Leggi tutte le notizie su:


contratti

Lavoro, la Fornero unisce i sindacati in cerca di un accordo

Il ministro del Welfare Elsa Fornero (Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Il ministro del Welfare Elsa Fornero (Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

Appuntamento alla prossima settimana. Il ministro Fornero ha intenzione di incontrare presto tutti i sindacati in sede collegiale per poter tirare le fila di una possibile riforma del mercato del lavoro. Con gli incontri di ieri sera con la Uil e di stamane con l’Ugl, si sono infatti esauriti gli appuntamenti bilaterali che il ministro ha voluto per mettere a fuoco le proposte di ciascuna sigla sindacale. Domani invece sarà il turno di Confindustria che per bocca del presidente Marcegaglia esporrà il punto di vista degli imprenditori. Continua

Contratti, Cisl e Uil firmano l’intesa con Confindustria

industria190308

Via libera alla riforma dei contratti: Cisl, Uil e Confindustria hanno appena firmato l’intesa applicativa del nuovo modello. La Cgil non ha siglato l’accordo, nonostante la presenza al tavolo del segretario generale Guglielmo Epifani che ha consegnato una lettera a Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, per spiegare e ribadire le ragioni della contrarietà. Il sindacato non aveva condiviso neanche l’accordo quadro raggiunto il 22 gennaio scorso a Palazzo Chigi. L’Ugl, invece, firmerà subito dopo.

Da Viale dell’Astronomia arriva un richiamo al senso di responsabilità. “La Cgil non ha firmato” ha detto Emma Marcegaglia al termine dell’incontro in via Veneto “siamo dispiaciuti perché fino all’ultimo abbiamo cercato di fare il possibile per avere la Cgil al tavolo. Ribadisco ci dispiace, magari potrebbe ripensarci, speriamo”. Ma per la Marcegaglia “questo è un momento in cui devono prevalere logiche che ci uniscono, auspichiamo che nei contratti di categoria prevalga da parte di tutti senso di responsabilità”. La leader degli industriali ha sottolineato poi che la Cgil è sempre stata al tavolo e si dice convinta che “quello che è stato fatto è un buon accordo che va nella direzione europea”.

Ma non si fa attendere la risposta di Epifani: “L’accordo è un errore, divide lavoratori e sindacati in un momento di crisi in cui si dovrebbe rimanere uniti”. Secondo il leader della Cgil il nuovo sistema “riduce lo spazio della contrattazione, non la innova e non la amplia, e fa sì che il contratto nazionale non recuperi mai del tutto l’inflazione reale”. In prospettiva, ha concluso Epifani, questo accordo “mette i lavoratori in una situazione di difficoltà e debolezza”.

Contratti, no all’accordo separato. La Cgil: “Il 96,2% lo ha bocciato”

Guglielmo Epifani

Un risultato destinato a fare discutere. E non solo in ambito sindacale. Tre milioni e 400mila lavoratori (pari al 96,27%) hanno bocciato l’intesa di riforma del modello contrattuale, siglata alla fine di gennaio da Cisl e Uil, e non firmata dalla Cgil.
Complessivamente hanno partecipato al referendum 3,6 milioni di persone. E il 96,27% ha detto no alla riforma.

A rendere noti i dati è la stessa Cgil, che ovviamente esulta. Nel complesso, fa sapere il sindacato di Corso d’Italia, hanno votato 3.643.836 lavoratori, pari al 71% di quanti si espressero in occasione del referendum sul protocollo welfare, condotto assieme da tutte e tre le organizzazioni confederali. In quella occasione votarono 5.128.507 lavoratori.
“Abbiamo tenuto assemblee in oltre 55.000 posti di lavoro e abbiamo ottenuto un risultato per noi insperato: quasi 3 milioni 700 mila persone sono venute a votare, hanno raccolto il nostro invito e hanno votato nella quasi totalità contro l’accordo separato sul modello contrattuale”, ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando i dati relativi alle consultazioni dei lavoratori sull’accordo separato per il modello contrattuale: “Questo comporta che le ragioni sul nostro dissenso per un accordo che riduce troppo le funzioni e gli spazi della contrattazione, non garantisce i salari al contratto nazionale e neanche il mantenimento del costo della vita, non allarga la contrattazione di secondo livello sulle condizioni di lavoro dove si giocano questioni come la professionalità, gli orari, i diritti, la tutela e la sicurezza del lavoro, escono rafforzati da questa prova democratica.
Di “risultato importante”, parla anche il segretario confederale Enrico Panini, tanto più “per la crisi che attraversa il Paese e che ha reso difficili le assemblee e le consultazioni”. “Le assemblee che, in cinque settimane, la sola Cgil ha organizzato, sono state 59.367. Una straordinaria prova di democrazia perché, nel 2007″, quando le consultazioni furono avviate dalla Cgil assieme alla Cisl e alla Uil, “le assemblee furono 51.626″.
C’e’ poi da considerare il fatto che “le assemblee sono state organizzate e si sono svolte in un quadro economico e politico molto diverso rispetto a quello di due anni fa: in molte zone del Paese ci sono realta’ con molti lavoratori in cassa integrazione e molte sono le fabbriche chiuse”. Infine, la Cgil denuncia “tentativi di inquinamento il voto” che “solo l’organizzazione dei seggi ha permesso di evitare”.
Forte anche di questi numeri, la Cgil si appresta quindi a organizzare a Roma per il 4 aprile: “Una manifestazione nazionale imponente che cresce in modo visibile”. È sempre Enrico Panini, segretario confederale della Cgil, a presentare il programma del giorno: “40 i treni speciali organizzati per portare in città i manifestanti, tutto quello che la rete nazionale può reggere; saranno, poi, 4.800 i pullman ai quali si aggiungono 2 navi. Fuori da questo contesto, c’è poi da considerare la città di Roma dove, da venerdì scorso, sono stati distribuiti 1.466.000 volantini”.
Panini si sofferma anche sui percorsi che terranno i cinque cortei previsti: “All’inizio dovevano essere sei, ma per non gravare sugli ospedali che uno di questi cortei avrebbe toccato, abbiamo deciso di ridurre il numero a cinque”. Che partiranno da piazza della Repubblica, da piazza Ragusa, da piazzale dei Partigiani, da piazzale dei Navigatori e dalla stazione Tiburtina. I primi arrivi sono previsti alle 3 di notte e continueranno fino alle 10 del mattino. Uno dei cortei, annuncia poi Panini: “Sarà aperto dagli operai di Pomigliano per rappresentare le problematiche dei lavoratori in cassa integrazione”.

Dall’altro lato della crisi, c’è un’Italia che assume

operai in cantiere

di Raffaella Galvani

C’è un’Italia che taglia posti di lavoro, ma c’è anche un’Italia che potenzia gli organici. Come dimostra l’iniziativa di Panorama in collaborazione con la HrCommunity Academy, un network che raggruppa circa 5 mila persone fra amministratori delegati e responsabili delle risorse umane: 10 mila offerte di lavoro, raccolte in quattro inserti a partire da questa settimana. Prova che molte aziende non hanno perso la voglia di reagire.
Certo, è innegabile che la crisi comincia a mordere seriamente. L’Istat ha appena confermato che nel 2008, dopo 9 anni di continuo calo, la disoccupazione è salita al 6,7 per cento. E ogni giorno che passa il quadro si fa più scuro. Secondo l’Inps, tra gennaio e febbraio 370.561 lavoratori hanno perso il posto e hanno presentato la domanda di indennità di disoccupazione. Il 46 per cento in più rispetto allo scorso anno.
Ma esiste anche un’altra faccia della medaglia, più nascosta e difficile da identificare per ogni aspirante occupato, che Panorama ha scelto di mettere in luce, pubblicando un elenco dei posti in offerta, cui si aggiungono consigli pratici su come iniziare una nuova avventura professionale. Per esempio come scrivere correttamente un curriculum, o prepararsi al colloquio di lavoro.
Eccesso di ottimismo? Dice Giuseppe Roma, direttore del Censis: “L’economia di tutto il mondo vive tempi drammatici e questo oscura le aree positive che pure esistono. La struttura produttiva italiana, che comprende molte piccole aziende e una forte rete cooperativa, in qualche modo ci sta salvando rispetto ad altri paesi”.
Ci sono anche i numeri che lo provano. Conferma Nicola Rossi, country manager per l’Italia della Monster, specializzata nella ricerca di personale sul web: “Nei tempi d’oro sfioravamo le 35-40 mila proposte, ma ancora oggi, in piena recessione, abbiamo 25 mila offerte di impiego, dallo stagista al quadro”.
C’è un settore che cerca migliaia di operai specializzati e non li trova. Spiega Marco Colombo, presidente giovani imprenditori della Confartigianato, un universo di 150 mila aziende: “Nel 2008 le imprese guidate da titolari under 40 hanno creato 160 mila nuovi posti, altri 50 mila sono però rimasti scoperti e sarebbero ancora disponibili”. Motivo? “I giovani snobbano l’impresa artigiana, pensano ad esempio all’idraulico che aggiusta il rubinetto ignorando che oggi siamo al cyberidraulico, che sa di domotica e si occupa di impianti sofisticati e può guadagnare anche 1.800 euro netti al mese”.
Del resto, se il lavoro si può trovare, spesso bisogna scordarsi la grande azienda internazionale. Perché, come sottolinea Francesca Contardi della società di selezione Page Personnel, “a fermare le assunzioni sono soprattutto le filiali delle multinazionali estere”. In Italia magari vanno benino o bene, ma hanno problemi su altri mercati e così dalla casamadre è arrivato l’ordine di chiudere i cancelli.
Anche sul tipo di contratto c’è poco da fare i difficili. Sebbene la situazione stia confermando che gli assunti a tempo o come interinali sono i primi a essere lasciati a casa, spesso non c’è alternativa. “Ormai diplomi e lauree sono considerati una commodity, materia prima comune, mentre sempre più le aziende cercano la testa giusta, che significa cultura vincente, orientamento al risultato e non solo allo sforzo, spirito di adattamento. E prima di assumere, tanto più in una congiuntura difficile, vogliono conoscere le persone” avverte Marco Ceresa, amministratore della Randstad Italia, agenzia di lavoro interinale.
Quanto all’ipotesi che un contratto a tempo si trasformi in indeterminato, non sempre è una favola. Alla McDonald’s Italia, per esempio, il 17 per cento dei 13 mila addetti ha contratti di apprendistato che, sostiene la società, allo scadere vengono convertiti nel 99 per cento dei casi a tempo indeterminato.
Insomma, è difficile ma accade. Così come è difficile trovare una collocazione vicino a casa se si vive nel Nord-Est piuttosto che nel Milanese o in Piemonte, ma è relativamente più probabile se si guarda alle più vivaci Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Sostiene il presidente dell’Unione industriali romani Aurelio Regina, 2.500 aziende associate e 170 mila dipendenti: “Roma ha peculiarità che le consentono di soffrire meno della crisi. È prima in Italia nei servizi, e penso a quelli dell’alta tecnologia, come i treni; è prima nelle costruzioni, rappresenta il 30 per cento dell’industria multimediale in Italia, ha campi di eccellenza come l’aerospaziale, ospita i quartier generali dei principali operatori energetici”. Tutti settori, ricorda Regina, dove si continua a investire e ci sono prospettive di crescita anche per l’occupazione.
L’Eni per esempio ha pianificato di assumere circa 900 persone nel triennio 2009-2011: nel mirino soprattutto ingegneri, da collocare nella divisione esplorativa e produzione di petrolio nel mondo. Mentre l’Enel sempre nel triennio assumerà 3 mila persone, di cui 1.400 nelle sedi estere, selezionando personale italiano.
Aggiunge Pietro Valdes, direttore della società di ricerca del personale Michael Page: “L’energia, in particolare quella rinnovabile, è la star del momento, tanto che nei primi mesi del 2009 abbiamo raddoppiato le ricerche rispetto allo scorso anno. Però si sta muovendo anche il nucleare”. L’Enel, che è già attiva nel nucleare in Slovacchia, Francia e Spagna, sta iniziando infatti a reclutare professionalità per sviluppare progetti anche in Italia.
Non c’è solo l’energia a movimentare il mercato del lavoro. Secondo gli operatori della selezione, sono “compratori” di nuovi addetti a vari livelli anche la distribuzione discount, l’impiantistica industriale, la salute, la farmaceutica, la consulenza, il turismo. Alla Costa Crociere solo nel 2009, in vista del varo di due nuove navi, attraverso dei master gratuiti formeranno e quindi assumeranno 540 persone, con compiti di animatore, addetti al servizio clienti e alle escursioni, allievi cuochi e tecnici luci e suoni.
E se l’automotive, le macchine utensili e il tessile in generale segnano un profondo rosso, non mancano le eccezioni. “Nel 2009 apriremo 30 nuovi punti vendita e assumeremo un centinaio di persone, gestori di negozio e venditori, che si aggiungeranno ai circa 300 dipendenti” dichiara Fabio Candido, imprenditore siciliano titolare della Fenicia, che nel 2004 ha lanciato il progetto Camicissima, una rete di negozi dove le camicie sono vendute a pacchi di quattro a 99,9 euro.
Perché in questo momento anche in ambiti colpiti dal taglio dei consumi chi offre un prodotto-servizio di qualità a un prezzo contenuto riesce a cavarsela. È il caso della McDonald’s, che per il 2009 prevede 1.200 assunzioni, di cui 1.000 da nuove aperture. O della Decathlon, catena di abbigliamento e articoli sportivi (foto in alto). “Il posizionamento sul low cost ci consente di continuare a crescere” dice Fabio Sechi, responsabile risorse umane in Italia della società (51 negozi e 4 mila dipendenti), che nel 2009 conta di aprire altri 8 magazzini e va a caccia soprattutto di venditori e addetti alle casse. “Un’ottima opportunità per giovani universitari, che spesso dopo l’esperienza a tempo sono richiamati in via definitiva”.
Per i meno giovani, per esempio i manager sulla cinquantina, la situazione è molto più complessa. Ma anche qui c’è chi ha delle proposte. L’Unione industriali di Roma sta studiando con la Federmanager un piano per favorire il travaso dei dirigenti senior espulsi dalle grandi imprese verso le piccole e medie. E poi ci sono i contratti come manager a tempo. “Svariati fondi di private equity hanno rilevato aziende da rilanciare e cercano persone con esperienza, in particolare nella finanza e controllo” spiega Maurizia Villa, amministratore delegato della Heidrick & Struggles, società di cacciatori di teste che sta costituendo anche in Italia una nuova divisione “interim”.
Del resto, giovani o meno, ci sono due figure per le quali non manca la domanda: i venditori, o comunque le persone che ruotano attorno alla vendita, e i finanziari, dall’addetto al recupero crediti al controller, al direttore finanziario. Perché oggi più che mai i conti, quelli veri, devono tornare.

LEGGI ANCHE: Oltre la crisi, dieci ragioni per essere ottimisti

Firmato l’accordo quadro per i contratti. Dalla Cgil ancora un no

Guglielmo Epifani
“No”. Guglielmo Epifani è tornato a ripeterlo. “Se il testo non è modificabile la Cgil non firmerà”. Al contrario di Cisl, Uil e Ugl, da un lato, e Confindustria, Confcommercio e le altre associazioni imprenditoriali dall’altro. Che hanno firmato con il governo l‘accordo quadro per la riforma del modello contrattuale, valido sia per il settore privato che per quello pubblico.
Un “accordo storico” secondo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “Abbiamo definito con la sottoscrizione di quasi tutte le organizzazioni presenti al tavolo, con la sola eccezione della Cgil, un accordo quadro che riformato il modello contrattazione quale fu codificato dall’accordo del luglio del ‘93 che così risulta integralmente sostituito”.

Anche il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta è intervenuto, sostenendo che “Nessuno ha il diritto di veto. Anche i contratti del pubblico impiego li abbiamo fatti senza Cgil”. I sindacati che hanno firmato commentano in modo positivo il documento condiviso: “Siamo soddisfatti del lavoro svolto” ha detto Luigi Angeletti della Uil “è un’intesa che per la prima volta considera il salario non come la derivata di rapporti politici tra sindacati, imprese e Governo, ma come la derivata del lavoro”.
Ma la mancanza della firma del più grosso sindacato italiano sminuisce inevitabilmente l’accordo. Epifani ha incolpato il governo per l’esito della trattativa: “Il governo ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non avrebbe avuto il consenso della Cgil”, ha detto il leader del sindacato di Corso Italia. “Un governo che non riesce a dare una risposta sugli ammortizzatori sociali, non mette in atto un sostegno a consumi, famiglie e imprese, non ha uno straccio di idea di politica industriale e non redistribuisce risorse fiscali ai pensionati e lavoratori dipendenti”, secondo il dirigente sindacale “forza verso questa direzione”.
“Avremmo preferito l’adesione della Cgil ma era necessario, come hanno ritenuto tutti gli altri attori sociali, mettere un punto fermo nella lunghissima vicenda negoziale che oggi si è conclusa” ha risposto il ministro Sacconi.

Istat: aumentano gli stipendi ma 3 lavoratori su 10 senza contratto collettivo

 Un operaio Fincantieri

Le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate a settembre del 4,1% rispetto allo scorso anno e dello 0,1% rispetto ad agosto. Lo comunica l’Istat, sottolineando che il mese scorso l’inflazione è risultata in crescita del 3,8% su base annua. Alla fine di settembre i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore relativamente alla sola parte economica, riguardano il 70,5% degli occupati dipendenti cui corrisponde una quota del 67,7% del monte retributivo osservato. L’aumento delle retribuzioni registrato tra gennaio e settembre, in confronto al corrispondente periodo dell’anno precedente, è del 3,4%.
Nel dettaglio, settembre ha visto i salari crescere del 2,7% sia su base mensile che annua nell’agricoltura. Invariate rispetto ad agosto sono rimaste le retribuzioni di industria e servizi, che hanno segnato però un incremento tendenziale rispettivamente pari al 4% e al 3,4%. Fermi su base mensile anche gli stipendi di edilizia e Pubblica amministrazione, per aumenti su base annua rispettivamente del 5,5% e del 5,4%.
L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l’intera economia, proiettato per il 2008 in base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di settembre, registrerebbe un incremento del 3,4%.
A settembre, relativamente all’intera economia, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è del 29,5%, lievemente in crescita rispetto al mese precedente (27,5%), ma in forte calo rispetto a un anno prima (62,7%). I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto a settembre sono in media 10,2: erano 9,9 ad agosto 2008 e 13 un anno prima. L’attesa media distribuita sul totale dei dipendenti è di 3 mesi, a fronte di 2,7 ad agosto 2008 e 8,1 a settembre 2007.
Nel periodo compreso tra gennaio e luglio il numero di ore non lavorate per conflitti originati dal rapporto di lavoro è’ stato di 2,4 milioni (il 65,3% in piu’ rispetto allo stesso periodo nell’anno precedente). Il 76,4% è da imputare alla motivazione rinnovo del contratto di lavoro.

Precari d’Italia: dubbi sulle norme e numeri in aumento

Protesta dei lavoratori precari

Dubbi sulla costituzionalità. È quanto esprimono sulle cosiddette misure anti-precari, contenute nella manovra economica, anche dopo le modifiche apportate dal Senato, i tecnici della Camera.
La segnalazione viene dal Servizio studi della Camera, che invita in proposito ad una “attenta valutazione” alla luce dell’articolo 3 della Costituzione.
La questione riguarda la disposizione che prevede per i soli giudizi in corso l’indennità invece del reintegro, distinguendo quindi “la disciplina applicabile ai giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione e quella applicabile alle analoghe violazioni commesse in data anteriore o successiva all’entrata in vigore di tale legge e che non siano oggetto dei predetti giudizi”. L’articolo della Carta costituzionale indicato dai tecnici sottolinea che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Analizzando le modifiche apportate dal Senato all’articolo 21 del decreto sulla manovra, il servizio Studi di Montecitorio puntualizza: “Si osserva come sembri opportuna un’attenta valutazione della distinzione introdotta dalla norma in esame” per sanare le violazioni delle norme sui contratti a termine “alla luce del principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 della Costituzione”.
Il governo al momento non si scompone, e il portavoce di Forza Italia Daniele Capezzone conferma che, dopo le modifiche al Senato, non ci sono altri motivi di preoccupazione: “Proprio il criterio di ragionevolezza” spiega Capezzone “oltre che un’interpretazione saggia del principio di uguaglianza”, suggeriscono il “trattamento uguale di situazioni uguali, e il trattamento diverso di situazioni diverse”. Morale: è ragionevole distinguere tra una misura riguardante i giudizi e le controversie già in corso, e una misura riguardante altri futuri ed eventuali giudizi e controversie oggi non in corso. Sono due realtà distinte, a cui il legislatore può far corrispondere due discipline in parte differenziate. Senza dire che in tutto il mondo gli stessi lavoratori - conclude Capezzone - preferiscono una congrua indennità al reintegro, “inclusa la quasi totalità dei Paesi dell’Occidente avanzato governati dalle coalizioni di centrosinistra”.
E proprio nel confronto con il resto d’Europa, le imprese italiane vincono la sfida sull’impiego di lavoratori precari. Vero: secondo i dati dell’indagine Excelsior 2008 di Unioncamere e Ministero del lavoro, il numero di lavoratori con contratto a tempo è in costante aumento in Italia. Ma sempre a livelli inferiori rispetto a quanto accade in Ue. Da noi, la percentuale di occupati con contratto atipico si mantiene ancora al di sotto della media europea e ben lontana dai livelli della dinamica Spagna. Negli ultimi nove anni il peso dei contratti a tempo determinato sul totale delle assunzioni previste dalle imprese è aumentato di 12 punti percentuali, passando dal 30,8% del 2001 al 42,6% previsto per il 2008 (pari a 352 mila assunzioni, allo stesso livello del 2007). Nelle imprese, tuttavia - rileva l’indagine - aumentano anche i contratti ’stabili’, che quest’anno dovrebbero superare le 392 mila unità, pari al 47,4% delle 827.900 entrate stagionali.
Mentre rimane poco consistente il ricorso al nuovo apprendistato e al contratto di inserimento (rispettivamente 8,0% e 1,6%), e cala il ricorso al part-time (13,4%, a fronte del 15,0% del 2007), il contratto a tempo determinato, che le imprese usano soprattutto per far fronte a picchi di attività, sembra anche assumere sempre più il carattere di “contratto di prova”: lo confermano gli oltre 130 mila contratti a tempo determinato utilizzati proprio per “testare” nuovo personale. E considerato che per il 24% dei dipendenti a termine in forza presso le imprese nel 2007 si prevede una trasformazione in lavoratori a tempo indeterminato nel corso del 2008, la “flessibilità in entrata” sembra sempre più rappresentare una condizione “di passaggio”.
La tendenza evidenziata dall’indagine Excelsior è confermata anche dall’Istat, che, analizzando la situazione nelle grandi imprese, indica un aumento costante dei contratti a tempo determinato: dal 64,9% del totale del 2000 hanno raggiunto il 72,7% nel 2007 (il 55,4% a termine), con un peso maggiore nei servizi (75,7%) rispetto all’industria (65,4%). La realtà del precariato italiano è comunque più contenuta rispetto al resto d’Europa: l’Italia, infatti, con il suo 13,2% di occupati a tempo determinato sul totale alla fine del 2007, si mantiene al di sotto della media dei Ventisette (14,5%) e ben lontana dai livelli della Spagna, dove i contratti a scadenza rappresentano il 31,7% del totale.

Il VIDEO servizio:


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!