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(Credits: Ap Photo/Thibault Camus)
Una “risposta forte e coordinata per affrontare le nuove sfide dell’economia mondiale”. E’ questo l’impegno dei rappresentanti del G20, che in tutta fretta hanno diffuso un comunicato stampa subito dopo la cena a margine della riunione del Fondo Monetario Internazionale (Fmi).
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(Credits: Ap Photo/Kyodo News)
Profondo rosso per le Borse di tutto il mondo. Sulla scia della caduta libera di Wall Street, anche i mercati asiatici hanno reagito in maniera negativa. Tokyo lascia sul terreno 5 punti.
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La sede storica della borsa di Wall Street
Con un taglio di mezzo la Banca centrale americana ha portato i Fed Funds all’1 per cento e il tasso di sconto all’1,25 per cento, cioè ai minimi dal 2003, quando occorreva rilanciare l’America ferita dagli attacchi dell’11 settembre contro le Torri Gemelle e il Pentagono. La Borsa, dopo il rally di martedì, ha salutato prima con un solido rialzo la decisione della Federal Reserve per poi chiudere in rosso, con il Dow Jones in perdita di quasi l’un per cento, dato che molte perplessità rimangono. Non è detto infatti che la banche, visti i rischi ancora esistenti dopo la devastante crisi dei mutui che le ha messe in ginocchio, torneranno a concedere crediti con maggiore facilità. In giornata l’ipotesi di un taglio ha fatto volare gli indici a Piazza Affari: il Mibtel ha recuperato l’8,48% (15.874 punti) e lo S&P/Mib il 9,87% (20.466 punti) mettendo a segno il secondo miglior balzo di sempre. Il tutto mentre alcuni dei titoli a maggiore capitalizzazione sono stati costretti alle sospensioni per eccesso di rialzo, con gli investitori che sono tornati a posizionarsi sul mercato. Tra questi Fiat, Telecom, UniCredit, Intesa SanPaolo ed Eni. Complessivamente sono cresciuti anche gli scambi che hanno raggiunto 923 milioni di azioni, per un controvalore di quasi 3 miliardi di euro.
Secondo il Wall Street Journal, il presidente della Fed, Ben Bernanke, che insegna alla prestigiosa università di Princeton, ha studiato da vicino il caso del Giappone, dove alcuni anni or sono la politica dei tassi d’interesse zero non era riuscita a rilanciare la macchina economica. Tutti gli occhi sono ora rivolti verso la produzione economica, che ha subito un sicuro rallentamento. Domani verranno pubblicati i primi risultati sul prodotto interno lordo (Pil) del terzo trimestre, e si parla di un calo di mezzo punto. A questo punto la parola che è ormai su tutte le labbra, cioè “recessione”, verrà finalmente pronunciata ad alta voce e non più soltanto sussurrata, come è successo fino ad oggi.
L’economia statunitense ha registrato un “marcato rallentamento”, afferma la Fed motivando così la decisione odierna, presa all’unanimità, vista anche la gelata dei consumi privati. Nel comunicato diffuso in serata la Fed ha sottolineato che “le recenti misure, incluso il taglio odierno, le riduzioni coordinate del costo del denaro da parte delle banche centrali, gli straordinari interventi a sostegno della liquidità e i passi ufficiali per rafforzare il sistema finanziario dovrebbero riuscire col tempo a migliorare le condizioni del credito e promuovere il ritorno a una moderata crescita economica”. Paradossalmente, il livello del costo del denaro è tornato a quello dell’era di Alan Greenspan, molto criticato ultimamente e considerato da alcuni esperti (e politici) uno dei responsabili della crisi attuale, attraverso la sua politica quasi anarchica di deregulation e i bassi tassi di interesse. Secondo i nemici di Greenspan sarebbe stato proprio il basso costo del denaro ad avere incoraggiato il moltiplicarsi di operazioni a rischio come i mutui subprime, e il conseguente scoppio della ‘bolla’. Dopo aver abbassato all’1 per cento nel giugno 2003 i tassi, la Fed ne ha mantenuto stabile il livello per un anno per poi operare una serie di rialzi consecutivi che in poco tempo lo hanno portato addirittura al 5,25 per cento.
A settembre dell’anno scorso il costo del denaro ha iniziato progressivamente a scendere per tentare di arginare la grande crisi scoppiata in seguito.

Avvio in ribasso per Piazza Affari e per le Borse europee, dopo la chiusura in forte calo accusata nella notte da Wall Street e dopo lo scivolone di Tokyo (-6,8%). L’inquietudine per l’imminente impatto di una recessione di larga portata ha di nuovo preso il sopravvento sui mercati del Vecchio Continente. Il Mibtel perde il 2% e l’S&p/Mib il 2,14% (in apertura -1,8% e -1,98%), Parigi arretra del 2,9% e Francoforte del 2,5%.
La Borsa di New York ha chiuso in forte calo ieri, penalizzata dai titoli tecnologici dopo una serie di dichiarazioni di imprese molto prudenti sulle loro prospettive: il Dow Jones ha perso il
2,40%, il Nasdaq il 4,14%.
Dopo tre sedute positive, chiudono con il segnale negativo anche le principali borse asiatiche. Sulla scia di Wall Street, l’incubo recessione si abbatte soprattutto sulla Borsa di Tokyo, che chiude la sessione odierna in forte calo, in coincidenza con la progressiva rivalutazione dello yen su euro e dollaro che penalizza i grandi esportatori nipponici. L’indice Nikkei dei 225 titoli guida ha registrato alla chiusura una perdita di 631,56 punti, pari al 6,79%, scendendo a
8.674,69 punti.
Pesanti le perdite anche a Seul, con l’indice Kospi che ha chiuso in territorio negativo a -5,1%, e ad Hong Kong, dove l’Hang Seng ha perso il 2,8%. Ma ribassi, a contrattazioni ancora
in corso, si registrano anche in Australia, Cina, Singapore e Taiwan.
I prezzi del petrolio sono diminuiti oggi in Asia mettendo da parte il timore che l’Opec deciderà la riduzione della produzione nella prossima riunione straordinaria e tenendo invece conto del calo della domanda legato alla crisi finanziaria.
Nel dopomercato elettronico che fa riferimento al Nymex, la Borsa merci di New York, a Singapore il greggio per consegna a dicembre e’ stato trattato oggi a mezzogiorno (ora locale) a 69,45 dollari a barile, con un ribasso di 2,73 dollari. A New York ieri sera il greggio per consegna a novembre aveva fatto registrare un ribasso di 3,36 dollari a barile portando il prezzo a 70,89 dollari.
48 ore: tanto è durata l’euforia sui mercati finanziari.
Il giorno dopo il grande rimbalzo superiore al 14 per cento, anche a Tokyo si è riaffacciata l’incertezza sull’efficacia delle misure contro la crisi di credito. Ma il Nikkei ha saputo resistere alla volatilità di Wall Street, guadagnando in chiusura l’1,06% e girando bruscamente in positivo dopo una seduta altalenante (l’indice ha recuperato recupera rispetto al -1,44% registrato a metà seduta).
A differenza di Tokyo, le altre Borse asiatiche dimenticano il rialzo record messo a segno alla vigilia e tornano ad essere incerte a un giorno dall’ingresso del Governo Usa nel capitale di nove colossi bancari di Wall Street. I principali indici dei mercati del «Far East» hanno chiuso tutti con il segno meno: Hong Kong a -2,92%, Shanghai a -1,81%, Taiwan a -0,86%, Seul a -2%, Sydney a -0,81%, Singapore a -1,93%.
Nelle prime ore di contrattazioni odierne, però, e per quasi tutta la giornata, sulla scia del ridimensionamento serale a Wall Street ovunque prevaleva il segno meno: le piazze del Vecchio Continente reagiscono con un avvio debole all’incertezza di Wall Street. Inizio di seduta in flessione a Parigi con l’indice Cac 40 che perde lo 0,36%. In calo anche Londra (Ftse100 -0,55%), Francoforte (Dax -0,35%).
Il ribasso più alto lo fa registrare Piazza Affari: Mibtel -0,87%. Sulle prime battute l’S&P/Mib scende dell’1,28%. In flessione le banche, mentre corre Mondadori (+8,8%), dopo la cessione delle tipografie. Ancora in netto rialzo Seat (+7%), sempre sulle ipotesi di delisting.
Riflettori puntati intanto su Bruxelles dove prenderà il via alle 16 il Consiglio Europeo che riunisce i capi di Stato e di governo dei Ventisette. In agenda la crisi finanziaria, i consumi energetici e la lotta al cambiamento climatico. Il summit in programma nel pomeriggio arriva dopo gli altri due vertici di leader europei, quello del G4 del 4 ottobre e quello dell’Eurogruppo domenica a Parigi. E proprio la dichiarazione finale del secondo, che ha suscitato l’entusiasmo delle Borse e si è già tradotta in cospicui piani di garanzia pubblica per le banche, dovrebbe essere avallata dai 12 stati membri che non fanno parte di Eurolandia. Le questioni economiche, sia la crisi finanziaria, sia l’energia e la lotta ai gas serra domineranno gli incontri in programma in serata. Soprattutto il secondo tema si preannuncia complicato per le posizioni molto diverse degli stati membri, mentre l’Italia si prepara a dare battaglia a difesa delle proprie industrie.
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Mercati sulle montagne russe, dopo lo shock di ieri. Dopo una mattinata incerta, in cui le borse hanno registrato rialzi e ribassi, ci ha pensato Wall Street a tendere una mano al Vecchio Continente. New York infatti ha aperto bene e ha fatto recuperare le piazze europee. Ma poi ha invertito la tendenza, e i listini hanno segnato un’altra giornata in negativo, seppur meno consistente di ieri.
In apertura, i mercati sembravano aver rialzato la testa.
Ma è durata poco. Già dopo un’ora, i listini hanno pero’ cominciato a perdere quota con piazza Affari che ha visto una raffica di sospensioni per eccesso di ribasso o per scostamenti di prezzo. I titoli interessati sono stati, tra gli altri, Unicredit, Fiat e Telecom. Dopo i primi scambi, le borse europee hanno virato in negativo: a trainare al ribasso gli indici è stato il comparto bancario con Royal Bank of Scotland che ha lasciato sul terreno il 33%, sulle voci di un possibile intervento del governo britannico, e Deutsche Bank che ha perso il 14% per effetto dei rumors su un aumento di capitale. A fine mattinata, invece, sono tornate in positivo a parte Francoforte e a parte Milano che a metà seduta è sembrata incerta. Fino all’apertura di Wall Street. Poi, l’inversione di tendenza e il finale con il segno meno.
E, intanto, una doccia gelata, l’ennesima, ha colto oggi i consumatori e in particolare coloro che hanno contratto un mutuo: le rate dei mutui sono diventate più care.
Di crisi finanziaria hanno parlato i ministri dell’economia e delle finanze dell’Ue riuniti da questa mattina a Lussemburgo nel tentativo di rassicurare i mercati con una posizione unitaria. Ma l’idea del fondo comune, caro all’Italia ed alla Francia non decolla. Prevale invece l’idea di interventi coordinati, ad esempio iniezioni di liquidità, ricapitalizzazioni bancarie o misure rafforzate per la protezione dei depositi. I 27 ministri finanziari dell’Ue hanno raggiunto un accordo per innalzare da 20 mila ad almeno 50 mila euro la soglia minima di garanzia dei depositi bancari in caso di fallimento di istituti di credito europei. In molti Paesi, però, la soglia prevista sarà di 100 mila euro (in Italia era già di 103). In ogni caso i sostegni pubblici ai gruppi in difficoltà giungeranno dai singoli governi, e le misure vanno intese come a carattere temporaneo.
I 27 paesi dell’Unione europea si dicono “pronti ad adottare tutte le misure necessarie per assicurare” la stabilità del sistema finanziario e bancario, ha affermato il ministro dell’economia francese, Christine Lagarde, durante la conferenza stampa della presidenza dell’Ecofin al termine del vertice.
Del resto, parlano da sole le cifre riportate nel rapporto sulla stabilità finanziaria globale redatto dall’Fmi, nel quale si parla di perdite collegate alla crisi del mercato subprime americano che potrebbero arrivare a 1.400 miliardi di dollari, significativamente più dei 1.000 miliardi stimati ad aprile. “Sull’Europa pesa il 40% delle perdite emerse fino ad ora”, con svalutazioni per 580 miliardi di dollari solo a carico delle banche, come ha spiegato Caruana, sottolineando che “il compito del Fondo non è dare indicazioni specifiche ad ogni paese o imporre strategie uguali per tutti, ma promuovere collaborazione e coordinamento tra i vari paesi”, nel rispetto delle particolarità e necessità di ogni singolo stato. Proprio la collaborazione intergovernativa appare come una possibile via di uscita nel tentativo di migliorare il livello di comunicazione e redendere le politiche più organiche e coordinate. “Il tempo delle soluzioni graduali è terminato.
Intanto si muove anche il presidente Usa. Bush, che oggi ha discusso della crisi finanziaria con i leaders europei (Silvio Berlusconi, Gordon Brown e Nicolas Sarkozy) è disponibile a tenere un vertice straordinario del G8, rivela il portavoce della Casa Bianca Dana Perino, secondo la quale Bush è aperto alla proposta di un summit coi leader degli otto paesi più industrializzati, anche se ritiene che la situazione vada focalizzata subito alla riunione ordinaria ei ministri finanziari del G8, che si terrà venerdì prossimo a Washington. Bush ha sottolineato “l’importanza per tutti i paesi di lavorare assieme per coordinare le loro azione e trovare la soluzione ai problemi”, mentre la Fed è corsa nuovamente ai ripari annunciando di aver creato, con la benedizione del ministero del Tesoro, un organismo per acquistare sul mercato commercial paper, cioè quegli strumenti finanziari molto usati negli Usa per i finanziamenti a breve.

Prima le borse asiatiche, poi quelle europee. I mercati finanziari provano a reagire sulla scia della chiusura positiva di ieri sera a Wall Street e nella convinzione che il Senato americano approvi oggi il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari messo a punto dal segretario al Tesoro, Henry Paulson, per salvare Wall Street e il sistema bancario statunitense.
Mentre le principali Borse della Cina sono chiuse a causa della Festa Nazionale che si celebra oggi, l’altra grande piazza asiatica, quella di Tokyo, è tornata a chiudere in positivo, con l’indice Nikkei che ha guadagnato lo 0,96% a 11.368,26 punti. Martedì l’indice aveva perso il 4,12% Mentre ha fatto decisamente meglio Sidney (+4,22%).
A Milano Piazza Affari apre in forte rialzo, con il Mibtel a +1,44%; a Londra l’indice Ftse100 segna un progresso dello 0,80% a 4.941,49 punti; a Francoforte il Dax guadagna in apertura lo 0,58% a 5.865,08 punti. UniCredit congelata al ribasso sul prezzo di controllo in Borsa
Il titolo di Piazza Cordusio dopo un avvio in deciso recupero (+2%) è stato fermato dalle
contrattazioni per qualche minuto.
Ieri sera Wall Street è rimbalzata dopo il lunedì nero. Il Dow Jones ha chiuso a 10.857,03 salendo del 4,74%, mentre il Nasdaq è avanzato del 4,97% a 2.082,83. I mercati americani hanno creduto all’appello del presidente George W. Bush che è tornato a chiedere al Congresso di agire in fretta per l’approvazione del maxi piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari a sostegno del sistema finanziario. La Casa Bianca è fiduciosa che l’intervento possa essere approvato entro la settimana e sono ripresi i negoziati tra i consiglieri economici di Bush e i rappresentanti del Congresso per arrivare a una nuova soluzione che possa tornare all’ordine del giorno a Capitol Hill.
In Europa aumentano le possibilità di un taglio del costo del denaro da parte della Bce già domani nella consueta riunione mensile.
Propende per questa ipotesi anche una delle firme del Financial Times, Martin Wolf, che oggi dalle pagine del quotidiano della City invita le autorità monetarie dell’area euro ad intervenire a breve sul costo del denaro.