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Decreto salva-Italia, tutti i cambiamenti alla manovra Monti

Il presidente del consiglio Mario Monti (Credits:ANSA/ GUIDO MONTANI)

Il presidente del consiglio Mario Monti (Credits:ANSA/ GUIDO MONTANI)

Sgravi sull’Imu per tutti, ma in compenso spunta una patrimoniale sulla casa all’estero e ritornano le pensioni di anzianità. Il decreto, dopo una lunga trattativa, arriverà domani in aula, con la speranza di chiudere la partita prima di Natale sia alla Camera sia in Senato. Continua

Burocrazia fiscale, la tassa in più delle partite Iva

Agenti della Guardia di Finanza - Ansa

Agenti della Guardia di Finanza - Ansa

Grande risalto è stato giustamente dato dai giornali ai dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze secondo cui un italiano su tre (il 27% a essere precisi) non paga un euro di Irpef. Continua

Mattone: i dati del 2009, aspettando la ripresa. A Venezia i metri quadri più cari

Venezia è la città più cara per il mercato immobiliare - Ansa

Venezia è la città più cara per il mercato immobiliare - Ansa

Venezia resta la città più cara d’Italia per gli immobili a uso abitativo: la media per il centro della Serenissima è di 9750 euro al metro quadro. Il prezzo da pagare per vivere nella magia di una città unica al mondo. E’ uno dei dati contenuti nel rapporto sul borsino immobiliare del 2009 diffuso da Confedilizia. Continua

La neve al Nord “brucia” 300 milioni

Neve a Milano in Piazza Castello. Ansa

Neve a Milano in Piazza Castello. Ansa

Treni con ritardi biblici, aerei che non partono, autostrade a passo d’uomo. Le abbondanti nevicate che hanno colpito il Nord Italia nell’ultima settimana hanno creato un bel paesaggio natalizio. Ma non hanno fatto un bel regalo all’economia delle regioni settentrionali, in particolare al commercio. Continua

Scuola, quanto mi costi. 332 euro la spesa mensile per le famiglie

classi ponte

Prendete una famiglia con due bimbi, uno al nido, e l’altro alla materna o alle elementari. E chiedetevi: quanto spende per mandare i figli a scuola, refezione compresa? Risposta: 332 euro al mese (3.320 annui) tenendo presente una presenza di 20 giorni al mese per 10 mesi l’anno. Cioè: il 10,7%, mediamente, del budget familiare netto.

I conti li ha fatti uno studio della Uil che ha preso in esame 104 città capoluogo e una famiglia-tipo composta da due lavoratori dipendenti con due figli a carico, uno minore di tre anni che va all’asilo nido e l’altro che frequenta materna o elementare e pranza a scuola; il reddito familiare netto è di 30.900 euro netti l’anno e la dichiarazione Isee (indicatore della situazione economica equivalente), considerando una casa di proprietà, corrisponde a 17.812 euro annui.

In particolare, per la frequenza dei nidi comunali, si spendono in media, ogni mese, 262,66 euro, che equivalgono all’8,5% del budget familiare, con un incremento medio dell’1,5% rispetto all’anno scolastico precedente. Per la mensa, invece, la spesa media mensile è di 70 euro equivalenti al 2,3% del reddito familiare.
La retta per l’asilo nido è riferita sia alla frequenza a tempo pieno, circa 9 ore, che al tempo “normale”, tipico delle città del Sud, in cui il servizio viene erogato con orari ridotti, al massimo fino alle ore 15.00.

Ovviamente, i costi variano sensibilmente tra città e città. Infatti, in una sorta di virtuale classifica, al primo posto troviamo Belluno con 565,40 euro mensili (486,40 euro per gli asili nido e 79 euro per la refezione scolastica) che corrispondono al 18,3% del budget familiare; segue Cuneo con 525,30 euro mensili (445,30 e 80) che corrispondono al 17% del budget; Mantova con 510,28 euro mensili (416,08 e 94,20 euro) pari al 16,5% del bilancio; Bergamo con 505,96 euro mensili (400,36 e 105,60 euro), 16,4% del budget; Pavia con 496,00 euro mensili (396,00 e 100,00 euro) e il 16,1% del budget familiare.

Più “fortunate” le famiglie di Vibo Valentia, dove i genitori per mandare i propri figli a scuola spendono 123,00 euro mensili (93,00 euro per gli asili nido e 30,00 euro per la refezione scolastica) che corrispondono al 4% del budget familiare; segue Ragusa con 140,10 euro mensili (112,10 e 28 euro), 4,5% del budget; Reggio Calabria con 147,94 euro mensili (107,94 e 40 euro), 4% del budget; Catanzaro con 148,46 euro mensili (108,46 e 40 euro), 4,8% del budget familiare; Trapani con 149,85 euro mensili (111,45 e 38,40 euro) che corrispondono al 4,8% del budget familiare. Costi che, naturalmente, possono lievitare se si dovesse usufruire dell’ulteriore servizio di scuolabus.

Il VIDEO servizio:

Italiani sempre più indebitati: oltre 15mila euro per famiglia

Carrelli della spesa

In cinque anni, cioè dall’adozione della moneta unica alla fine del 2007, le famiglie italiane si sono indebitate in modo crescente, tanto da raddoppiare quasi la loro esposizione nei confronti degli istituti di credito. Tra mutui per comprare casa, finanziamenti per ristrutturarla, prestiti per investire, ma anche per credito al consumo e per affrontare il peggioramento della situazione economica di molte famiglie, soprattutto del Sud, l’indebitamento degli italiani è salito, tra il 2002 e il 2007, del 93,28%.
Secondo uno studio della Cgia di Mestre l’indebitamento medio delle famiglie italiane ha toccato nel dicembre del 2007 i 15.765 euro, con la provincia di Roma in testa, con una media di 21.949,94 euro. Seguono le famiglie milanesi (21.321,68 euro), quelle della provincia di Lodi (20.593,26 euro), quelle di Reggio Emilia (20.138,44 euro) e le riminesi (con 20.060,99 euro). In cinque anni, il record della crescita del debito è invece di Napoli, con un aumento del 116,36%, che non si discosta molto da quello di Reggio Emilia e Piacenza (116,1%). In ogni caso sono moltissime le province che hanno in sostanza raddoppiato il loro indebitamento: in 20 hanno avuto una crescita superiore alla media e le poche province che si situano in coda alla classifica vedono comunque una crescita del 50% circa, con un minimo al 42,45%.
“Le città più indebitate” rileva Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre “sono quelle che registrano anche i livelli di reddito più elevati. Non è da escludere che tra questi ‘indebitatì vi siano anche delle famiglie appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, appare evidente che la forte esposizione in queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Altra cosa è quando analizziamo la variazione di crescita registrata negli ultimi anni. Nei primi posti abbiamo molte città del Sud. Ciò sta a significare che questo aumento è probabilmente legato al perdurare della crisi economica che ha indotto molte famiglie a ricorrere a prestiti bancari per affrontare questa difficile situazione”.
Secondo l’analisi della Cgia in coda alla classifica dell’ammontare del debito da onorare nei confronti degli istituti di credito o degli istituti finanziari a fine 2007 sono le famiglie del Sud. Quelle residenti nella provincia di Isernia sono indebitate per 7.119,83 euro, a Reggio Calabria per 7.099,05 euro, a Benevento per 6.951,66 euro e, infine, a Vibo Valentia per 6.769,92 euro.
Ecco di seguito una tabella con l’ammontare medio dell’indebitamento 2007 delle prime dieci province e quella con le prime dieci variazioni percentuali tra il 2002 e il 2007.

Il VIDEO servizio:

Coldiretti: sulle tavole più prodotti locali e a “chilometro zero”

Coldiretti, ok al cibo a km zero nelle mense del Veneto

Aumento dei prezzi alla produzione, inflazione che galoppa, costi di trasporto che volano, a causa dei record fatti segnare dalla benzina. Tanto basta perché cresca il consumo di prodotti locali e di stagione che due italiani su tre dichiarano di acquistare con regolarità.

E dal Veneto alla Calabria le amministrazioni regionali si attivano con l’approvazione di leggi a favore dei cibi a “chilometri zero”, promosse con la raccolta di firme dalla Coldiretti, che sanciscono la preferenza per i prodotti locali in mense, ristoranti e grande distribuzione per combattere i rincari dovuti all’aumento del costo dei trasporti e l’impatto sul clima provocato con l’emissione di gas serra dei mezzi di trasporto. In Italia, dove l’86 per cento delle merci viaggia su strada, secondo lo studio Coldiretti-Swg “L’opinione degli italiani sull’alimentazione”, con il risparmio i cittadini riscoprono il legame con il proprio territorio e si rifugiano negli alimenti prodotti nella zona in cui vivono, tanto che due su tre li consumano con regolarità.

“Mangiare prodotti locali a ‘chilometri zero’ significa infatti anche risparmiare e combattere l’inflazione con cibi locali e di stagione che non subiscono troppe intermediazioni e non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere sulle tavole”, dice una nota della Coldiretti. Un pasto medio percorre più di 1.900 km per camion, nave e/o aeroplano prima di arrivare sulla tavola: privilegiando l’acquisto di prodotti locali e di stagione, oltre a risparmiare, si salva l’ambiente dall’inquinamento dovuto all’emissione di gas serra responsabile dei cambiamenti climatici. Secondo una analisi della Coldiretti, il vino dall’Australia per giungere sulle tavole italiane percorre oltre 16mila chilometri con un consumo di 9,4 chili di petrolio e l’emissione di 29,3 chili di anidride carbonica, mentre le prugne dal Cile devono volare per dodicimila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio, e la carne argentina viaggia per undicimila bruciando 6,7 chili di petrolio ed emettendo 20,8 chili di anidride carbonica per il trasporto con mezzi aerei.
Il consiglio regionale del Veneto ha da poco approvato una legge (”Norme per orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli di origine regionale“) che riguarda la ristorazione pubblica, quella delle mense degli ospedali e delle scuole, ma anche ristoranti, supermercati, mercati di piazza. In sintesi, si dispone che i gestori della ristorazione collettiva affidata da pubbliche amministrazioni si attengano scrupolosamente alla regola che i prodotti impiegati per la preparazione dei cibi siano di provenienza regionale almeno per il 50 per cento. Si stabilisce inoltre che i Comuni destinino ai banchi degli agricoltori il 20 per cento dei banchi per la vendita di prodotti regionali e si promuove inoltre il prodotto veneto anche in ristoranti alberghi e negozi: agli esercizi che si riforniranno almeno per il 30 per cento di prodotti veneti la Regione assegnerà una sorta di contrassegno doc. Dovranno parlare veneto anche i supermercati che, a partire dal 2009, disporranno di aree destinate esclusivamente alla vendita di prodotti regionali. Il progetto autarchico è passato non senza una articolata discussione volta a sistemare alcuni punti del testo sul quale restano molti dubbi riguardanti la conformità con le disposizioni europee. Per la maggioranza che governa il Veneto, si tratta di un passo importante che precede il federalismo.

La campagna della Coldiretti ha avuto terreno fertile anche in Calabria, dove esiste una legge molto simile a quella promossa in Veneto, e trova conferma nelle scelte commerciali di una grande catena della distribuzione americana. La notizia, infatti è di questi giorni: nei 3800 punti vendita Wal-Mart di Los Angeles sopra il bancone dell’ortofrutta è stato messo un cartello “prodotto locale”. Si fa strada quindi nella nazione che ha generato i supermercati smisurati e i fast food, la chiara volontà di avere negozi che indicano la provenienza della merce locale coltivata dai produttori della zona. “Si assiste ad una lenta, ma ormai decisiva rivoluzione del buon cibo che ha trovato anche negli Stati Uniti terreno fertile” commenta Pietro Molinaro presidente della Coldiretti Calabria. “Dobbiamo avere consapevolezza delle potenzialità immense che abbiamo nella nostra regione, creando un gioco di squadra tra imprese ed istituzioni e costruendo una regione di eccellenza agroalimentare e di turismo di qualità che valorizzi le risorse locali”.


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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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