
Arianna Huffington titolare di Huffington Post (Credits: AP Photo/Virginia Mayo)
Dagli Stati Uniti è partito un dibattitto sul perché non debba essere considerato né fuori moda né controproducente continuare a credere nelle virtù del modello capitalista. Sulle pagine dell’Huffington Post John Friedman spiega che, dal suo punto di vista, “l’opportunità di generare autonomamente ricchezza rappresenta una fonte di energia fondamentale per migliorare noi stessi, la società e l’ambiente in cui viviamo”. Continua

Gioielli in vendita al bazar di Istanbul (Credits: Wilfried Kecichwost/LaPresse)

Anche il destino dell’economia turca potrebbe essere legato a doppio filo con il pericolo recessione. Oggi la situazione è molto buona. Eppure gli investitori restano scettici, e temono che questa economia sia ormai troppo surriscaldata. Continua

Il ministro del Welfare Elsa Fornero e il premier Mario Monti
di Oscar Giannino
Uno dei più rilevanti effetti del governo d’emergenza è quello che mi ha provocato una vera eccitazione, qualche giorno fa, martedì 6 dicembre. Leggere in prima pagina i due editoriali di punta sulla manovra affidati ad Alberto Bisin e Alessandro De Nicola, due cari amici liberali. Il primo in cattedra alla New York University, il secondo alla Bocconi e presidente della Adam Smith Society. Continua

Il presidente cinese Hu Jintao e Pascal Lamy (Credits: AP Photo/Liu Jin, Pool)

“A dieci anni di distanza dall’ingresso della Repubblica popolare nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, la comunità internazionale si è finalmente resa conto che aprendoci al commercio internazionale non solo abbiamo aiutato 1,3 miliardi di cinesi a raggiungere uno status di relativo benessere, visto che anche tanti indigenti sono ora meno poveri, ma siamo anche riusciti ad aiutare le popolazioni di tanti altri paesi. Ecco perché il resto del mondo dovrebbe convincersi che lo sviluppo della Cina continuerà ad essere pacifico, aperto, orientato verso al cooperazione e il reciproco vantaggio”. Continua

(Credits: AP Photo/Rajanish Kakade)
Il recente indebolimento della rupia potrebbe far piombare l’India nella più grave crisi finanziaria degli ultimi decenni. Questo perché, a differenza di quello che succede nelle principali economie asiatiche, il subcontinente soffre in maniera sistematica di deficit fiscale e di partite correnti, una situazione che impone a New Delhi di andare a caccia di valuta straniera per rimanere a galla. E, naturalmente, ogni volta che la divisa nazionale si indebolisce la disponibilità di capitali in entrata si riduce.
Il governo è poi particolarmente preoccupato dal fatto che l’emergenza rupia debba oggi essere affrontata insieme a tante altre: rallentamento della crescita, inflazione alle stelle (oscilla da tempo tra il 9 e il 10%), e una paralisi politica e istituzionale che non perette all’esecutivo di reagire in maniera adeguata. Continua

(Credits: LaPresse)
Tutti i brasiliani si sono ormai convinti che i Mondiali del 2014 che avranno l’onore di ospitare non rappresenteranno soltanto una competizione in cui la compagine carioca cercherà di aggiudicarsi il suo ennesimo titolo mondiale. Per tanti questa grande manifestazione sportiva lascerà in eredità al gigante latino anche nuovi elementi utili per potenziare la crescita economica. Soprattutto ora che il prodotto interno lordo ha avuto una “crescita zero” nel terzo trimestre del 2011, come comunicato dall’Istituto di statistica brasiliano. Continua

(Credits: AP Photo/Eugene Hoshiko)
Per la seconda volta in dodici mesi, Asian Development Bank (ADB) è costretta a rivedere al ribasso le prospettive di crescita delle principali economie asiatiche. La causa principale del nuovo rallentamento è naturalmente l’instabilità finanziaria che continua a creare problemi sia in Europa che negli Stati Uniti. Una crisi che, in Oriente, ha fatto crollare esportazioni e investimenti. Continua