Leggi tutte le notizie su:
conti-pubblici

Crollo del Pil, peggioramento dei conti pubblici e aumento della disoccupazione. Non sono rosee le previsioni di Confindustria per l’economia italiana nel 2009, anche se non mancano i segnali di ripresa a partire dal 2010 e buone notizie dal calo dei tassi e del petrolio.
In particolare, per il prodotto interno lordo, il Cestro Studi ha rivisto al ribasso le stime del 2009: quest’anno il pil dovrebbe diminuire del 3,5% mentre le stime dello scorso dicembre parlavano di un calo dell’1,3% e quelle di febbraio indicavano una contrazione del 2,5%. Uno scenario che si spiega con la marcata contrazione delle attività nella seconda parte del 2008 e della prima parte del 2009. Tuttavia, dal secondo semestre dell’anno, ci saranno segnali di ripresa e nel 2010 il Pil dovrebbe registrare una crescita dello 0,8%.
Come ha spiegato il direttore del Centro studi di Confindustria Luca Paolazzi il dato risente degli effetti del picco recessivo che si è avuto a cavallo tra il 2008-2009. “La marcata contrazione dell’attività”ha spiegato, “in questo periodo, ha lasciato una eredità negativa di quasi due punti. Qualunque cosa succeda ha poca incidenza sulla media. Anche in presenza di una ripresa molto forte nella seconda metà dell’anno, la flessione potrebbe attestarsi dal 3,5% al 3,2%”. Inoltre, la produzione industriale ha continuato a registrare una forte caduta e gli indicatori, dagli ordini alla fiducia del manifatturiero (il minimo a febbraio è stato pari a 63,2), indicano che non ci sarà una svolta prima dell’estate.
In peggioramento anche i conti pubblici. A causa delle minori entrate e delle maggiori spese pubbliche dovute alla cattiva congiuntura, il deficit è destinato ad aumentare nel corso di quest’anno al 4,6% del Pil, dal 2,7% nel 2008 per poi iniziare a rientrare nel 2010 (4,3%). Il debito pubblico cresce dal 105,8% del Pil nel 2008 al 112,5% nel 2009 fino a toccare nel 2010 il 114,7%, valore di poco inferiore a quello del 1998.
Altra nota dolente riguarda l’occupazione: nel periodo che va dalla seconda metà del 2008 alla seconda metà del 2010 verranno persi 507mila posti, il 2,2% dell’occupazione totale e l’anno prossimo il tasso di disoccupazione salirà al 9%, un valore analogo a quello del 2001, dal 6,1%di minimo toccato nel 2007. Se si considerano anche le persone in cassa integrazione che quindi conservano formalmente il rapporto d’impiego, nel biennio considerato le unità di lavoro a tempo pieno calano del 2,8% (con 867 mila posti in meno)
Fortunatamente, nonostante la crisi, una buona notizia c’è. Grazie a tassi di interesse più bassi e ad una bolletta energetica più leggera, le famiglie italiane potranno infatti risparmiare fino a 4.000 euro l’anno. In particolare, spiega Confindustria, la discesa dei prezzi dei prodotti energetici consentirà alle famiglie di risparmiare 850 euro l’anno per le bollette. E complessivamente il risparmio energetico per l’Italia sarà pari a 35 miliardi di euro. Grazie al calo dei tassi d’interesse, invece, le famiglie italiane che hanno mutui ipotecari risparmieranno in media 3.200 euro.
Il VIDEO servizio:

L’economia va male e, pur se resta confermato l’obiettivo, il pareggio di bilancio slitta “sull’asse del tempo” e non sarà più nel 2011 come precedentemente previsto. In compenso il sistema previdenziale italiano appare solido, cioè sostenibile, nonostante il repentino invecchiamento della popolazione. Brutte notizie, invece, per il lavoro: la disoccupazione salirà all’8,2%.
Il Tesoro rivede le stime sull’andamento economico e conferma, nell’aggiornamento del Patto di Stabilità, le cifre giorni scorsi. Una per tutte quella sulla crescita economica che viene rivista decisamente al ribasso, in linea - come ha detto nei giorni scorsi il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, con il dato della Commissione europea: -2%. Peggiora così anche il dato sul deficit e si allontana il pareggio di bilancio mentre l’andamento del rapporto debito-Pil quest’anno crescerà fino al 110,5%. Una situazione di deterioramento del quadro macro, quella descritta dal Tesoro nel corposo documento, che non vede però l’Italia isolata: il peggioramento riguarda infatti tutte le economie del Vecchio continente che nel 2009 si troveranno a fronteggiare gli effetti della crisi. Una ‘lucè si intravede però alla fine dell’anno quando ci potrebbe essere un’inversione di tendenza. Un’altra ‘consolazionè arriva sul fronte pensionistico con un sistema, quello italiano, che a giudizio del Tesoro dovrebbe ‘reggerè. Meno consolante il capitolo lavoro: la disoccupazione salirà all’8,2%, dato che il Pd traduce in 250.000 disoccupati in più.
Ecco alcune novità emerse oggi dall’aggiornamento del patto di Stabilità:
- Pareggio confermato ma slitta: “Viene confermato l’impegno al raggiungimento dell’obiettivo di pareggio di bilancio anche se il raggiungimento di questo obiettivo si sposta sull’asse del tempo, per effetto della crisi straordinaria sopravvenuta dopo l’assunzione del relativo impegno da parte del Paese”. L’Italia conferma la propria determinazione, ma nel documento non viene indicata la nuova data-obiettivo.
- Indebitamento al 3,7% nel 2009: “Indipendentemente dalla correzione per il ciclo, in termini di saldo nominale, nonostante l’aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica - è scritto nell’aggiornamento - l’indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3,0% del Pil nel 2008, eccede questo limite nel 2009 arrivando al 3,7%, ma riprende una tendenza alla diminuzione nel biennio 2010-2011″. Nel 2010 l’Italia avrà un deficit del 3,3% migliore di quello di altri sei paesi europei del calibro di Francia, Regno Unito, Spagna, Germania. Inoltre il deficit italiano corretto per il ciclo - cioè tenendo conto della congiuntura - rimane sempre sotto il 3%.
- Disoccupazione 2009 8,2%: Il Tesoro prevede per l’anno in corso una contrazione dell’occupazione che si ridurrebbe dell’1%. Il tasso di disoccupazione mostrerebbe così un aumento per il secondo anno consecutivo, attestandosi all’8,2%. Secondo il Pd dunque nel 2009 ci saranno almeno 250.000 disoccupati in più, la stragrande maggioranza dei quali senza indennità di disoccupazione.
- Pensioni sostenibili: L’Italia rimane uno dei Paesi con il tasso di invecchiamento più elevato, ma “nonostante questo, l’insieme delle spese legate all’invecchiamento della popolazione presenta una dinamica evolutiva tra le più contenuti dell’Unione Europea, grazie alle riforme implementate negli ultimi 10-15 anni”. Inoltre “il consolidamento fiscale previsto nell’aggiornamento al 2011 risulta sufficiente ad assicurare finanze pubbliche sostenibili nel lungo periodo”.
- Pil 2009 cala del 2%: Gli effetti della crisi “si protrarranno per gran parte del 2009: solo verso la fine dell’anno potrebbe secondo gli osservatori economici registrarsi una modesta ripresa”, afferma il Tesoro. “Nel 2009 il Pil mostrerebbe un’ulteriore riduzione pari al 2,0 per cento. Le componenti della domanda aggregata che risentirebbero maggiormente della crisi sarebbero in primo luogo gli investimenti, segnatamente quelli in macchinari, e le esportazioni, per effetto della recessione nei paesi più avanzati. I consumi delle famiglie risulterebbero ancora in contrazione in media d’anno”.
- Sale il debito: Sale nel 2009 il rapporto debito/Pil: secondo le previsioni del Tesoro, si attesterà al 110,5% dal 105,9% del 2008. Il debito crescerà anche l’anno prossimo (112%) ed è visto in calo nel 2011, quando si dovrebbe attestare al 111,6%.

Su 100 euro di entrate tributarie ben 77,7 vanno all’amministrazione centrale e solo 22,3 agli Enti locali. Questo almeno è quanto afferma l’associazione artigiani Cgia di Mestre, presentando i dati dell’ultima ricerca condotta dal proprio ufficio studi. “In termini reali” rileva Giuseppe Bortolussi, direttore della Cgia mestrina “a fronte di 459,8 miliardi di euro di entrate tributarie totali registrate nel 2007, 357,1 vanno all’erario e ’solo’ 102,7 miliardi alle amministrazioni locali. Ciò vuol dire che l’autonomia fiscale dei nostri territori, rispetto ai principali competitori, è ridotta al minimo”.
L’elaborazione ha messo a confronto le entrate statali e quelle locali di Italia, Francia, Spagna e Germania. Se con spagnoli e tedeschi non c’è confronto, merita un chiarimento - secondo i ricercatori - la situazione della Francia. I transalpini presentano una specificità non riscontrabile negli altri Paesi per quanto concerne il sistema pensionistico. Mentre in tutti gli altri stati presi in esame la previdenza è sostenuta attraverso il versamento contributivo fatto dagli occupati, in Francia è la fiscalità generale a finanziare il sistema.
“La cosa che ci preoccupa di più” prosegue Bortolussi “è che dalla lettura di questi dati emerge una corrispondenza lineare tra il livello di centralismo e la pressione tributaria. Ovvero, la quantità di imposte, tasse e tributi che i contribuenti versano in percentuale del Pil è direttamente proporzionale al grado di centralismo fiscale”.
Infatti, a fronte di un centralismo fiscale che è pari in Italia al 77,7% c’è una pressione tributaria del 29,9%. La più alta tra i paesi messi a confronto. La Germania, invece, che presenta un gettito fiscale nazionale del 49,4%, ha una pressione tributaria solo del 24%. Idem la Spagna: a fronte di una percentuale di entrate centrali pari al 55,6% registra una pressione tributaria del 25,1%. Solo la Francia è un po’ in controtendenza rispetto ai tre Paesi analizzati. Pur avendo un’autonomia impositiva degli enti locali più contenuta di quella italiana presenta, però, una pressione tributaria del 27%. Ben più alta di quella tedesca e spagnola ma più contenuta di quasi 3 punti rispetto a quella italiana.
I cugini transalpini, pur avendo uno stato centralista, hanno però una pubblica amministrazione più virtuosa, più efficiente e meno costosa, ad esempio, della nostra. “A fronte del risultato emerso da questa elaborazione” conclude Bortolussi “è necessario approvare in tempi brevissimi la legge sul federalismo fiscale. Solo trattenendo sempre più sul territorio le risorse erogate dai contribuenti e avvicinando i centri di spesa ai cittadini, si può rispondere meglio alle esigenze di questi ultimi rendendo gli amministratori locali più responsabili e più virtuosi. Tutto ciò con l’obbiettivo di abbassare il carico fiscale generale e conseguentemente migliorare i nostri conti pubblici”.

Avanzo primario in calo nei primi nove mesi del 2008. Il saldo primario rispetto al Pil, rende noto l’Istat, risulta positivo e pari al 3%, rispetto al +3,8% registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.
Nel terzo trimestre 2008, il saldo primario è positivo e pari a 16,426 miliardi di euro (era a più 16,791 miliardi nel corrispondente trimestre del 2007), con una incidenza positiva sul Pil del 4,3% (era del 4,4% del corrispondente trimestre del 2007).
Il saldo corrente (risparmio) nei primi nove mesi è positivo e pari allo 0,8%, rispetto al +1,9% del corrispondente periodo del 2007. Nel terzo trimestre del 2008, prosegue l’Istat, è positivo e pari a 8,306 miliardi di euro, contro i 10,203 miliardi del corrispondente trimestre del 2007, con un’incidenza positiva sul Pil pari al 2,2% (era di +2,7% nel corrispondete trimestre dell’anno precedente).
L’indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni è salito nei primi 9 mesi del 2008 al 2,1% rispetto al Pil. Era all’1,2% nello stesso periodo 2007. Nel terzo trimestre l’indebitamento si è attestato allo 0,9% contro lo 0,6% del terzo trimestre 2007.
Il fabbisogno del settore statale chiude il 2008 a quota 52,9 miliardi, in deciso rialzo rispetto ai 26,5 miliardi del 2007: bisogna tornare indietro di tre anni e risalire al 2005 per trovare un risultato peggiore. Il dato è più elevato anche rispetto all’ultima stima ufficiale di 45,2 miliardi pubblicata nella Relazione previsionale e programmatica per il 2009.
In una nota il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha commentato i dati economici: “In base ai dati oggi disponibili, i conti di chiusura dell’esercizio 2008 sono pienamente in linea con gli impegni assunti in Europa dalla Repubblica italiana. È questa una ragione di fiducia per i cittadini e di orgoglio per il Governo”.
Tornando al comunicato del ministero dell’Economia “l’avanzo del settore statale del mese di dicembre 2008″, si legge, “risulta ad oggi determinato in 2.900 milioni di euro. In sintesi, in base ai dati ad oggi disponibili si può assumere la coerenza della chiusura dei conti pubblici con gli impegni assunti in sede europea della Repubblica italiana. Impegni che saranno formalizzati nell’aggiornamento del programma di stabilità e crescita che sarà presentato nei prossimi giorni all’Unione Europea”. Il fabbisogno annuale di 52,9 miliardi, spiega il Tesoro, è dovuto alla “combinazione tra ciclo economico negativo e politiche anticicliche mirate a lasciare e/o immettere liquidità nel sistema”.
Il dato 2008 è stato influenzato dai seguenti fattori sia sugli incassi sia sulla spesa: “Dal lato degli incassi”, spiega il Tesoro, “si sono manifestati gli effetti della scelta operata per legge di consentire una riduzione della percentuale del secondo acconto Ires e Irap, riduzione che si è aggiunta all’attenuazione del cuneo fiscale e all’esenzione Ici per la prima casa. Il saldo del mese sconta”, prosegue la nota, “il venir meno del versamento straordinario da parte di Fintecna S.p.A. Dal lato della spesa, il dato è stato influenzato dai seguenti fattori: 1) maggiori rimborsi fiscali in applicazione della disposizione del decreto legge n. 185/2008 che ha consentito un’accelerazione di quelli relativi ai crediti d’imposta ultradecennali; 2) anticipazione a favore delle regioni per l’estinzione dei debiti sanitari pregressi, per effetto della legge finanziaria 2008; 3) maggiori prelievi dalla tesoreria statale da parte delle Amministrazioni locali; 4) rinnovo contatto per il pubblico impiego; 5) erogazione alla Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.; 6) maggiori interessi sul debito pubblico. Il fabbisogno complessivo realizzato nell’anno 2008 si raffronta all’ultima stima ufficiale di 45.200 miliardi pubblicata nella Relazione previsionale e programmatica per il 2009″, conclude il ministero dell’Economia. “Il differenziale di cui sopra, prodotto congiuntamente dal ciclo economico negativo e dalle corrispondenti politiche di liquidità ha comunque un impatto sostanzialmente marginale sull’indebitamento rilevante per il calcolo dei parametri europei”.
La lotta all’evasione fiscale va meno bene di quanto previsto e sperato. A meno che negli ultimi 3-4 mesi dell’anno gli uffici non si esibiscano in spettacolari quanto improbabili recuperi di gettito, a fine 2008 gli incassi saranno inferiori di circa 1 miliardo di euro rispetto ai 4,2 miliardi promessi al governo da Attilio Befera, il manager che guida sia l’Agenzia delle entrate, ufficio alle dirette dipendenze del ministero dell’Economia a cui fa capo l’organizzazione dell’attività tributaria, sia Equitalia, società pubblica della riscossione, il braccio armato del fisco.
Secondo calcoli attendibili effettuati proiettando su base annua i recuperi di evasione ottenuti nei primi 8 mesi, nel 2008 entreranno nelle casse statali circa 3,2 miliardi di euro o poco più, la stessa cifra incassata un anno fa. Considerato, però, che nel frattempo l’inflazione è cresciuta parecchio, addirittura con punte oltre il 4 per cento nei mesi estivi, è come se l’incasso dell’erario in termini reali si fosse assottigliato. Non è una buona notizia, soprattutto perché il relativo passo falso nel percorso di contrasto agli evasori va di pari passo con la tendenza alla diminuzione del gettito fiscale normale, in particolare quello dell’Iva, destinata a subire i contraccolpi della crisi dei consumi, così come annunciato in piena estate anche dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Sia il calo del gettito da recupero dell’evasione sia quello del gettito fiscale normale sono direttamente collegati proprio a un quadro di difficoltà economiche innescate a livello internazionale dalla crisi finanziaria dei subprime americani. Da mesi i dati Istat certificano un calo in termini reali della propensione al consumo degli italiani, mentre di recente l’Ocse ha stimato che nel prossimo anno non ci sarà crescita economica in Eurolandia, mentre il pil (prodotto interno lordo) italiano sarà prossimo allo zero (più 0,1 per cento).
La battuta d’arresto nella lotta all’evasione probabilmente peserà sul percorso di risanamento dei conti pubblici e sulla politica di bilancio nazionale. Un miliardo di incassi fiscali in meno renderà più difficoltoso il cammino di graduale rientro dal debito e di azzeramento del deficit entro il 2011 come promesso all’Unione Europea dal governo di centrosinistra e confermato dal nuovo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
I dati riservati relativi al recupero dell’evasione nei mesi da gennaio ad agosto elaborati dalla Equitalia, e che Panorama ha potuto consultare, attestano l’interruzione di una tendenza eccezionale di crescita registrata nei 3 anni precedenti, a partire dal 2005 e in particolare dal 2006, anno in cui entrò in funzione la riforma del meccanismo della riscossione voluta dal ministro Tremonti. L’incasso totale prodotto dalla lotta all’evasione a fine agosto per quanto riguarda l’Ire (l’ex Irpef, imposta sul reddito delle persone fisiche), l’Ires (l’imposta sul reddito delle società) e l’Iva è di circa 2,2 miliardi, di poco superiore ai 2,1 miliardi di un anno fa.
L’azione di recupero è particolarmente fiacca per l’Ire e l’Iva, mentre resta buona la raccolta sul fronte dell’Ires. Fino alla fine di agosto gli incassi recuperati dall’evasione dell’imposta sulle società erano pari a circa 450 milioni, sensibilmente superiori rispetto ai 280 di fine agosto 2007, mentre il recupero dell’Ire è arrivato a 900 milioni di euro, cifra di poco inferiore a quella di 1 anno fa. L’arretramento più vistoso è quello dell’Iva: 870 milioni di incassi contro 933.
Fino al 2005 l’attività di contrasto nei confronti dei furbi del fisco era stata un disastro. Affidata in prima battuta alla Guardia di finanza e all’Agenzia delle entrate, la quale elaborava i ruoli per la riscossione, la lotta all’evasione finiva nell’imbuto di una miriade di società specializzate negli incassi, circa una quarantina, quasi tutte di derivazione bancaria, diventate con gli anni un clamoroso esempio di inefficienza oltre che di palese conflitto di interessi. Molte di quelle società incassavano cifre irrisorie, non di rado di proposito, per non turbare i sonni degli evasori che spesso erano anche clienti delle banche. Impostata su queste basi, la lotta all’evasione fino a tutto il 2004 ha dato risultati ridicoli, poco più che simbolici, con un gettito sempre inferiore a 1 miliardo di euro.
La riforma voluta dal precedente governo di centrodestra cambiò radicalmente il quadro di riferimento: le agenzie private di riscossione furono cancellate e al loro posto fu costituita una società pubblica, la Equitalia appunto, posseduta al 51 per cento dall’Agenzia delle entrate e al 49 dall’Inps, e affidata a Befera, manager vicino alla sinistra ma apprezzato anche dal centrodestra e in particolare da Tremonti. Con l’Equitalia l’efficacia della lotta all’evasione è migliorata sensibilmente e dal 2005 il gettito assicurato alle casse dello Stato è cresciuto in misura considerevole: 1,5 miliardi 3 anni fa, 2,3 miliardi nel 2006, 3,2 nel 2007. Ora lo stop.
Nel corso di una serie di riunioni nei giorni passati all’Equitalia i dirigenti hanno cercato di capire le cause della contrazione del gettito per approntare le contromisure da attuare negli ultimi mesi dell’anno. Sotto osservazione speciale sono stati posti i risultati delle società di riscossione collegate all’Equitalia di Roma e Napoli e dirette rispettivamente da Gaetano Mangiafico e Renato Scognamiglio. Negli ultimi anni le quote maggiori della lotta all’evasione erano state assicurate proprio da queste due agenzie: nel 2007 Roma, allora guidata da Enzo Leone, riscosse circa un quarto di tutta l’evasione nazionale, mentre Napoli il 20 per cento. l
- Tags: alloggi, Banche, bilancio, conti-pubblici, deficit, finanziaria, giulio-tremonti, manovra-2009, miliardi, misure, pareggio
-
Presentare una manovra triennale prima dell’estate è stato “oltre che strategico nella logica europea, anche saggio per il nostro Paese” vista “la difficile congiuntura internazionale” e “il deterioramento nel primo semestre dell’anno”.
Non nasconde tutta la sua soddisfazione il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per aver conseguito il risultato di anticipare a prima dell’estate la manovra economica triennale ed aver avviato l’esame del ddl Finanziaria.
La manovra, spiega Tremonti durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, si compone di tre linee fondamentali: “La prima riguarda la stabilizzazione triennale dei conti pubblici e con il voto di ieri è stata chiusa. La seconda linea riguarda l’attuazione dell’agenda di Lisbona, completata per due terzi, mentre la terza linea riguarda il federalismo fiscale che completeremo a settembre e che è stato anticipato nel Dpef”.
A settembre infatti, ribadisce il ministro, la Finanziaria sarà approvata in via definitiva: “La sostanza della legge finanziaria è legge dello Stato, la forma” dice “sarà legge quando sarà presentata a metà settembre. I contenuti sostanziali sono nel decreto legge, ma - ribadisce - il provvedimento di legge finanziaria e legge di Bilancio saranno formalizzati entro settembre, come prevede la legge, quando saranno stati acquisiti tutti i dati dei bilanci dei ministeri”.
Tremonti ha quindi spiegato: “È a portata di mano l’obiettivo dei 20mila alloggi entro il prossimo anno” previsto dal piano casa contenuto nel decreto legge appena convertito dal parlamento. In ogni caso, i soldi derivati dalla Robin Tax sono già serviti a “evitare ulteriori riduzioni della spesa sociale”. “I quattro miliardi di maggiori imposte da quel settore saranno utilizzati per risparmiare tagli in settori sociali per noi meritevoli”, ha detto Tremonti precisando che la carta sociale “sarà finanziata oltre che da fondi pubblici anche da contributi dal settore privato, e in più con sconti che verranno dal settore del commercio”. E poi: “Nessuno ha il diritto d’autore” ma “sulla stampa di ieri c’è scritto che Obama vuole tassare i petrolieri per dare 1000 dollari a famiglia”, aggiunge il ministro, facendo riferimento all’annuncio del candidato democratico alla Casa Bianca.
I punti su cui lavorerà ora il ministro Tremonti saranno le grandi opere infrastrutturale e la riforma del processo civile. “Per fare regia sulle infrastrutture” ha spiegato il ministro “abbiamo due strumenti: uno è il Cipe, che canalizzerà i fondi, e l’altro è la Cassa Depositi e Prestiti che sarà utilizzata in questa strategia”. Il numero uno di via XX settembre ha, poi, detto che “l’unica cosa che non poteva entrare nel decreto ma che sarà nel disegno di legge è la riforma del processo civile, su cui molto ha lavorato il ministro della Giustizia Alfano, che è una delle cose su cui ora dobbiamo puntare, su cui dobbiamo investire di più”.
Tremonti ha poi portato l’analisi sul fronte della famiglie italiane. “Le famiglie italiane sono molto meno indebitate e anzi hanno più risparmio e meno debito rispetto ad altre popolazioni in altri Paesi. E per inciso i provvedimenti dei mutui crediamo che più passa il tempo e più sarà considerato come fondamentale in questa strategia. Più passa il tempo e più si modificano le strutture dei tassi e sarà evidente la struttura a rata fissa del provvedimento”. Tremonti ha poi sottolineato anche che “il sistema industriale italiano si è ristrutturato ed è passato verso una fase di criticità per l’ ingresso nell’euro. Ma per una buona parte si è ristrutturato”.
In conferenza stampa è intervenuto anche il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, per assicurare che nella manovra ci sono risorse sufficienti per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego: “Ci sono le risorse per il fare un rinnovo onesto dei contratti dei dipendenti pubblici e per fare una contrattazione di secondo livello”, ha detto Brunetta riferendosi all’articolo 2 del ddl Finanziaria esaminato ieri dal consiglio dei ministri in via preliminare per essere varato in settembre. Il ministro ha precisato che “dal 2009 cambieremo il modo di pagare i dipendenti pubblici, premiando il merito”. La dote per gli statali, già stanziata nel dl alla manovra, ammonta a circa 2,8 miliardi.
Contrariamente al solito, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta, decide di scendere in conferenza stampa a palazzo Chigi per dare atto al governo e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti del “grande risultato” raggiunto con la messa a punto della Finanziaria 2009 già prima della pausa estiva. “È una vera rivoluzione” sottolinea Letta “una grande novità che rappresenta il primo passo verso la riforma della Finanziaria. Quest’anno, un passo deciso e forte è stato fatto e lo si deve al ministro Tremonti che ha saputo portare nel giro di pochissimi giorni, prima della rituale sessione di settembre, una riforma che ha rappresentato una grande novità, una rivoluzione”.