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(Credits:ANSA/ARCHIVIO/FOLCO LANCIA/DBA)
Se delle misure lacrime e sangue di Monti per il momento si fa ancora soltanto un gran parlare, ci sono altri salassi che si sono già abbattuti con tutta la loro forza sulle tasche dei cittadini e degli imprenditori italiani. Primo fra tutti quello che riguarda la bolletta energetica, per intenderci i prezzi di benzina e gasolio oppure di elettricità e gas. Negli ultimi mesi, come spiega bene un recente studio di Confartigianato, siamo arrivati a toccare quota 61,9 miliardi di euro con un vertiginoso aumento del 26,5% in soli 12 mesi. Continua

Google si lancia nel mondo della telefonia (Credits: ANSA)
E’ possibile che negli Stati Uniti gli internauti consumino più elettricità di quante ne serva alle industrie che mettono sul mercato automobili e autocarri? In base a uno studio di CNN Money è proprio così. Ma, per fortuna, gli esperti di pianificazione energetica ritengono che il paese sarà in grado di soddisfare a pieno le nuove esigenze di un mondo globalizzato. Continua

Dai tempi della presa della Bastiglia, la Francia è un laboratorio per le azioni di protesta. Dopo i vari casi di sequestri di manager, rinchiusi negli uffici e costretti a negoziare con i lavoratori, rispunta una forma di azione estrema: privare della luce. I dipendenti di Erdf e Grdf, filiali di Edf e Gdf - gli enti pubblici dell’elettricità e del gas - in sciopero da tre settimane per aumenti salariali, tagliano con azioni selvagge e improvvise luce e gas a migliaia di case. Giovedì scorso sono stati 66.500 i clienti privati di luce, ”in un momento o l’altro della giornata” - hanno detto i sindacati - e 9.160 quelli che non hanno avuto gas per riscaldamento e cucina. Ad essere colpiti dai black out sono in particolare sedi di ministeri, amministrazioni pubbliche e imprese, ma anche le famiglie, ammettono le organizzazioni sindacali. Ieri i tagli sono stati minimi, ma dovrebbero riprendere martedì e giovedì, giorni in cui sono previste iniziative di mobilitazione sindacale. Gli amministratori delle due aziende minimizzano e dicono che si tratta di “azioni isolate di una minoranza per niente in linea con lo spirito di servizio pubblco che anima la maggioranza dei dipendenti”. Il premier francese François Fillon però non ne vuole sapere: “Questo non è sciopero, non è azione sindacale” ha detto, riferendosi anche ai sequestri dei dirigenti. “Dobbiamo fare attenzione a che questa situazione di crisi non conduca a un ricorso alla violenza che può colpire ognuno di noi”. Ma in Francia le tensioni sociali dovute all’effetto della crisi sull’occupazione non si placano. E anche il ministro del Lavoro Brice Hortefeux, ha annunciato che altre azioni simili saranno sanzionate.
Turbina. Alternatore. Trasformatore. Bolletta. Messa così, la strada della produzione di energia elettrica appare diritta e senza ostacoli, ma come diceva Ennio Flaiano: «In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco» e dunque il sentiero è tortuoso e costoso.
La bolletta energetica italiana infatti non è uguale per tutti: 1 megawatt di elettricità prodotto nel Settentrione il 10 luglio scorso costava 106,66 euro, al Centro e nel Meridione 123,29 euro, in Sardegna 113,06 euro e in Sicilia toccava la stratosferica cifra di 171,09 euro. Incredibili asimmetrie di prezzo che si spiegano così: alcune zone dell’Italia non sono collegate alla rete nazionale e questo crea una serie di disfunzioni nella distribuzione di energia.
Problema: l’elettricità prodotta in eccesso nel Nord non può essere trasferita al Sud. Risultato finale: il prezzo medio dell’energia elettrica in Italia, a causa delle inefficienze del Sud e delle Isole, balza a 115,20 euro, mentre potrebbe essere molto più contenuto.
Il meccanismo di formazione del prezzo è teoricamente semplice e trasparente: ogni giorno il gestore del mercato elettrico tiene aste per stabilire il prezzo dell’energia, che poi viene acquistata dai grossisti. I prezzi raccolti nelle varie zone d’Italia servono a fissare il prezzo unico nazionale, che purtroppo alla fine riflette la distorsione delle “rendite da congestione” prodotte in quelle zone del Paese dove la Terna (proprietaria della rete di trasporto dell’energia) per le resistenze e i veti degli enti locali non riesce a posare i cavi necessari per distribuire l’elettricità.
Così 36 milioni di utenze domestiche e commerciali sopportano il costo della politica del no di alcune regioni. Il conto dei “niet” localistici per il contribuente e le famiglie italiane è salato: considerando la tendenza al rialzo dei prezzi sul mercato energetico, si calcola che nel 2008 sfiorerà il miliardo di euro.
Se il cittadino si sente inerme, le associazioni e le lobby cominciano a battere i pugni sul tavolo. La Confindustria s’è posta la domanda di Lenin: che fare? Antonio Costato, vicepresidente della Confindustria per l’energia e il mercato, sta studiando da qualche settimana il problema e ha deciso di rompere gli indugi e fare una proposta provocatoria: l’elettricità verrà trasferita con prezzi diversi per ciascuna zona. Una sorta di secessione energetica che nelle intenzioni della Confindustria deve avere l’effetto di un elettroshock.
Le note riservate di viale dell’Astronomia parlano chiaro. Primo: al Nord si applicherà il prezzo più basso. Secondo: al Sud e nelle Isole l’energia costerà molto di più. Terzo: a quel punto l’esplosione dei prezzi al Sud non passerà inosservata e chi vende energia nelle zone congestionate difficilmente potrà praticare prezzi il 60-70 per cento più alti che nel resto d’Italia senza la protezione di quello che la Confindustria chiama “lo schermo mimetico” garantito dal prezzo unico nazionale. Estrema conseguenza: “Gli utenti, toccati nel portafoglio dal costo dei no, faranno pressione sulle regioni perché si dia corso alla posa dei cavi che la Terna ha pronti da anni”.
Presidente degli industriali di Rovigo, uomo del Nord-Est chiamato da Emma Marcegaglia a rappresentare il territorio più dinamico del Paese, Costato non ha il timore che la sua proposta venga scambiata per un’incursione leghista. Secessione energetica? “No, in realtà con questa proposta esaltiamo le conseguenze di un comportamento non virtuoso, di una cattiva interpretazione del federalismo” spiega a Panorama. Industriale del settore molitorio (”Settore molto energivoro”), Costato macina i progetti dei governatori fai-da-te: “Gli amministratori regionali, grazie alla riforma del titolo V della Costituzione, hanno una capacità di interdizione alla costruzione di qualsiasi tipo di infrastruttura, perfino sulla posa di un pezzo di rame tra Scilla e Cariddi. Io sono un federalista, ma un conto è il perimetro politico e fiscale, un altro è il perimetro economico dove l’ambito è addirittura sovranazionale”.
Costato pensa che la politica energetica debba essere esclusiva dello Stato: “Sento parlare di cose aberranti come i piani energetici provinciali e regionali. E questo lo predicano anche gli amministratori del Nord. Sono robe che fanno venire la pelle d’oca”. In Confindustria ci sono imprese del settore energetico che possono essere meno favorevoli alla proposta, ma la scelta di viale dell’Astronomia è netta: “La linea guida della presidente Marcegaglia è inseguire il maggior beneficio per il Paese e qui sono le famiglie e i piccoli esercizi commerciali a essere i più colpiti”.
La palla passa a questo punto al governo. L’Autorità per l’energia da tempo ha acceso il faro sul problema, Palazzo Chigi sa che il tema è popolare e non rinviabile e la Confindustria preme: “È una questione di volontà politica e in autunno va trovata una soluzione”, chiosa Costato. In ballo c’è 1 miliardo di euro e il gioco sembra valere la candela, o meglio la lampadina.
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Luglio ad alta tensione per le bollette elettriche: in agguato c’è una nuova stangata che potrebbe fare registrare alle tariffe un rincaro fino all’8% al lordo della tasse. Vale a dire un altro aumento, che si va ad aggiungere a quelli messi a segno negli scorsi trimestri, che peserebbe con un impatto di 35 euro per la sola voce ‘lucè sul bilancio annuale delle famiglie italiane.
Le nuove stime, a pochi giorni dall’atteso aggiornamento dell’Authority per l’energia cui spetta l’ultima parola, arriva dal Ref (Ricerche e Consulenze per l’economia e la finanza) che spiega come l’organismo di vigilanza, questa volta, abbia pochi margini di manovra. L’Autorità difficilmente potrà cioè compensare l’impatto del caro-greggio, causa principale dei rincari, modulando le altre voci tariffarie come ha fatto nell’ultimo trimestre che si concluderà questa settimana.
“È corretto immaginare che aumentino, perchè il prezzo del petrolio non tende a diminuire, anzi tende ad aumentare”, aveva spiegato anche l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, ricordando che “dipendiamo fortemente dal costo delle materie prime, che continuano a salire. Siamo gas-dipendenti ed il gas è legato al petrolio: se sale il petrolio sale anche il gas e, purtroppo, salgono anche le bollette”. Le tariffe, ha comunque tenuto a precisare Conti, “salgono molto meno di quello che dovrebbero: nell’ultimo anno il costo della materia prima è salito del 70% mentre le bollette soltanto del 10%”.
E mentre i consumatori del Codacons tornano a chiedere di “eliminare i cosiddetti extra-costi che pesano sugli importi delle bollette per oltre il 6%”, il Ref precisa che con i consistenti aumenti del greggio “un rialzo dei costi di produzione dell’energia elettrica è inevitabile”. E, le previsioni da qui a fine anno, “non lasciano ampi spazi di manovra per evitare un forte aumento per famiglie e Pmi”.
Entro il week end prossimo l’Autorità dovrà rendere noto l’aggiornamento per il trimestre luglio-ottobre ma il Ref stima che in base “alle previsioni pubblicate dall’Acquirente Unico, il soggetto chiamato ad acquistare l’energia elettrica per famiglie e piccole imprese, la componente a copertura della spesa per l’approvvigionamento di energia (PED) andrà aumentata del 10,5%, ipotizzando prezzi del barile e tasso di cambio euro/dollaro in media per il 2008 sui 120 dollari al barile e 1,53 dollari per la moneta americana”.
“L’Autorità non ha molti margini di manovra”, spiega ancora il Ref ricordando che “in occasione dell’aggiornamento per il trimestre aprile-giugno ha potuto contenere l’aumento atteso grazie ad un intervento di riduzione delle componenti a copertura degli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate e dei costi già sostenuti dalle imprese elettriche e non recuperabili in seguito alla liberalizzazione del mercato”.
Può nascere tutto da una bolletta inverosimile, o gonfiata per errore. Da un contatore malfunzionante. O da un pagamento ritardato da parte dell’utente. Le controversie tra società elettriche e singoli utenti sono qualcosa di lungo e logorante, e finiscono davanti al giudice ordinario. Ma oggi per i clienti Enel c’è una possibilità in più. La società guidata da Fulvio Conti ha raggiunto un accordo con le associazioni dei consumatori riunite nel Cncu (Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti). Parte da oggi su tutto il territorio nazionale la procedura di conciliazione paritetica su base volontaria delle controversie. Per tutti i 20 milioni di clienti dell’ex monopolio di Stato sarà possibile accelerare i tempi e azzerare i costi per risolvere eventuali controversie grazie a una pratica extragiudiziale semplice ed eseguibile on line: la conciliazione. Per controversie relative a fatturati con importi anomali ed elevati rispetto alla media, alla ricostruzione dei consumi per il malfunzionamento del contatore e a sospensione della fornitura o riduzione di potenza per morosità, da oggi l’utente potrà contattare una delle associazioni. Quindi verrà nominato un conciliatore da Enel e uno dall’associazione per affrontare il caso e individuare una soluzione che l’utente, se soddisfatto, potrà accettare firmando un verbale di accordo.
Tutta la procedura potrà avvenire on-line. Il presidente dell’Autorità per l’Energia Alessandro Ortis, rimarcando l’importanza dell’intesa, ha spiegato come “nel 2007 ci sono stati 114 mila rimborsi automatici pari a 7,2 milioni di euro. Di questi 3 milioni sono andati a indennizzi nel settore gas mentre 4,2 milioni per l’elettrico. Il direttore della divisione mercato di Enel, Francesco Starace ha aggiunto che “Enel è il primo operatore europeo a mettere in atto un’operazione di questo tipo su così vasta scala”. Mentre per le associazioni dei consumatori ha commentato il segretario generale dell’ Adiconsum Paolo Landi: ”Meglio un accordo sottoscritto direttamente con le aziende, piuttosto che con associazioni di aziende, visto come sono stati deludenti i risultati degli accordi raggiunti con l’Ania nel campo assicurativo”.
Il VIDEO servizio:
- Tags: Acciona, bollette, Edf, elettricità, Endesa, Enel, energia, Eon, Epr, Fulvio-Conti, gas, Gaz-de-France, nucleare, Suez
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Non c’è pace per il numero uno di Enel, Fulvio Conti. Risolto finalmente il nodo francese con la firma per lo sbarco nel nucleare francese con una quota del 12,5% nel reattore di nuova generazione Epr, torna a farsi caldo il fronte spagnolo.
La partita per il controllo di Endesa, come noto, si è conclusa con successo. Invece non tutto starebbe andando per il verso giusto nei rapporti con il partner Acciona con cui è stata lanciata l’Opa da 40,16 euro per azione su Endesa e con il quale Enel condivide il controllo dell’utility di Madrid.
Dopo un tentativo di riconciliazione, la situazione sarebbe di nuovo precipitata tanto che l’amministratore delegato di Endesa, Rafael Miranda, che era alla guida di Endesa anche prima dell’Opa italo-spagnola e che Enel ha riconfermato sacrificando un uomo di sua fiducia, sarebbe a una passo dal presentare le dimissioni. Almeno secondo quando si apprende da fonti vicine al manager spagnolo.
Il motivo? I continui dissidi tra Enel e Acciona e il fatto che José Manuel Entrecanales, attuale presidente di Endesa nonché principale azionista di Acciona, starebbe operando in maniera indipendente senza coinvolgere più di tanto lo stesso Miranda i rappresentanti di Enel in cda. Il tutto assume un significato diverso se si considera che Acciona controlla appena il 25,01% di Endesa mentre a Conti fa capo addirittura il 67,05%. Le partite aperte sono tante.
A cominciare dal piano industriale di Endesa che il mercato si aspetta per inizio 2008, dagli asset da cedere alla tedesca E.on, fino alle nomine di primavera. Sarebbe rimasta al palo anche la costituzione della newco tra Enel e Acciona nella quale apportare le azioni per il controllo congiunto di Endesa fino a una quota del 50,02%.
È difficile che si prendano tutte queste decisioni senza che tra i due soci ci sia uguaglianza di vedute. Anche perché i due gruppi sono legati almeno fino al 2010, dopo di che Acciona potrà decidere di vendere tutto all’Enel. Che la gestione di Endesa potesse riservare brutte sorprese si era capito anche dal prospetto informativo per il nuovo bond Enel nella parte in cui si specifica che “nonostante il comune impegno a creare una struttura di governance bilanciata, Enel e Acciona potrebbero non raggiungere un accordo sulla gestione di Endesa, a causa, tra le altre cose, di differenti strategie perseguite o di interessi di business congliggenti. Non vi è garanzia che i problemi possano essere positivamente risolti o che la gestione congiunta di Endesa apporti i benefici attesi dall’acquisizione”.
C’è chi dice che la questione sia già in mano agli avvocati per capire se c’è modo di rivedere gli accordi. Conti, dopo avere messo le mani sull’Epr francese, non vuole correre il rischio di vedersi sfilare le centrali nucleari che fanno capo a Endesa visto che in Italia la partita sull’energia atomica non è destinata a riaprirsi.