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Statali, miracolo “San Brunetta”: a settembre 50% di assenze in meno

Renato Brunetta

San Brunetta ha fatto il miracolo. A settembre le assenze per malattia degli statali si sono dimezzate. Lo ha annunciato il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta intervenendo a Domenica In. “Siamo più verso il 50% delle assenze in meno rispetto al settembre del 2007 che verso il 40%”, ha detto Brunetta. “È un miracolo?” ha chiesto Massimo Giletti. E lui: “Son diventato un taumaturgo, son diventato San Brunetta”.
In mattinata, il titolare della Pubblica Amministrazione ha parlato anche del federalismo. Oltre a quello fiscale, “per mia espressa volontà, ci sarà anche il federalismo contrattuale” ha affermato, spiegando che “saranno contratti articolati regione per regione, settore per settore, in maniera tale che chi è più produttivo, più efficiente, sarà pagato di più”. “Non ci sarà più un contratto unico uguale per tutti” ha concluso “ma, sulla base della responsabilità dei singoli livelli di governo e sul principio della trasparenza e della produttività si potrà pagare in maniera differenziata”.

Ma la lotta ai “furbacchioni” tra gli statali non finisce qui. L’altro obiettivo del “temibile” ministro è quello di impedire ai dipendenti pubblici di fare la spesa durante l’orario di lavoro o di scendere a prendersi un cappuccino a metà mattinata, fumandosi magari una sigaretta. Ha deciso così di introdurre i tornelli all’ingresso degli uffici pubblici perché “si continua ad abbandonare l’ufficio tornando con le buste della spesa”, insomma si continua ad assentarsi dal lavoro e chi lo fa “toglie un servizio alla povera gente”.

Il VIDEO servizio:

Istat: gli statali hanno stipendi più alti dei privati

Una busta paga

Lo stipendio medio annuo nel settore della Pubblica amministrazione è stato di poco superiore ai 27 mila euro, più alto rispetto al settore privato. Nel 2001, la retribuzione media era di 23.436 euro; nel 2007 ha raggiunto 27.076 euro.

È ampio il divario tra i comparti pubblici: la media retributiva più bassa è di circa 21 mila euro per i dipendenti delle Regioni e delle autonomie locali, mentre i valori più alti sono dei magistrati, che percepiscono in media 110 mila euro. I dati sono stati pubblicati dall’Istat nel resoconto delle retribuzioni contrattuali annue del pubblico impiego 2001-2007 che, per la prima volta, comprende anche gli stipendi dei dirigenti.

Ministeri, vigili del fuoco, agenzie fiscali e scuola: qui le retribuzioni sono in media di 24 mila euro; negli enti pubblici non economici ci si aggira sui 26,2 mila e per i dipendenti della presidenza del Consiglio sui 29,4mila euro. Livelli superiori per il servizio sanitario nazionale (30,5 mila), ricerca (31,9 mila), forze di polizia (31,2 mila a ordinamento civile e 33,3 mila a ordinamento militare), difesa-esercito (33 mila).
Nella classifica dei livelli più alti, sotto la media dei magistrati, di 110 mila euro, troviamo l’università, con retribuzione annue medie di 36,4 mila euro.

Retribuzioni medie più alte del privato: confrontando i dati del 2005, nella pubblica amministrazione lo stipendio medio era di 23.659 euro, mentre quello degli impiegati dei tre grandi aggregati del settore privato erano inferiori del 18,2% per l’agricoltura, del 4,6% per l’industria e del 2,1% per i servizi di mercato.

Chi clicca lavora: ecco la Guida (internettiana) al lavoro per il 2009

Vita in ufficio

Il lavoro c’è, ma a volte non si vede. Così chi cerca un primo impiego, o un’occasione di carriera, non riesce a trovarlo. Per offrire uno strumento informativo ai lavoratori e una vetrina utile alle aziende è nata la Guida al lavoro 2009 preparata in collaborazione fra Monster.it, sito leader per la ricerca di personale, e la Mondadori.
“Monster ha su questi temi un punto di vista privilegiato” spiega l’autrice del volume, Silvia Zanella “perché è in contatto sia con le aziende sia con i candidati, e conosce bene i punti deboli dell’incrocio fra domanda e offerta. È vero che, rispetto al 2006-2007, i posti a disposizione sono meno, ma è anche vero che le aziende faticano ad assumere per le difficoltà a trovare il candidato giusto e la scarsa disponibilità a cambiare città”.
Da qui l’idea di una guida veloce, internettiana anche nel linguaggio, che dà consigli pratici a seconda della tipologia del candidato (neolaureato, over 40, donna con figli…) e offre un panorama delle ricerche di personale nei prossimi 12 mesi.
“Ho girato ai direttori del personale le domande che mi sento fare più frequentemente da chi cerca lavoro” spiega Zanella. “E ho risposto cercando di trasmettere un messaggio chiaro: negli ultimi 10 anni il mercato del lavoro è cambiato, sta diventando un po’ più trasparente e chiede un approccio diverso. Certo, saper impostare una ricerca via internet non dà la garanzia di trovare lavoro, ma offre almeno la possibilità di accedere alle migliori opportunità”.

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Assenteismo: l’arrosto di Brunetta e il ricorso dei fannulloni operosi

Renato Brunetta

Dice, il ministro Renato Brunetta, che si dimetterà se fra un anno la sua “rivoluzione” anti-fannulloni non sortirà risultati. Ma pronostica: “Tra un anno il tasso di assenteismo nella pubblica amministrazione sarà pari a quello del settore privato”. Brunetta lo dice da palco di “CortinaIncontra”, intervistato da Bruno Vespa.
Un Brunetta a tutto campo, quello ascoltato alla kermesse ampezzana, che ha menato fendenti su vizi e mali della pubblica amministrazione, pur ribadendo che i “furbi” sono 100-150 mila su un esercito di 3,5 milioni di pubblici dipendenti che invece lavorano sul serio. Ai critici che gli rimproverano un’operazione tutta “fumo”, il ministro replica deciso: “Ho fatto una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica che ha denunciato i certificati facili e l’assenteismo.
Dov’e il fumo? Ho fatto cose concrete, ho fatto anche l’arrosto’”. Il solo annuncio della “cura Brunetta” sembra infatti aver avuto un effetto non trascurabile: secondo un’indagine del ministero della Funzione Pubblica “nei mesi di maggio e giugno 2008, nel 74% delle 27 amministrazioni intervistate, il numero delle assenze per malattia è risultato in calo rispetto all’anno precedente” e “in ben sette amministrazioni le assenze si riducono di oltre il 15%, con punte che vanno oltre il 50%”. “L’assenteismo” ricorda Brunetta “nel pubblico è diminuito a giugno del 20% e fra qualche giorno avrò a disposizione i dati di luglio. Mi dicono che in Friuli Venezia Giulia, ad esempio, le visite fiscali sono aumentate del 30%. Bisogna che l’opinione pubblica mantenga un atteggiamento di stigmatizzazione verso questi fenomeni”. “Poi - avverte Brunetta - bisogna che le norme siano rafforzate, e che ci sia una fortissima premialità: bisogna cioé premiare i buoni e cacciare i fannulloni”. Certo il responsabile della Funzione pubblica deve ammettere che non tutti, al momento, lo stanno seguendo sull’operazione trasparenza, con la pubblicazione dei dati su costi, consulenze e giorni di malattia dei dipendenti: “Io ho pubblicato tutti i dati del mio ministero” rileva “e ho detto agli altri di fare altrettanto… Alcuni hanno risposto come un sol uomo, come il ministero degli Esteri. Altri invece no. Il ministero del Tesoro ad esempio non ha risposto”. Brunetta non dimentica i tempi politico-economici di maggior attualità.
Come la norma anti-precari inserita con un emendamento nella manovra. “Molto probabilmente - osserva - l’intera materia andrà rivista, e credo che il ministro Sacconi abbia la capacità e la sensibilità per farlo”. Sulle pensioni invece “é necessario riflettere serenamente. Bene ha fatto Sacconi a presentare un libro verde che apre un confronto”. Il tema pensioni “é all’ordine del giorno, ma - avvisa - non è un tema prioritario nell’agenda del Governo”.
Quindi il federalismo fiscale: “Se serve ad eliminare le sperequazioni bene - sottolinea Brunetta - ma se è un federalismo all’italiana, che raddoppia tutto, Dio ce ne scampi e liberi…”. Ma ciò che colpisce, anche nell’incontro cortinese, è la grande popolarità di cui gode in questa fase Brunetta. “Brunetta non sono solo io. È un nome collettivo” ha detto alla platea. “Brunetta siete voi, è la gente che non ne può più”.
Di fronte al palco di Cortina InConTra c’è una platea non proprio di impiegati e operai. E l’obvazione che il monsitro raccoglie non nasconde la dicharazione di guerra che gli sitatali hanno dichiarato contro la circolare del ministro della Funzione Pubblica: milioni di dipendenti pubblici sono pronti a ricorrere al Tar del Lazio lamentando l’illegittimità delle nuove norme messe a punto dal Governo contro le assenze dal lavoro. Gli impiegati definiti “fannulloni” si sono già organizzati nel “Comitato Fannulloni Operosi” (Co.F.O.) e stanno raccogliendo firme in tutto lo Stivale. A preparare il ricorso - secondo quanto apprende l’Agi - sarà, invece, l’avvocato Carlo Rienzi, presidente Codacons, il quale sostiene che prima dei semplici dipendenti devono essere messi sotto controllo i dirigenti e i vertici di enti e ministeri. Nel documento che arriverà dunque all’attenzione dei giudici amministrativi, si rileva come la circolare Brunetta presenti, innanzitutto, “forti dubbi” di legittimità costituzionale, violando la parità di trattamento, il sistema di tutela sociale e il principio di efficienza previsti dalla Costituzione. “Nessun requisito di necessità e urgenza” rileva Rienzi “poi, si rileva per giustificare l’introduzione di queste indicazioni nel decreto legge sulla manovra economica”.

La guerra di Brunetta agli assenteisti: “Malati un giorno, visita fiscale”

 Renato Brunetta

L’aveva lui stesso chiamata rivoluzione, per i dipendenti pubblici. E ora se ne cominciano a vedere le forme.
Quella di Renato Brunetta inizia dalla malattia. La visita del medico fiscale, secondo la nuova circolare firmata dal ministro della Pubblica amministrazione, “È sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno, salvo particolari impedimenti del servizio del personale”. Parte così la stretta sulle assenze dei dipendenti pubblici che prevede anche la decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di assenza, per malattia o permessi.
La circolare - che ha validità retroattiva perché si applica alle assenze “a decorrere” dal 26 giugno scorso - è stata indirizzata a tutte le pubbliche amministrazioni per fornire indicazioni sull’applicazione della nuova disciplina in materia di assenze dei pubblici dipendenti contenuta del decreto legge sulla manovra ed è stata inviata alla Corte dei conti per la registrazione. La visita fiscale, quindi, dovrà essere richiesta dalle amministrazioni “anche nel caso in cui l’assenza sia limitata ad un solo giorno” e il medico potrà bussare alla porta con meno limitazioni di orario. Si ampliano infatti le ore in cui potrà essere effettuata la visita: la norma, “innovando rispetto alle attuali previsioni negoziali” scrive Brunetta nella circolare “prevede un regime orario più ampio per la reperibilità al fine di agevolare i controlli”. Ma, oltre ai controlli, la stretta sulle assenze andrà a toccare anche il portafoglio. Ad ogni malattia, nei primi giorni di assenza, indipendentemente dalla durata, si applica la decurtazione della retribuzione, ovviamente non su tutte le voci dello stipendio. Potrà essere tagliata “ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo” e ” ogni altro trattamento economico accessorio”. Ma non saranno toccati: il trattamento economico tabellare iniziale, la tredicesima, l’anzianità e gli eventuali assegni ad personam.
Queste tutte le norme previste dalla nuova circolare.
- Se ci si ammala per un giorno. La visita fiscale sarà obbligatoria anche per un periodo così breve ma con un regime orario più ampio per la reperibilità al fine di agevolare i controlli.
- Se la malattia prosegue. Nell’ipotesi di un solo giorno di malattia successivo ad un precedente e distinto “evento” di un solo giorno, occorrerà presentare un certificato rilasciato da struttura sanitaria pubblica.
- Cosa si prevede dopo 10 giorni. Nell’ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare, l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica. Il periodo superiore a dieci giorni si realizza sia nel caso di attestazione mediante un unico certificato dell’intera assenza sia nell’ipotesi in cui in occasione dell’evento originario sia stata indicata una prognosi successivamente protratta mediante altro certificato, sempre che l’assenza sia continuativa (”malattia protratta”).
- Il certificato. Le pubbliche amministrazioni non possono chiedere che sui certificati venga indicata la diagnosi, essendo sufficiente l’enunciazione della prognosi.
- Il medico dev’essere convenzionato con il Ssn. Il certificato per essere valido non potrà essere rilasciato da un medico libero professionista non convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Non solo, ma l’evidenza del rapporto con il Servizio sanitario nazionale - dovrà risultare dal certificato.
- Stipendio. Nei primi 10 giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio. Vi sono però delle eccezioni, e riguardano i trattamenti più favorevoli eventualmente previsti per le assenze dovute ad infortuni sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day ospital o a terapie salvavita.

Presentando la misura “anti-assenteismo”, Brunetta ha fatto il punto della situazione, parlando di dati confortanti: l’assenteismo nella pubblica amministrazione, specie per malattia, registra una diminuzione da fine maggio del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ha detto il ministro annunciando che da settembre ci sarà un osservatorio sull’assenteismo che pubblicherà mensilmente dati su “questa nostra azione moralizzatrice”, ha detto Brunetta. Il calo del 20%, ha precisato, si registra “da quando è emersa l’opinione che ‘cambiare si può’, quindi con il decreto 112, le circolari e la cosiddetta operazione trasparenza”.

Il VIDEO servizio:

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Il FORUM dei lettori: “Le nuove regole per la malattia del Ministro Brunetta: sono giuste?”

Ryanair, business a tutti i (low) cost. Dipendenti alle strette, passeggeri a terra

Michael O'Leary, CEO della compagnia aerea low cost Ryanair | Ansa
“Siamo nel mezzo di un massiccio programma di riduzione dei costi”. Parola di Michael O’Leary, patron della compagnia aerea Ryanair. E finché si tratta di congelare le retribuzioni milionarie dei 36 top manager a capo dell’azienda, ai passeggeri poco importa. Ma la dieta low cost di Ryanair non si ferma qui. Tra i tagli sono compresi “i servizi aeroportuali e il livello di personale impiegato”. Se vi viene in mente qualche piccola disavventura vissuta con i voli di questa compagnia siete sulla strada giusta. L’annuncio fatto da O’Leary arriva quando già sui vettori più economici d’Europa si è scatenata la bufera. E il caro petrolio c’entra fino ad un certo punto.

In questi giorni è uscito in libreria, edito da Egea, Ryanair. Il prezzo del low cost di Siobhàn Creaton, una giornalista irlandese corrispondente dell’Irish Times. Costo 19 euro. Ovvero sette euro in meno rispetto a quanto vi costerebbe portare un solo bagaglio (eccetto quello a mano). Creaton racconta la storia di chi ha saputo guadagnare con uno dei disastri più grandi della storia, l’11 settembre, a suon di biglietti a una sterlina. Ma è anche la storia della compagnia più low cost che ci sia. Così tanto low da essere accusata di non avere eguali nel maltrattamento di dipendenti e passeggeri. Più o meno un mese fa un medico sassarese è stato costretto ad abbandonare il velivolo perché non ascoltava le informazioni di sicurezza impartite dalla hostess prima del decollo. A febbraio, poi, la compagnia è stata costretta a pagare un indennizzo di 6.500 euro ad un musicista cieco e ai suoi quattro colleghi che il 31 dicembre 2006 erano stati fatti scendere da un volo dalla Sardegna a Londra perché erano stati scambiati per terroristi. Mentre a novembre una passeggera è restata a terra perché non voleva abbandonare il suo peluche a forma di coccodrillo. Che in effetti era lungo un metro.

Tra gli esempi citati da Creaton la mancanza di pasti o rinfreschi gratuiti, la scarsissima assistenza perfino ai portatori di handicap, l’utilizzo di aeroporti periferici (identificati con il nome di grandi città ma distanti anche un centinaio di chilometri). Per non parlare delle pubblicità spesso ai limiti dell’offensivo, nelle quali perfino il Papa è stato tirato in ballo. Addirittura anche la milionesima cliente, premiata con biglietti gratis a vita, ha fatto causa a Ryanair. E non è nulla in confronto alla lunga protesta dei dipendenti. Proprio su questo campo si combatte la partita più dura.

Da molto tempo oramai i sindacati di tutta Europa si sono uniti per combattere gli abusi da parte della compagnia nei confronti dei lavoratori. Creaton parla di forti pressioni anti-sindacali ma non è l’unico aspetto. “Ryanair non segue nessuna regola -spiega Claudio Genovesi, segretario nazionale di Fit-Cisl“. Non sono bastate le “reiterate sollecitazioni” né “una sentenza del tribunale di Velletri”. L’azienda, in sostanza, non ascolta i sindacati e sceglie autonomamente le regole per i propri dipendenti. Per esempio orari, spiega Genovesi, oltre i limiti consentiti dalla legge con “turni anche di 19 ore”. Dipendenti alle prime armi che vengono mandati via non appena si avvicina il momento della qualifica, impossibilità da parte dei sindacati di controllare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Addirittura le telecamere di sorveglianza nei locali di sosta proibite per legge (e da poco oscurate) e l’assenza di servizi minimi in caso di sciopero.
Passeggeri scendo da un aereo della flotta di Ryanair | Ansa
L’Enac dovrebbe vigilare ma per ora, dice Genovesi, “i controlli sono troppo pochi”. E poi “c’è la concorrenza sleale”. Le compagnie aeree low cost godono di finanziamenti pubblici da parte delle camere di commercio, degli enti turistici e delle società aeroportuali. “Aiuti ingiustificati - conclude Genovesi - in presenza di queste problematiche. Se per esempio Alitalia paga 100, Ryanair la metà. A Roma poi sono ancora più avvantaggiati visto che Ciampino è più in centro di Fiumicino”. Per ora però ad un cambio di rotta la compagnia non ci pensa proprio. Semmai a dimezzare le spese. Dura la legge del low cost.
Leggi anche: La vera storia di Ryanair, il prezzo del low cost

Mal di capo: gli italiani sono i lavoratori più insoddisfatti d’Europa

poca organizzazione, scarsi incentivi, gioco di squadra insufficiente. Così la pensano i dipendenti italiani del loro posto di lavoro
Demotivati, poco realizzati, pagati male. In una parola, insoddisfatti del proprio lavoro. Anzi, fra i più insoddisfatti in Europa. Così, appaiono gli italiani in una ricerca inedita di Mercer, società leader globale della consulenza nelle risorse umane e nell’investment consulting, e pubblicata da Panorama in edicola venerdì 8 febbraio.
L’indagine ha messo a confronto Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Italia, coinvolgendo oltre mille impiegati in ciascun paese distribuiti per tipo di azienda, genere, età, anzianità aziendale e settore industriale.
Stando ai giudizi dei lavoratori, in Italia i capi che “si interessano al benessere dei propri dipendenti” sono appena il 28 per cento. Solo il 26 per cento dei lavoratori italiani prova un “forte sentimento di appartenenza” verso l’azienda per la quale lavora. E l’Italia è il paese nel quale si fa poco o nulla nei confronti di chi lavora in modo inadeguato e dei cosiddetti scansafatiche.

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