
Una foto d'archivio di un ufficio (Ansa)
Non è l’aumento dello stipendio, ma il progresso la vera molla che ci spinge a lavorare di più e ai massimi livelli. Continua
- Lunedì 8 Febbraio 2010
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Una foto d'archivio di un ufficio (Ansa)
Non è l’aumento dello stipendio, ma il progresso la vera molla che ci spinge a lavorare di più e ai massimi livelli. Continua

I manager delle società quotate in borsa dovranno rendere noti i loro compensi - Epa
Tocca a loro. Manager e dirigenti delle società quotate in borsa in Italia dovranno rendere noti i loro compensi. Spesso, ma non sempre, a sei cifre grazie anche a stock options, bonus e buonuscite milionarie. Come già accade per i loro colleghi delle società a partecipazione pubblica. Continua

Dirigono il dipartimento Prodotti finanziari di Aig, il colosso assicurativo americano che, per evitare il fallimento, ha ricevuto dal piano salvataggio del Governo Usa circa 173 miliardi di dollari. Un settore difficile e delicato, quello in mano ai top manager dell’Aig finiti al centro di una polemica sui media americani: sarebbero stati loro ad aver dato il via libera, secondo le accuse del Governo Usa, alla maggior parte delle operazioni che nel 2008 hanno portato la società al collasso.
Eppure, rispettando il contratto stipulato coi propri top manager, il colosso assicurativo ha deciso lo stesso di destinare loro un bonus di 165 milioni di dollari. Il presidente Obama e il suo staff grida allo scandalo. “I bonus distribuiti ai trader di derivati da Aig sono un oltraggio, un’offesa”, attacca il presidente Obama. “Aig è una società che si trova in difficoltà a causa della sua imprudenza e avidità. Come possono giustificare un oltraggio ai contribuenti che tengono la società in vita? Negli ultimi sei mesi Aig ha ricevuto consistenti somme dal Tesoro e ho chiesto al segretario Geithner di seguire tutte le strade per bloccare questi bonus”. Il Governo, per ora, non mette in discussione i contratti dei dirigenti. “Piaccia o no, non siamo in un paese dove i contratti possono essere cancellati. Ciò deve servire da lezione: il nostro sistema di regole è insufficiente”, aggiunge Larry Summers, direttore del Consiglio Economico di Obama. Non è detto, comunque, che il “tesoretto” dei top manager dell’Aig sia del tutto garantito: Barney Frank, presidente della Commissione Servizi Finanziari della Camera Usa, ha chiesto al Governo di trovare un modo per costringere i manager a restituire i bonus.
Aig ha ricevuto dal governo 173 miliardi di dollari. Oltre la metà sono finiti nelle casse delle banche. Il colosso assicurativo Usa, infatti, è stato costretto a cedere alle pressioni della Casa Bianca e a rendere pubblico l’elenco dei beneficiari dei pagamenti effettuati dal 16 settembre scorso, ovvero da quando lo stato è entrato in suo soccorso, al 31 dicembre: in tale periodo ha versato 93 miliardi di dollari, come copertura di emissioni azionarie e garanzie su derivati, a una lista di istituti finanziari tra cui Goldman Sachs (12,9 miliardi in tre operazioni distinte), Société Générale (11,9 miliardi di dollari), Deutsche Bank (11,8 miliardi) e Barclays (8,5 miliardi).
Aig due settimane fa ha annunciato una perdita trimestrale di 61,7 miliardi di dollari e si è giustificata affermando di essere obbligata contrattualmente a versare gli incentivi, ma di essere pronta a stabilire nuove regole per il futuro.

Il Giappone sta attraversando la più grave crisi economica dai tempi della seconda Guerra mondiale, e il gruppo Panasonic sembra soffrire più di altri per l’attuale congiuntura. All’inizio di febbraio ha annunciato il taglio di 15mila posti di lavoro e la chiusura di 27 fabbriche in tutto il mondo per far fronte alle stime di perdita netta di fine esercizio di 380 miliardi di yen (3,17 miliardi di Euro). Un crollo piuttosto significativo se si considera che a inizio esercizio, nell’aprile 2008, Panasonic contava su un guadagno netto di oltre 310 miliardi di yen.
Purtroppo, la caduta del gruppo di Osaka non è stata arginata, e la dirigenza cerca ora di correre ai ripari lanciando un “buy Panasonic” di sapore obamiano. I diecimila manager dell’azienda sono stati caldamenti invitati ad acquistare, entro la fine di luglio, elettrodomestici Panasonic per un valore di duecentomila yen (1.710 Euro), mentre per i quadri più giovani la quota di acquisti suggerita è di “appena” centomila yen, ha spiegato a Japan Today Akira Kadota, portavoce dell’azienda. Per quanto la solidarietà dei manager nella campagna per risollevare le sorti del colosso giapponese non sia stata chiesta in maniera coercitiva, in un gruppo in cui la fedeltà è tutto, è scontato immaginarsi che nessun dirigente si tirerà indietro.
Tuttavia, a fronte di un prodotto interno lordo in calo da tre trimestri (-3, -0,4, -12,7%) e di un’attività industriale che continua a diminuire da ottobre, con una perdita record del 9,8% registrata a dicembre, i piani di rilancio, soprattutto se ambiziosi, difficilmente riescono ad apparire credibili.
