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diesel

(Credits: Imagoeconomica)
Il prezzo dei carburanti sale ancora. Negli impianti dell’Eni, infatti, da questa mattina un litro di verde costa 1,722 euro, 1 centesimo in più di due giorni fa. Mentre il diesel è stato ritoccato al rialzo di 0,5 centesimi: 1,694 euro al litro. E ora? A ruota seguiranno tutti gli altri operatori. Continua

(Credits: Imagoeconomica)
TUTTE LE MOSSE ANTI-CRISI DEL GOVERNO MONTI
Fare il pieno di benzina o di gasolio costerà di più. Le accise sui carburanti aumentaranno subito rispetto a quanto previsto inizialmente dalla Legge di stabilità varata dal precedente governo. Il rincaro, infatti, sarà di 8,2 centesimi al litro per la verde e di 11,2 centesimi per il diesel per un totale di 704,2 e 591,2 euro per mille litri. Immediatamente operativo. Una boccata d’ossigeno da 4,8 miliardi per lo Stato. Continua

Pompe di benzina in un distributore (Ansa)
Di Claudia Daconto
Costi quel che costi, all’auto gli italiani non rinunciano. Neanche in tempi di crisi. Secondo i dati di Adiconsum l’84% della popolazione compie in media 2 spostamenti al giorno, percorrendo circa 34 km. I continui aumenti del prezzo della benzina, che dopo tre settimane di lievi ribassi ha ripreso a correre, influiscono poco sulle abitudini dei nostri connazionali.
La benzina italiana è tra le più care d’Europa: settimo posto per la verde, sesto per il gasolio. Il prezzo scende poco o niente quando cala quello del greggio, schizza invece alle stelle quando sale. Perché? Secondo Raffaele Caracciolo, responsabile settore auto di Adiconsum, la colpa è dei benzinai “che si assumono il ruolo di esattori per conto dello Stato”. Continua

di Terry Marocco
Ha creato lo slogan più intelligente, quasi cancellando l’obamiano «Yes, we can»: «Be stupid». Semplice e rivoluzionario, come è lui, Renzo Rosso, padre patron della Diesel, lui che ha fatto dei jeans un oggetto di culto e della sua azienda nata trent’anni fa a Molvena, a due passi da Bassano del Grappa (Vicenza), una holding da circa 1.300 milioni di fatturato. «Be stupid sono io che ho avuto coraggio di fare scelte aziendali rivoluzionarie. Una persona che dal niente è riuscita a fare qualcosa, che ha osato cambiare le regole, ma sempre con i piedi per terra». Continua

Il calo del prezzo del petrolio e la discesa dei tassi di interesse sui mutui immobiliari porterà alle famiglie italiane un risparmio di circa 3.500 euro nel 2009. È quanto stima il Centro studi di Confindustria nell’ultimo rapporto sugli scenari economici. Nonostante il raddoppio del prezzo del greggio dai minimi toccati in marzo, in media quest’anno il costo dell’olio nero, sottolinea Viale dell’Astronomia, sarà più basso rispetto al 2008, con il Brent in calo del 33%. I risparmi per le famiglie, calcola Confindustria, arriveranno a 13,4 miliardi di euro, pari, tra carburanti, gasolio per riscaldamento, elettricità e gas, a 546 euro per nucleo familiare.
In particolare i prezzi di benzina e diesel, ricorda il CsC, sono diminuiti con ritmi a due cifre: a gennaio, ad esempio, il calo è stato del 25,7% rispetto ai massimi di luglio 2008 (anche se poi i listini sono risaliti del 3,4% fino ad aprile). Le tariffe elettriche e del gas, che seguono il prezzo del Brent con un ritardo maggiore rispetto ai carburanti (circa sette mesi) e con meccanismi mitigati dall’Autorità per l’energia, sono diminuiti a partire da ottobre 2008 e il calo sta proseguendo ancora quest’anno (-6,8% finora ma è prevedibile un ulteriore diminuzione a luglio).
Ai risparmi sull’energia si aggiungono quelli sui mutui, concentrati su un numero minore di famiglie ma ben più consistenti per chi potrà beneficiarne. Complessivamente “la riduzione della bolletta energetica e il forte calo dei tassi di interesse determinano un risparmio robusto nella spesa delle famiglie italiane: 17,8 miliardi, di cui 16,7 miliardi nel solo 2009. Liberando risorse per la ripresa dei consumi”. Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, il risparmio si aggirerà sui 4,4 miliardi, 1,1 già ottenuti a fine 2008 e 3,3 miliardi quest’anno. Un obiettivo raggiunto grazie alla discesa dell’Euribor intorno all’1% contro il 5% e più dell’ottobre 2008.
Si tratta, prosegue il Centro studi, “di un risparmio nettamente inferiore a quello energetico, ma comunque notevole e concentrato solo nelle famiglie che hanno acceso un mutuo a tasso variabile”. Per loro il beneficio risulterà di 3.065 euro annui, pari a 255 euro mensili, di cui 63 già conseguiti alla fine del 2008 e altri 192 nel corso del 2009.
Numeri, cifre e stime contestate dalle associazioni dei consumatori per le quali si tratta di una “mistificazione della realtà”. Almeno così commentano Federconsumatori e Adusbef, per le quali l’annuncio si traduce nella creazione di “false aspettative nella cittadinanza”.
“Purtroppo, non avrà luogo alcun risparmio” dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori ed Adusbef. “Semmai si verificherà un riallineamento della spesa delle famiglie su valori normali, dopo i forti rincari verificatisi nello scorso anno per costi energetici, con il costo del petrolio a 147 dollari al barile e per i mutui, con il tasso di sconto oltre il 4%”.
Riempire il serbatoio dell’automobile alleggerisce di più il portafoglio: spinti dal caro-greggio, benzina e gasolio sfiorano ormai quota 1,60 euro al litro. Con gli aumenti scattati oggi il prezzo di verde e diesel ha raggiunto in alcuni distributori di carburante 1,558 euro al litro. Nei giorni scorsi le compagnie avevano consigliato ai propri gestori una serie di aumenti che avevano portato i prezzi ad infrangere la soglia degli 1,55 euro al litro: da quanto risulta a far scattare i nuovi aumenti è stata l’Agip. Il pieno di un’auto di media cilindrata arriva a costare quasi 78 euro.
A pesare sull’andamento del costo dei carburanti sono le quotazioni del petrolio: ieri sono schizzate verso un nuovo picco, superando il record mai raggiunto prima di 147 dollari al barile. A spingere sul prezzo del greggio ancora una volta verso l’alto le quotazioni sono, in questi giorni, soprattutto le tensioni in Medio Oriente e in particolare le frizioni con l’Iran, legate al programma nucleare di Teheran e alle trattative in atto, su questo fronte, con l’Occidente. Si teme che un fallimento dei negoziati possa avere pesanti ripercussioni, anche di tipo economico, compromettendo gli approvvigionamenti.
Rincari dei prodotti agricoli. “I crolli delle borse e del dollaro sono stati accompagnati, oltre che dal record del petrolio, da un nuovo aumento delle quotazioni di tutti i principali prodotti agricoli di base come il grano per l’alimentazione umana, ma anche soia e mais per gli animali destinati alla produzione di latte e carne”: è un’analisi della Coldiretti che sottolinea come gli andamenti di sfavorevoli sui mercati finanziari e monetari si riflettano non solo sui prodotti energetici, ma anche su quelli alimentari, sulla base dei dati alla chiusura settimanale del Chicago Board of Trade (che rappresenta il punto di riferimento mondiale per il mercato delle materie prime agricole). “Il repentino aumento dei prezzi di prodotti agricoli essenziali per l’alimentazione umana ed animale” sottolinea la Coldiretti “evidenzia l’esistenza di forti manovre speculative con lo spostamento di capitali dai mercati finanziari e valutari in difficoltà a quelli delle materie prime come il petrolio ed i prodotti agricoli di base, anche sulla base delle informazioni sugli effetti delle calamità come il terremoto in Cina, la siccità in Australia e le alluvioni ne Midwest degli Stati Uniti”.
“Uno tsunami-petrolio sta colpendo i paesi consumatori ed in particolare l’Italia. In assenza di nucleare, con uno scarso utilizzo del carbone, con un limitato contributo da fonti rinnovabili competitive, il nostro paese è ancora molto esposto all’importazione di idrocarburi, quasi l’80 per cento del fabbisogno energetico, contro una media europea inferiore al 50 per cento, e la sua produzione elettrica è oggi basata sul gas naturale per quasi il 60 per cento, mentre la media europea è inferiore al 20 per cento”. Parole preoccupate, pronunciate questa mattina a Montecitorio da Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, in occasione della Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta dall’Authority.
I prezzi italiani lordi si collocano sui livelli più elevati in Europa, insieme a quelli danesi, tedeschi, irlandesi. In questo contesto, l’Authority chiede “un’armonizzazione a livello europeo delle agevolazioni per le imprese energivore considerabili strategiche”. Le imposte incidono per il 14 per cento sulle bollette elettriche e per il 37 per cento sulla bolletta del gas che rappresenta la maggior spesa delle famiglie (riscaldamento). Sulle bollette elettriche, in particolare, insistono oneri di sistema (otto per cento del totale) che potrebbero essere invece trasferiti sulla fiscalità generale. “Sarà attivato un meccanismo di tutela sociale per i cittadini meno abbienti coerente con i relativi indirizzi governativi. Il bonus sociale sulle bollette dell’energia elettrica verrà attivato con il quarto trimestre dell’anno, ma avrà effetto retroattivo per tutto il 2008″ annuncia Ortis. “L’estensione del meccanismo potrebbe essere previsto anche per il gas”.
La Relazione indica prima di tutto la necessità di proseguire nel processo di liberalizzazione del settore energetico nella Ue che “come in Italia, non è ancora giunto ad una piena realizzazione”. “In molti paesi, l’operatore principale, spesso l’ex monopolista nazionale, continua a beneficiare di un elevato potere di mercato”, ricorda il presidente dell’Authority. “La proposta che facciamo riguarda l’attivazione di una Agenzia europea indipendente per meglio regolare e vigilare in merito agli scambi commerciali internazionali, alla sicurezza delle reti continentali e ai relativi flussi transfrontalieri e alla separazione proprietaria dei monopoli dalle attività contendibili come produzione, approvvigionamento, trading e vendita”.
“Guardando allo scenario internazionale appare così evidente che la questione petrolio è, per il nostro paese e per l’Europa, complessa e centrale” osserva ancora il numero uno dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. “Così pure lo è e lo sarà, almeno per il breve - medio termine, la questione gas naturale. Esso da solo, come materia prima, pesa sulla bolletta totale delle nostre famiglie per un forte 60 per cento al netto delle imposte”. Gli italiani cercano quindi nuove soluzioni per ridurre i costi delle bollette. Una di queste è data dalla migrazione al mercato libero che ha riguardato, in un anno, quasi 1,8 milioni di clienti, oltre il 5 per cento della base di partenza, costituito da 34 milioni di clienti. Un tasso coerente con le percentuali di switching dei paesi storicamente più avanzati nelle liberalizzazioni, come ad esempio l’Inghilterra. “La percentuale del Centro-Nord è superiore per i clienti non domestici, mentre per le famiglie è più alta quella del meridione” dice ancora Ortis. “Particolare attenzione va dedicata ai passaggi dai vecchi distributori a nuove società di vendita ad essi collegate. Mentre l’80 percento dei clienti domestici ha optato per un venditore con lo stesso brand del suo storico distributore-fornitore, il 35 percento di piccole imprese ha scelto un fornitore del tutto diverso”.
Secondo l’Authority, è inoltre “auspicabile che anche nel nostro paese, così come già opportunamente fatto per il settore elettrico con l’operazione Terna, sia al più presto dato seguito ad un’analoga operazione nel settore gas. Ciò costituirebbe, infatti, il necessario e miglior presupposto per poter guardare anche ad un futuro sistema integrato di trasporto europeo, costituito da reti nazionali fra loro ben coordinate o da una prospettica rete integrata, egualmente terze”. L’’Unione europea deve poi far valere, nei rapporti con i paesi produttori di idrocarburi, “la tanto auspicata single voice, il potere contrattuale di cinquecento milioni di consumatori”. Un potere, si legge nella relazione, che isolatamente, né l’Italia, né altro stato dell’Ue, può avere sul mercato internazionale degli idrocarburi. Per questo appare decisivo un ruolo europeo e degli Stati teso a promuovere e rafforzare accordi istituzionali quadro, nell’ambito dei quali facilitare iniziative e collaborazioni imprenditoriali anche nei paesi produttori.
Sulla “Robin Tax”, l’Authority è già pronta a fare la sua parte per garantire una vigilanza anti-rincari a tutela dei consumatori, così come previsto dalla manovra. “Il decreto legge” afferma Ortis “estende i compiti dell’Autorità anche a quello petrolifero: perciò chiederemo l’ormai tradizionale e fattiva collaborazione della Guardia di Finanza, nonché la collaborazione degli altri soggetti istituzionali interessati”.
Plaude alla relazione l’ Adiconsum che definisce le parole di Ortis “puntuali e precise”, mentre per il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, “l’analisi sul delicato momento che sta vivendo il settore energetico in Italia e nel mondo è complessivamente condivisibile. Corretta è anche l’esigenza indicata di modificare il mix energetico del paese per ridurre il differenziale di prezzo dell’energia elettrica e del gas, che ci penalizza nel confronto con gli altri paesi europei. Meno condivisibili appaiono le valutazioni su misure e assetti di politica energetica nazionale e internazionale, che competono all’esclusiva responsabilità politica del Parlamento e del Governo”.
Il VIDEO servizio: