Leggi tutte le notizie su:


Detroit

Marchionne vince con i sindacati anche a Detroit

Sergio Marchionne (Credits: Detroit Free Press/ZUMAPRESS.com)

Sergio Marchionne (Credits: Detroit Free Press/ZUMAPRESS.com)

Sergio Marchionne ci riesce anche in America. Il gruppo Chrysler e la Uaw, United Auto Workers, il sindacato americano che rappresenta i lavoratori del settore meccanico e automobilistico, hanno raggiunto un accordo preliminare per il nuovo contratto nazionale di lavoro della casa di Detroit, che interessa circa 26.000 dipendenti. Continua

Detroit si rimette in moto. Con uomini nuovi alla guida

(Credits: LaPresse)

(Credits: LaPresse)

Sembra volgere al sereno il clima dell’industria automobilistica americana e la città di Detroit, violentemente travolta dalla crisi, potrebbe sperimentare una rinascita. L’atmosfera della metropoli è cambiata da quando i posti di lavoro stanno riprendendo a crescere, grazie a una ripresa delle vendite. È della settimana scorsa la notizia che, pur in una fase di depressione dei consumi nazionali, in America si comprano più automobili. È vero che sono in molti a scegliere vetture non americane, che ormai detengono saldamente una quota di maggioranza del mercato, ma le tre grandi dell’auto statunitensi (Ford, General Motors e Chrysler) hanno ricevuto un’autentica iniezione di fiducia nelle ultime settimane. Continua

Governo - Fiat, balletto sugli incentivi. Marchionne li vuole davvero?

Operai Fiat di Pomigliano D'Arco portano la statua di un santo in processione - Ansa/Ciro Fusco

Operai Fiat di Pomigliano D'Arco portano la statua di un santo in processione - Ansa/Ciro Fusco

Non poteva non fare rumore la lunga intervista concessa da Sergio Marchionne al direttore del quotidiano più amico, La Stampa. Sotto attacco da più parti per un suo presunto disimpegno dall’Italia e per la chiusura di Termini Imerese, l’AD di Fiat ha reagito alle parole di ieri di Claudio Scajola (”Valutiamo uno stop agli incentivi. Non si può andare avanti in maniera disarmonica con l’Europa”), con un atteggiamento spiazzante. Continua

Il “nuovo” Marchionne è targato Detroit

Sergio Marchionne con la Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi - EPA

Sergio Marchionne con la Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi - EPA

Dolce con gli Usa, aspro con l’Europa. L’italo-canadese Sergio Marchionne è sempre più “un americano in America”: Continua

Fiat, primo trimestre in rosso. Marchionne: “Nessun ostacolo al sì a Chrysler”

Sergio Marchionne

Per il matrimonio tra Fiat e Chrysler è ormai solo questioni di giorni, salvo sorprese
dell’ultima ora. La conferma, dopo i rumors e le indiscrezioni girate negli ultimi giorni, arriva proprio dall‘amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne.
“Non vedo ostacoli al raggiungimento di un’intesa, non vedo perchè non debba realizzarsi l’alleanza con Chrysler, che sarebbe positiva per Fiat così come per la casa americana. Sono totalmente focalizzato per portare a termine questa operazione”. E non a caso domani Marchionne si recherà per l’ennesima volta negli Stati Uniti, in vista della scadenza dell’ultimatum del 30 aprile posto dal presidente Barack Obama per la definizione dell’intesa. “I colloqui continuano, stiamo facendo progressi” aggiunge Marchionne, ribadendo che, nell’eventualità in cui si trovasse un accordo, non ci sarà un contributo finanziario di Fiat a Chrysler.
“È meglio chiarire questo punto” ha infatti ribadito l’ad del Lingotto, “non siamo un partner che assicura supporto finanziario alla Chrysler. Se il deal andrà in porto, si tratta di un alleanza industriale, tecnologica e sulla distribuzione dei prodotti”. L’accordo con Chrysler resta per Fiat “la priorità, è già sul tavolo” e “penso che si possa chiudere entro il 30 aprile”.
Quindi, il Lingotto non ha “niente da annunciare” su Opel: “nulla è deciso”. Con la controllata tedesca di Gm “non c’è nessun colloquio diretto”, dice Marchionne riguardo alle indiscrezioni (rimbalzate dalla Germania: a scriverlo è il settimanale tedesco Der Spiegel nella sua edizione online) circa un accordo per rilevare la maggioranza di Opel. Voci confermate dal capo del sindacato dei lavoratori dell’azienda tedesca Klaus Franz: “La Fiat vuole diventare azionista di maggioranza”.
Intanto il Cda del Lingotto oggi ha approvato il bilancio trimestrale. Il gruppo Fiat, nei primi tre mesi dell’anno, ha registrato una perdita netta di 411 milioni di euro a fronte di un utile netto di 427 milioni nel primo trimestre 2008. L’indebitamento netto industriale è salito a 6,6 miliardi di euro dai 5,9 miliardi di fine 2008, con un assorbimento di cassa più che dimezzato rispetto al primo trimestre 2008 (da 1,5 miliardi di euro a 0,6 miliardi di euro). Ricavi a 11,3 miliardi (-25,3%).
Il gruppo Fiat conferma un utile della gestione ordinaria di almeno un miliardo di euro per il 2009. La società si attende infatti un miglioramento graduale della domanda nel resto dell’anno. In “queste condizioni disastrose”, la Fiat “ha reagito bene”, afferma Marchionne che si dice convinto del fatto che “abbiamo visto la parte più bassa del ciclo” e che il “peggio è alle spalle”.

Che 2009 sarà. Le previsioni del Wall Street Journal

borsa-lapresse

Il Wall Street Journal prova a predire, con la penna di Evan Newmark, cosa succederà nel 2009.
Un gioco, e niente più, su cui il columnist, infatti avverte: “Il lettore stia attento, gran parte di quello che dico non si avvererà. Ma potrei scommettere il mio Mba a Harvard che almeno tre cose si avvereranno. Ok, forse due”.
La previsione più clamorosa? Il fallimento di General Motors, una delle Big Three di Detroit, insieme a Ford e Chrysler, che ormai ballano sull’orlo del crac. I 15 miliardi di dollari del piano Paulson? Troppo pochi. Perché alla fine potrebbe semplicemente prolungare l’agonia del colosso americano e consentirgli, prima dell’amministrazione controllata, di pagare solo tre quattro mesi di stipendi e i debiti non rinviabili ai fornitori.

La seconda previsione riguarda Bernard Madoff, l’ex presidente del Nasdaq Stock Market autore di una colossale frode da 50 miliardi di dollari. “Chiederà l’infermità nel corso del processo”, azzarda Newmark. Alti e bassi invece sul mercato borsistico, prevede il Wst. Prima di rialzarsi negli ultimi mesi del 2009, fino a recuperare i miliardi andati in fumo nell’ultima parte di quest’anno, Wall Street calerà un altro 25%. Insomma: montagne russe nella prima parte dell’anno prima di una (relativa) stabilizzazione borsistica verso la fone del 2009. Altra previsione: Goldman Sachs acquisterà Etrade, la finanziaria newyorkese guidata da Donald Layton, ex vice di JPMorgan. La lunga battaglia per il controllo di Apple si risolverà invece con l’uscita di scena del fondatore Steve Jobs, su cui si fanno incessanti le voci di una presunta malattia e che non parteciperà all’ultimo MacWorld di gennaio.
Grandi rivolgimenti, prevede ancora Newmark, sul mercato dell’editoria, con Bloomberg, il finanziere indipendente di Manahattan, che acquisterà il New York Times.
Il petrolio, invece, costerà circa 30 dollari al barile per gran parte dell’anno. Una previsione forse al ribasso ma non lontana dalle quotazioni a picco raggiunte negli ultimi mesi. Momenti bui anche sul mercato globale dell’arte contemporanea dove il Wst prevede un crollo simile a quello subito dalla borsa negli ultimi mesi di quest’anno. Lo S&P 500 chiuderà il 2009 a 1.200 punti, in rialzo del 30%.
L’ultima previsione è facile facile: il presidente eletto Barack Obama avrà la cerimonia di insediamento di maggior successo nella storia.

Ecco nel dettaglio le 10 previsioni di Newmark:
1: Gm entro aprile farà ricorso alla bancarotta protetta.
2: Madoff chiederà l’infermità nel corso del processo.
3: Goldman Sachs acquisterà e-Trade.
4: Wall Street calerà un altro 25%
5: Apple avrà un nuovo amministratore delegato.
6: Bloomberg acquisterà il New York Times.
7: Il petrolio costerà circa 30 dollari per gran parte dell’anno.
8: Il mercato globale che può soffrirà sarà quello dell’arte contemporanea.
9: Lo S&P 500 chiuderà il 2009 a 1.200 punti, in rialzo del 30%.
10: Il presidente eletto Barack Obama avrà la cerimonia di insediamento di maggior successo nella storia.

Bocciati dal Senato Usa gli aiuti all’auto. Borse in forte ribasso

Stati Uniti
“Un sacco di americani in questo momento si stanno chiedendo dove sia il loro piano di salvataggio, e perché dovrebbero rimediare agli sbagli di altri”. Quando il senatore repubblicano Mitch Mc Connell ha detto queste parole in un’intervista televisiva, gli impiegati delle “big three”, le tre grandi compagnie automobilistiche americane, hanno sentito un brivido lungo la schiena. Il piano di salvataggio messo a punto dai leader del Congresso e dalla Casa Bianca non è stato approvato al Senato. Servivano 60 voti, ne sono arrivati 52. Solo 10 senatori repubblicani si sono aggiunti ai democratici. Si tratta dell’ultimo smacco per George W. Bush, ormai apertamente sconfessato dal proprio partito. Ma anche a Barack Obama la decisione del Senato crea più di un grattacapo. Ora per Chrysler e General Motors lo spettro del fallimento assume contorni sempre più reali. Ma anche la terza sorella, la Ford che si era autoesclusa dall’assegnazione di fondi di emergenza (15 miliardi di dollari), non si tratta di un buon segnale. Il piano, approvato dalla Casa Bianca, prevedeva l’ingresso dello Stato nel capitale azionario e la nomina di uno “Zar” dell’auto che avrebbe dovuto sovrintendere all’utilizzo del denaro pubblico e ai piani di ristrutturazione delle industrie. Un’impostazione troppo “statalista” per i repubblicani, che non hanno ascoltato gli appelli di vecchio e nuovo presidente. “Il piano semplicemente non avrebbe funzionato, anche se è fatto in buona fede” ha detto Mc Connell. La speaker della Camera Nancy Pelosi ha scaricato sui rivali politici la colpa del fallimento degli accordi: “Sono degli irresponsabili” ha detto, invitando il Tesoro a “trovare i fondi all’interno di quelli stanziati per il settore finanziario (oltre 700 miliardi) e non ancora utilizzati”. Ma per il ministro in scadenza Henry Paulson non sarà un compito facile. Le borse asiatiche, intanto, hanno reagito negativamente alle notizie dagli Usa: Tokyo chiude con un -5,6%. Ma il vero sconquasso si attende a Wall Street: “Ho paura di guardare le quotazioni oggi” ha detto il leader democratico al Senato Harry Reid.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: La catena di Sant’Antonio del guru di Wall Street


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
segui panorama su twitter

 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!