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Authority: troppe tasse in bolletta, rivedere oneri e fisco

Fornello del gas

“Uno tsunami-petrolio sta colpendo i paesi consumatori ed in particolare l’Italia. In assenza di nucleare, con uno scarso utilizzo del carbone, con un limitato contributo da fonti rinnovabili competitive, il nostro paese è ancora molto esposto all’importazione di idrocarburi, quasi l’80 per cento del fabbisogno energetico, contro una media europea inferiore al 50 per cento, e la sua produzione elettrica è oggi basata sul gas naturale per quasi il 60 per cento, mentre la media europea è inferiore al 20 per cento”. Parole preoccupate, pronunciate questa mattina a Montecitorio da Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, in occasione della Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta dall’Authority.
I prezzi italiani lordi si collocano sui livelli più elevati in Europa, insieme a quelli danesi, tedeschi, irlandesi. In questo contesto, l’Authority chiede “un’armonizzazione a livello europeo delle agevolazioni per le imprese energivore considerabili strategiche”. Le imposte incidono per il 14 per cento sulle bollette elettriche e per il 37 per cento sulla bolletta del gas che rappresenta la maggior spesa delle famiglie (riscaldamento). Sulle bollette elettriche, in particolare, insistono oneri di sistema (otto per cento del totale) che potrebbero essere invece trasferiti sulla fiscalità generale. “Sarà attivato un meccanismo di tutela sociale per i cittadini meno abbienti coerente con i relativi indirizzi governativi. Il bonus sociale sulle bollette dell’energia elettrica verrà attivato con il quarto trimestre dell’anno, ma avrà effetto retroattivo per tutto il 2008″ annuncia Ortis. “L’estensione del meccanismo potrebbe essere previsto anche per il gas”.
La Relazione indica prima di tutto la necessità di proseguire nel processo di liberalizzazione del settore energetico nella Ue che “come in Italia, non è ancora giunto ad una piena realizzazione”. “In molti paesi, l’operatore principale, spesso l’ex monopolista nazionale, continua a beneficiare di un elevato potere di mercato”, ricorda il presidente dell’Authority. “La proposta che facciamo riguarda l’attivazione di una Agenzia europea indipendente per meglio regolare e vigilare in merito agli scambi commerciali internazionali, alla sicurezza delle reti continentali e ai relativi flussi transfrontalieri e alla separazione proprietaria dei monopoli dalle attività contendibili come produzione, approvvigionamento, trading e vendita”.
“Guardando allo scenario internazionale appare così evidente che la questione petrolio è, per il nostro paese e per l’Europa, complessa e centrale” osserva ancora il numero uno dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. “Così pure lo è e lo sarà, almeno per il breve - medio termine, la questione gas naturale. Esso da solo, come materia prima, pesa sulla bolletta totale delle nostre famiglie per un forte 60 per cento al netto delle imposte”. Gli italiani cercano quindi nuove soluzioni per ridurre i costi delle bollette. Una di queste è data dalla migrazione al mercato libero che ha riguardato, in un anno, quasi 1,8 milioni di clienti, oltre il 5 per cento della base di partenza, costituito da 34 milioni di clienti. Un tasso coerente con le percentuali di switching dei paesi storicamente più avanzati nelle liberalizzazioni, come ad esempio l’Inghilterra. “La percentuale del Centro-Nord è superiore per i clienti non domestici, mentre per le famiglie è più alta quella del meridione” dice ancora Ortis. “Particolare attenzione va dedicata ai passaggi dai vecchi distributori a nuove società di vendita ad essi collegate. Mentre l’80 percento dei clienti domestici ha optato per un venditore con lo stesso brand del suo storico distributore-fornitore, il 35 percento di piccole imprese ha scelto un fornitore del tutto diverso”.
Secondo l’Authority, è inoltre “auspicabile che anche nel nostro paese, così come già opportunamente fatto per il settore elettrico con l’operazione Terna, sia al più presto dato seguito ad un’analoga operazione nel settore gas. Ciò costituirebbe, infatti, il necessario e miglior presupposto per poter guardare anche ad un futuro sistema integrato di trasporto europeo, costituito da reti nazionali fra loro ben coordinate o da una prospettica rete integrata, egualmente terze”. L’’Unione europea deve poi far valere, nei rapporti con i paesi produttori di idrocarburi, “la tanto auspicata single voice, il potere contrattuale di cinquecento milioni di consumatori”. Un potere, si legge nella relazione, che isolatamente, né l’Italia, né altro stato dell’Ue, può avere sul mercato internazionale degli idrocarburi. Per questo appare decisivo un ruolo europeo e degli Stati teso a promuovere e rafforzare accordi istituzionali quadro, nell’ambito dei quali facilitare iniziative e collaborazioni imprenditoriali anche nei paesi produttori.

Sulla “Robin Tax”, l’Authority è già pronta a fare la sua parte per garantire una vigilanza anti-rincari a tutela dei consumatori, così come previsto dalla manovra. “Il decreto legge” afferma Ortis “estende i compiti dell’Autorità anche a quello petrolifero: perciò chiederemo l’ormai tradizionale e fattiva collaborazione della Guardia di Finanza, nonché la collaborazione degli altri soggetti istituzionali interessati”.
Plaude alla relazione l’ Adiconsum che definisce le parole di Ortis “puntuali e precise”, mentre per il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, “l’analisi sul delicato momento che sta vivendo il settore energetico in Italia e nel mondo è complessivamente condivisibile. Corretta è anche l’esigenza indicata di modificare il mix energetico del paese per ridurre il differenziale di prezzo dell’energia elettrica e del gas, che ci penalizza nel confronto con gli altri paesi europei. Meno condivisibili appaiono le valutazioni su misure e assetti di politica energetica nazionale e internazionale, che competono all’esclusiva responsabilità politica del Parlamento e del Governo”.

Il VIDEO servizio:

Tremonti dalla parte dei consumatori: frenare bollette e benzina

Giulio Tremonti

Nei prossimi giorni il governo avvierà dei tavoli di confronto con i consumatori e i settori produttivi per affrontare i problemi del caro bollette e dell’aumento dei prezzi dei carburanti. “Nei prossimi giorni” ha detto Tremonti durante la conferenza stampa sull’accordo di rinegoziazione dei mutui con l’Abi “d’accordo con il ministro Scajola, apriremo la discussione con consumatori e produttori su temi di pari rilevanza a quello dei mutui, come le bollette e il pieno-benzina. Sono voci che incidono sulla vita delle famiglie italiane”.
Tremonti ha annunciato che sarà istituito un osservatorio bancari cui parteciperanno il ministero dell’Economia, l’Abi e i consumatori.
L’osservatorio sui mutui, in particolare, vigilerà sulla trasparenza delle operazioni per chi vorrà mantenere il mutuo senza modifiche e per chi vorrà rinegoziarlo, avendo la possibilità di farlo con la banca.
Entrando nel dettaglio, il ministro ha spiegato che c’è “l’impegno del governo ad azzerare i costi notarili”. L’obiettivo è “estendere anche ai beni immobiliari una norma storica consente al funzionario di banca di certificare la girata, come già avviene sui valori mobiliari”. Se, invece, “deve rimanere la funzione dei notai, prevedremo che questi contribuiscano al benessere nazionale lavorando a costo zero”. Il ministro ha comunque sottolineato di preferire la prima ipotesi. In merito alla deducibilità fiscale della rata del “vecchio mutuo”, il ministro ha spiegato che “possiamo pensare a una deduzione invariata. È un impulso venuto dai consumatori, ci ragioneremo costruttivamente”.
“Non è un fatto di economia, di domanda o di consumi. Per me è una questione di civiltà ed è fatto per la serenità delle famiglie”. Non si sta giocando “una partita economica, ma qualcosa di più. È una partita civile, perché incrocia beni costituzionalmente fondamentali, come il risparmio e la casa”. Tremonti ha ripetuto che l’operazione non è “un miracolo, ma un sollievo” per molte famiglie: “non c’è un trasferimento di ricchezza” ma servirà “a ridurre l’angoscia” di molti che hanno difficoltà a pagare le rate del mutuo, “sempre nella logica che se pagherai di più dopo è perchè paghi di meno ora”. Perché l’accordo “aggiunge un pò più di sicurezza e un pò più di soldi adesso”.

Il carburante vola, ecco 10 consigli (europei) per risparmiare

Una pompa di benzina

Ora che si è registrato il sorpasso del prezzo del gasolio su quello della benzina, ecco una campagna europea che spiega come utilizzare il carburante in modo più efficiente. L’iniziativa, promossa dall’Associazione dell’industria petrolifera europea (Europia), con il sostegno della Commissione europea, incoraggia tutti i consumatori ad adottare 10 piccoli accorgimenti nel proprio stile di vita per proteggere l’ambiente, con meno emissioni di anidride carbonica nell’aria, e ottenere, anche, risparmi di carburante. “In questi ultimi anni”, spiega il presidente dell’Unione petrolifera Pasquale De Vita, “c’è stato un forte impegno economico da parte delle aziende teso al miglioramento della qualità dei carburanti e dei cicli produttivi, per un importo di circa 10/12 miliardi di euro dal 1995, anno in cui è partito il programma Auto-Oil, che ha portato all’attuale eliminazione dello zolfo nei carburanti”.
Ventinove i Paesi coinvolti nel progetto e quaranta le compagnie petrolifere che hanno aderito a questo vero e proprio decalogo del guidatore per risparmiare carburante e ridurre le emissioni di anidride carbonica.
Ecco i dieci consigli per i consumatori:
1.Provvedi alla manutenzione dell’auto e controlla regolarmente il livello dell’olio.
2. Controlla la pressione delle gomme una volta al mese. Con le gomme sgonfie, il consumo di carburante può aumentare fino al 4%.
3. Rimuovi pesi inutili dal bagagliaio o dai sedili. Più l’auto è pesante, più il motore deve lavorare e maggiore sarà il consumo di carburante.
4. Chiudi i finestrini, soprattutto alle alte velocità, rimuovi il portapacchi se non lo utilizzi ed evita accessori che penalizzano l’aerodinamica dell’auto. Riducendo la resistenza all’aria, il consumo di carburante e le emissioni di CO2 possono diminuire fino al 10%.
5. Usa l’aria condizionata solo se necessario e in modo corretto. L’uso superfluo può far aumentare fino al 5% il consumo di carburante e le emissioni di C02.
6. Evita di riscaldare il motore a veicolo fermo e spegnilo quando sosti per più di un minuto. I motori moderni consentono di utilizzare l’auto a freddo, riducendo in tal modo l’uso di carburante.
7. Mantieni una velocità moderata in autostrada . A velocità molto elevate, il motore utilizza più carburante ed emette molto più CO2.
8. Inserisci appena possibile le marce alte che consentono un minor uso di carburante.
9. Cerca di anticipare al dinamica del traffico per evitare frenate brusche e ripartenze
10. Prendi in considerazione la condivisione dell’auto sia per lavoro che per il tempo libero. Ridurrai il traffico e il consumo di carburante.

Più di 45.000 stazioni di servizio aderiscono all’iniziativa attraverso la distribuzione di milioni di depliant e ulteriori informazioni sono presenti nel sito web dell’iniziativa.

E adesso il gasolio sorpassa la benzina: è il carburante più caro

Pieno ricco

Il gasolio supera la benzina. Per la prima volta il diesel costa più della verde, con uno scarto di 5 millesimi al litro nello stesso impianto. Con i rincari scattati oggi, infatti, il prezzo del gasolio che Esso consiglia ai gestori come riferimento si è portato a quota 1,509 euro al litro, contro 1,504 euro della verde. E per un’auto di media cilindrata un pieno di diesel risulta più caro di uno di benzina: 75,45 euro contro 75,20. Non solo. Per tutti gli altri marchi è ormai parità tra i listini dei due carburanti: diesel e benzina hanno lo stesso prezzo. L’allineamento si era verificato per la prima volta il 15 maggio, dopo che da inizio anno il gasolio si era messo in moto alla rincorsa della benzina, attenuando sempre più il suo differenziale. Un “gap” che a metà marzo era sceso a 2 centesimi di euro al litro, per oscillare successivamente sempre attorno a questa soglia. Fino alla parità registrata nei giorni scorsi e al superamento messo a segno oggi. Viene così del tutto meno quel vantaggio che per anni aveva garantito al gasolio un margine tra i 18-20 centesimi al litro. Salvo alcuni frangenti tra 2003 e 2007 la differenza di prezzo tra i due carburanti si è mantenuta all’interno di questa forbice. E il diesel è sempre rimasto più conveniente. Una situazione che si è capovolta oggi, quando i diesel rappresentano oltre la metà delle nuove immatricolazioni (il doppio del ’99) e le vetture a gasolio il 30% del parco macchine in circolazione.
Il Codacons intanto annuncia una class action in favore degli automobilisti che di recente hanno acquistato una vettura diesel. “Numerosi automobilisti negli ultimi mesi sono stati spinti ad acquistare una vettura a gasolio, spesso persuasi dal risparmio sulla spesa per il carburante che tale tipologia di motore consentiva, visto il prezzo inferiore del diesel rispetto la benzina verde” afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi. “Un risparmio che, come attestano i dati odierni, è stato del tutto annullato. I nostri avvocati stanno quindi studiando la possibilità di intentare una class action contro le case produttrici di automobili e i rivenditori, in favore di quei cittadini che sono stati spinti ad acquistare una vettura a gasolio proprio puntando sul fattore risparmio di carburante e che quindi potrebbero aver subito un danno economico non indifferente”.

Benzina, nuovo record. Stesso prezzo per diesel e verde

Una foto di archivio del 2 maggio 2006 di un distributore di benzina | Ansa
Procede senza freni la corsa dei carburanti che anche oggi fanno segnare un nuovo record. Inoltre, per la prima volta, nei distributori Q8 benzina e gasolio si allineano sullo stesso prezzo. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento di Quotidiano Energia, secondo cui oggi sia Q8 sia Total hanno fatto salire il prezzo della verde consigliato a quota 1,486 euro, che rappresenta il nuovo massimo. Sotto le insegne Q8, inoltre, anche il diesel ha raggiunto il prezzo, mai toccato prima, di 1,486 euro al litro. Non era mai accaduto che il prezzo finale di diesel e verde fossero uguali.
A breve l’Antitrust invierà al nuovo governo una segnalazione sullo stato dell’arte delle liberalizzazioni che conterrà un focus sulla benzina. Ad annunciarlo è lo stesso presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, a margine di un convegno al Cnel. “A breve faremo una segnalazione al nuovo governo che rientrerà all’interno della segnalazione più generale sullo stato dell’arte delle liberalizzazioni che avevamo intenzione di fare a prescindere da chi avesse vinto le elezioni” ha spiegato.

Carburante alle stelle: perché il diesel supera la benzina

[color=red][b]DI QUANTO[/b][/color] Da gennaio la verde è aumentata del 6%, il diesel del 4,7%. Per la Nomisma Energia nei prossimi mesi il greggio in ribasso dovrebbe farla calare di circa 5 centesimi di euro.<br /> [color=red][b]PERCHÉ[/b][/color] Variazioni del greggio.

di Marco Cobianchi

L’ultima certezza degli automobilisti si è sbriciolata. In alcune reti di distribuzione un litro di gasolio costa più di un litro di benzina verde. Uno shock, che potrebbe modificare i comportamenti degli italiani al volante, abituati da sempre a un diesel più a buon mercato. Finora il gasolio costava meno anche grazie alla normativa che impone accise (imposte di fabbricazione) ridotte su questo carburante, 0,636 euro, rispetto alla benzina, 0,780 euro (iva compresa). Una misura che venne decisa per agevolare gli autotrasportatori, gli unici all’epoca a usare motori diesel, poi sempre confermata, anche in base alla convinzione che le emissioni nocive dei motori a gasolio siano inferiori (ma le autorità lombarde, per esempio, non condividono questa tesi). Nonostante l’accisa ridotta, e comunque ritoccata all’inizio del 2007, la differenza di prezzo è andata sempre più assottigliandosi e sta per annullarsi.

Negli ultimi giorni è accaduto che in alcune catene il diesel abbia superato la benzina venduta da altre catene. Per uno stabile sorpasso bisognerà attendere qualche settimana (secondo i pessimisti) o qualche mese (gli ottimisti). In ottobre, infatti, le industrie petrolifere inizieranno a stoccare gasolio in vista dell’inverno facendone crescere la domanda e quindi il prezzo. Con il rincaro del diesel l’irresistibile aumento del valore del greggio c’entra poco. C’entra, invece, il boom della domanda provocato dal successo delle vendite di auto a gasolio. Nel 2000 su 100 autovetture immatricolate in Italia solo 33 erano diesel, nel 2007 si è arrivati a 56. Una quota scesa a 52 in aprile, probabilmente proprio a causa dell’aumento del costo del pieno. Sta di fatto che di fronte alla crescita della domanda l’industria della raffinazione, a livello mondiale, si è fatta trovare impreparata.

“Soprattutto il sistema delle raffinerie europee non ha investito a sufficienza nella produzione di diesel rispetto all’andamento della domanda” conferma l’economista Alberto Clò, uno dei massimi esperti energetici, docente all’Università di Bologna, secondo il quale sarebbe arrivato il momento di “cominciare a ragionare” sulla necessità o meno di mantenere un’accisa ridotta sul gasolio, il cui impiego non ha più bisogno di incentivi. Accisa a parte, per capire il motivo industriale che sta alla base della crescita del prezzo del gasolio occorre dare un’occhiata ad alcuni numeri. Gli impianti di raffinazione americani da un barile di petrolio estraggono il 50 per cento di benzina (gli Usa consumano il 50 per cento di tutta la benzina prodotta nel mondo), il 25 per cento di gasolio e il 25 per cento di altri prodotti. Le percentuali sono ribaltate per le raffinerie europee che, sempre in media, estraggono da un barile di greggio il 45 per cento di diesel, il 25 per cento di benzina e il 30 per cento di altri prodotti. Ma, nonostante questo, in Europa il gasolio non basta. “Purtroppo c’è un limite industriale alla produzione del carburante diesel” spiega Dario Scaffardi, direttore generale della Saras, la più importante raffineria del Mediterraneo, “e cioè che da un barile di greggio in pochi, tra cui Saras, estraggono oltre il 50 per cento di gasolio. Questa percentuale può crescere a fronte di massicci investimenti”.

Questo vincolo tecnico, cioè che un barile di petrolio non può essere trasformato interamente in gasolio, ha come conseguenza un paradossale fenomeno commerciale. Siccome in Europa la maggioranza dei veicoli va a gasolio, c’è una sovraccapacità produttiva di benzina mentre in Usa la maggior parte delle auto va a benzina e quindi c’è un eccesso di gasolio. L’effetto è che in Oceano Atlantico si incrociano petroliere che portano dall’una all’altra costa il carburante più richiesto. Uno spreco, certo, al quale non si riuscirà a porre rimedio almeno in tempi brevi. Tanto più che, secondo le stime dell’Opec, il consumo di gasolio nel mondo crescerà dell’1,9 per cento l’anno nei prossimi 7 anni, mentre quello della benzina salirà di meno della metà, lo 0,8 per cento. A livello europeo i numeri sono ancora più divaricati: più 2 per cento per il gasolio e meno 3 per cento per la benzina. “Ciò significa” commenta Clò “che c’è da aspettarsi un consolidamento del divario dei prezzi tra i due prodotti nei prossimi mesi, anche se questi dipenderanno in parte dall’andamento del pil”.

Le vendite di auto diesel non si fermeranno: “Dal punto di vista economico queste vetture dovrebbero mantenersi vantaggiose per gli automobilisti” pronostica Gian Primo Quagliano, direttore del centro studi Promotor, “perché, a parità di modelli, il motore a gasolio ha una percorrenza superiore di circa il 30 per cento”. Ecco perché la domanda non calerà. Ancora per molto.

Scade lo sconto del Fisco, carburanti ancora più cari

Una pompa di benzina
Nuovo rialzo in vista per i prezzi di benzina e gasolio: dopo i record degli ultimi giorni sulla scia delle fiammate del greggio, da giovedì primo maggio scatta un aumento di 2 centesimi al litro. Scade infatti mercoledì 30 aprile lo sconto fiscale deciso dal governo in applicazione della Finanziaria 2008. La misura - spiegano tecnici di settore - potrebbe essere estesa al prossimo trimestre. Ma per farlo servono tempi precisi: almeno una decina di giorni che dovrebbero coincidere, tra l’altro, con l’avvicendamento tra il governo uscente e quello entrante.
Altri due centesimi di aumento spingeranno i prezzi, già sui record, ancora più in alto. Con la benzina sopra quota 1,43 euro al litro e il gasolio, per la prima volta nella storia, ben sopra quota 1,40 euro al litro. Per la scampagnata del primo maggio, gli italiani rischiano così di dover metter in conto oltre 12 euro in più per un pieno di gasolio rispetto all’anno scorso. E una spesa di quasi sette euro più per uno di benzina di un’auto di medio-alta cilindrata.
Nel ponte di inizio maggio 2007 un litro di gasolio costava infatti circa 1,15 euro al litro e la verde circa 1,3 euro. Vale a dire, rispettivamente, 25 e 13 centesimi in meno rispetto ai livelli cui rischiano di arrivare dal primo maggio.
La Finanziaria prevede la possibilità di emanare, ogni tre mesi, un provvedimento che, attraverso un meccanismo sulle medie delle quotazioni del greggio, riduce l’impatto del caro-carburanti assorbendo con l’accisa il maggior gettito Iva derivante dal rialzo della materia prima. Un meccanismo che il governo ha messo in atto a marzo attraverso un provvedimento - di concerto tra Economia e Sviluppo Economico - che di fatto ha prodotto un calo dei prezzi al consumo di 2 centesimi al litro.
Il provvedimento - firmato il 7 marzo scorso dal ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani e dal vice ministro dell’Economia Vincenzo Visco e in vigore solo fino al 30 aprile - aveva dato il via libera alla restituzione dell’Iva sui carburanti per complessivi 162 milioni: ossia a uno sconto di 2 centesimi al litro su benzina e gasolio. La misura prevedeva un tetto per la quotazione del petrolio di 71 dollari al barile e un calcolo sulle medie delle quotazioni negli ultimi mesi: tale calcolo andrebbe riesaminato per valutare l’importo dello sconto.
Dopo il 30 aprile, gli uffici dei ministeri - spiegano gli esperti - dovrebbero rifare i conti, sulla base delle medie delle quotazioni del greggio negli ultimi mesi e lo scostamento con il “tetto” indicato nel Dpef (71 dollari al barile), e decidere se ed in che misura rivedere lo “sconto” fiscale. Una tempistica che però dovrebbe coincidere con l’insediamento del nuovo governo. E che rischia quindi di far slittare eventuali nuovi interventi.

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rossi-spalla Viviana Da Busti
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