
Bruno Lescoeur, amministratore delegato di Edison (Credits: Imagoeconomica)
di Sergio Luciano
La “grandeur” sta ai francesi come la pizza ai napoletani e la camicia verde ai leghisti: una riprova? Le ultime sedute della trattativa infinita tra Edf e Delmi sul futuro di Edison. Ma stavolta, forse, i cugini di Parigi hanno fatto male i calcoli. E nel primo “vertice” tra i negoziatori, alla presenza del neo-ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, probabilmente la musica cambierà. Continua

Henry Proglio, amministratore delegato di Edf (Credits: EPA)
di Ugo Bertone
Et voilà, è finita 7 a 2, come da previsioni: due centrali idroelettriche restano in mani italiane, quelle della coppia A2a-Iren, le utility municipali della Lombardia e del Nord-Ovest. Altre sette, assieme al marchio e alla sede storica di Foro Buonaparte, passano alla Edf, decisa a fare della Edison, sotto bandiera francese, una protagonista del mercato europeo del gas. Ci sono voluti 10 anni, ma alla fine l’Electricité de France ce l’ha fatta. Continua
Nelle clausole previste nell’accordo che porterà Edf, la società elettrica statale francese, a comprare l’azienda italiana (privata) Edison, c’è qualcosa di poco “liberale”. Nell’accordo, infatti, è previsto che i soci italiani possano esercitare un’opzione a vendere la loro quota di minoranza in tre anni. Ma nulla appare sul prezzo di cessione. L’autorità che controlla i mercati e la Borsa, Consob, ha chiesto chiarimenti. E non solo su questo ma anche sul perché Edf non abbia intenzione di lanciare un’offerta pubblica di acquisto, come invece prevede la legge del nostro Paese.
Marco Cobianchi, giornalista di Panorama, non ha dubbi: sull’operazione Edison-Edf, Nicolas Sarkozy sta facendo il furbetto. Ascolta il suo intervento.


Il gruppo energetico italiano Edison nelle mani del colosso francese Electricité de France. L’ennesima conquista francese in Italia è ormai questione di giorni. E l’operazione, per quanto problematica e incidentata, avrà un risultato su tutti: trasferire sotto il controllo francese un’azienda da 10,5 miliardi di euro di giro d’affari. Ma Edison-Edf è solo l’ultima delle acquisizioni che i transalpini stanno realizzando nel nostro Paese. Le principali le potete trovare nella nostra Infografica.
Un’avanzata che ha portato sotto il cappello francese aziende alimentari, della grande distribuzione, del lusso e ora anche dell’energia.

La sede Edison di Foro Bonaparte 31 a Milano (credits: Edison)
Possono i francesi cambiare a loro piacimento un amministratore delegato di una grande azienda italiana del settore energetico? Sì, visto che sono i soci di maggioranza e che è previsto dalla governance del gruppo. Ed è ciò che stanno facendo appunto in questi giorni i transalpini di Edf con la lombarda Edison, secondo produttore elettrico nel nostro paese: scansare dalla poltrona Umberto Quadrino per metterci un loro uomo. Continua

Visita del Ministro Scajola (al centro), Fulvio Conti, Pierre Gadonneix, Umberto Quadrino alla Centrale nucleare di Flamanville (Francia)
L’Italia spinge l’acceleratore per il ritorno al nucleare. L’attesa mappa dei siti, dove verranno realizzate le nuove centrali entro il 2020 (si parla di tre - quattro impianti), sarà pronta entro primavera. Lo annuncia Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, durante la trasmissione la Telefonata di Canale 5.
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Non c’è pace per il numero uno di Enel, Fulvio Conti. Risolto finalmente il nodo francese con la firma per lo sbarco nel nucleare francese con una quota del 12,5% nel reattore di nuova generazione Epr, torna a farsi caldo il fronte spagnolo.
La partita per il controllo di Endesa, come noto, si è conclusa con successo. Invece non tutto starebbe andando per il verso giusto nei rapporti con il partner Acciona con cui è stata lanciata l’Opa da 40,16 euro per azione su Endesa e con il quale Enel condivide il controllo dell’utility di Madrid.
Dopo un tentativo di riconciliazione, la situazione sarebbe di nuovo precipitata tanto che l’amministratore delegato di Endesa, Rafael Miranda, che era alla guida di Endesa anche prima dell’Opa italo-spagnola e che Enel ha riconfermato sacrificando un uomo di sua fiducia, sarebbe a una passo dal presentare le dimissioni. Almeno secondo quando si apprende da fonti vicine al manager spagnolo.
Il motivo? I continui dissidi tra Enel e Acciona e il fatto che José Manuel Entrecanales, attuale presidente di Endesa nonché principale azionista di Acciona, starebbe operando in maniera indipendente senza coinvolgere più di tanto lo stesso Miranda i rappresentanti di Enel in cda. Il tutto assume un significato diverso se si considera che Acciona controlla appena il 25,01% di Endesa mentre a Conti fa capo addirittura il 67,05%. Le partite aperte sono tante.
A cominciare dal piano industriale di Endesa che il mercato si aspetta per inizio 2008, dagli asset da cedere alla tedesca E.on, fino alle nomine di primavera. Sarebbe rimasta al palo anche la costituzione della newco tra Enel e Acciona nella quale apportare le azioni per il controllo congiunto di Endesa fino a una quota del 50,02%.
È difficile che si prendano tutte queste decisioni senza che tra i due soci ci sia uguaglianza di vedute. Anche perché i due gruppi sono legati almeno fino al 2010, dopo di che Acciona potrà decidere di vendere tutto all’Enel. Che la gestione di Endesa potesse riservare brutte sorprese si era capito anche dal prospetto informativo per il nuovo bond Enel nella parte in cui si specifica che “nonostante il comune impegno a creare una struttura di governance bilanciata, Enel e Acciona potrebbero non raggiungere un accordo sulla gestione di Endesa, a causa, tra le altre cose, di differenti strategie perseguite o di interessi di business congliggenti. Non vi è garanzia che i problemi possano essere positivamente risolti o che la gestione congiunta di Endesa apporti i benefici attesi dall’acquisizione”.
C’è chi dice che la questione sia già in mano agli avvocati per capire se c’è modo di rivedere gli accordi. Conti, dopo avere messo le mani sull’Epr francese, non vuole correre il rischio di vedersi sfilare le centrali nucleari che fanno capo a Endesa visto che in Italia la partita sull’energia atomica non è destinata a riaprirsi.