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Lavoro: i “figli di” guadagnano sempre di più. E non solo quelli dei politici

Capitale-e-dintorniBisogna dare un’occhiata ai numeri per capire l’irritazione dei ragazzi accusati dai governanti di prendersela troppo comoda con lo studio e il lavoro. Perché nulla meglio della statistica (più ancora dei casi dei “figli di” per cui si spalancano le porte di carriere dorate) racconta la difficoltà di trovare la propria strada nel paese della raccomandazione e dei clan familiar-professionali. Continua

Lavoro, per i disoccupati tutto il mondo è paese

Un ufficio di collocamento a New York (Credits: AP Photo/Bebeto Matthews)

Un ufficio di collocamento a New York (Credits: AP Photo/Bebeto Matthews)

Claudia Astarita

È uno scenario particolarmente fosco quello tracciato dal rapporto annuale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) relativamente all’andamento del mercato del lavoro e alle prospettive di occupazione, intitolato “Tendenze globali dell’occupazione 2012: prevenire una crisi ancora più profonda”. La sfida principale, spiegano gli esperti dell’ILO, sarà certamente quella di creare “almeno” 600 milioni di posti di lavoro “per riuscire a garantire una crescita sostenibile e garantire la coesione sociale”.   Continua

Disoccupati record: il 31% dei giovani non lavora

(Credits: Fabio Ferrari/LaPresse )

(Credits: Fabio Ferrari/LaPresse )

I numeri contano. Eccome. A un giorno dall’incontro informale, previsto per domani mattina, tra industriali e sindacati per fare il punto sulla riforma del mercato del lavoro, in vista del nuovo tavolo con il governo convocato per giovedì a Palazzo Chigi, le stime dell’Istat sui senza lavoro in Italia pesano come un macigno: il numero dei disoccupati a dicembre è salito a oltre 2,2 milioni, 221 mila in più rispetto allo scorso anno (+10,9%), più o meno quanto il numero di abitanti di una città medio - grande italiana. Il problema è che il 31% dei giovani non ha un posto. Continua

Lavoro, scenario nero: dopo la cassa integrazione il licenziamento

(La Presse)

(La Presse)

C’è poco da festeggiare in riferimento al calo della cassa integrazione annunciato ieri dall’Inps. In realtà infatti dietro la diminuzione del monte ore complessive di cassa si nasconde una realtà molto più preoccupante: per tanti, troppi lavoratori infatti, la fine del sussidio è il triste preludio al licenziamento, e non certo all’ottenimento di una nuova occupazione. Una conferma indiretta di questo scenario quantomai preoccupante tra l’altro è arrivata stamane con l’Istat che ha comunicato i dati sul tasso di disoccupazione:  a novembre è salito all’8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua, il dato peggiore da maggio 2010. Continua

Spagna, pericolo deficit oltre l’8%

Il premier spagnolo Mariano Rajoy (Credits: Lapresse)

Il premier spagnolo Mariano Rajoy (Credits: Lapresse)

Paura Spagna. Il Financial Times di questa mattina in prima pagina apre proprio sull’allarme lanciato dal nuovo governo di Mariano Rajoy riguardo la possibilità che il deficit sia di gran lunga superiore alle previsioni fatte la scorsa settimana quando sono state presentate le misure di austerity per risanare i conti pubblici. Non più l’8% del prodotto interno lordo, ma ancora oltre. Continua

Francia, il 2012 si apre con il 10% di disoccupazione e la recessione

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Credits: AP Photo/Yves Logghe)

Il presidente francese Nicolas Sarkozy (Credits: AP Photo/Yves Logghe)

strip-ici-parisA Parigi l’aria non è certo delle migliori. Il Ministero del Lavoro ha diffuso gli ultimi dati sul tasso record di disoccupazione dal 1999. Una progressione del 5% in un anno. Da tre mesi a questa parte, ogni giorno la Francia conta un migliaio di disoccupati in più. E l’ufficio di collocamento francese, il Pole Emploi, conta oggi più di 5 milioni di iscritti. Continua

Lavoro: padri contro figli, il posto conteso

(Credits: Roberto Monaldo/LaPresse)

(Credits: Roberto Monaldo/LaPresse)

Che gli anziani tolgano lavoro ai giovani è uno di quei luoghi comuni che si sentono nei bar e alla televisione. E alcuni dati dell’Inps sembrerebbero confermare questa tesi: nel primo semestre del 2010 i dipendenti fino a 29 anni erano diminuiti del 9,2 per cento, mentre quelli con più di 60 anni erano aumentati dell’8,9. Ma è una falsa prospettiva, fondata sull’assunto irrazionale che esista una correlazione tra lavoratori anziani e giovani disoccupati. In inglese questo pregiudizio ha un nome: “lumpof-labour fallacy”. L’errore di pensare che vi sia un ammontare definito di lavoro complessivo. Continua


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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