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Fiat, contratto firmato. E intanto a Torino arrivano sei aziende cinesi

Lavoratori Fiat in protesta (Credits: Fabio Ferrari/LaPresse)

Lavoratori Fiat manifestano a Torino (Credits: Fabio Ferrari/LaPresse)

Oggi la Torino industriale legata al mondo dell’auto ha vissuto una giornata davvero particolare per il contemporaneo svolgersi di due eventi molto significativi. Da una parte la firma del nuovo contratto Fiat, dall’altra l’arrivo di una delegazione di sei imprese automotive cinesi per una due giorni di incontri con aziende dell’indotto della componentistica auto. Continua

Richard Branson: una firma salva l’affare (e anche l’azienda)

Pensiero globale

In affari stringersi la mano è importante, in quanto la fiducia è alla base di tutte le relazioni. Tuttavia la stretta di mano segna solo l’inizio del processo di costruzione di un rapporto d’affari. Le condizioni commerciali, dalla congiuntura economica ai gusti dei consumatori, possono cambiare considerevolmente e in modo repentino le interpretazioni su come applicare un accordo. Inoltre, col tempo i ricordi sfumano e quando le parti che hanno stretto un patto cercano di ricordare i dettagli di un accordo verbale è un po’ come quando i bambini giocano al telefono senza fili: una frase sussurrata da un orecchio all’altro alla fine della fila è completamente cambiata.

Continua

La doppia estate di Marchionne: osannato in America, nel mirino in Italia

Sergio Marchionne

Sergio Marchionne

Non è un’estate semplice per l’ad Fiat Sergio Marchionne, chietino di nascita, canadese di adozione. Almeno in Italia. Nonostante un conterraneo illustre come il leader Cisl, Raffaele Bonanni, abbia dichiarato a Panorama: “Marchionne non fa ricatti, vuole certezze. E ha ragione. Per questo troveremo la soluzione a tutti i problemi, alla faccia di chi non ha capito che la musica è cambiata”. Di fatto le scelte del manager hanno attirato le critiche di molti, tra i sindacati (Fiom in testa), in Confidustria, nel Palazzo della politica, a destra come a sinistra. Continua

Brunetta sfida le statali: “Basta spesa in orario di lavoro”. E in pensione più tardi

Renato Brunetta

“Protestate pure, ma è così”. Parla dinanzi a una platea composta quasi esclusivamente da donne, in un convegno sulle pari opportunità. E ancora una volta il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta scatena proteste, fischi, critiche ma non si ferma: “Io” ripete “non voglio più che le donne scappino dall’ufficio per fare la spesa, per poi tornare a casa all’una e mezza e avere difficoltà a gestire la famiglia e tutto il resto”.
Parla chiaro, come suo solito, il ministro: “Il lavoro pubblico è stato usato per tanto tempo come un ammortizzatore sociale, soprattutto da parte delle donne che uscivano a fare la spesa in orario di lavoro”.
E a quel punto dalla platea si sono alzate forti le contestazioni da parte del pubblico femminile presente: “Ci sono tante donne nella scuola e nella pubblica amministrazione perché vinciamo i concorsi e siamo più brave degli uomini”. Pronta la replica del ministro: “Se si vincono tanti concorsi come mai sono così poche le donne ai vertici della carriera?”.
Domanda retorica, alla quale Secondo Brunetta la vera parita’ e l’innalzamento dell’eta’ pensionabile delle donne vanno di pari passo, perche’ “per la parita’ occorrono soldi”.
Brunetta ha osservato che e’ necessario “rompere l’equilibrio attuale, per cui le donne vanno in pensione prima degli uomini come compensazione della mancata carriera e dei carichi familiari”.

Ma le dichiarazioni di Brunetta hanno provocato la reazione del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna presente in sala, che non ha direttamente risposto al collega, ma rivolta alle donne in platea ha detto: “Non fatevi scoraggiare. Non cadiamo nelle facili provocazioni”. Per poi aggiungere, in contrasto con Brunetta che aveva parlato di “chiacchiere sulla parità”, che “i gap esistono, non sono chiacchiere, soprattutto nel mondo del lavoro”.
Poi però la Carfagna ha tenuto, con una nota, a smorzare i toni: “Nessuna polemica con il ministro Renato Brunetta. Siamo entrambi d’accordo sul fatto che esista un gap tra uomo e donna nel mondo del lavoro, ma che, allo stesso tempo, lo scopo dell’attività del nostro governo deve essere quello di eliminare sprechi e inefficienze nella pubblica amministrazione”. Ovviamente: “Chi va a fare la spesa durante l’orario di lavoro commette una truffa e va censurato” precisa la Carfagna “ciò non toglie che in Italia vi siano milioni di donne che lavorano seriamente, si distinguono per la loro professionalità, e che vadano aiutate a conciliare meglio i tempi di lavoro e di cura familiare”. “Per questa ragione” aggiunge “il mio ministero, insieme con quello del Welfare, sta per far approvare misure di conciliazione”.

Anche il tema delle pensioni al femminile torna di nuovo d’attualità. Entro l’estate la sentenza dell’Unione europea sull’aumento dell’età pensionabile per le statali “dovrà essere rispettata” ha aggiunto Brunetta sottolineando che “dopo si aprirà il dibattito sul resto del sistema”. Successivamente quindi potrebbe cominciare la discussione su una possibile armonizzazione del settore pubblico con quello privato, elevando anche in quest’ultimo l’età delle donne lavoratrici. Brunetta ha affermato comunque di non essere sicuro “di avere la maggioranza nel resto del governo e nel resto del paese”. Il ministro della Funzione Pubblica ha infine affermato che tra le ipotesi c’è quella di una convergenza tra età pensionabile degli uomini e delle donne da realizzare “nell’arco di un decennio”. La convinzione del ministro è che “tutti i risparmi che si ricaveranno da questa convergenza dovranno essere investiti a favore del ruolo della donna, all’interno del suo ciclo di vita nel mondo del lavoro, del welfare e della famiglia”.

Statali: sì al contratto per i ministeriali e insegnanti. La Cgil non firma

lavoratori della funzione pubblica

Via libera definitivo al contratto dei ministeri e della scuola, per il biennio economico 2008-2009. La stipula, dopo l’ok del governo e della Corte dei Conti, è avvenuta all’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubblica amministrazione.

I contratti, per entrambi i comparti, non sono stati sottoscritti dalla Cgil. Per quanto riguarda il contratto relativo al personale dei ministeri anche Rdb-Cub e Cse non hanno firmato. Lo sciopero indetto dalla Fp-Cgil per il 13 febbraio, insieme alla metalmeccanici della Fiom, è dunque confermato: “Questo” ha affermato Alfredo Garzi Garzi segretario nazionale della funzione pubblica della Cgil “non fa che rafforzare le ragioni dello sciopero. Il futuro dei servizi è messo in discussione dalle politiche dei tagli del governo. Scendiamo in piazza, unitamente alla Fiom, anche contro le scelte economiche del governo che non danno le garanzie che servono ai lavoratori per fronteggiare la crisi. Entrambe le categorie sono impegnate ad ottenere garanzie certe”.

La Flc-Cgil ha firmato invece una “Dichiarazione a verbale” nella quale spiega il perché del suo “no”. L’accordo” dice “non adegua gli stipendi all’inflazione reale, riduce il Fondo di istituto per le scuole, non rispetta nessuno degli impegni assunti con il contratto di lavoro precedente (personale precario, personale Ata transitato dagli enti locali ecc…) e lascia aperte tutte le sequenze contrattuali (personale estero, educazione degli adulti, compensi ore eccedenti l’insegnamento e aree a rischio)”.
La replica del ministro del Welfare Maurizio Sacconi non si fa attendere: “Mi sembrano le accuse di un partito politico di opposizione della sinistra radicale”, ha ribadito. “L’ultima volta che la Cgil e il partito comunista dissero che volevano una politica industriale era la fine degli anni ’70 quando avevano un’influenza” continua Sacconi. “Imposero una linea che voleva la sparizione del sistema moda, dell’arredo, di tutti quei settori che definivano allora maturi e che poi in realtà erano e sono ancora grande motivo di crescita dell’economia”.
E ancora: il fatto che oggi sia stato rinnovato il contratto del pubblico impiego ancora senza la Cgil, per Sacconi, “conferma un’antistorica posizione” del sindacato di Corso Italia “ancorata ad un vecchio approccio ideologico che si isola dalle altre organizzazioni sindacali e io credo anche da larga parte dei lavoratori”.

Il contratto della scuola (biennio economico 2008-2009) consente di mettere subito nella busta paga del personale 70 euro medi a dipendente (corrispondenti all’inflazione programmata dal Governo per il 2008 e 2009, cioé pari al 3,2%). In una nota allegata Aran e sindacati convengono sulla “necessità di rivedere, nel prossimo rinnovo contrattuale, l’attuale struttura della retribuzione allo scopo di semplificarne il contenuto anche in relazione ai diversi ambiti di intervento della contrattazione nazionale finalizzata alla definizione delle componenti fisse della retribuzione e della contrattazione integrativa volta a definire il salario accessorio per la valorizzazione della qualità della prestazione lavorativa”.
Il testo dell’accordo, che ha una forma sperimentale per i prossimi quattro anni, racchiude in 19 punti le nuove regole della contrattazione collettiva che sostituiscono l’accordo siglato nel 1993 dal governo presieduto allora da Carlo Azeglio Ciampi.
Le maggiori innovazioni prevedono che il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria avra’ durata triennale, tanto per la parte economica che normativa. Per quanto riguarda la dinamica degli effetti economici sugli aumenti salariali, si stabilisce di individuare un indicatore della crescita dei prezzi al consumo assumendo (in sostituzione del tasso di inflazione programmata) un nuovo indice previsionale costruito su base europea.
Con gli incrementi concordati, gli stipendi annui vanno dai 14.904 euro per un collaboratore scolastico neo assunto (diventano 19.423 con 35 anni di anzianità) ai 19.324 di un docente di scuola dell’infanzia o primaria (28.291 a fine carriera). Un insegnante di scuola media avrà una retribuzione che varia dai 20.973 ai 31.352 euro a seconda dell’anzianità mentre un professore di liceo troverà in busta paga dai 20.973 euro ai 32.912 euro in base agli anni di anzianità.

Alitalia: sì alle nozze con Air France. Malpensa resta strategica

Alitalia rinasce

Allacciare le cinture. La nuova Alitalia è pronta al decollo. E oggi ha definitivamente scelto il proprio partner e copilota straniero. Nessuna sorpresa, come speravano gli amministratori locali di Milano, sindaco Moratti su tutti. A fianco della Cai ci saranno i franco-olandesi di Air France - Klm. Il consiglio di amministrazione della società guidata da Roberto Colaninno e Rocco Sabelli lo ha messo oggi nero su bianco . Secondo le indiscrezioni del quotidiano francese Les Echos, il vettore franco-olandese avrebbe alzato l’offerta per il 25% della società da 250 a 323 milioni di euro per il valore aggiunto dall’assorbimento di Air One. Sembra tutto pronto, quindi, per il lancio della nuova compagnia.

L’accordo fra Alitalia e Air France-Klm prevede la sottoscrizione da parte del gruppo franco-olandese del 25% del capitale di Alitalia, a fronte di un investimento di 322 milioni di euro. Air France-Klm pagherà un “sovrapprezzo” superiore di 40 milioni di euro a quello versato dai soci italiani. L’assemblea dei soci di Alitalia si riunirà per approvare il nuovo statuto, che garantirà l’italianità della nostra compagnia di bandiera, la stabilità dell’investimento degli azionisti italiani, un modello di governance innovativo. Le azioni Alitalia - secondo l’Investment agreement - saranno divise in due categorie: le azioni ordinarie possedute dagli attuali soci italiani, che garantiscono pieni diritti, e le azioni di categoria B, riservate ad Air France-Klm.
Le azioni di categoria B saranno riscattabili da Alitalia (al fair value), nel caso di risoluzione degli accordi di partnership per responsabilità di AirFrance-Klm e nel caso di mancato raggiungimento dei livelli minimi di sinergia industriale e commerciale. Air France potrà esercitare il diritto di recesso, in caso di risoluzione degli accordi di collaborazione con il gruppo franco-olandese, per fatto imputabile a Alitalia. Ma se in questo caso Air France-Klm non eserciterà il diritto di recesso, Alitalia potrà esercitare un’opzione di acquisto sull’intera partecipazione del colosso d’Oltralpe.

Per Malpensa è previsto nei prossimi anni lo sviluppo delle rotte intercontinentali moltiplicandole dalle 3 attuali fino a 14. Lo scalo varesino è destinato ad essere l’hub di riferimento della mobilità globale dei clienti business che vivono e operano nella Pianura padana, mercato che nel complesso rappresenta il quarto a livello europeo e l’ottavo al mondo. Affinché si concretizzi questa scelta strategica voluta dai soci di Alitalia guidati da Colaninno, è necessaria la “razionalizzazione” del ruolo di Linate come city airport specializzato nella tratta Milano-Roma e il rispetto dei tempi previsti nella realizzazione delle infrastrutture di collegamento tra Milano e Malpensa che, secondo Colaninno, resta “una priorità strategica, a patto di razionalizzare i voli su Linate”.
Per la prima volta, Alitalia e Air France svilupperanno insieme una strategia multi-hub: Fiumicino e Malpensa entreranno a far parte di un sistema a rete policentrico, in cui saranno protagonisti con “pari dignita” rispetto a Parigi e Amsterdam, come scritto in un punti dell’accordo industriale fra i due vettori. L’intesa prevede l’ampliamento dell’offerta di voli nazionali, europei e intercontinentali da e per Roma e Milano, e il miglioramento della qualità e dell’efficienza del servizio. Le nuove sinergie tra Alitalia e Air France genereranno - a vantaggio della nostra compagnia di bandiera - un valore di 720 milioni nei prossimi tre anni, contro gli attuali 89 milioni di euro. Per raggiungere questi risultati Alitalia si è riservata il diritto di recesso nell’ipotesi in cui - entro il terzo anno - non sia stato realizzato almeno il 50% delle sinergie previste.

Dopo una settimana di trattative frenetiche che ha visto coinvolte anche le forze politiche (la Lega ha premuto fino all’ultimo per un’entrata in scena di Lufthansa), il premier Silvio Berlusconi aveva messo ieri la parola fine alla questione confermando l’ok all’ingresso del il gruppo franco-olandese. “Lufthansa non ha mai fatto proposte concrete, l’ingresso di Air France-Klm è molto vantaggioso per la nuova Alitalia”, aveva spiegato Berlusconi. Ma il “partito del Nord” non ha voluto rassegnarsi. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti aveva gettato oggi un estremo appello al cda di Alitalia: “So che c’è una proposta di Lufthansa. Mi auguro che il cda di Cai non sancisca una partnership con un partner internazionale senza esaminare un’altra proposta” aveva dichiarato Moratti. Ma, nonostante il pressing del sindaco di Milano, il Cda ha accettato l’offerta di Air France.
La stessa compagnia tedesca non si è ancora chiamata fuori. “In queste ore siamo ancora in contatto con i vertici di Cai, esattamente come lo eravamo la scorsa settimana” aveva dichiarato ad Affaritaliani.it, Claudia Lange, portavoce corporate della Lufthansa, poche ore prima del via libera ad Air France. “Il mercato italiano, come dimostra Lufthansa Italia operante da Milano, è per noi decisamente interessante e molto importante”. Contro la nuova Alitalia scende in campo anche il Pd. “La soluzione prospettata dal governo ci porta meno occupazione, meno voli interni, non un collegamento internazionale in più e prezzi più alti…”, dice il ministro ombra dell’Economia Pierluigi Bersani che, intervistato da Sky Tg24 si chiede: “Se le cose stanno così per cosa gli abbiamo spesi questi 3 miliardi? Siamo arrivati questo punto per una esigenza elettorale di Berlusconi…”.

Se tutto dovesse proseguire secondo gli accordi fino a questo momento stipulati, martedì 13 alle sei del mattino il volo Az205 in partenza da Londra Heathrow per Roma, dovrebbe dare inizio ai collegamenti. A mettere in dubbio ora e data di decollo dell’aviolinea nata dal matrimonio a tre tra Alitalia, Air One e Air France sono i lavoratori e i sindacati: sia gli autonomi del Sindacato dei lavoratori (SdL) sia le quattro organizzazioni di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl. È questo l’ultimo ostacolo all’inizio delle operazioni del nuovo vettore dopo l’approvazione dell’emendamento “salva Malpensa” che sembra aver risolto il problema dello scalo milanese e del suo sviluppo a prescindere dalle scelte della nuova aviolinea che ha definito come base per i voli internazionali lo scalo romano di Fiumicino. Ma certo le polemiche per l’esito finale della vicenda non sono finite.

Tra le dichiarazioni dei politici che parlano da una parte di “grande successo del governo” (Italo Bocchino, Pdl) e dall’altra di “debiti per gli italiani, affari per i francesi” (Marina Sereni, Pd), spunta un auspicio favorevole per il prossimo futuro, quello degli astrologi (consultati dall’Agi): “La neo-compagnia nasce sotto il segno del Capricorno” e vanta “una carta astrale tra le più fortunate. Il Sole, infatti, è nella prima casa e, astrologicamente parlando, è indice di una personalità forte e indipendente”. Mentre “Saturno in Vergine è il classico aspetto astrologico simbolo di un assoluto rispetto e di un’attenzione quasi maniacale per la puntualità”.

Il FORUM dei lettori: “Ma non era meglio 3 miliardi di euro fa?”
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Alitalia, sì di Air France all’accordo. Dal governo, un emendamento salva Malpensa

Aerei Alitalia e Air France

Conto alla rovescia per l’ingresso di Air France in Alitalia. Via libera all’accordo del cda del gruppo franco-olandese francese, che si è riunito oggi, alle 11 per circa due ore, dando il suo avallo all’accordo che dovrà essere approvato dal consiglio di amministrazione di Alitalia previsto per lunedi.
L’accordo di partnership tra Air France-Klm e Alitalia, dunque potrebbe essere ufficializzato già lunedì sera o più probabilmente martedì. L’intesa dovrebbe portare il gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta e Pierre-Henri Gourgeon a rilevare una quota intorno al 25% della Nuova Compagnia per un esborso complessivo di circa 310 milioni di euro. Cifra che comunque, secondo quanto si apprende da fonti vicine al dossier, non sarebbero ancora quelle definitive, ma che potrebbero subire lievi ritocchi. L’accordo, inoltre, prevederebbe un diritto di prelazione per Air France-Klm, ma anche per gli altri azionisti della Nuova Alitalia, sull’eventuale cessione di quote attualmente detenute dagli altri soci della Nuova compagnia dopo il periodo di “lock up”. Le quote, infatti, non potranno essere cedute dai soci prima di un periodo di 5 anni. Per quanto riguarda la governance, che fino all’ultimo è stato oggetto di discussioni, l’intesa prevederebbe un metodo “sofisticato”.

Intanto, però, la Lufthansa ha confermato che proseguono i colloqui con la nuova Alitalia per un possibile ingresso nel suo capitale: “Finora non abbiamo presentato alcuna offerta per Alitalia, ma questo non significa che non possiamo ancora farlo. La possibilità di presentare in futuro un’offerta per la compagnia aerea italiana c’è ancora. Non siamo fuori dalla competizione”. È quanto afferma Claudia Lange, portavoce corporate di Lufthansa. La compagnia tedesca ha confermato oggi che proseguono i colloqui con la nuova Alitalia per un possibile ingresso nel suo capitale. Nel giorno del consiglio di amministrazione di Air France la Lange ribadisce: “La nostra posizione non è cambiata da ieri. I colloqui continuano e riteniamo che il mercato italiano sia molto importante”. Ieri, un portavoce della società aveva confermato che la Lufthansa non ha mai presentato un’offerta, sottolineando però che questo “non significa che non faremo un’offerta in futuro”.

All’indomani del vertice di Palazzo Grazioli, è stato presentato alla Camera un emendamento ’salva-Malpensa’ al decreto anticrisi all’esame delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. Il testo ricalca una proposta già presentata dalla Lega e chiede al ministro delle Infrastrutture, di concerto con gli Esteri, di raggiungere in 30 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, “accordi bilaterali nel settore aereo al fine di ampliare il numero dei vettori ammessi a operare sulle rotte nazionali internazionali e intercontinentali”. “Siamo molto soddisfatti dell’emendamento perché è segno che la maggioranza inizia a recepire gli input usciti dall’incontro di ieri tra Bossi e il premier Berlusconi” dice il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli. “Si tratta di un emendamento che era stato presentato dapprima solo dalla Lega, a firma D’Amico - ha detto Calderoli - e che ora viene addirittura fatto proprio dal relatore. Dopo l’ok verbale dato ieri dal premier, questo è un ulteriore segnale molto positivo”.

Il VIDEO servizio:


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Giampiero Cantoni
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