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Tre strategie per superare la crisi greca

Un manifestante contro il governo greco ad Atene

Un manifestante contro il governo greco ad Atene

Il 19 maggio sarà un giorno cruciale per l’Europa: la Grecia sarà infatti chiamata a sborsare 8 miliardi di Euro per ripagare gli azionisti che hanno investito in Titoli di Stato ellenici. Ma Atene riuscirà a far fronte a un impegno tanto oneroso? Difficile rispondere. Quel che è certo è che anche se Europa e Fondo Monetario Internazionale (FMI) troveranno un accordo sul pacchetto di salvataggio per la Grecia, rispettare le scadenze sarà comunque difficile. Continua

Tensione Grecia-Germania sul debito: “Volete i soldi? Vendete le isole”

Grecia: vista su Atene (Credits: lo.tangelini, Flickr)

Grecia: vista su Atene (Credits: lo.tangelini, Flickr)

L’Unione non si spezza. Ma la situazione della Grecia obbliga la Bce a rivedere la sua “exit strategy” dalla crisi e a tenere ancora molto basso il costo del denaro. E di certo non aiutano la causa dell’Euro le polemiche che contrappongono in questi giorni i “soci di maggioranza” della moneta unica, ovvero i tedeschi, e i greci.

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Rischio Spagna per l’economia Euro: come la spiegano a Madrid

Il premier spagnolo José Luis Zapatero (AP Photo/Charles Dharapak, Pool)

Il premier spagnolo José Luis Zapatero (AP Photo/Charles Dharapak, Pool)

Se Atene, Lisbona e Madrid soffrono, Milano non è che possa stare tranquilla. Si parla di Borsa, ovviamente, per l’incertezza che ha trascinato al ribasso i titoli spagnoli, greci e portoghesi. Continua

In Europa persi due milioni di posti di lavoro. Retribuzioni, aumento ai minimi

Operai al lavoro

Quasi due milioni di impieghi in meno. Nel primo trimestre del 2009 nell’Ue sono stati persi 1.916.000 posti di lavoro, di cui 1.220.000 nella zona euro.
Lo comunica l’Eurostat (qui il documento in .pdf). In termini percentuali, l’occupazione ha subito un calo dello 0,8% sia nell’area euro che nell’Ue-27, il doppio rispetto all’ultimo trimestre del 2008. Calo dello 0,8% anche in Italia, mentre, tra i principali Paesi di Eurolandia, si registra un -6,4% in Spagna, un -0,7% in Francia e un +0,1% in Germania. Secondo quanto rileva l’Eurostat, sia nella zona euro che nell’Ue a 27 l’occupazione è calata dell’1,2% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno. Il crollo più significativo si è registrato in Lettonia, dove l’occupazione è precipitata dell’8,2%, e in Estonia, scesa del 7,2%. L’Eurostat stima che nel primo trimestre del 2009, nell’Ue a 27, erano 223.8 milioni gli uomini e le donne con un lavoro, di cui 146.2 milioni nell’area euro.

Buste paga congelate
Le retribuzioni di fatto sono cresciute nel primo trimestre 2009 dello 0,1% sul trimestre precedente e dello 0,6% sul primo trimestre 2008. Lo comunica l’Istat spiegando, che è il dato più basso dal 2000, anno di inizio della ricostruzione delle nuove serie storiche. L’Istat ricorda che l’indicatore sulle retribuzioni di fatto si riferisce a unità di lavoro equivalenti a tempo pieno al netto della Cassa integrazione. Nel primo trimestre il tasso di inflazione era stato pari all’1,5%. L’Istat sottolinea che nel primo trimestre 2009 gli oneri sociali per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno sono cresciuti dello 0,3% rispetto allo stesso trimestre del 2008, ma sono diminuiti dell’0,1% rispetto al trimestre precedente. Il costo del lavoro per Ula è cresciuto dello 0,1% rispetto all’ultimo trimestre del 2008 mentre è aumentato dello 0,6% rispetto al primo trimestre 2008. Le retribuzioni sono cresciute dell’1,2 tendenziale nell’industria mentre nei servizi sono aumentate appena dello 0,1%. Il dato dell’industria risente nel complesso del buon andamento delle retribuzioni nelle costruzioni (+2,8% nel primo trimestre 2009 sullo stesso periodo del 2008), mentre nei servizi hanno subito un calo le retribuzioni di fatto nel settore finanziario e assicurativo con un -8,5% dovuto al confronto con il livello particolarmente elevato del primo trimestre 2008 (periodo nel quale sono stati erogati arretrati e una tantum per il rinnovo del contratto).

Debito
Il debito pubblico italiano tocca un nuovo record. Ad aprile sale in valore assoluto a 1.750,4 miliardi. È quanto emerge dai dati riportati nel supplemento finanza pubblica al bollettino statistico della Banca d’Italia.

La casta, la pasta e Facebook: ecco il termometro dell’Italia, ora per ora

Le cifre scorrono veloci sul contatore. Tante cifre, seguite dalla parola euro. Come il debito pubblico italiano: 1,7 miliardi di euro. Oppure i soldi sottratti alle maglie dell’Agenzia delle Entrate: quest’anno ammontano a 113.733 milioni di euro. Sono dati tratti dal sito Italiaora.org: un Belpaese raccontato in diretta con i numeri che, talvolta, dicono più di tanti discorsi. Soprattutto se guardiamo l’area “costi della politica”, sensibilissima in un periodo di crisi economica. La Camera dei Deputati? Da gennaio pesa sulle spalle dei cittadini 400 milioni di euro. Per non parlare degli aerei usati dai politici: la spesa complessiva per i biglietti è di 32 milioni di euro.
Ma Italiaora.org non è destinato a necessariamente a intossicare il fegato del contribuente che lotta con le bollette a fine mese. Alcuni dati fanno riflettere: confermando i luoghi comuni più triti, gli italiani oggi hanno mangiato mille tonnellate di pasta e in un giorno inviano 32 milioni di messaggini, incollati ai cellulari. Su Facebook sono ormai 11 milioni, una popolazione che cresce rapidamente. E in una qualsiasi giornata Ibrahimovic, l’attaccante dell’Inter che ha appena vinto lo scudetto, porta a casa 14mila euro.

Qual è la formula “matemagica” per calcolare i dati? Il sito utilizza un sofisticato algoritmo per le previsioni dei dati in tempo reale. Se da un lato non è detto che le stime abbiano un riscontro nella realtà, dall’altro Italiaora.org mostra, comunque, una sorta di specchio del Paese. Il sito italiano fa parte di un progetto globale legato a Worldometers, un termometro del globo che misura la crescita della popolazione, la salute dell’ambiente, i consumi energetici, gli scambi di informazione su internet. Le cifre scorrono implacabili: oggi sono state fumate 6,7 miliardi di sigarette e inviate 86 miliardi di email in pianeta abitato da 6,7 miliardi di persone.

I conti della crisi. Per l’Fmi: “Costerà 4 mila miliardi di dollari”

fmi

Nuovamente in rialzo il costo della crisi finanziaria. E la stima viene dal Fondo Monetario Internazionale: le svalutazioni, entro il 2010, afferma nel Global Financial Stability Report: “potrebbero raggiungere i 4.000 miliardi di dollari, di cui due terzi facenti capo alle banche”. A tanto cioè arriverà a costare la crisi finanziaria global alle sole economie avanzate.

Il collasso del settore creditizio (credit crunch) sarà “profondo e di lunga durata”, la crisi si è estesa a famiglie e imprese e anche se a livello mondiale sono state lanciate contromisure “che non hanno precedenti”, l’istituzione avverte che “la stabilizzazione del sistema finanziario richiederà ulteriori azioni politiche”. Con questo rapporto ogni anno l’Fmi passa in rassegna la situazione e tutte le criticità del sistema finanziario globale.

L’aspetto più atteso era proprio quello sulle svalutazioni, oggetto di anticipazioni di stampa che ora trovato riscontro nei dati effettivamente pubblicati. Sono contenuti nel primo capitolo e l’ammontare totale delle svalutazioni stimate sale a quasi 4.100 miliardi di dollari; se la maggior parte di queste svalutazioni ricadono su titoli originati negli Stati Uniti, l’epicentro della crisi, ora l’Fmi stima che ben 1.193 miliardi riguardino titoli Europei.

Per dare un’idea della velocità e dell’ampiezza con cui si sono aggravate queste stime, basta guardare alla componente sugli asset statunitensi. Oggi l’Fmi stima svalutazioni per 2.712 miliardi di dollari su un ammontare totale di titoli da 26.554 miliardi. Solo lo scorso gennaio, in un aggiornamento delle sue previsioni, indicava invece svalutazioni per 2.200 miliardi, e nell’ottobre precedente 1.400 miliardi.

“In base alle nostre stime” scrivono i tecnici dell’Fmi “a riflesso delle perduranti pressioni nei mercati del credito le istituzioni finanziarie globali e altri detentori (di questi titoli) potrebbero fronteggiare svalutazioni più ampie”.
Le svalutazioni previste per l’Europa riguardano un ammontare totale di titoli indicato a 23.807 miliardi di dollari, mentre altri 131 miliardi di svalutazioni sono su titoli originati in Giappone il cui ammontare totale è di 6.569 miliardi. E sono proprio i nuovi dati su Europa e Giappone a far salire drammaticamente la previsione totale, perché in precedenza l’Fmi non indicava svalutazioni su titoli originati da queste due aree economiche. L’ammontare totale dei titoli oggetto di revisioni peggiorative è pari a 57.719 miliardi di dollari e la cifra esatta delle svalutazioni previste è di 4.054 miliardi.

A causa della crisi finanziaria, il debito pubblico italiano salirà nel 2010 al 121% con un incremento di 15 punti percentuali dal 106% del 2008. Il Fondo Monetario Internazionale precisa che i costi per la stabilizzazione finanziaria sono risultati pari allo 0,9% del pil. I dati sul debito sono tratti dal World Economic Outlook dell’aprile 2008, mentre le stime sui costi provengono dal dipartimento degli Affari fiscali del Fmi. Il deterioramento dei conti pubblici non è comunque un fenomeno limitato: in Germania il debito 2010 si attesterà all’87% con un aumento di 19 punti percentuali. In Giappone l’incremento sarà di 30 punti percentuali al 227%, mentre negli Usa il balzo sarà di 27 punti al 98%. In Francia, l’aumento sarà di 13 punti percentuali all’80%.

Tre le “priorità” identificate dal Fondo: assicurare che il sistema bancario abbia accesso alla liquidità necessaria, identificare e risolvere la questione degli asset tossici, ricapitalizzare le banche indebolite ma ancora vitali e decidere rapidamente cosa fare di quelle ormai allo stremo. Con l’avvertenza che, “data la natura globale della crisi”, gli effetti delle politiche nazionali potranno avere pieno successo “soltanto se realizzate in modo coordinato tra tutti i Paesi coinvolti”.
Soprattutto nel Vecchio Continente. L’Europa dell’Est, già duramente colpita dalla crisi, rischia infatti di contagiare tutta la “vecchia” Europa: le forti interconnessioni finanziarie esistenti fra le due aree aumentano il pericolo di un “un ciclo vizioso avverso» all’interno di tutta l’Europa spiega ancora l’Fmi, secondo il quale “i collegamenti” fra Est e Ovest “creano un ciclo di azioni e reazioni che potrebbero esacerbare la crisi”. La maggior parte delle economie emergenti europee, conclude l’Fmi, sono infatti dipendenti dalle banche del Vecchio Continente occidentale che, di fatto, possiedono molti degli istituti di credito dell’Europa dell’Est.

Usa, deficit da record. Ma per Obama ci sono “segnali di speranza”

wall-street
Il debito pubblico Usa alla fine della crisi sara` un gigante con cui fare i conti. Ma per l’economia degli Stati Uniti il gioco vale la candela, almeno secondo la squadra del presidente Obama. Il deficit di bilancio degli Stati Uniti ha toccato la cifra record di 956,8 miliardi di dollari nella prima meta` dell’anno fiscale 2009. Lo ha comunicato il dipartimento del Tesoro Usa. Il dato supera di oltre tre volte quello dell’anno precedente, a causa degli ingenti piani anticrisi varati dall’amministrazione Obama. Nel mese di marzo il deficit e` arrivato a quota 192,27 miliardi di dollari, quasi quattro volte l’analogo mese del precedente anno fiscale. Nel bilancio di marzo si contano infatti i 10,6 miliardi di dollari spesi in sussidi di disoccupazione e 46 miliardi di iniezione di liquidita` per Fannie Mae e Freddie Mac, i due colossi dei mutui travolti dalla crisi e finiti sotto il controllo statale. E in questo contesto Obama oggi si e` guadagnato le critiche di alcuni esponenti democratici per aver chiesto altri 83 miliardi per Iraq e Afghanistan, promettendo pero` che “sara` l’ultima volta”.
Ma secondo l’inquilino della Casa Bianca e la sua squadra economica, composta dal segretario al Tesoro Timothy Geithner, il presidente della Fed Ben Bernanke e il top advisor Lawrence Summers, ci sono motivi per azzardare un po’ di ottimismo. ”Iniziamo a vedere dei progressi: quello che iniziamo a intravedere sono barlumi di speranza” su diversi fronti, ha detto Obama, che si e’ detto ”assolutamente convinto che riusciremo a rimettere l’economia in carreggiata”. Fra i segnali positivi considerati l’inversione di tendenza delle domande di rifinanziamento dei mutui e dei prestiti alle piccole e medie imprese. Proprio nelle ultime ore il presidente statunitense ha invitato gli americani ad approfittare dei minimi storici dei tassi per rinegoziare i propri finanziamenti.
Nonostante i segnali positivi pero` la situazione resta difficile e lo stesso Obama invita alla prudenza: ”Dobbiamo esserlo nelle nostre previsioni, perche` le cose non cambiano solo perche` e` Pasqua. L’economia resta ancora sotto una terribile pressione”. “Al momento” ha aggiunto, “constatiamo l’esistenza di molte difficolta` e la perdita di molti posti di lavoro. Abbiamo molto lavoro da fare e nel corso delle prossime settimane ci saranno nuove iniziative dell’amministrazione” a sostegno dell’economia. Secondo il Blue Chip Economic Indicator, un sondaggio condotto fra economisti, l’economia americana emergera` dalla recessione nella seconda parte dell’anno grazie alla ripresa dei consumi e del mercato immobiliare, ma la disoccupazione continuera` ad aumentare fino al 2010, raggiungendo il picco proprio nel secondo semestre 2009 quando potrebbe raggiungere il 9,8%.


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rossi-spalla Viviana Da Busti
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