del 3,2%, derivante da una contrazione dell’1,3% per quelli provenienti dal mercato interno e del 6,6% per quelli provenienti dall’estero.

Per quanto riguarda l’analisi per settore economico, sottolinea l’Istat, a dicembre, a livello tendenziale, gli ordinativi hanno segnato variazioni negative in tutti i settori. In particolare, le diminuzioni più marcate si sono registrate nella produzione di metallo e prodotti in metallo (meno 21,4%), nell’industria del legno e dei prodotti in legno (esclusi i mobili, meno 20,1%) e nella fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche (meno 19,8%).
L’Istat comunica che, sulla base degli elementi finora disponibili, nel mese di dicembre 2008 l’indice del fatturato dell’industria segna una riduzione del 10,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il fatturato è diminuito dell’11,4% sul mercato interno e del 7,6% su quello estero. L’indice degli ordinativi è risultato in flessione del 15,4%, derivante da una contrazione del 13,1% sul mercato interno e del 19,7% sul mercato estero. Gli indici generali destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi sono risultati in diminuzione del 3,8%, il primo, e del 2%, il secondo.

Confrontando la media del 2008 con quella del 2007, il fatturato dell’industria ha registrato una flessione dello 0,3%, quale sintesi di un calo dello 0,5% sul mercato interno e dello 0,1% su quello estero. Nello stesso periodo gli ordinativi hanno registrato una riduzione del 3,2%, derivante da una contrazione dell’1,3% per gli ordinativi provenienti dal mercato interno e del 6,6% per quelli provenienti dall’estero.
Nel mese di dicembre 2008 l’indice del fatturato è cresciuto, rispetto allo stesso mese del 2007, del 3,2% per i beni di consumo (meno 11,4% per quelli durevoli e più 6,5% per quelli non durevoli); si sono invece registrate diminuzioni tendenziali del 28,8% per l’energia, del 16,3% per i beni intermedi e del 10,2% per i beni strumentali.

Il VIDEO servizio:

Pil 2008 giù dello 0,9%: il dato peggiore dal 1993

Un'operaia al lavoro

Si chiude in forte calo: secondo i dati diffusi dall’Istat, il 2008 chiude con il Pil giù dello 0,9%. Lo stesso calo registrato 15 anni fa, nel 1993. Un dato peggiore delle aspettative: i tecnici di via XX Settembre stimavano, infatti, un calo dello 0,6%. L’effetto di trascinamento per il 2009 è dell’1,8%: se non ci fossero variazioni nella crescita per tutto l’anno, i 12 mesi chiuderebbero con -1,8%. L’ultimo trimestre 2008 ha chiuso con un calo del Pil del 2,6% rispetto al 2007 e dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. Si tratta dei cali maggiori dal 1980.
Il pil italiano si è attestato in valore assoluto nel 2008 a 1.272.852 milioni, in calo rispetto a 1.284.861 milioni del 2007. Il calo registrato nel 2008 è stato determinato da un calo del valore aggiunto sia dell’industria, sia dei servizi. In aumento solo il valore aggiunto dell’agricoltura. Lo comunica l’Istat che però non fornisce ancora il dato sui diversi settori perchè quelle odierne sono stime preliminari.
Gli effetti della crisi sull’economia reale “per lo più devono ancora arrivare”. Il direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, ha fatto sapere che “il 2009 sarà certamente un anno piuttosto cattivo per la crescita, e non solo per le economie avanzate, ma anche per quelle emergenti”. Il direttore generale del Fondo monetario internazione esorta inoltre i paesi sviluppati a mettere in opera i piani di rilancio che hanno annunciato. Poi mette in guardia rispetto al rischio protezionismo: “Il protezionismo - ha detto - può rientrare dalla porta posteriore, in particolare nel settore bancario”. Strauss-Kahn è scettico rispetto al fatto che il protezionismo possa tornare a manifestarsi, per esempio, attraverso l’imposizione di tasse doganali elevate sui prodotti importati. Ma nel settore finanziario “quando i governi forniscono risorse finanziarie o ricapitalizzano delle banche, potrebbero aggiungere una clausola dicendo che questo denaro deve restare in casa” o potrebbero essere introdotti dei vincoli affinchè “queste somme siano utilizzate per acquistare prodotti nazionali. Questo genere di protezionismo” avverte il numero uno dell’Fmi “potrebbe ripresentarsi”.
E per la prima anche volta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lascia da parte il suo tradizionale ottimismo e afferma: “Questa crisi ha dimensioni che non sono ancora del tutto definite e la guardiamo con preoccupazione”.

Il VIDEO servizio:

Fuori dalla crisi in due: le coppie risparmiano un terzo, a tavola

Al supermercato

Meglio soli che… Non sempre, non proprio. Oggi, sposarsi o abitare in coppia consente di risparmiare quasi un terzo della spesa che deve affrontare, in media, un single a tavola, per effetto dei maggiori sprechi dovuti alla vita più sregolata, ma anche ad acquisti di formati inadeguati o più costosi. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai consumi delle famiglie. “La spesa media per alimentari e bevande di un single è di 300 euro al mese, superiore del 32 per cento rispetto” sottolinea la Coldiretti “a quella media per persona nelle coppie che è di circa 227 euro al mese”.
Ed i prodotti per i quali la vita in coppia consente un maggior risparmio sono zucchero e caffè (44 per cento), bevande (40 per cento), ortofrutta (40 per cento), ma anche latte, formaggi e uova (37 per cento) e pasta (36 per cento), mentre la convivenza fa risparmiare meno nei consumi di carne e pesce (19 per cento).

Secondo l’Istat le famiglie italiane con un singolo componente sono circa 6 milioni, oltre un quarto del totale, e negli ultimi anni tendono ad aumentare con tassi superiori al 5 per cento. I motivi della maggiore incidenza della spesa sono certamente da ricercare, sottolinea ancora Coldiretti, “nella necessità per i single di acquistare spesso maggiori quantità di cibo per la mancanza di formati adeguati che comunque anche quando sono disponibili risultano molto più cari di quelli tradizionali”. “Ad incrementare la spesa alimentare” continua la Coldiretti “è quindi anche l’elevata presenza di sprechi perchè è facile dimenticare in fondo al frigorifero la confezione di latte aperto, la mozzarella, la confezione di insalata aperta, i tortelloni iniziati, tutto inesorabilmente destinato a finire nella pattumiera”.

“I single sono anche” precisa la Coldiretti “un segmento di popolazione con uno stile di vita attento a risparmiare tempo a favore del lavoro e soprattutto dello svago, che privilegia il consumo di piatti pronti a più elevato valore aggiunto che incidono maggiormente sulla busta della spesa”. “Una scelta che” sottolinea la Coldiretti “aumenta notevolmente la spesa poichè i cibi pronti per il consumo arrivano a costare anche cinque volte il prezzo delle materie prime impiegate”. Nonostante la crisi economica e il rialzo dei prezzi, anche per effetto dell’aumento dei single, i preparati e i piatti pronti, rileva Coldiretti, hanno fatto registrare un aumento delle vendite in volume del 9,5 per cento in Italia nei primi sei mesi del 2008, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ref-Iri Infoscan.
Nella classifica dei prodotti che si sono distinti la maggiore crescita nei volumi di vendita ci sono tra gli altri i primi piatti pronti (+16 per cento) e i sughi pronti secondo le elaborazioni Ref per Ancc-coop. “In Italia” conclude la Coldiretti “si è progressivamente ridotto il tempo dedicato alla preparazione dei pasti che è di appena 34,9 minuti per quello di mezzogiorno, il 4,7 per cento in meno rispetto all’anno precedente, e di 33,1 minuti per la cena (-2,7 per cento) secondo un sondaggio Gpf”.

Prezzi, per la prima volta vendite in picchiata anche nei supermercati

Spesa in un supermercato

I prezzi aumentano e gli italiani fanno meno acquisti, al punto che per la prima volta, calano le vendite nei supermercati. Nel Bollettino flash sulle vendite nel quarto trimestre di Unioncamere, emerge che le vendite della Grande distribuzione organizzata hanno fatto registrare una flessione dello 0,3% tra luglio e agosto scorsi rispetto allo stesso periodo del 2007: contemporaneamente, il costo della spesa è aumentato del 4,8%, facendo così raggiungere ad alcuni prodotti di largo consumo, come la pasta, ben il 40% di aumento in un anno.

La contrazione delle vendite si fa sentire di più nel Nord-Ovest (-1%) e nel Mezzogiorno (-0,5%), dove peraltro i prezzi registrano un incremento maggiore che nelle altre regioni. I fatturati di iper e supermercati comunque tengono (+4,5%), malgrado siano solo gli andamenti dei nuovi insediamenti commerciali e tenere alte le performance. Nonostante la crescita più intensa dei prezzi rimanga concentrata nei reparti alimentari, tra luglio e agosto sono stati i beni per la cura della persona ad accelerare maggiormente rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’alimentare ha registrato un aumento del costo della spesa del 5,7%. A contribuire maggiormente all’aumento dei prezzi sono il reparto della drogheria alimentare, con costi medi unitari saliti di oltre otto punti percentuali su base annua, e i prodotti freschi, in aumento del 6,2%. A differenza della drogheria, il fresco nell’ultimo bimestre mostra un moderato rallentamento della dinamica del costo della spesa (6,2%), analogamente ai prodotti del freddo che decelerano leggermente, portandosi al 2,6%. Al contrario la cura degli animali intensifica la corsa dei prezzi, raggiungendo il 4.2%, mentre le bevande risultano stabili poco sotto il 3%.

Il reparto della cura della casa mette a segno rincari nell’ordine dell’1,5% su base annua, accelerando di circa un punto percentuale rispetto alla prima parte dell’anno. Più consistente l’aumento del costo della spesa dei prodotti per la cura della persona (2,2%). Tra le categorie di prodotti che registrano i maggiori aumenti negli ultimi 12 mesi si ritrovano la pasta di semola (+40,1%), gli oli di semi (+37,4%) e i biscotti (7,6%), merceologie che fanno parte della drogheria alimentare. Altri aumenti rilevanti sono quelli relativi a latte Uht (+10,3%) e mozzarelle (+8,7%) che si collocano nel fresco. Si contraggono, invece, i prezzi di vendita dei primi piatti pronti (-6,2%), dell’olio di oliva (-2,9%) e del bagno-doccia schiuma (-1,3%).

Per quanto riguarda, la dinamica del solo Largo consumo confezionato (Lcc: che include drogheria alimentare, freddo, fresco, cura degli animali, cura della casa e cura della persona), la flessione più ampia dei volumi si è avuta in Basilicata e Calabria (-6.3%), dove il costo della spesa ha subito un incremento superiore al dato medio nazionale. Sono invece cresciute di oltre il 3% le quantità intermediate dalla GDO in Campania, a fronte di un incremento di prezzi tra i più elevati nel bimestre. Nel complesso il numero di realtà dove i volumi di vendita nel Lcc si sono contratti nel IV bimestre è di poco inferiore alla metà del totale, a segnalare il momento di difficoltà da parte delle famiglie. Ciò non toglie che grazie all’ampiezza di scelta sulla scala di prezzo offerta, la GDO abbia continuato ad offrire al consumatore una leva lungo la quale spostarsi per modificare l’onere del costo della spesa.

Il prezzo del petrolio diminuisce, la benzina no

Pieno di carburante

Il petrolio scende, il prezzo del rifornimento no. A lanciare l’allarme sono le associazioni dei consumatori, dopo che il prezzo del greggio è tornato, dopo mesi, sotto quota 120 dollari al barile.
Benzina e gasolio scendano a 1,40 euro al litro, chiedono Adusbef e Federconsumatori. “È questo il valore intorno a cui i carburanti dovrebbero attestarsi - si legge in una nota ufficiale - con il greggio scambiato a tale cifra, e in assenza di speculazioni e fenomeni di doppia velocità nell’adeguamento dei prezzi”. Proprio per lottare le speculazioni nel settore, soprattutto nel periodo estivo, i consumatori chiedono al Governo “verifiche e sanzioni” che colpiscano chi contravviene alle regole. Passo ulteriore per calmierare i prezzi, l’accelerazione delle liberalizzazioni del settore, “arrivando ad avere sul territorio” spiegano le associazioni “almeno 2000 pompe bianche”, cioè indipendenti, che garantiscono agli utenti un risparmio diretto di circa 7-8 centesimi al litro.
I prezzi “calano con il contagocce”, denuncia il Codacons secondo cui “rispetto ai massimi il petrolio ha perso quasi 30 dollari, cioè il 20% mentre la benzina è scesa meno del 5%. Una situazione che danneggia pesantemente gli automobilisti italiani, specie in questo periodo di esodo estivo”. L’associazione chiede perciò all’esecutivo di convocare immediatamente le compagnie petrolifere” accusate di “speculare sulle vacanze degli italiani”.
Stamane intanto apertura col segno meno per i prezzi petroliferi: i futures sul greggio ‘Wti’ scambiato a New York, nelle contrattazioni elettroniche, sono scesi fino ad un minimo di 119,91 dollari stamani, e intorno alle 9,30 italiane passa di mano a 120,46 dollari, in calo di 95 centesimi.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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