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Musica online: Federico Montesanto con Pirames international ha vinto la scommessa dei clip


Musica on line. Federico Montesanto, com Pirames international Ho vinto la scommessa dei clip

Federico Montesanto, titolare di Pirames International

Una cantina, un tavolo improvvisato fatto da un asse di legno appoggiato su due cavalletti, un pc e tanta fame. «Nel vero senso della parola» dice con un sorriso Federico Montesanto, 36 anni, nato a Roma ma milanese d’adozione, rimasto orfano a 23 anni con una sorella più piccola a cui badare. «Ero al terzo anno di ingegneria meccanica alla Sapienza di Roma» dice il numero uno di Pirames International, specializzata in digitalizzazione e distribuzione di etichette discografiche online con 5 dipendenti e qualche centinaio di migliaia di euro di giro d’affari. Poco, si direbbe. Ma con tassi di crescita a doppia cifra anno su anno. Continua

Tv e frequenze. Gara per cinque nuovi canali con il passaggio al digitale

Presentazione in digitale
Con il passaggio definitivo dalla tv analogica al digitale terrestre “risulterà disponibile un dividendo nazionale di 5 reti”, che verrà “messo a gara” con criteri di “massima apertura alla concorrenza”. Lo ha stabilito l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni con una delibera che avvia il percorso per il definitivo spegnimento delle reti analogiche e la conversione delle reti digitali esistenti.
In particolare, i cinque lotti, cioè le cinque reti messe a gara, saranno divise in due parti: una, pari a tre lotti, sarà “riservata a nuovi entranti” e dunque saranno esclusi i soggetti come Rai e Mediaset che hanno più di due reti nazionali in tecnica analogica; la seconda, pari a due lotti, sarà aperta “a qualsiasi offerente”, ma ci sarà un limite di cinque multiplex per ciascun operatore.
Ecco i criteri fissati dal Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per la completa digitalizzazione delle reti tv nazionali: una delibera che punta a sistemare in maniera definitiva la questione delle frequenze e a chiudere la procedura di infrazione avviata nel 2006 dalla Commissione europea contro l’Italia per alcune norme della legge Gasparri.
21 reti digitali, 5 messe a gara. Le 21 reti nazionali in tecnica digitale (DVB-T) saranno così suddivise: a) 8 saranno destinate alla conversione delle reti analogiche, assicurando agli attuali operatori nazionali una capacità trasmissiva sufficiente per la trasmissione dei programmi a definizione standard e ad alta definizione e garantendo almeno un multiplex per operatore; b) 8 saranno dedicate alla conversione in tecnica singola frequenza delle attuali reti digitali che utilizzano il sistema della multifrequenza; ciascun operatore avrà diritto alla conversione delle reti digitali attuali; c) con il passaggio definitivo al digitale si libererà un dividendo nazionale di 5 reti, che verrà messo a gara - indetta dal ministero dello Sviluppo economico - con criteri di massima apertura alla concorrenza.
Le modalità della gara. I cinque lotti (cioè le cinque reti televisive nazionali) saranno suddivisi in due parti: 1) la parte A, pari a tre lotti, sarà riservata ai nuovi entranti e quindi non potranno presentare offerte gli operatori che hanno la disponibilità di due o più reti televisive nazionali in tecnica analogica; 2) la parte B, pari a due lotti, aperti a qualsiasi offerente. Le eventuali offerte saranno soggette a un tetto massimo (cap), in modo da impedire che, dopo la gara, un operatore possa ottenere più di 5 multiplex nazionali (per chi oggi ha tre reti, il tetto è fissato a un multiplex, per chi ne ha due il cap è di due multiplex).
Le misure per aumentare la concorrenza. Se uno degli operatori che hanno oggi più di tre reti analogiche si aggiudicherà un multiplex, dovrà cedere il 40% della capacità trasmissiva di tale multiplex a fornitori di contenuti indipendenti; se un operatore che oggi ha due reti nazionali analogiche si aggiudica tutte e due le reti del secondo lotto, dovrà cedere il 40% della capacità trasmissiva di uno di tali due multiplex a fornitori di contenuti indipendenti. Inoltre i soggetti che godono già di estesa copertura del territorio nazionale dovranno offrire servizi di trasmissione ai nuovi entranti a “prezzi orientati ai costi”.
Entro maggio le regole nel dettaglio. Dopo una consultazione con gli operatori e le associazioni del settore, l’Autorità definirà le regole tecniche della conversione delle reti esistenti, le procedure amministrative e le procedure per l’assegnazione dei diritti di uso delle frequenze. All’emittenza locale, in ciascuna area interessata dal passaggio al digitale, verrà garantito almeno un terzo delle frequenze.

Il VIDEO servizio:

Fisco e nuove tecnologie: arriva la tassa sulla memoria digitale

Mp3 e podcasting

Se ne avete bisogno, affrettatevi ad acquistare pennette con la memoria digitale, riproduttori di musica in formato mp3, telefonini che possono registrare canzoni e film e altri apparecchi del genere. La ragione è nascosta nell’articolo 39 del decreto “Milleproroghe” appena convertito in legge dal Parlamento. Dove è prevista la possibilità che presto il governo introduca una royalty (cioè un prelievo) da applicare al prezzo di ogni forma di memoria digitale. In realtà, la norma che prevede il prelievo esiste già. L’obiettivo è risarcire in questo modo, sia pure a forfait, gli autori delle musiche e dei video per le copie destinate all’uso privato.

Un esempio: la royalty sui cd vergini, attraverso la Siae, finisce già nelle tasche di autori, cantanti e quanti altri dovrebbero intascare diritti di autore. Dal 2 aprile 2005 era invece stata sospesa l’applicazione della royalty sulle memorie digitali, in attesa che il ministro per i Beni e le attività culturali ne stabilisse l’entità per questo tipo di nuovi supporti. La data di scadenza per la decisione, molto attesa da autori ed editori, era fissata al 31 dicembre 2008. Con l’articolo 39 del Milleproroghe (tre righe incomprensibili per i comuni mortali), il governo avrà invece tempo fino alla fine del 2009. E questa volta è più che probabile che la decisione arrivi.

Grande Fratello: questa volta vince Mediaset


Per avere la misura di quali conseguenze potrebbe avere sul mercato televisivo la vendita di Endemol a un consorzio capitanato da Mediaset (per 293 miliardi di euro), basta dare una breve scorsa all’elenco di programmi, soap, game show e fiction targati Endemol che sono stati trasmessi in questi anni in televisione.
Di qualunque tipo: privata, pubblica, digitale, italiana, internazionale. Non c’è canale televisivo, in sostanza, che non si affidi a Endemol - un colosso presente in 25 Paesi e 5 continenti e capace di fatturare 117 milioni nel 2006 (+24,1%) - per realizzare parte rilevante della sua programmazione. E spesso quella di maggior successo, per lo meno in termini di audience(come il Grande Fratello, il più noto format tv della società olandese).

Gli effetti dell’operazione, che porterà Mediaset a diventare fornitrice di servizi tv, si faranno sentire in primis sulla Rai, legata a Endemol da un contratto, ha scritto (file pdf, ndr) nei giorni scorsi Giovanni Minoli, “molto favorevole per la casa di produzione e molto oneroso per la Rai”, che di fatto risulterebbe privatizzata, secondo il direttore di Rai Educational . Affermazioni contestate (file pdf, ndr) da Paolo Bassetti, presidente di Endemol Italia. Sempre Minoli vede in questa operazione non solo un rafforzamento dello storico concorrente, ma anche uno stimolo per la Rai. Reagire o morire. “Il re è nudo: bisogna darsi da fare. Altrimenti è l’inizio della fine”. Come? Il punto è questo. La parola d’ordine di Minoli, come di tanti altri, è “Rai-fondazione”. Ovvero ritorno a una produzione televisiva soprattutto interna, fondata sulla qualità e meno asservita ai format internazionali. Ipotesi futuribili e forse anche un po’ irrealistiche: il sogno di una Rai che fa da sé e ritorna a essere servizio pubblico è considerata utopistica dagli esperti del settore, almeno nel medio periodo. Del resto la rapidità con cui le società venditrici di contenuti tv (come la stessa Endemol o Magnolia) riescono a realizzare programmi di grande successo per i propri clienti è al momento irrangiungibile per i colossi televisivi. Una delle ipotesi che si fanno con più frequenza negli ambienti tv è che la Rai, per controbattere all’offensiva Mediaset, possa rescindere nel medio periodo i contratti con Endemol.
Ma sono solo voci. Per ora l’unica certezza è che il Biscione - assieme a Telecinco, Goldman Sachs e Cyrte - grazie all’acquisizione di Endemol, ha fatto un grande passo verso il futuro, anche digitale. E verso l’auto-produzione di programmi, sia pure attraverso società controllate. Fedele Confalonieri assicura che non userà Endemol per indebolire il suo competitor pubblico, ma i contorni dell’operazione sono ancora troppo indefiniti per sbilanciarsi in previsioni di lungo periodo.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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